Una telefonata…può cambiarti la vita

di Valeria Chieregatti

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“Pronto…”

“Ciao…sono io…sono Pietro”

“Pietro?...quale Pietro?”

“Il tuo Pietro…ti prego…ho bisogno di parlarti…possiamo vederci ?...è importante?!?!?

   In una sera d’aprile ricevo la telefonata del padre di mio figlio che non vedo e non sento da venticinque anni, cioè dalla nascita del mio adorato Paolo…né lui né nessuno dei suoi famigliari mi ha mai più rivolto un saluto o una parola, senza spiegazioni, senza litigi, senza un briciolo di umanità.

   Cosa faccio? Sono qui vicino al mio papà di 89 anni, cieco e paralizzato, mio figlio vive e studia a Milano (250 km di distanza) e non può raggiungermi poiché sta compiendo il servizio civile e non può disporre liberamente del suo tempo…la mia adorata nipote Katia stasera non è in casa…ho cinquant’anni e sono ammalata…cosa faccio? Il mio silenzio si protrae mentre la mia mente rivive in un attimo tutti questi 25 anni di silenzio…cosa faccio? Pietro continua a ripetermi che è importante, mi prega di accettare di parlargli…DECIDO DI SI e gli do appuntamento per l’indomani.

   Il giorno seguente alle ore 16,30 l’incontro: sarà più ansia, angoscia, tensione o sarà l’emozione di rivedere chi hai amato ed hai visto rinascere in un figlio che è cresciuto ricordandoti tutto ogni giorno, sarà perché nella vita ho così sofferto che nulla può colpirmi di più della sofferenza fisica e della perdita di persone care, sarà che in me non ho mai smesso di amare chi mi ha regalato il dono più bello della mia vita…insomma siamo subito finiti l’uno nelle braccia dell’altra ed è stata subito una gran pace. Non c’era più il tempo, non c’erano  rancori, vendette, rivincite o rinfacciamenti…solo pace.

   Pietro ha incominciato a parlare: “Non posso assolutamente darti alcuna spiegazione o motivazione per tutto il male che vi ho fatto, sono stato mille persone in questi anni e nessuna di queste è piaciuta neppure a me stesso, per anni…pur non dimenticando…ho fatto di tutto per non ricordare soprattutto grazie al fatto di essere emigrato in America, dall’altra parte del mondo, pensando che la lontananza mi impedisse di pensare…ora da anni non faccio che desiderare di tornare per vedere mio figlio…da quando mi è nata Melissa…da quando sono papà non ho potuto più sopportare lo sguardo di mia figlia, neppure da neonata, mi sembrava che ogni attimo mi dicesse:”Come puoi fare a dare a me il tuo amore se hai potuto abbandonare un figlio?...Non puoi essere un buon padre…”

   Neppure sul lavoro…ogni mano che stringevo, quando qualcuno mi gratificava io pensavo: “Se sapessero chi sono veramente e quanto male ho fatto”.

   Quando sette anni fa nacque Melissa sono stato in sala parto con mia moglie…da quel giorno…ogni mio gesto ed ogni mio pensiero si è moltiplicato per due…davo a Melissa e pensavo di dare a Paolo e…non ce l’ho fatta più ed ho parlato a mia moglie. Lei è stata stupenda e mi ha capito…dopo alcuni giorni di riflessione mi ha confidato che l’unico dolore è stato che io non abbia parlato prima del nostro matrimonio , soprattutto o comunque almeno alla nascita di Melissa poiché questo silenzio ora pesa come un macigno anche in lei che ha provato ad essere mamma e quindi riesce a quantificare la sofferenza che posso aver arrecato. A completare questo stato di cose ci ha pensato Melissa con il suo meraviglioso carattere…con il suo vero culto per la famiglia ed il suo immenso desiderio di un “fratellone” ed io so che ne ha uno vero e stupendo.

   Io so di non meritare nulla , so di non poter rimediare al passato ma ora sono sicuro di quello che farò d’ora in poi: spenderò tutti gli anni e tutte le energie che mi rimangono per cercare di farmi accettare da mio figlio…sono disposto a supplicare che accetti il mio nome…a tentare tutte le strade possibili ed immaginabili per vederlo e dirgli: “Sono il tuo papà…lasciami provare a dimostrarti il mio amore…lasciami l’onore di gridare al mondo intero che sei mio figlio…ho perso venticinque anni della tua vita ed ora so di aver sprecato venticinque anni anche della mia perché sono fuggito tanto lontano ma sono sempre stato vicinissimo a me stesso ed ero io il problema ed ad un certo punto non mi sono più sopportato.”

