UN VUOTO...

di Valter Ceccherini

La Nena e Arturo, il mio Babbo e la mia Mamma……..VUOTO……..

<< Non ci sono più!>>

I miei due cari vecchietti – così mi piaceva chiamarli –se ne sono andati nel giro di cinque mesi.

Prima la mamma, all’età di settantasette anni portati come una cinquantenne – sia di fisico che di spirito – e poco dopo quel piccolo grande uomo di mio padre, che con quella sua cagionevole salute di ferro , e dopo aver combattuto battaglie infinite contro le varie patologie che via , via, si abbattevano sul suo tenace fisico, ha dovuto cedere. Egli infatti non ha saputo reggere all’assurda fine della moglie che per anni lo aveva accudito e sostentato . La loro condizione era diventata come una simbiosi – come quella del  paguro – l’uno, senza l’altra diventava una persona comune. Proprio così, “persona comune”; come tutti insomma, e questo poiché insieme, erano una vera e propria forza della natura, andavano oltre il “comune” per capirsi, davano sprint e voglia di vivere a tutti , nella loro semplicità ed umiltà si erano più volte dimostrati maestri di vita senza (e questo è di estrema rilevanza ) mai chiedere nulla in cambio. L’una rappresentava l’esuberanza della personalità, e la gioia di vivere fatta a persona, l’altro di complemento a lei, era saggio intelligente e caparbio nei suoi intenti.

 Sapevano trovare le coordinate giuste per raggiungere qualsiasi metà. Insomma non solo per me, ma per molti di coloro che anno avuto il piacere e l’onore di stargli a contatto, assumevano nell’immaginario collettivo la sembianza di due stabili ed indispensabili colonne, che nonostante gli anni che passano e gli eventi che si succedono, continuano imperterrite a sorregger pesi infiniti.

 Erano ….e questo soprattutto per me, che ho vissuto con loro da vero” bamboccione sposato “ per quasi quarant’anni, i punti cardinali, e mia madre in particolare , la mia stella polare .

 Adesso non ci sono più, e….mi sento vuoto.

 Non so, nonostante abbia anch’io la mia famiglia, trovo difficile  parlare di determinate argomentazioni ed esprimere opinioni o giudizi su cose fatti o persone, che… solo loro erano in grado di comprendere.

Forse,….il fatto è che - e questo vale soprattutto per mia madre –  questi due splendidi vecchietti se ne sono andati un po’ troppo presto e frettolosamente.  Ricordo infatti quando mia madre diceva tirando fuori tutta la sua ironia che sempre nella sua vita l’ha contraddistinta << Mi cercherai quando io non ci sarò!  >>  ed io dal canto mio rispondevo ricacciando quell’estemporanea frase fatta << Ma che dici!.. camperai cent’anni! Tu non puoi finire, tu..non puoi morire.. >>.

Mi mancano , mi mancano davvero tanto , e….Vaffanculo, avrei voluto veramente chiedergli ancora tante cose , ma la sorte quando ci si mette è davvero stronza, così come io sono apparso a loro, loro se ne sono andati da me, lasciando le pagine del nostro comune libro ancora da scrivere.

 Ho tanto rammarico, in particolare per come sono andate le cose a mia madre, l’ho , e l’abbiamo illusa noi tutti familiari – dopo aver sentito, in merito alla sua malattia, il parere di eminenti medici  che le davano una percentuale di guarigione pari al novanta per cento – di poter guarire , le facevamo coraggio anche mentre lottava contro quelle maledette cure di chemioterapia, dettate da quel cazzo di protocollo clinico verso il quale gli eminenti dottori si dimostravano fiduciosi, e verso il quale non si poteva in nessun modo obiettare. Lei poveretta s’indeboliva giorno per giorno e nel frattempo- paradossale a dirsi – guariva, tanto che a dimostrazione di ciò cerano le T.A.C., e altre analisi del caso che ponevano a favore di una quasi già avvenuta guarigione. Ma la Nena, s’indeboliva, s’indeboliva giorno per giorno sempre di più, la spossatezza, l’inedia, e soprattutto la maledetta febbre, la logoravano, e sempre più, i lamenti prendevano il posto dei sorrisi. E quella sua espressiva faccia sorniona, lasciava sempre di più il posto ad una maschera di sofferenza e d’impotenza.

