Improvvisamente

di Michele Muzi

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Per Mammo……
Solo per te…..

Le cinque del mattino di un giorno che sembrava uno qualunque d’attesa sembrano un po’ troppo e pesano come un macigno sopra altri massi di intervalli posti sulla coscienza e sul cuore…
Tutto sembra fermo, anche la caffettiera sul fuoco lento e sfibrato della cucina… per non parlare del latte che non ne vuole proprio sapere di bollire…
Tutti presi in cose futili per ingannare il tempo…un tempo mai passato, con la lancetta dei secondi come ghigliottina e sospiri lenti e ritmati, dischiusi e disarmonici…
Distesi sul divano ci siamo io e mio padre, stravaccati di fronte alla tivù, zigzagando da un canale all’altro a mo’ di acrobati su un filo troppo tenero per trattenere ambedue i nostri corpi onusti e stranamente pragmatici, pronti al balzo, alla foga ed all’ultimo scatto,quello senza fiato…
Il destino è altrove…il fato, stranamente, ci ha precluso ed evirato a meno di un chilometro sulla collina, come veronica irrisoria del toreador prima della mattanza del cuore, prima dello sconvolgimento interiore e la gloria.
Col mio pigiama ancora umido della notte trascorsa in sonni leggeri e puntellati continuamente dal morse dei respiri affannati e difficili e dai continui sarà o non sarà, cerco disperatamente di mutilare la realtà, falsificando la mera tracotanza del tempo e scandagliando in me risorse inopportune e difficili da spendere e per l’ora e per lo stato…
La televisione romba anche a quell’ora, politicizzando tutto, anche la marca migliore dello sturacessi d’elite… ma sembra irradiare solo una luce flebile alle candele di una mezzanotte già trascorsa in inutili facezie e scorribande insulse.
Danno non so cosa da comprare ed animali e donne nude e nani ubriachi d’amore all’ombra delle loro ballerine gravide di sonno e birre di seconda mano…

Ma la sorte in ogni modo è altrove…
Un pezzo del mio personale puzzle esistenziale sta mancando…una tessera per completare il quadro, per finire lo splendido ed egoistico disegno che ognuno cova dentro e che ci rende un po’ più felici, anche se veramente felici non lo saremo…
La condizione che ci limita e che non ci fa volare, il sasso legato alla caviglia che ci fa sbadigliare e morire, come farfalle pronte al volo dentro una latta di vetro consunta delle olive sott’olio della nonna.

Ho guardato alla mia vita..
Occasioni perse ed amici ritrovati e persi di nuovo… fulgide pazzie, giocate in equilibrio e stabilità, fra contrappesi osceni e flebili del potere o no, del falsificare realtà abusate e logore, eclissando un buon senso miracoloso e fluido…
Ecco cosa, ma soprattutto chi sono, costretto in panni troppo compressi per poter sciogliere la libertà del gesto e dell’azione che intimamente covo.
Situazione che ci vive dentro come roditore che usurpa le nostre stanche e vuote budella mai sazie dell’esistere e di cene imbandite di perbenismi rudi e fragorosi, di salamelecchi facili e difficili allo stesso tempo.
Il problema è che non si sa bene quale dei tanti culi bisognerebbe leccare con maggior parsimonia e scaltrezza..
Quello del bene?quello del male?quello della ragione?quello della verità?
So solo che la confusione di certi attimi tradisce e fotte..
So solo che esisto e respiro e sono vivo, forse ad un chilometro dalla collina.

Il caffè turbinosamente sale e siamo soli…
Il latte obesamente deborda (ma tanto ci sarà tempo per pulire i fornelli)…
Sono le sei…forse manca un quarto…
Mi piace camminare a piedi nudi quando il pavimento è gelido, non tanto per il masochismo insito in ognuno di noi, quanto per il piacere di provare brividi che possano in qualche modo risvegliare la mente assopita, che gode nella libertà del proprio intimo ed imperturbabile esistere a questo mondo.

