La luce dell'Anello

di Maurizio M. Ferrante

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"Sei come una musica di Wagner..."

Lei lo guardò, alzò la testa dal quaderno, un pò ingobbita sullo scrittoio con le sue mani dure da poetessa e la penna che conteneva i colori della sua mente, dei suoi pensieri evanescenti come l'acqua che scivola giù da una cascata e poi, prima di toccare il greto del fiume, risale in alto, lambisce il cielo e di nuovo l'inchiostro delle sue parole si riempie di nuvole, di vento, d'azzurro troppo intenso che fa male agli occhi...

Lo scrutò con la piegatura delle labbra, non parlò, ma l'anello che portava al medio pulsò come una vena.

"Chi ti diede quell'anello?", le domandò lui, geloso forse dei segreti che si nascondevano dietro di lei, nei suoi abiti sempre scuri, nei capelli arruffati come un cavaliere che cerchi il Graal e che proprio in quel momento si sia tolto l'elmo.

La casa sul mare, sulla sabbia bagnata dopo la pioggia del pomeriggio, svaniva nel tramonto.

Sulla veranda c'era un uomo, appoggiato alla colonna della ringhiera di legno, che con il volto reclinato e in ombra la guardava; fumava, e l'odore del suo corpo sapeva di mare e di viaggi.

"Sei tornato?!", lo accolse con la voce che tramava per l'eternità di quell'attesa.

Si alzò e gli andò incontro, ma quando allungò le mani sul viso dell'uomo, si ritrovò sola, avvolta solo da un profumo, da quel profumo che conosceva tanto bene, e nient'altro.

Sul tavolo dal legno scrostato della veranda c'era un quaderno d'appunti che lei strinse a sé.

"Chi era?", le domandò l'uomo che viveva con lei nella casa.

"Un ricordo... forse...", sussurrò lei trasognata.

"E' lui l'uomo che ti diede quell'anello?"

Il marito le si accostò avido di conoscere la verità. La prese per un braccio, lei si libero dalla stretta, e lo fissò con aria persa, come se non vedesse più ciò che la circondava, come se avesse dimenticato di vivere.

Intanto il mare alle sue spalle si gonfiava d'onde e d'inverno imminente, e lei camminando lungo la riva seguiva le orme che si perdevano nell'acqua... giù nelle profondità, nei naufragi e nelle grida... negli abissi dove c'erano navi abitate solo da spettri, dai viaggiatori che avevano perso la rotta verso casa.

"Che cos'è l'anello?" Era la voce del marito che l'aveva seguita, che la seguiva come tutti gli altri uomini che avevano voluto possederla, come tutti gli altri amanti senza volto... e da cui letti lei s'era alzata con la pelle umida di sudore e le labbra mai sazie di desiderio... e mistero.

E scrutando l'ultima luce del sole in fondo alla terra, perduta come ogni cosa di questo mondo che prima o poi ritornerà, rispose:

"L'anello?!... E' solo una luce... E nient'altro…"

(maggio 2006)


Commenti

Anna R. De Santis - Mercoledi, 20 Febbraio, 2008 alle ore 16:51:48

commento: Grazie per come hai commentato "la mia munnezza". Hai saputo leggere l'aspetto doloroso dietro quello comico. Un saluto cordiale. 

 

Da: Anna R. De Santis - 4-02-08 - 10,55

commento: E' una prosa assai poetica. Bello il tuo modo di descrivere i pensieri! Bello ed efficace. Ciao!

 

Da: Celeste - 30-01-08 - 21,19

commento: Lascia molto spazio all'immaginazione.
E'come leggere un quadro surrealista.

Ciao