   “Pietro io ti ho ascoltato…io posso crederti e ti assicuro che spiegherò a Paolo parola per parola quanto mi hai detto…ti assicuro che sarò sincera e se Paolo dovesse chiedermi un parere lo consiglierei di accettare , però questa decisione spetta solo a lui…io ho un vissuto con te e posso parlarti, capirti, perdonarti in nome di qualcosa di costruttivo per Paolo ma lui non ti ha mai visto…mai sentito…ha convissuto con questo dolore fin dalla nascita…solo lui può decidere…tu sei un estraneo nonostante io gli abbia sempre parlato di te…potrebbe non provare più nulla proprio perché ha impiegato anni a rassegnarsi che non saresti venuto …ed ora è un uomo di venticinque anni, nessuno può influenzare la sua decisione e tu dovrai rispettare i suoi tempi…ora io torno a casa e gli telefono immediatamente…tu richiamami quando vuoi e ti saprò dire”

   “Valeria porta con te alcune foto mie, di Melissa, della nostra casa e…ti prego…”

   Ritornando in casa le forze mi abbandonano, la grande emozione, il peso del compito che mi attende, la serenità e la forza che devo dimostrare al mio papà che non è assolutamente in grado di condividere un simile momento…e Paolo? Quanto male faccio a mio figlio?...se potessi parlargli di persona…ma lui non può venire da me ed io non posso lasciare il mio papà…il tempo è poco…Pietro deve ripartire…posso negare una occasione unica?...posso creare un inferno interiore a mio figlio???

   “Ciao tesoro sono mamma…è un brutto momento?Hai qualche minuto? Ti devo dire una cosa importante…Mi hai sempre presa in giro perché ti dicevo che io avrei aspettato sempre il tuo papà, perché il nostro amore era stato tanto vero e puro e perché eri nato tu ed io, a questo mondo,un altro figlio l’avrei voluto solo da lui perché sono troppo felice per come sei tu…Mi rimproveravi perché non ho mai più vissuto la mia vita di donna ma solo di mamma, perché non ho mai più voluto nulla per me stessa ma solo per te e per la nostra meravigliosa famiglia…Ci sono stati momenti che soffrivamo così tanto io perché non avevo saputo darti il tuo papà …tu perché io non avevo avuto il papà al mio fianco come le altre famiglie ed oggi…oggi ho incontrato il tuo papà…appena l’ho visto l’ho abbracciato e baciato come se fossero passati venticinque minuti e non venticinque anni…è il tuo papà e desidera vederti, parlarti e…io non ho preso alcun impegno…è una decisione che spetta solo a te …ti prego pensaci bene perché la vita è troppo breve ed a volte anche cattiva…in nome della tua adorata nonna Annetta e della zia Laura che ti ha voluto tutto il bene del mondo e sai quante volte sarebbero andate loro in America a prendere il tuo papà quando piangevi notte dopo notte perché volevi il tuo papà …e mettevamo un dollaro nella cassettina per avere un giorno i soldi dell’aereo  ed andare a vedere il tuo papà…ti prego tesoro pensaci bene…io ti adoro qualunque cosa decidi ma segui il tuo cuore e guarda avanti , nessuno al mondo può rimediare al passato, ma se sei stato abbastanza amato, sarai anche abbastanza sereno per ascoltarlo una sola volta, non può farti più male di quanto tu non abbia già sofferto e…se scegli di abbandonarlo tu….inizierai un tormento che non hai mai conosciuto: il rimorso. Resta sereno e solare come sei e dammi una risposta entro venerdì sera …parla con tua cugina Katia che ti adora ed è giovane come te…ti prego di non giudicarmi se ho scelto di perdonare e ti ho creato questa dolorosa scelta ma io sono la tua mamma, so che mi ami e credi in me, ma questa occasione potrebbe dare serenità anche a me che in tutti questi anni sono stata l’unica a raccontarti la storia d’amore che ti ha fatto nascere …la testimonianza del tuo papà sarebbe motivo di giustizia ed orgoglio anche per me che ho affrontato la condizione di ragazza madre in un piccolo paese per tutti questi anni.”

   Il dolore di Paolo da quel momento è inenarrabile…il turbine di emozioni…i dubbi…conflitti sommati ad una spasmodica ansia…curiosità…euforia…paura…la sua voce al telefono  non era più la stessa…capivo che aveva pianto…capivo che non aveva dormito…ho chiamato i suoi amici per farmi dire come lo vedevano e…il dubbio di aver risvegliato tutto il suo dolore…il timore che il difficile equilibrio interiore raggiunto non tornasse mai più mi straziava il petto.