Prendo due tazze alla cieca, modulando e misurando mosse centellinate e scaltre…
Rovescio l’effluvio nero del macinato a buon prezzo ed annuso come vecchio cane fiuta l’aria per scoprire se il tempo e la fortuna sono dalla sua parte…
La vita mi lascia per un breve tratto assorto nella contemplazione dell’estremo, dell’estasi e dell’angoscia del mio stomaco rappreso e contrito in smorfie che la bocca non sa decifrare né tantomeno decidere sul se e sul quando..
Ne porto volentieri una a mio padre, concentrato d’emozione e tranche, sdraiato faraonicamente sugli spilli del posto che oggi il destino gli ha preservato sul divano, per non so quale discendenza divina e che sarà comunque suo per sempre, fino alla fine dei suoi giorni ed anche dopo, quando tutto probabilmente avrà un senso…
L’avverto nell’aria mentre manda segnali incompresi di esasperazione e affanno, di futura gioia e felicità da tramandare ai posteri ed ai viciniori in telefonate e foto lunghe abbastanza per emozionare ed eccitare al limite dell’orgasmo psichico e moralmente non accettato…

Non vuole esser così…ma è più forte di lui e lo sa bene perché è emozione già provata più di una volta, è vincolo, catena e non spiraglio di luce del suo modo di essere, del suo carattere, del suo io…
Nascosto nelle pieghe del divano mi mostra le sue mani forti nell’azione di prendere, ingiungendo un’azione d’aiuto, di ricerca del palmo amico che può portarlo al limite della salvazione, della resuscitazione, della vittoria.
Eppure sento che intrinsecamente non vuole.. vorrebbe vivere a pieno il suo momento, sentire attimo per attimo, a suo modo, tutto ciò che può, lasciando convenevoli e frustrazioni di ogni tipo al diavolo delle sue più intime preoccupazioni e dei litigi diretti a se stesso..

So che lo farà.
Ma so anche che lo farà e vorrà farlo da solo, a suo modo ed al suo tempo.

Viene l’ora…la lancetta ha decretato la fine ultima dell’inferno e la nuova primavera del purgatorio che sta lì lì per sbocciare nel tumulto generale della natura e delle passioni più blasfeme ed irrisorie..
Non contemplo, valuto..
Valuto e vinco e vivo per tutto questo e per la magia dell’attimo, del giorno dell’ora del minuto/secondo..
Godo del gusto dolce della riuscita sulla lingua, nella ossa, nelle vene.
La maglia bianca col cuore rosso sotto il mio pullover blu, quello preferito.. i jeans, mia seconda pelle e le scarpe marroni e beige……..
Ecco…mi sono vestito e non me ne sono quasi accorto…
Sono pronto per calzare strade e vicoli, pronto a scendere e salire scade ad accettare parole convenevoli e aggraziate e banali… pronto per la mia battaglia interiore, preparato ad essere sconfitto dai sentimenti e dalle mosse di un minimo avversario, di un nano che, sull’altura, cattura Gulliver, il grande, con l’astuzia e l’ingenuità che lui non conosce o che forse conosceva un tempo ormai lontano..

La malizia ci frega sempre, ci inchiappetta al suono di una musica celeste, fatta di non conosciuto e di semplicità di movenze e gesti così minimali e puri.

La banda ha cominciato a suonare.
Prima un po’ in sordina, poi lentamente sempre più forte, marcando i suoi battere a ritmo del mio povero cuore, costipato e contrito in un folle ed inarrivabile turbinio fatto di opportunità e casuali convenevoli.
Tum tum tum tum…la grancassa dei sentimenti, puntellati d’attese, rimuove inesorabile e lenta le facezie del momento e magicamente trasforma ogni eventuale ripensamento in un non guardarsi indietro…è il momento sulla collina dei miracoli ed io sarò lì…
Sento una marcia, marziale e fottutamente ritmica puntellarmi il cervello, sconquassare la più intime difese neuronali e puntare diritto al cuore…ma non di getto…
A poco a poco l’ansia ed una voglia irresistibile mi fanno correre in avanti, mi fanno desiderare e frugare nel mio per verificare ogni granello di possibile assuefazione alle frigide e barriere deliberatamente fradice di poveri bastioni.

Con ogni mezzo, con qualsiasi voglia seguirmi, io so che sarò imperterrito e perenne lì, ben poggiato sulle mie lunghe leve d’elefante di alabastro a contemplare l’ora ed il tempo, il miracolo e tutto ciò che da quel momento sarà nel bene e nel male, nella notte imbrogliona e nel giorno dissimulatore….
Egoista fino allo stremo delle forze, oltre ogni linea di confine dell’amore e dell’emozione covati e colti in un solo minuto, recisi nel fiore ancor non sbocciato dell’arguzia e dell’indulgenza di quel folkloristico aspetto umano che è e sempre rimarrà la sorpresa..

