Un giorno lontano

di Luly

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Un giorno lontano, fatto di “cose vissute”, di parole lasciate a metà, di ricordi chiusi in un cassetto….tu mi dicesti: “La nostra storia non può continuare, io non ti amo …forse non ti ho mai (veramente) amato ”…
Furono lampi e tuoni, furono fucilate, le tue parole.
Aleggiarono nell’aria per inteminabili “momenti di vita” che sapevo, non avrei più vissuto.
Pensavo che a noi non potesse succedere…non doveva succedere, e come, davanti ad una malattia improvvisa, mi sentii impotente.
La mia aspettativa di vita, lasciata arenarsi senza limiti, sulla spiaggia della nostra “esistenza”, come una barca alla deriva…..Tu….. In te avevo riposto tutta la mia fiducia, avevo riposto tutto il mio “sapere”, io e te  abbiamo “creato” un mondo “vivente”, fatto di sofferenza, ma anche di gioia, fatto di sudore, di paure  e di felici emozioni…..Ma ora, te ne stavi andando; non ti saresti più voltata indietro (ti conoscevo bene).
Lasciavi tutto ciò che avevamo costruito, nelle braccia “tremolanti” del vento. Tutto quello per cui avevamo lottato, ormai, era passato in secondo piano per te….
Ti dedicai la mia vita…e tu la gettasti alla furia incontrollabile dell’uragano.
Ora, ripensando ai momenti “bui” del nostro rapporto, ricordo i tuoi silenzi, e, come lame di coltelli   trafiggono ancora  il mio cuore….
Adesso, come non mai, sento “mie” le dolci parole che in passato ti scrissi, acclamando il nostro amore, che “adoravo”(e mai ti nascosi)…come adoravo la nostra vita insieme.
Ma tu hai preferito buttare tutto in mare...senza “ascoltare” il mio lamento…senza udire il mio implorante “urlo”.
*Emozionami, come il mare emoziona il mio sguardo, come la pioggia emoziona i miei pensieri, come emozionante può essere un bacio, rubato ad un sorriso triste, come può essere un  abbraccio, come può essere un  amore che duri un’ora…o tutta una vita *.
Chissà quando tu, tornando a casa penserai a queste parole, o quando guarderai il sole sorgere, oppure l’alta marea accarezzare le calde sabbie, quando sentirai il calore del sole carezzare le  tue gote,  chissà se scorgerai una luce dentro al tuo cuore, pensando al nostro amore, pensando a quante bugie mi hai raccontato, menzogne che hai “creato” per mentire anche alla tua stessa vita.
Cercando di “tornare indietro tra i ricordi”, sbiadite foto nella mente della “passione”.
Io e te…due cuori solitari…sempre alla ricerca di “vita” da vivere…senza meta, né frustrazioni.
Io e te…quante parole dedicai al nostro “amore speciale” fatto di silenzi accondiscendenti…
Fatto di silenti “parole”, mosse solo da un vento lieve.. e dalla passione che univa i nostri cuori….
Ricordo…
*Mi ricorderai.. per il profumo della mia pelle, per il mio sguardo dentro al tuo....
per il nostro amore mai sopito.
Mi ricorderai...per le mie carezze dolci, per le nostre ore che non sembrano avere mai fine......
Mi ricorderai...per l'intimità dei nostri momenti...desiderio sempre costante.....
Mi ricorderai per l'intensità del nostro amore, per il mio sfiorare la tua pelle....per il mio amare il tuo calore*.
Amo il tuo amore......lo amo.
Amo la tua pelle, che mi porta nell'Olimpo dell'estasi, che mi fa vibrare ogni goccia di sangue.
 *Prendi le mie ali spezzale...
Così facendo...la mia vita rimarrà dentro la tua.
Prendi le tue forze...donamele...
Io sarò forte...per amarti...dentro...
Le ombre della notte...ci avvolgono....in un turbine di passione...
Spezza le catene...il dolore domani...sarà un ricordo....
Spezza i tuoi sogni....le tenebre...non fanno paura....
Non frenare il tuo entusiasmo .... le nostre anime....danzeranno all'unisono*
Ma non doveva finire così!
Noooo!!!!
Tu eri la mia vita…la mia voglia di vivere!
Come io ero la tua vita.
Non potrò più restare seduto a guardare che “un altro” ti porti via dalle mie braccia!!!!!!
Noooo!
Mi lasciasti sospeso, su un mondo “stranito”, fatto di soli pensieri e nessuna certezza.
Tutto faceva presagire, ora mi rendo conto.
Le tue continue assenze, il tuo non esserci…non solo fisicamente….
Io sentivo l’aria pesante in fondo al mio cuore…..il mio amore parlava solo di te….
Ma tu non “esistevi” già da molto tempo.
E qui cominciò “l’inizio” delle “fine”, e la fine di una vita che non mi apparteneva.
Era tardi, la statale ingorgata come non mai, tutto sembrava “sapere” di quello che da lì a poco “avrei saputo anche io”
Era il nostro anniversario, volevo fare di quel giorno, un momento indimenticabile indelebile.
Tutto era pronto.
Il ristorante…i fiori la serata era (sotto ogni profilo) perfetta.
Tutto doveva essere perfetto.
Dunque, si profilava una vera e propria “serata d’onore”, in onore del nostro amore….
Mentre imboccavo la strada di casa, suona il telefono. Era Mauro; mi chiedo cosa voglia costui. Parte la chiamata dal bluetooth, rispondo….Le solite parole, come stai dove sei.
Mi sorge un dubbio…..
“Perché Mauro mi telefonava a quell’ora, senza un motivo preciso, solo per chiedermi come sto?”
Mi fa una domanda strana: “Paolo a che ora rientri? Io sono sotto casa tua …..devo parlarti”
Il gelo dentro al cuore….Un masso di ghiaccio, a poco a poco, prendeva posto.
“Che cosa voleva Mauro da me?”
Mauro è il mio migliore amico…nonché tuo fratello!
Arrivo sotto casa., concitato, agitato e frastornato.
Non volevo   pensare a quello che da li a poco avrei sentito. Forse lo immaginavo  e mentre parcheggiavo il cuore mi pulsava forte  e le gambe mi tremavano.
Era un po’ di tempo che “capivo” che qualche cosa non andava e forse, per il mio troppo amore , non volevo vedere.
E in quel momento, dove tutti i miei sogni stavano per svanire, la porta del mio cuore stava per chiudersi, ho rivisto la mia vita.
 Mauro era lì, mi aspettava e mi stava per dare la notizia che mai avrei voluto sentire.
 “Paolo, scusa l’ora, e scusa la circostanza, ma sono qui per dirti che Flavia non c’è”.