Lei – Questa bischera –nonostante tutto, era preoccupata, e vorrei sottolineare questo particolare, per il suo Arturino, che per carità, non stava affatto bene, ma non aveva certamente quel fardello pesante ed insopportabile rappresentato dalla sua condizione psico -  patologica .

 Piano , piano, il suo Linfogranuloma s’era arreso alle cure, ma le cure purtroppo …quelle! Erano diventate il suo vero male. Prima gli erano caduti i capelli, poi le si erano seccate le gambe, poi l’aveva assalita la stanchezza generale, poi l’inedia , e…la febbre come detto,  che non accennava mai ad andarsene se non con la tachipirina.  Con gli antibiotici era come pisciare nel mare – non le facevano nulla - . Un vero calvario.

 << Carissimi!! >>

 Diceva il luminare e “saccente” medico preposto al dialogo con i familiari ( forse anche quello dettato dal protocollo ) visto e considerato che più o meno partiva sempre con le solite frasi fatte ed i soliti aneddoti clinici, per poi riprendersi visaa, via che sfogliava la cartella clinica appositamente intercettata negli appositi scaffali ambulatoriali , dal provvidenziale aiuto degli infermieri, che avvolte anche con rassegnazione facevano capo a tale maniera comportamentale, che non solo lui, ma anche altri eminenti medici adottavano con i familiari dei pazienti.

 << Bisogna rispettare la tabella di marcia , d'altronde la signora è forte, ha una buona fibra ! >>

 E intanto lei s’indeboliva e…forse in cuor suo ci credeva sempre meno; era come se se lo sentisse in qualche misura.

Ricordo benissimo, quel giorno degli ultimi di  Gennaio, quando ritornate da Bologna le ultime e definitive analisi, relative alla giusta diagnosi,  il Dottore  O….responsabile del reparto di Ematologia , ci invitò a noi familiari , con anche la presenza di lei, povera Mamma, ad un consulto definitivo sul PROTOCOLLO CLINICO da tenere. Nonostante le sopraccitate rassicurazioni per quanto riguarda le possibilità di guarigione , nonostante il suo affabile e rassicurante modo di esporre con tranquillità il problema, lei, mia madre, trapelava nel suo sguardo un qualcosa di opprimente e di devastane, e ciò nonostante sorrideva, rassicurava noi, e assurdo a dirsi , lui, il dottore.

E così, via!! Il 13 febbraio , è una rigida mattinata d’inverno, e la Maddalena, con tenacia ed ironia, parte accompagnata da una delle nuore, e dalla nipote più piccola alla volta dell’ospedale in cui si compivano tali prestazioni cliniche.

Ed inizia il calvario, che era cominciato male, anche perché, le analisi di Bologna , che come detto sancivano definitivamente la sua tipologia diagnostica, altro non erano che delle CONTRO ANALISI. E’si!!Proprio così, le analisi inizialmente compiute dalle ASL Locali, alle quali mia Mamma, si era affidata, mostravano delle evidenti ed incontrastabili divergenze diagnostiche, che adesso è quasi inutile dettagliare, ma che comunque ci avevano lasciati tutti atterriti e perplessi sul da farsi in merito. Nonché ,da parte di noi familiari in primis, messi con le spalle al muro del non saper bene ciò che decidere.

Perciò, i giorni passavano, e quelle brutte ed orripilanti ghiandole, che prima le si potevano notare tra il colo e lo sterno, si erano, come d’incanto prosciugate, e , almeno per il momento nulla sembrava compromesso, a parte il suo sguardo, che per esempio , in una qualsiasi foto scAttata nel breve, si evidenziava in maniera esponenziale, tanto da risultare quasi inquietante.