   Pietro continuava a chiamarmi giorno e notte , al lavoro ed a casa,mi supplicava per avere lui un recapito telefonico di Paolo per supplicarlo personalmente ma Paolo era stato irremovibile : mi avrebbe risposto venerdì sera.

   Arriva il venerdì e Pietro mi chiama la centesima volta in quattro giorni e , molto alterato, mi dice tutto d’un fiato:”Ciao Valeria…non dirmi nulla…ho capito…credevo di essere preparato al suo rifiuto invece non so come farò a partire…mi sento morire…”

“Pietro …guarda che Paolo è già arrivato a casa ed è tornato per incontrarti “…un pianto dirotto dall’altra parte e:”Vengo subito…grazie…arrivo…posso…?”

“No…di notte qui in casa con mio padre ammalato no…domani mattina a casa di Katia…Paolo andrà là direttamente ed io verrò a prendere te e ti porterò da lui”.

   Sabato alle ore 10.00 Paolo dice a Katia:”Sai Katia per la prima volta nella mia vita posso dire che sto aspettando mamma e papà:::”

   Paolo era stupendo e molto razionale…chissà se era solo apparenza…Pietro era il panico in persona…letteralmente stravolto e…ognuno di loro mi aveva chiesto di essere presente ma io invece pensavo di lasciarli da soli prima possibile.

   Katia ha aperto la porta …Paolo ci aspettava in piedi in soggiorno…Pietro è riuscito a dirmi che in Katia ha rivisto la mia adorata sorella Laura e…è entrato nel soggiorno ed ha fatto il gesto di abbracciare Paolo che non si è mosso…ci siamo seduti io e Paolo su un divano e Pietro su quello alla destra di Paolo ed ha incominciato a parlare :

“Paolo grazie, grazie di essere venuto, grazie perché mi ascolti…ho amato molto la tua mamma…ti ho cercato e voluto perché desideravo proprio una famiglia con tua mamma e sono qui per rispondere di tutto il male che invece ho fatto a te ed a lei senza neppure tentare di giustificarmi, non c’è nulla e nessuno che possa alleggerire la mia colpa e più l’ho capito …più ho avuto paura di tornare a prendermi le mie responsabilità…ho scelto di non vedere pensando di non soffrire…ora non riesco più a vivere…non riesco neppure a sostenere lo sguardo di mia figlia di sette anni…sono venuto a supplicarti di lasciarmi fare il tuo papà per tutto il tempo che mi resta da vivere, il papà nella mia famiglia italiana , il papà nella mia famiglia americana  dove c’è già la tua stanza pronta che ti aspetta.”

   In quell’attimo di silenzio io mi sono alzata, ho dato un bacio ad entrambi, ed ho spiegato loro che in quel momento era giusto che fossero soli…

   In macchina ho pianto tutte le mie lacrime liberatorie per due motivi: il primo è stato vedere per un momento, in quella stanza, la famiglia che ho sognato per tanti anni, anche se per un attimo il mio sogno si è avverato…il secondo , il sogno più bello, mio figlio ha il papà vicino e può averlo per sempre, per tutto il resto della sua vita il sogno si è avverato…spontaneamente…

   Dio mio com’erano padre e figlio in quella stanza :come si muovevano uguali…come ridevano uguali…come camminavano uguali…si sono piaciuti subito…capiti subito…protetti subito…e per sette ore sono stati sempre insieme (sette ore era tutto il tempo che rimaneva a Paolo per tornare a Milano ed a Pietro per tornare in America).

   Le prime impressioni di mio figlio su suo padre: “Mamma avevi ragione tu è buono, semplice, simpatico e tanto bello….”

   Le prime parole di Pietro su Paolo: “ Hai cresciuto il figlio ideale che tutti vorrebbero avere…è un uomo stupendo e sarà un onore far parte della sua vita…ora che l’ho conosciuto sarà ancor più difficile non vederlo ma ti giuro che sarò capace di essere presente in qualunque modo…non perderò più alcuna occasione…ho trovato un tesoro ed una guida per sperare di crescere anche Melissa sul suo esempio e, quando potrà fidarsi totalmente del mio amore, quando deciderà di entrare nella mia vita a pieno titolo, la prima persona che voglio vicina a lui è proprio Melissa che lo adorerà e saprà farsi adorare!!!”

   Quella telefonata…di quella sera d’aprile…ha cambiato per sempre la vita di un figlio e di un padre…e sicuramente per tutte le persone a loro legate affettivamente… ed anche ad un piccolo paese intero che si è commosso a questo gesto di ritorno ed alla gioia che genera il perdono.