Il grande esodo

di Michele Mozzanica

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Anno 2034, le grandi potenze della terra si dichiararono guerra. L'umanità assistette così a una nuova guerra mondiale. Fu molto più breve delle altre due, ma assai più devastante e distruttiva; ogni giorno c'era almeno un'esplosione nucleare. In più anche la natura si mise a combattere: terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche distrussero le città che le bombe avevano risparmiato. Inoltre, a causa delle radiazioni una coltre di nubi ricoprì il cielo e oscurò il sole. A quel punto le grandi potenze decisero di firmare una pace e cercare di difendere i cittadini dai disastri naturali.

Questi durarono ancora due anni e fu un periodo in cui il sole si fece vedere poche volte su tutto il pianeta e piovve ancor meno; a causa di questa situazione molti tipi di piante e di fiori si estinsero, provocando un notevole calo d'ossigeno. La popolazione calò dagli otto miliardi di individui, che c'erano prima della guerra, a poco più di un miliardo. Per i sopravvissuti vennero costruite mille città, di grigi palazzi, coperte da cupole per proteggere dalle radiazioni, per evitare la dispersione dell'ossigeno prodotto da moderni macchinari e per trattenere e amplificare l'energia che veniva dalle rare apparizioni del sole.

Si viveva male, il cibo e l'acqua erano razionati; in queste condizioni gli uomini erano infelici, la natalità calò, la vita di tutti divenne apatica. Col passare degli anni la gente si dimenticò dei tempi passati e delle ricchezze che c'erano; il sole, anche le rare volte in cui appariva, era debole, e lasciava la Terra nella semioscurità per il resto del tempo. Nelle scuole l'insegnamento della storia era stato proibito, poiché i più vecchi si sentivano responsabili di quanto era accaduto e se ne vergognavano.

Col passare degli anni la memoria storica venne offuscata e i pochi che la conservavano tacevano.

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In quelle città gli abitanti facevano ogni giorno le stesse cose: gli adulti andavano al lavoro a piedi, poichè non c'erano automobili, in un'immensa processione che non si discostava di molto a un funerale.

Una soluzione alla terribile situazione che si era creata sembrava impossibile, anche se ogni giorno gli scienziati la cercavano, spinti solo dalla speranza.

A pochi era dato il privilegio di sperare, a quei pochi che ancora credevano in Dio. Ma anche loro, pur sperando nell'avvento di un tempo migliore, erano insoddisfatti dalla loro vita che non migliorava mai.

La maggior parte delle persone non sperava più in nulla, non pensava più a niente.

Tutti i giorni faceva le stesse cose, meccanicamente come automi; se qualcuno era arrivato al culmine della sopportazione si suicidava. I suicidi aumentavano ogni giorno; la polizia ogni giorno ne sventava a centinaia; questo era diventato praticamente l'unico scopo delle forze dell'ordine, dato che la criminalità era quasi inesistente: non c'erano ricchi e il cibo era dato gratis dal governo. I soldi non avevano dunque più molto valore.

Servivano solo per comprarsi quei pochi mezzi di svago che era ancora possibile trovare: la radio e la televisione. Comunque pochi, pur potendoseli permettere, comprava tali elettrodomestici; ciò che offrivano era uno svago molto limitato, infatti c'era un solo canale che trasmetteva solo pochi programmi.