E allora….LE CURE…

La seconda botta di chemioterapia, cominciava a dare i suoi primi brutti frutti, e conseguentemente i primi effetti collaterali, ben noti a chi ha , o ha avuto a che fare con cetre cose.

LE CURE! Queste per dare i buoni frutti, avevano- Almeno cosi dicevano gli esperti – Di ulteriori terapie per poter funzionare.

E ALLORA…..

 E  ALLORA!!…Giù!! Con quelle punture ricostituenti per favorire la formazione di globuli bianchi senza dei quali non avrebbe potuto sostenere la successiva chemioterapia, e quindi la tabella di marcia , e quindi, il maledetto protocollo per intendersi.

 E…giù!!  Ancora con le tachipirine e gli antibiotici per dar modo al suo esausto fisico di superare l’ennesima crisi di febbre e di debolezza in cui avvolte anche il suo pur sempre forte spirito vacillava verso una spiacevole consapevolezza d’impotenza e rassegnazione nei confronti dell’insormontabilità  data da quel muro rappresentato dal male.

<< Una lotta continua e senza pari. >>

Noi d'altronde ci credevamo in una sua guarigione, i risultati clinici sembrava davvero che parlassero chiaro, e poi mia madre è sempre stata una donna forte, una donna di spirito. L’ospedale lo aveva visto e vissuto solo attraverso le tante e tante battaglie fra la vita e la morte subissate da mio padre, ma lei…lei no , no assolutamente!

 Ma intanto…intanto lei s’indeboliva.

E… giù ! Verso l’orrendo ospedale di Arezzo per sottoporla alla visita dell’equipe medica che aveva in mano lo scettro decisionale  della sua vita e, perché no, del suo volere.

 Tutte le volte, tutte le sante volte , sempre il solito ritornello. << Signora, forse è depressa, è per quello che si sente debole,.>> Ed io, almeno quando toccava a me portarla di fronte agli illustri pareri clinici dei vari dottori di turno.

 << Certo che è depressa !,Per una donna come lei, abituata a sentirsi sempre pimpante ed efficiente, non è facile assoggettarsi a certe condizioni. Ma tuttavia dottore, mi dovrebbe spiegare …cosa c’entra la febbre con la

depressione! >> E loro, con aria superiore ,e secondo me, anche saccente, almeno per quello che riguardava la storia clinica di mia madre , traevano, dal loro sfogliare di varie cartelle mediche protocollate nei vicini scaffali ambulatoriali,  una sommaria valutazione clinica rispondendo senza dar modo di replicare, che per intendersi , dopo un sussurrato BLA…BLA…BLA esordivano cosi.  << Ma!!…intanto prenda questi, sono antibiotici a largo spettro , poi, magari fra qualche giorno vediamo un po’ come va!! >>

Davvero, avvolte, senza voler dar per forza corpo a congetture o maldicenze per quelle che poi purtroppo sono state le nefaste conclusioni della vicenda tutta, ma dava davvero l’impressione che tirassero un po’ a” casccio”, prendendo spunto un po’ dall’esperienza statistica ( che purtroppo non sempre è foriera di verità) e un po’ da un evidente smarrimento diagnostico che loro avevano nei confronti del soggetto in questione.

E intanto lei s’indeboliva e soffriva, e ripercuoteva purtroppo la sua malandata condizione di salute anche su quella di mio padre , e condizionava in questo modo( pur non volendolo affatto) anche la vita serena di noi tutti, che nonostante l’ormai traballante fiducia in quei medici di ventura, continuavamo a farle coraggio , e ad illuderla che sarebbe senz’altro guarita.Non potevamo immaginare, pur nelle più brutte previsioni possibili, che lei, la NENA, potesse lasciarci per andarsene a miglior vita.Oltre che per ragioni salutari, non era presumibile neanche per quelle che potrei definire ragioni spirituali, per ragioni …DIVINE insomma. Lei, il suo Arturino e la sua e le loro famiglie , tanti e tanti mali torti ed ingiustizie avevano subito: La guerra, la fame, la perdita di genitori, fratelli, amici, le disgrazie evidenti, come per esempio la nascita di una nipote andicappata( non nel cervello, ma nel corpo), i sacrifici economici e sociali che loro e molti di quella infausta generazione avevano subito, e…molto , molto ancora in questa direzione.Per ci non so, ma…almeno per me, non era minimamente immaginabile che lei, mia madre potesse svanire così, con il tempo di un semplice battito d’ali.