 

“Se n’è andata”… … … … … … … … … … … … … ….
Il silenzio tagliò il buio della sera, come un coltello dalla lama affilatissima  entra nella carne,.
Mauro parlava parole “lente”, quasi impercettibili, alle mie orecchie.
La testa mi faceva male, una nausea quasi “traboccante” mi assalì. Non volli sentire più nulla, e mi allontanai di qualche passo.
Cercai, nella giacca, nuova per l’occasione, il pacchetto di sigarette, distrattamente ne accesi una, e cominciai a fumare più nervoso del solito.
“Paolo! Mi hai sentito?” ribattè Mauro.  Ma io, in preda al più totale sconforto, lo guardai, senza vederlo, e non seppi fare altro (per interminabili momenti, che parvero lustri) che annuire.
Buttai la sigaretta, sull’asfalto umido di rugiada, e mi voltai verso di lui.
Con passo tremolante  gli andai vicino, lo guardai  e, con fare sornione, gli chiesi di dirmi tutto quello che era successo quel “maledetto” pomeriggio.
Mauro cominciò, dicendomi che Flavia aveva lasciato tutto, aveva preso tutta la sua roba, se ne era andata, se ne era andata via per sempre.
In fretta, come un ladro fugge dopo un furto, lei se ne era andata, portandosi via tutto di me  tutto di noi, i nostri figli, i nostri ricordi, le nostre vite.
*Dolce il suo profumo...come petali di rosa.
Tenue il suo calore..come la tua pelle....
Agro il suo sapore....come le delusioni che si accoda.....
Delicati i suoi modi.....come di chi non vuole farsi "percepire"...di chi sta nell'ombra della vita......
Soave il piacere.. di chi ha assaporato il gusto di "libidini"...mai nemmeno sfiorate con il pensiero:
Il profumo dell'amore..dolce-amaro-impossibile*.
Dunque, amareggiato, e deluso dagli eventi che si erano creati, guardai Marco e dissi “Perché? Dove ho sbagliato?”
 Non che la nostra storia fosse miele e nettare tutti i giorni, ma avrai avuto un minimo di “dolore nel cuore” quando varcando la soglia per andartene, e voltandoti indietro, guardando i nostri figli Gianluca e Stefano, avrai pur pensato a noi, loro sono “frutto di noi” loro sono le nostre vite!!!!!
Marco, mi prese per un braccio e mi guidò verso il parco che si trovava di fronte a casa nostra.
Con voce calma e pacata, mi disse che tu non eri più in grado di gestire la nostra vita.
“Ma come” risposi “Non c’è momento della mia giornata in cui non penso a lei, non c’è momento della mia vita che trovo noioso senza lei, come ha potuto?”