Gli anni passarono e finalmente a metà dell'anno 2083 si diffuse la notizia: ci sarebbe stata una grande migrazione. Si diceva che gli scienziati avevano dichiarato che era possibile colonizzare un altro pianeta e trasformarlo in un paradiso. A poco a poco l'allegria prese i cittadini, sempre più spesso si vedeva la gente sorridere. I più vecchi cominciarono a ricordare come era il mondo e parlavano di prati fioriti, di alberi e piante, del sole splendente e della luna e delle stelle, ai bambini che li guardavano stupiti poiché non riuscivano a immaginare tante meraviglie essendo nati in un mondo completamente artificiale, dove i colori prevalenti erano il nero dei fumi delle fabbriche e il grigio del cielo e degli edifici. A metà Agosto grandi manifesti colorati ricoprivano le città del pianeta invitando i cittadini a ritrovarsi nella piazza principale il primo Gennaio 2084 poiché dopo un breve discorso dei capi delle città, tutti i cittadini del pianeta avrebbero cominciato il “grande esodo”. L'eccitazione era sempre maggiore man mano che ci si avvicinava al primo Gennaio alcuni dicevano che ci sarebbe stata una grande astronave che avrebe trasportato tutti su un altro pianeta, altri parlavano di un grande teletrasportatore. Nessuno sapeva esattamente che cosa sarebbe successo, ma non importava, tutto sarebbe sato meglio del mondo in cui avevano vissuto fino ad allora. Venne il 25 Dicembre e il Natale venne festeggiato in grande per la prima volta dopo molti anni. Coloro che avevano sperato erano stati premiati: fu questo il significato del Natale 2083.

Arrivò così il primo Gennaio; all'ora stabilita tutti gli abitanti di tutte le città del pianeta si radunarono nelle rispettive piazze. Una fortissima emozione nell'aria, tutte le sofferenze stavano per finire. Nelle piazze c'erano uomini e donne di tutte le età: madri che tenevano in braccio neonati indifesi, bambini che giocavano rincorrendosi, fidanzati che si tenevano per mano e coppie di anziani che attendevano di rinascere. Ad un tratto le luci si abbassarono e fu illuminato il palco dove i governatori delle diversè città pronunciarono nello stesso tempo lo stesso discorso:<< Oggi, primo Gennaio 2084, noi abbandoneremo per sempre la nostra madre, la Terra. Ma non ne sarà dispiaciuta: non siamo stati buoni figli! Da quando ci ha generati infatti, non abbiamo fatto altro che ferirla, con futili contese tra fratelli. L'abbiamo pian piano distrutta, con l'inquinamento con i disboscamenti. Lei ci puniva a volte, ma noi non capivamo e continuavamo a deformarla e a distruggerla, ribellandoci alle sue punizioni, che credevamo ingiuste. Finchè, cinque decadi fa, per la nostra cupidigia e la nostra sete di potere abbiamo distrutto definitivamente lei e noi. Per quarantotto anni abbiamo vissuto in un mondo artificiale, in condizioni tremende. Ma ora le nostre tecnologie ci hanno dato una seconda possibilità. Ora è giunto il momento di un nuovo inizio: nel luogo in cui andremo non commeteremo più gli stessi errori; non ci sarà più bisogno di guerre, vivremo e prospereremo pacificamente, in un nuovo mondo. Anche la nostra madre Terra ci ringrazia per la nostra partenza. Noi le dobbiamo essere grati per la vita che ci ha donato in queste migliaia di anni; una vita che non abbiamo meritato, ma faremo tesoro dei nostri sbagli passati. Addio Madre Terra. Cittadini di tutto il mondo: benvenuti al “Grande Esodo”!>>

Finito questo discorso i governatori premettero un pulsante rosso: nello stesso istante in tutto il pianeta ci furono mille esplosioni: il “Grande Esodo” si era compiuto. Cominciò a piovere. Una pioggia rigeneratrice. Piovve forte, intensamente, come non accadeva da moltissimi anni. Piovve sul terreno arido e secco, sulle montagne che si stagliavano silenziose contro il cielo, sugli alberi spogli e morti, sui mari immensi e in tempesta. Piovve anche sulle macerie di ferro e cemento, monumenti alla gloria passata degli uomini, ma anche alla loro infinita stupidità. La pioggia durò alcuni giorni poi, quando smise, le nuvole cominciarono a diradarsi e un raggio di sole illuminò la terra. Nel mezzo di un terreno spoglio crebbe silenziosamente un piccolo e fragile germoglio verdeggiante.