Poi, in una solare giornata di fine maggio , dopo che l’avevamo fatta ricoverare per le sopraggiunte pessime condizioni in cui oramai ella versava, e verso le quali i luminari medici non potevano non prenderne atto, a seguito di una  doppia  ischemia  celebrale, dovuta al suo debolissimo e dilaniato sistema immunitario e della devastazione pressoché  totale alla quale il suo organismo era stato sottoposto, se l’è portata via . Il suo sangue era diventato acqua, e le massacranti cure si erano rivelate peggiori del male.

<< E così….è finita?! >>

Ma no!! No che non era finita. Il crudele destino infatti, si è fatto beffe della sua , e della nostra precedente sofferenza, regalandole cosi , (se è lecito dirlo) una doppia morte . La Nena se n’è andata  da un’altra parte immediatamente dopo l’ischemia. E’ entrata in coma irreversibile; e cosi è stato per ventidue lunghi e tormentosi giorni nell’ambito dei quali – qualche volta – noi, illusi familiari abbiamo sognato di credere che lei, la Madda, la Nena, la Maddalena o come meglio si potrebbe definire -  poiché lei era tanto di tutto  e tutto tanto-  riprendesse, e regalasse in questo modo una bellissima e sospirata sorpresa a tutti noi che le volevamo un immenso bene.

 Beh!…il 22 Giugno del 2007 , è morta definitivamente, e così anche per Arturo, che , tutto sommato, data la sua veneranda e dignitosa età di ottantuno anni ormai fin lì raggiunta, si accontentava con fare sognante di poterle tenere la mano e parlarle come se lei lo sentisse davvero, aspettandosi quasi un miracolo forse.

Chissà. Forse lei lo sentiva veramente.Forse lui avrebbe tanto voluto essere al suo posto.

 Chissà…..

I fatti , il destino, o come vogliamo definire certe cose , che avvolte rasentano l’onirica condizione di un libro scritto per finire in un certo modo, con il finale a sorpresa per capirsi, hanno voluto che lui avesse il tempo di seppellirla, di farle e di sceglierle la tomba ed il posto migliore nel cimitero, di pagare e di pagarsi tutte le varie spese funerarie  del caso; di salutare tutti, ed infine , non senza patire, ma pur non volendolo dare a vedere, agognando per circa un mese a quella bombola d’ossigeno che gli occorreva indispensabilmente affinché potesse flebilmente respirare, è morto.  Se l’è portato via la NERA SIGNORA,per mezzo di una crisi cardio -  respiratoria creatasi dopo un piccolo infarto coronario, per il quale nulla ormai era più possibile fare.

 Arturo era stanco, era stanco di lottare.

<<  E’ quarant’anni che mi girano e mi rigirano in questi letti d’ospedale!! Ora posso anche morire . >>

 Mi disse una sera mentre cercavo di alleviarle le sofferenze aumentandogli la dose d’ossigeno e girando quel suo gracile ma tuttavia compatto corpo verso il quale quel suo cuore malandato,nulla più, poteva fare, circa una possibile utilizzazione.

Sono scomparsi come in un assurdo gioco di prestigio, dove il mago è il destino ed il trucco è la morte.

Ciao Babbo, e…ciao grandissima donna, che sei stata mia madre , per trent’otto anni otto mesi e vent’otto giorni, le ore, quelle della tua sofferenza…. NON PASSAVANO MAI!!

Grazie per “AVERMI ESISTITO”, Non è un corretto congiuntivo( lo so) ma avvolte credo che certe cose, crte espressioni si comprendano meglio con TERMINI SURREALI .

BY MATHA (valter ceccherini)