 

“Paolo calmati” continuò Mauro, “Lei non ti merita”
“Come non mi merita? Ma cosa stai dicendo? Io la amo, e lei ama me! Non dire scemenze! Abbiamo costruito una vita dorata per noi e per i nostri figli, una vita senza problemi, non posso credere che abbia deciso di mollare tutto per un capriccio!”
Si, perché io la vedevo come un capriccio, la sua decisone di “fuggire da me”.
Ma Mauro insistette, e così ci sedemmo su una panchina e fui costretto ad ascoltare le sue parole, la “verità della fuga della mia amata Flavia”.
“Vedi Paolo, lei ha un altro, scusa se te lo dico così, ma è meglio che tu lo sappia da me, perché lei non avrebbe mai il coraggio di parlartene, mi ha detto più volte di essere stata vicina a dirtelo, ma non ci è mai riuscita”.
Per interminabili attimi, non seppi nemmeno come feci a rimanere immobile e fermo come un sasso, senza dare segni di vita, la mia mente ripercorreva ogni attimo della mia vita insieme a lei, ogni secondo ogni momento fatto di gioia, fatto di “nulla” le nostre risate i nostri pianti…e la mia mente viaggiò lontano:

*Mi manca la tua bocca, i tuoi baci, mi mancano...
Mi manca il tuo sorriso, il tuo "profumo” mi manca...
Mi mancano le tue carezze
Le parole dette a caso, le risate, le "strette" al cuore mi mancano.
Mi manchi.
Il sudore della tua pelle sulla mia,
Il godere degli attimi immensi
Il sentire i nostri cuori .palpitare.
Mi mancano i nostri corpi avvolti in un poetico canto.
Ho provato ad odiarti (in quel momento), ho provato a dimenticarti,
Ma l'amore che provo è troppo forte.
Non ci riesco,non ora, forse riuscirò a dimenticarti...
Forse intanto, sento mancare la parte  migliore di me.*

Tutto in quel momento aveva un colore differente dal rosa e dall’azzurro che vedevo insieme a te.
Tutto in quel momento sembrava (ed era) nero, di un nero buio tetro e tragico.

 

“Un altro? Un altro chi?” Mauro per inteminabili secondi non proferì parola.
Vide sicuramente che facevo fatica a parlare, ero come “sconnesso” drasticamente limitato in tutto, nelle azioni e nelle parole.
“Vedi Paolo, tua moglie è andata a vivere con Franco”.
Un’ ulteriore pugnalata.
“Franco?” ripetei più volte quel nome, come uno zombie mi alzai dalla panchina ed accesi l’ennesima sigaretta.
“Ma Franco è mio fratello! Ma stai scherzando! urlai”
“No calmati! Paolo ascoltami!”…
Mauro parlava, ed io mi allontanai con la più brutta delle intenzioni.
Presi le chiavi della macchina, mi misi al volante, e sgommando come un pilota di Formula Uno, ingranai la marcia e schizzai come una saetta nella notte buia.
Arrivai sotto casa di mio fratello Franco, notai le luci accese. Suonai alla porta, venne mio fratello ad aprire, (consapevole del fatto che fossi io a suonare).
Mi disse di entrare, ma io, in preda al più grande degli “odi”, gli sferrai un pugno che lo fece cadere “a tappeto”.
Dietro di me comparve Mauro, il quale, cercò invano di trattenere la mia ira.
“Flavia!!!!”
Urlai, “Flavia!!  Non puoi lasciarmi così. .non  puoi.. non  lo merito”…
Piangendo, come un bambino, distrutto dal dolore che dentro al cuore mi assaliva come un tornado, ebbi la forza di alzarmi, con la mano dolorante, e cercai (frastornato com’ero dal gancio sferrato a mio fratello) di tirare su anche Franco.
Egli si mise la mano sulla bocca, sanguinante, e si sedette con le spalle alla porta.
Mi guardò fisso, io feci altrettanto, e dopo pochi attimi, lui disse:
“Paolo, non hai mai capito niente, hai sempre giocato a fare il duro. Non ti sei mai accorto che la tua vita era una vita che non riuscivi a vivere?”.
“Flavia era la mia donna già al liceo, ma nonostante, finiti gli studi, fossi andato a lavorare in Africa, e stetti via 5 lunghi anni, rimasi sempre in contatto con lei…
“Io amavo Flavia  e la amo ancora,  per lei è sempre stato lo stesso”
Nonostante Franco continuasse a vomitare parole, che alle mie orecchie giungevano come fucilate, non capivo ancora, non volevo capire.
Franco, mio fratello, Flavia, mia moglie.  AMANTI!!!!
Amanti da anni, forse da sempre.
Ed io il fesso della situazione. Lavoro e casa, nessuno svago.
Ora capivo tutto! Ora ero arrivato alla soglia della verità.
Presa  coscienza di tutto il “guaio”,  andai verso la mia automobile, salii  e partii senza una meta precisa.

