La voce del cuore

di Filippo Imperlino

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Il gatto era sul davanzale, davanti la finestra che guardava fuori.

Era una giornata di primavera.

I raggi di sole attraversavano la finestra, tagliavano la stanza a metà e s'infrangevano nel mezzo della gabbia di Titti.

Titti era il classico uccellino d'appartamento,

Prima c'era stato Micio, il gatto, i bambini ci giocavano sempre, poi forse anche il carattere schivo dei felini è arrivato Titti.

Titti viveva solo nella gabbietta, ma aveva tutto quello che gli serviva, un gabbietta dove volare, una sbarra dove fermarsi, e una ciotolina di cibo sempre piena.

Un giorno di quella primavera, che faceva particolarmente caldo e in quei giorni a Titti piaceva metter le zampette nella ciotolina dell'acqua, vide Silvestro con un balzo saltar fuori dalla finestra e girare per il prato.

Vide Micio arrampicarsi sull'albero, camminare sul prato, sdraiarsi a terra.

Mentre Titti guardava il suo amico star fuori, ecco che la visuale fu disturbata, vide davanti ai suoi occhi passare una, due , tre cose, che si muovevano velocemente.

E neanche il tempo di chiedersi cosa fossero che rieccole, una, due e tre.

Poi sparirono, il tempo di meravigliarsi che sull'albero davanti alla finestra, sui suoi rami, vide posarsi tre uccellini.

Ognuno su un ramo diverso, felici iniziarono a cinguettare tutti e tre insieme.

Da quel momento Titti senti crescere dentro di se sempre più il desiderio di esplorare, conoscere quel mondo esterno, fatto di alberi , prato e rami su cui posarsi dopo un volo.

I giorni di quella primavera Titti se li ricordò tutti, li passò sempre a guardar fuori i suoi amici e desiderando sempre più di poter unirsi a loro, di volare libero insieme agli altri.

Per tanto tempo aveva creduto che la sua gabbietta fosse il mondo, che gli bastasse tutto quello che già aveva, ma ora....ma ora sentiva crescere dentro di se il desiderio di quel mondo, di avventurarsi per strade sconosciute, di scoprire tutto ciò che era al di fuori di quella finestra, che pensava fosse il confine del mondo, qualcosa da non superare perché il mondo era là.

Là fuori non avrebbe saputo come procurarsi il cibo, era abituato a veder riempire la sua ciotolina ogni mattina ed ogni sera, non sapeva dove avrebbe dormito, era un mondo del tutto sconosciuto, pieno di incognite, ma sentiva gioia, felicità nel suo piccolo cuore al pensiero di vivere in quel mondo esterno.

Vedeva tutti i suoi simili volare, far disegni nel cielo che nella sua casetta non poteva fare, iniziava Titti a sentirsi stretto, stava bene ma non si sentiva più parte di quel piccolo mondo.

Era stato il suo grande mondo, ma ora era piccolo, troppo piccolo.

Ogni mattina era là in prima fila ad aspettare che venisse aperta la finestra, per poter sentire l'odore di quell'aria piena di vita, di felicità.

Era deciso, era pronto, era sicuro.

Aveva deciso che non appena avrebbero aperto la gabbietta per il cambio ciotola, sarebbe volato via, un volo verso il mondo.

Ringraziò per tutto le persone, che ogni giorno gli mettevano il cibo nuovo, che giocavano con lui, che andavano a trovarlo e gli facevano compagnia, era stato bene, molto bene ma si era fatta ora di seguire il suo cuore.

Mentre quel giorno già pensava alla sua nuova vita, ecco che arrivarono quei piccoli uomini che ogni giorno gli facevano compagnia.

Come sempre si misero a fargli compagnia, a giocare con lui.

Avevano un'espressione tanto gioiosa, si vedeva che gli piaceva star con Titti, beh in tutto il tempo che era stato con loro non gli avevano fatto mancar nulla, era sempre stato trattato bene.

In quel momento a Titti iniziarono a venir dei pensieri, dei brutti pensieri, che non aveva mai avuto, iniziò a pensare a queste persone, come sarebbero state nel vederlo andar via, nel non vederlo più in quel piccolo mondo ma che era tutto il mondo di cui in effetti aveva avuto bisogno e nulla più.

I giorni passarono, trascorsero tra un senso di felicità e gioia, che sentiva dentro il cuore per il nuovo mondo e tristezza, dispiacere, per quelle persone, per il suo piccolo mondo che era stato tutto fino a quel momento.

L'estate passò quasi tutta.

I pensieri, i desideri, erano ancora là, non se n'erano andati, non erano limpidi, non erano chiari.

Quel giorno di Settembre, accadde che ancor più delle altre volte, il momento in cui venne aperta la gabbietta per cambiare il cibo, lo spazio tra la mano ed il ferro gli sembrò enorme, sufficiente per seguire il cuore.

Era pronto, era deciso....o almeno credeva.

Quegli istanti sembrarono momenti lunghissimi

Si sentì pronto, si sentì insicuro, si sentì deciso, sentì tristezza, sentì il suo cuore scoppiare.

Non si sentiva di lasciare quelle persone, che gli erano state vicine tanto tempo che gli avevano dato una casa, cibo, cure.

Non si sentiva di non ascoltare il suo cuore, di non seguire ciò che gli dava quella gioia interna che sentiva.

Erano istanti ma gli sembrarono ore

Vinse il cuore, sentì immensa felicità, per quel nuovo mondo, quella nuova vita che andava ad affrontare, tutto fiero e carico di gioia s' impettì, aprì le ali e volò.

Via verso il sole, verso la vita, verso l'Amore.

Era tardi.

La gabbietta si era richiusa

Pensò rapidamente lo farò domani, ogni giorno cambiano il cibo, ma non si era accorto che era stata cambiata il tipo di ciotolina, ora il cibo gli sarebbe stato messo da fuori.

Passarono i giorni, e non vide più quel piccolo spiraglio tra la mano e la gabbietta

Il suo piccolo cuore cercava di ridere con la vita di sempre ma in fondo non era felice.

Finché un giorno la tristezza, il dispiacere se lo portò via.

Fu seppellito in giardino, finalmente poté raggiungere quel mondo tanto desiderato.