L'uomo della luna

di Riccardo Vitelli

 

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Hai mai sentito parlare di quell'uomo

che guidò per anni fino alla luna?

C'è chi giura di averlo incontrato

chi ritiene non sia mai nato

eppure il cammino che lui condusse

attraverso gli astri è ormai leggenda

non se questa sia la sua fortuna

ma da allora tutti lo chiamarono

l'uomo della luna.

Era forte alto e timorato

e da principio fu sposato

con la giovane Elena sua amata

che non l'ebbe mai abbandonata

ma per colpa di un mondo feroce

costretta fu ad una morte precoce.

Lui era distrutto e senza meta

in questo mondo rimasto solo

cominciò a recarsi in chiesa

e per anni tutti i giorni

a parlar di miracoli morti e santi

con suore preti e i loro amanti.

Ma poi un giorno guardando il cielo

che vide dipinto lì su di un telo

pensò che il suo vero futuro destino

fosse un panino e un bicchiere di vino

ed anche quello di fare un cammino

attraverso le stelle su fino al mattino.

Così con la sua bussola nuova

orientata sulla più vicina supernova

e una cartina aggiornata della via lattea

trovata come inserto su un noto quotidiano

prese e spiccò il volo come un vero fagiano

e una volta atterrato in un gran parcheggio

prese una navicella in quest’auto noleggio

e poi subito in banca per una rapina

necessaria per il pieno di benzina.

E dopo un decollo di fortuna

prese il volo verso la luna.

 

E non appena le nuvole si lasciò alle spalle

notò che a quell'altezza volavan solo farfalle

tutte colorate con tinte surreali

ma grosse come aquile reali.

Volare nel cielo sempre più blu era come un pugno

e presto capì anche Gaetano e Modugno

ma poi subito ad un tratto fu tutto nero

come quando va via la luce in un cimitero

e neanche più sotto si scorgeva la terra

ma quello era per via dell'effetto serra.

Disse: "è lo spazio tutto attorno a me

come la corte tutta attorno al suo re".

Poi di lì una lucciola spaziale vide passare

non come quelle in via Salaria si possa pensare

le chiese gentilmente un po’ di luce da dare

ed ella gli accese una sigaretta nazionale,

avvertendolo delle fughe di gas vicino ai buchi neri

aggiunse "a volte divengon dei veri bracieri".

Dal momento che lassù tutto sembrava un po’ strano

pensò per un momento di tornarsene sul suo divano

ma poi ripensò alla sua missione interstellare

e che quel giorno in tv non davan niente di speciale.

Ripartì allora lesto verso la luna a tutta birra

con comete alle spalle oro incenso e mirra,

guidò per ore spedito quasi fosse Buffalo Bill

ma ebbe un colpo di sonno e si fermò in un autogrill

prese un caffé un ammazzacaffé bagno e bidé

ma siccome erano lunghi ne bevve altri otto

cominciando poi a vedere un po’ tutto distorto

dimenticando che nello spazio li corregon col porto

e tutti quei caffé risveglierebbero anche un morto.

Ma non appena in navicella il sonno tornò sicuro

aveva solo un disco in radio ed era jazz puro.

Così stanco proseguì per quella strada diritta

quando ad un tratto scorse la punta di una slitta

dentro un uomo nero camicia rossa e barba vera

sembrava un Garibaldi di un paese dell'Africa Nera

Riconoscendolo gli chiese come mai in giro senza renne e senza doni

e lui rispose che le renne si erano estinte ed era presto per i panettoni

Così rimase lì a far due chiacchiere con Santa Claus

che gli parve strano come a star lì con Mickey Mouse

Questi gli domandò com'era la situazione giù sul pianeta Terra

e lui disse che il lavandino era intasato e l'Iraq ancora in guerra.

Poi Babbo Natale se ne dovette andare

aveva ancora due o tre anni luce da fare,

anche il nostro amico riprese il suo viaggio

sollevato adesso ed anche un po’ più saggio.

 

E dopo un dosso, una curva ed una duna

un cartello indicò "cento miglia per la luna".

Si meravigliò che non la potesse ancora vedere

pensò "vedi un po’ che già son tutti a dormire"

d'altronde sulla luna la gravità ti rende spossato

e la gente forse va a letto subito dopo cenato.

Fu allora che il gin di Babbo Natale

cominciò a farlo sentire un po’ male

e si ritrovò subito ad un tratto col sognare

lui esperto marinaio nello spazio stellare:

era proprio il mozzo di Colombo

mezzo uomo e mezzo rombo

di vedetta col cannocchiale

a scorgere terre lontane,

e queste gli pareva di vedere

ma lo prendevan pel sedere

che arrivato a pochi passi

s'affondavan come sassi.

Poi d'un tratto si destò sul volante

col cuore che batteva all'impazzata

subito s'accorse d'aver fatto una cazzata

perchè la luna l'aveva già passata.

Quindi sterzò subito con una brusca inversione ad U

notando però che il suolo lunare non riconosceva più

era il lato oscuro e mai visto della luna

rimpianse i Pink Floyd come una sua lacuna,

era più scuro liscio e senza asperità

ma a posto dei crateri solo pubblicità

Nike Coca Cola Adidas Mediaset e Burger King

gli fecero pensare ad un'altra idea di marketing

poi si rese conto del grosso abbaglio

era il set di Star Wars lì allo sbaraglio,

in realtà la luna la sua meta

era proprio lì dietro una pineta

tutta illuminata

l'aveva trovata

anche se il suo satellitare

gli indicava ancora di svoltare.