La notte mi portò fuori città, e “mangiai”  chilometri di asfalto, fino a che non vidi l’alba.
Mi fermai a pensare a tutto quello che fu.
Lentamente una razionalità che non conoscevo, mi pervase.
Ordinai i miei pensieri, e tornai verso casa. Era mezzogiorno, il telefono era intasato di chiamate.
Accesi la segreteria e vidi che la mia segretaria Stefania, mi aveva chiamato un centinaio di volte.
A quel punto, richiamai Stefania, e lei, con tono preoccupato, mi chiese se sarei passato in ufficio.
C’erano clienti che mi aspettavano, dissi che da li a poco, l’avrei raggiunta.
Mi feci una doccia, mi cambiai, e con una stretta al cuore, non potei fare altro che guardarmi intorno, la casa era silente come un cimitero, anche il sole che filtrava da dietro le tende, non pareva più avere “luce”.
Arrivai in ufficio, sbrigai il mio lavoro, e poi feci una pausa, mi sedetti a guardare i tetti delle case, il panorama del mare, che si vedeva dalla finestra del mio studio, mi sembravano “diversi, strani, irreali”…
Bussarono alla porta, e mi destai, quasi da uno stato di coma.
Era Stefania, dolce simpatica, e soprattutto gentile, come sempre.
Mi aveva portato il pranzo, che nonostante i miei sforzi, rimase lì.
Passarono i giorni e i mesi , venne l’inverno, io ero sempre più solo.
Di Flavia e  Franco, ma  soprattutto dei miei adorati figli Gianluca e Stefano, non ebbi più notizie, seppi da Mauro che si erano trasferiti al Sud, dove mio fratello aveva comprato un cascinale, l’aveva ristrutturato e ci aveva fatto un’ agriturismo.( Il dolore è ancora più lancinante, pensare che i tuoi figli, coloro in cui avevi riposto ogni sacrifico, ogni soddisfazione, ora, non vogliono più saperne di te, loro che, come “oro”, erano arrivati nella vita mia e di Flavia.).
Io, dal canto mio, continuavo la mia attività di imprenditore, e stando a quello che mi era capitato non mi sarei mai sognato di rifarmi una vita….
Vivevo sempre in quella casa, e non avevo nessuna voglia di cambiare abitudini, ma il destino, da lì a poco tempo mi avrebbe giocato un altro “scherzetto”.
Una mattina come tante,   clienti sfarzosi e vestiti di denaro, pronti a comprare case a tutto spiano, riempirono le mie giornate, e non nego, anche il mio conto in banca.
E arrivò così la   Primavera  ed un pomeriggio, decisi di fare due passi in riva al mare, prendendomi qualche ora di riposo.

