Angel ed Emily

di Letizia Giacopelli

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Si fermò ansimante sul ciglio della strada e scese lentamente sul prato incolto che costeggiava la carreggiata. Prima si sedette poi si sdraiò sull'erba. Era sfinito... quanta strada aveva già percorso? Cento km? Centocinquanta? Ma soprattutto, quanta ancora ne doveva fare?

Respirò a fondo l'odore fresco dell'erba e dei fiori di campo... l'aria era secca, il sole rovente alto nel cielo terso.

Il battito del cuore rallentò, il respiro tornò regolare, le membra indolenzite dallo sforzo si rilassarono... al richiamo monotono delle cavallette si sostituì il suono armonioso delle risate di Emily. Le sentiva nella testa come se lei fosse lì vicino a lui... cara dolce Emily! Quante ore felici avevano trascorso insieme prima di essere separati... Lei gli aveva detto da subito che sarebbe rimasta solo qualche mese, giusto il tempo di riprendersi dalla sua malattia e poi sarebbe ritornata a casa. E i genitori di Emma non volevano di certo portarselo via con loro.

 Chiuse gli occhi e sospirò ripensando alle sue carezze... Prima gli posava le mani sulla testa poi scendeva alle orecchie e le tirava delicatamente. Non gli faceva male, anzi lo adorava e quando nessuno li vedeva le riempiva il viso e le mani di baci!

Piccola Emily, quanta strada devo fare per arrivare da te? Come quella filastrocca che cantilenava lei quando giocavano: 'Mia Regina, quanta strada devo fare per arrivare al tuo castello?'

Con uno scatto agile si rimise in piedi e tornò sulla strada... Doveva essere mezzogiorno, faceva un caldo terribile. Un autobus passò a gran velocità nella corsia opposta e lui si voltò ad osservarlo. Non l'avrebbero lasciato salire da solo su un bus, lo sapeva bene. Tornò a guardare davanti a sé... onde di calore tremolavano all'orizzonte dando l'illusione che la strada fosse un oceano di cemento increspato dai flutti.

Aveva fame, e ancora più sete, ma finché era giorno voleva camminare, sperando di arrivare il prima possibile in città, dove complice il buio avrebbe cercato una fontana e se fosse stato fortunato anche qualche avanzo di cibo. Si rimise in marcia, per nulla impensierito. Quando aveva deciso di partire per seguire Emily sapeva bene a cosa andava incontro. Sperava solo di trovarla presto... era in viaggio già da tre giorni e il suo corpo non avrebbe retto ancora a lungo.

Era un'illusione o le risate di Emily si erano davvero sostituite al canto delle cicale? Senza rendersene conto accelerò il passo.

Quando arrivò al crocicchio il sole era all'orizzonte e soffiava una piacevole brezza. Si allontanò di nuovo dalla carreggiata e studiò con attenzione le diramazioni della strada: da che parte? Nonostante la stanchezza non riusciva a stare fermo e fece qualche passo in ognuna delle tre direzioni... era vicino, lo sentiva! Di colpo si fermò, tutti i sensi all'erta. Rimase come pietrificato per lunghi istanti poi partì a razzo imboccando la strada di destra.

Emily! Emily sto arrivando!

Dopo neanche un'ora si fermò ancora. Alla sua sinistra c'era un granaio abbandonato, dall'altra parte della strada una stazione di servizio. I due 'segnali' che, come gli aveva detto Emily, gli avrebbero permesso di riconoscere la città.

Ormai era notte, ma non poteva riposarsi proprio ora! Così girovagò per le strade in cerca del secondo segnale che lei gli aveva detto di cercare. Non fu difficile trovarlo...

Sfinito dal lungo viaggio, non desiderava altro che potersi sdraiare accanto alla sua Emily e riposare, al fresco sotto le stelle. Superò una fontanella senza neanche vederla e sgusciò lentamente tra i battenti socchiusi di un alto cancello in ferro. Decine di lumini rossi brillavano nel buio e il profumo dei fiori era inebriante.

Non si fermò a guardare nulla, ma andò deciso verso la sua meta. Arrivato davanti ad una lapide si fermò, per l'ultima volta. Non aveva fiori, non vi brillava nessun lumino e la terra era ancora un poco smossa. Dal marmo grigio della lapide il piccolo volto di Emily sorrideva da una foto al mondo circostante.

Esalò un profondo sospiro di sollievo. Emily, finalmente!

Si sdraiò accanto alla lapide, chiuse gli occhi sereno e con ancora nella testa l'eco delle risa di Emily, che volando sulle ali dell'amore lo avevano guidato per oltre duecento chilometri, si addormentò.

Dopo un po' sentì una piccola manina accarezzargli la testa, poi scese sull'orecchio e gli diede uno strattone.

Subito lui si destò. Emily!

La bimba rise, lo abbracciò e gli diede un bacio sul secco e grosso naso nero "Lo sapevo che saresti venuto!" guardò il cane nei grandi e dolci occhi neri "Sapevo che non mi avresti lasciato qui da sola..." rivolse una furtiva occhiata al cimitero intorno a sé poi tornò a guardare il cane e sorrise tirandogli di nuovo un orecchio "Il mio Angel!"

Lui le saltò in grembo e le riempì il viso di baci umidi e bavosi.