 

La prima cosa che notò di lontano era la fauna e la flora

e che sulla Terra girassero tipi più strani alla stessa ora

e dunque si avvicinò piano ed allunò

e i primi esseri viventi che osservò

furono un astuto parcheggiatore napoletano

ed un cinese che vendeva accendini a metano

e sicuro di non incappare in luoghi comuni

essendone questi posti lunari immuni

pensò che in fondo tutto è paese

e che la gatta andasse a lardo per lasciare lo zampino

e non per dimostrare che l'universo fosse piccolino

mentre la volpe aveva il brutto vizio di cambiar pelo

sebbene col gatto non avesse un rapporto vero.

Poi rinvenne: il parcheggiatore aveva scassinato la navicella

ed in mano aveva tanti accendini da aprire una bancarella.

Non era un posto di giganti

guardava tutti dall'alto verso il basso

ma eran tutti molto pesanti

si tendeva a fluttuare con un passo.

Incontrò per strada un uomo terrestre

gli disse d'esser un operaio di Mestre

dalle sue parti disse che tutto era inquinato

e una volta sulla luna non vi era più tornato.

Di lì vi era anche un suo amico un pò strano

si presentò come un politico del suolo marziano

esordì dicendo "sai sulla terra che affare

trovarsi nel mezzo di una crisi nucleare"

il nostro rispose che le atomiche erano in mani sicure

ma lui sornione "son proprio queste le vostre sciagure"

poi c'era un gatto originario di Lisbona

un po’ matto divorziato senza fissa dimora

lavorava ai semafori con le sue figlie precarie

e pensava a un futuro nelle scalate bancarie.

Il nostro arrivò poi camminando ad un sito

dove scorgeva la Terra la copriva col dito

nel mentre gli volò davanti un aeroplano

poi vide che era Johnatan il Gabbiano

impegnato nel suo allenamento quotidiano.

Più in là un gruppo di anziani discuteva in maniera accesa

e la situazione si faceva a vista d'occhio alquanto tesa,

si lamentavano della loro flessibilità

"le ossa non vanno più a questa età".

Passò di lì Mario il vecchio precario

da anni oramai in mezzo ai guai

disse:"non ammonta a molto il mio TFR

per me che per una vita ho fatto il PR".

 

Il nostro ebbe a quel punto proprio una gran fame

forse per via dell'aria rarefatta color verde rame

si avvicinò quindi ad un posto

dove vendevano polli arrosto

non ruspanti ma cinesi a basso costo

vide poi che era chiuso per lutto

e ci rimase quindi di stucco,

ma poi di lì un po’ più avanti

vendevan cavallette giganti

ed anche succulenta carne di serpente

ma quella l'aveva mangiata di recente

e ricordò di non averla digerita per niente

ma alle cavallette la preferì ugualmente.

All'angolo della via

vicino alla ferrovia

il vecchio Zaccaria

cantava senza pietà

dei vizi della società

sugli accordi di un vecchio blues

uno stile a mo di un "Je Accuse"

ce l'aveva con gli alieni e poi anche coi Rumeni

non sopportava certo i treni

in ritardo e sempre pieni,

per i salari i precari i solitari

per loro eran cazzi amari,

"per la pioggia" poi diceva

che il governo non cadeva.

Poi si allontanò verso una laguna

e stupito osservò il mare della luna

con le sue onde che una ad una

s'infrangevan sui massi come spuma,

e riusciva a credere a stento

che il mare si muovesse senza vento

doveva esserci una spiegazione scientifica

o tosto una qualche strana ideologia politica.

Una lacrima gli bagnò la guancia

e le farfalle gli volarono in pancia

lui che non si commuoveva da tanto

cadde adesso in un lungo pianto

e pianse per molte ore

che vide nascere il sole

e guardando il cielo che diventava terso

per un attimo solo si sentì quasi sperso

pensando a tutto ciò che accadeva nell'universo

 

a chi si bucava per strada

a chi comprava da Prada

a chi stava a Rebibbia

a chi leggeva la Bibbia

a chi usciva col cane

a chi andava a puttane

a chi nasceva di notte

a chi moriva di botte

a chi spacciava la droga

a chi indossava una toga

a chi si faceva prete

al funambolo senza rete

a chi faceva l'amore

chi piangeva per ore

a chi aveva un monopolio

a chi vendeva il petrolio

a chi aveva le doglie

a chi tradiva la moglie

a chi scalava montagne

a chi cucinava lasagne

a chi veniva amato

chi non lo era mai stato

a chi moriva di fame

chi cambiava canale

a chi perdeva la vista

chi diventava terrorista

a chi cercava una fede

a chi proprio non crede

a chi viveva da coglione

chi credeva nella rivoluzione

a chi ascoltava la radio

chi moriva allo stadio

a chi era avaro

chi non aveva denaro

a chi si rifaceva le tette

a chi finiva in manette

a chi nasceva gay

chi vedeva un lui o una lei

a chi salvava l'ambiente

chi non gliene fregava niente

a chi innescava bombe

a chi scavava tombe

a chi era presidente di Stato

a chi dalle guerre non era più tornato

a chi era controcorrente

chi prendeva un accidente

a chi diventava famoso

chi baciava un mafioso

a chi s'appendeva a una fune

a chi depresso era immune

a chi era politico onesto

chi pensava esistesse del resto

a chi imparava l'arte

chi la metteva da parte

a chi ce l'aveva benigno

a chi ce l'aveva maligno

a chi si faceva il mazzo

a chi non faceva mai un cazzo.

 

Poi d'un tratto realizzò spossato

che il tempo pareva esser volato.

Era ormai tarda mattina

e sentì un magone al petto

mandò giù un'aspirina

ed attese facesse effetto.

E vide nel mentre

una stella cadente

salire su da Ponente.

Intuì che quello era il cammino

quello era il suo destino,

saltò a bordo della navicella

e volò verso un'altra stella.

 

Buona fortuna

Uomo della luna.

Riccardo Vitelli