Le scale sembrano volare sotto i piedi mentre la porta magicamente si chiude, come ultima frontiera prima dell’esodo che ormai incombe e la macchina dopo un lento e singhiozzante brontolio parte sbuffando nuvole nere di presagi infausti e limpidi, chiari…non è ancora il tempo.
La città è ancora addormentata mentre le pallide e fievoli luci della notte trascorsa lasciano il posto ad un timido sole malato…c’è gente che già va a lavorare…
Il tempo si perde e tutto sembra fluire con modesta e falsa calma…un passero canta sul ramo, seguendo la mia banda interiore che ora suona più forte…la parata è iniziata…

Il breve tratto che mi e ci divide, opposti ed ineguali destini, sembra non finire mai… più volte lungo il tragitto ho dei ripensamenti enormi come massi, come altari sacrificali dove quotidianamente un povero Isacco viene sommariamente immolato all’unico dio della felicità e del perbenismo accettato, quello dei sentimenti contenuti ed educati, da vivere principalmente dentro se stessi, implosi e non mostrati perché non un atteggiamento glamour..

Avrei voglia di girare nudo… spogliato dei panni dell’educata e fine eleganza e prendere una chitarra ed improvvisare di blues..
Accordi puntellati e trascinati e scivolosi… melassa all’ombra della collina che si avvicina… un assolo fluido e lungo da brividi, meraviglioso mi nasce dentro, sboccia la primavera della mia fantasia musicale ed incespica, saltellando un po’, alla vetta…
Si trascina la paura e l’ansia che mi cova dentro come serpe in seno per fiorire in una scala quasi comico-brasiliana, dal vago sapore di sole mattiniero e di una barba non fatta perché il tempo…
Non è tempo ancora…. È ancora mattina presto e non si possono azzardare esplosioni di felicità né incontenibili situazioni differenti ed ambiguamente asincrone e diastoliche…

Dall’alto tutto è ancora sistematicamente più interessante, anche la città che si sveglia ed io con lei…
Do il buongiorno con cortesia all’entrata della grande casa sopra la collina…
Tutto è semplicemente pulito ed ordinato… tutto bianco e lindo…
Nessuna scritta per le scale, tutto silenzio e fuga… rispetto, nascita e morte sembrano intrecciarsi in un abbraccio senza fine, congiungendo le estremità dei loro intrinseci valori per raggiungere la neutralità che governa questo posto, la visibile tranquillità che qui è e deve essere di casa…

Mi dicono di sedermi e stare buono… mi dico “impegna il tuo tempo in un qualsiasi modo, ma impegnalo….”
Ma non è quello che sto facendo da stamattina alle cinque?o sbaglio?
Parlo e mi confronto… cosa dovrei fare?

Qualcuno sparisce, prevedibile, nella nebbia confusa ed inestricabile di non so quali precisi impegni e della paura, di una falsa percezione della realtà che diventerà tale solo al compimento del tutto…

Qualcuno piange… qualcuno urla, qualcuno spaventato entra ed esce, dicendo che va tutto bene… qualcuno semplicemente passa, non guardando per paura delle lacrime di sguardi incrociati…
Io semplicemente non ci capisco un cazzo… vivo il mio momento sopra la collina, avendo perso la percezione del tempo e dello spazio, in balia di forze superiori a cui non mi sento di contrapporre nessun eroe, nessuna armata, nessuna difesa..
Il nano con mossa abile supera il gigante Gulliver e lo fa prigioniero, sgambettandolo e facendolo cadere… legandolo come un salame alla corde del proprio cuore, facendogli giurare una fedeltà infinita e senza possibilità di rescissione in cambio di un blues con sfumature di jazz per tutta la vita, allegro e mai triste al pensiero ed all’ascolto…
Il nano lo libererà, lo so, facendolo giurare….senza parole…con lo sguardo…
Stipulando un patto, un’intesa di comune fratellanza e mutuo soccorso ai loro seppur minimi cuori….

Qualcuno mi prende magicamente per mano, facendomi scendere le scale di quella casa enorme e strana, di corsa fino al fondo, fino alla fine, fino alla porta verde, al di là della quale qualchedun altro ha deciso che la collina sosterrà il mio sogno…

11.33 di un giorno non qualunque di un autunno, non ancora autunno…mia madre è in lacrime, mio padre è scomparso non si sa dove, mio fratello svanisce con una copertina verde fra le mani.. ed io…. io non ci capisco un cazzo…

11.33 di un giorno non qualunque di un autunno, non ancora autunno…

“una volta ogni tanto,
nel corso dei secoli,
sorge un gigante
in mezzo agli uomini,
ci scuote per benino,
ci risveglia
dal torpore,
in modo che, almeno
per poco, diventiamo consapevoli,
resuscitati
mentre infiliamo le scarpe
al mattino,
mentre arranchiamo verso
il nostro destino,
mentre mangiamo, defechiamo,
fantastichiamo d’amore,
imbuchiamo le lettere,
guidiamo e camminiamo
attraverso la città,
cose e pensieri
assumono una forma differente.”………..
(Charles Bukowski)