Lauretta

di Valeria Chieregatti

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Sei nata dall’amore più grande, mamma e papà si sono amati per più di cinquant’anni e, solo quando sei nata tu erano “divisi” da una guerra crudele. Papà era deportato in Germania ed ha vissuto il lager e quando ha potuto tornare tu avevi già cinque anni.

Quante volte mamma ci ha raccontato che tu non hai mai chiamato papà lo zio…non ti sei mai sbagliata…lei ti creava ogni giorno l’immagine del tuo meraviglioso papà e tu lo aspettavi insieme a lei , che viveva nella famiglia di lui composta da tredici persone, senza sapere se sarebbe tornato, senza sapere se riceveva i “miseri pacchi” che lei si ostinava a spedirgli.

Quante volte mamma ci ha raccontato del giorno del suo ritorno…quando un amico venne a dirle che lo avevano visto , a piedi e sfinito, fermo con i primi paesani che lo abbracciavano e gli raccontavano della tragedia che vi aveva colpito : il fratello più giovane martire dell’eccidio di Villamarzana e l’altro fratello più grande in prigione per idee comuniste…stava piangendo disperato ma raccoglieva le ultime forze per abbracciare voi e…per arrivare a casa nostra c’era un lunghissimo “stradone di campagna” e mamma iniziò ad andargli incontro e tu, carina-buona-educata e gracile, stavolta non te ne volevi stare buona e continuavi ad attaccarti a mamma e lei ti scostava perché voleva abbracciare papà da sola “prima per confortarlo” e poi intendeva fargli “gustare pienamente” la tua presenza. Ma tu non ti sei staccata mai e vi siete ritrovati abbracciati e piangenti in tre…

Questa immagine mi fa ancora piangere anche descrivendola perché la vivo dentro e provo ad immaginare cosa ci fosse dentro in ognuno di voi…

L’amore fra mamma e papà diede il suo frutto in Gianni, il figlio maschio venuto nove mesi dopo questo incontro colmo d’amore ma…vuoi per la sofferenza patita da entrambi, vuoi per un errore della levatrice…Gianni respirò per poco e se ne andò…Che dolore per tutti voi … che distacco difficile …ma l’amore era tale e tanto che per due anni cercarono di riempire quel vuoto e…finalmente…mamma aspettava me (delusione perché ero femmina ma durò poco) e fin dal primo momento Lauretta tu mi hai amata con tutta te stessa, tu mi hai amata per sempre ed incondizionatamente. Tu hai amato tutto di me e mi trattavi come la tua bambola vivente: quanti riccioli mi hai fatto con le spagnolette di cartone, quanto mi hai fatto giocare, quante storie mi hai raccontato con la tua dolcezza e la tua infinita pazienza. Sei sempre stata “magrina” ma in amore eri più che “abbondante”…avevi un unico difetto: due piedi sempre gelati che la notte nel lettone mi “piantavi” nella schiena…ed io…cretina…credevo di aver voglia di avere il lettone tutto per me…a volte mi trovavi sulla pedana perché credevo di star meglio…

Eri diventata una ragazza molto bella e dolcissima di carattere e, grazie a quei riccioli che continuavi a farmi, decidesti di fare la parrucchiera. Andando ad imparare al paese vicino (a quei tempi in corriera) , durante il viaggio pettinavi le signore con i capelli più belli e loro ti ringraziavano poichè in quel breve tragitto le trasformavi…ed apristi il negozio a casa nostra . Il successo nel lavoro ti rese ancora più cara a tutti, ascoltavi tutti con simpatia ed affetto e ti guadagnasti tante amicizie.

Finalmente il tuo primo ballo ed anche qui non ti mancavano i corteggiatori , ballare ti piaceva e…ti innamorasti per la prima volta del tuo unico amore della vita.

Il primo ballo con lui eri così emozionata…volteggiavi e ti sentivi in paradiso e lui ti disse che ballavi molto bene e tu candidamente gli rispondesti :” Se toccassi terra con i piedi ne avrei merito ma…sto volando” (eri proprio leggerissima!)

E ti sposasti…andando ad abitare nella sua famiglia in un paese abbastanza vicino ma…che vuoto avevi lasciato in noi tutti…quanto mi mancavano quei “piedi gelati”…il lettone era così grande…

E venne il giorno del tuo “miracolo”: eri incinta del tuo unico amore. Eri incinta…tu “magrina/gracilina” eri incinta!!!Credo che la tua gioia sia stata incommensurabile e da quel momento anch’io sono diventata protettiva nei tuoi confronti. So che l’istinto materno è innato in noi donne…so che siamo diverse nell’esprimerlo…ma qualunque esempio non rende l’idea della tua felicità alla nascita della tua adorata Catia. La Madonna della Comuna che tu hai sempre ritenuta artefice di questo miracolo l’hai riverita fino al 12 maggio , 53 gg prima di morire, e , pur essendo terminale di cancro, ti sei girata all’uscita della chiesa dicendomi: “Vedi che mi sorride la Madonna…ce la farò”.

La tua vita è stata tutta esemplare: come figlia sei stata meravigliosa, come sorella unica, come mamma straordinaria ed insostituibile, nella famiglia che hai costruito con tuo marito uso la parola di tua suocera: un agelo, una vera artista come parrucchiera per tutta la vita.

Come zia lo tengo per ultimo perché mi riguarda: quando il destino ha voluto che io avessi un figlio e rimanessi in famiglia come ragazza madre tu e solo tu mi hai capito, aiutato, mai giudicato e, oltre a donarmi ancora più amore hai amato mio figlio raccontandogli questa storia: “ Sai Paolo io ero tanto fragile che il Signore ha messo il tuo seme nella pancia della tua mamma perché è più forte e sana; voleva però che tu fossi anche mio perché io da sola un altro figlio non lo posso fare” Ed a mio figlio Paolo piaceva molto questa storia perché la zia Lauretta è stata importantissima per lui. Quando la malattia la faceva maggiormente soffrire mi diceva spesso : “ Paolo non può rimanere senza di me, è impossibile che il Signore gli dia anche questa sofferenza” …e le prime volte pensavo che si fosse sbagliata…che intendesse Catia…NO intendeva proprio Paolo perché lei sentiva quanto contava per lui che non aveva mai avuto il papà , lei capiva quanto potesse essere devastante per lui perderla.

I nostri “lussi” più grandi sono state le vacanze al mare che ci concedevamo una volta all’anno noi due con i nostri figli: io sempre dalla parte di Catia e lei sempre dalla parte di Paolo comunque sempre tutti insieme…anche nel lettone dell’albergo…e quante risate…quanti giochi…per calmare Paolo da piccolo lei diceva :”La padrona…la padrona!!!(intendendo quella dell’albergo) allora Paolo spalancava gli occhioni blu e si nascondeva sotto il lenzuolo e Catia rideva, rideva, ci abbracciavamo forte e con un bacio sulla guancia ci addormentavamo con il sorriso.

Quell’ultima notte…nel lettone di casa tua…senza sapere che era l’ultima…ci siamo ritrovati nel lettone noi quattro…tutti ben cresciuti ma con la voglia di starci in quel lettone almeno la prima ora…in tempo perché tu Lauretta, allo stremo delle forze, facessi in tempo a guardarci con quei tuoi occhi buoni e dopo averci sfiorato le guance con un bacio dolcissimo dicessi: “ …che bello…mi sembra di essere al mare…” erano le tue ultime parole

Ciao Lauretta…grazie di essere esistita…grazie per averci dato Catia che vive di te e per te