 

Arrivai sulla spiaggia, il sole era caldo e straordinariamente “affascinante”, cominciai la mia passeggiata, quando “captai” uno strano profumo, come un profumo che conoscevo bene, guardai dritto davanti a me, e vidi Stefania, che mi stava venendo in contro, per salutarmi.
Sorridetti, e lei, per niente stupita, mi disse se mi andava un gelato.
Anche lei era sola quel pomeriggio, ed aveva pensato bene, di trascorrerlo sulla spiaggia.
Eccome che aveva pensato bene. Per la prima volta stavo il mio cuore stava “lavorando”.
Stefania era la mia segretaria da molto tempo, così graziosa, sempre disposta a turni massacranti, per stare dietro ad un  immobiliarista oberato di lavoro come lo ero io, sempre pronta a non discutere sui compiti che le venivano affidati….
Ma in quel momento vedevo davanti a me una donna bellissima, con un corpo sinuoso e un sorriso affascinante.
Cominciammo a camminare sulla battigia, l’acqua accarezzava i nostri piedi, e noi ci ritrovammo come due fanciulli, a sorridere per nulla, a ridere di un granchietto che faceva capolino tra le onde, e sempre di più sentivo dentro di me una sensazione strana quasi di pace.
*Come il sole brucia la pelle.
I tuoi baci, bruciano la mia anima.

Sono "desideri" le tue carezze.

Sulla sabbia dorata...il silenzio è divino sentimento.

Come un diamante il tuo amore scandisce lentamente le ore.

E ci ritroviamo ad essere solo "vento”*

In quel preciso momento, quando mi trovai seduto con lei sulla sabbia, a parlare, capii che mi ero innamorato, e non potevo negarlo, avrei voluto baciarla.
Lei, sembrava avesse capito il mio desiderio, mi cinse le braccia al collo, e avvicinò la sua bocca alla mia, e come per magia, ci ritrovammo in un abbraccio, lungo l’infinito mondo che è l’amore…
Le nostre carezze avevano l’aroma della passione.
Andammo a casa mia, e facemmo l’amore per tutta la notte, travolgente, senza inibizioni, come se fossimo innamorati da sempre.
*Mentre l'amore avvolgeva i nostri cuori...

I nostri corpi, "trafugavano" l'immenso...

Un "furto", al piacere di stare l'uno dentro l'altra...

Il nostro amore eccelleva sopra  ogni sensazione...

Tu, imponente sopra al mio corpo, che reclamava amore, come non mai,

Come un uragano senza pietà, la nostra voglia d'amore...

Il giaciglio dove i nostri corpi esanimi ancora si cercavano.

Respirava ancora l'orgasmica "rinascita".

E alla fine, fu solo "serenità”*

Tutta la notte trascorse in un turbinio di sensazioni ed emozioni, che avevo (fino a quel momento) dimenticato.
Ci svegliammo, con la voglia di stare sdraiati a guardarci.
Stefania mi fece un regalo bellissimo, mi diede (in quel momento, ma che, sapevo, sarebbe durato per sempre) un sorriso.
Quel sorriso   è ancora nei miei pensieri, ogni mattina, quando l’alba sorge, rivedo accanto a me la donna più straordinaria, ed eccitante della mia vita.
Rivedo in lei tutto l’amore che per anni ho “perso”.
Guardo indietro la mia vita,  non mi capacito di aver perso i miei adorati figli,  le persone più importanti per me; questa “tragedia personale” alla quale non riuscirò mai a mettere la parola fine.
Per un breve periodo di tempo   io  e Stefania  restammo a vivere in quella che fu la mia casa.
Ed arrivò l’inverno.
Una mattina Stefania mi disse che non se la sentiva di venire al lavoro, mi chiese se  poteva assentarsi, per riposare, ed io, annuii  sapendola molto stanca.
Stavo contrattando con un cliente, sull’acquisto di una proprietà, quando la mia segretaria, (la signora Lia che aveva preso il posto di Stefania), mi  chiama e mi dice che c’è il fioraio che aspettava per consegnare dei fiori.
Con  mio stupore (ed imbarazzo), dissi di farlo accomodare.
Era un periodo che Stefania era un po’ strana, accusava qualche malessere, e cercava sempre di sfuggire alla vita di società (cene di lavoro, Meeting  e Breething), ma non credevo che mi stesse facendo il regalo più entusiasmante che mi potesse capitare alla soglia dei 50 anni.
Entra il fioraio, mi porge un mazzo di rose rosse, con una Rosa  rosa al centro…
Sopra, in bella vista, c’era un bigliettino, anch’esso rosa.
Impaziente come un bambino al quale è offerto un bel gelato, liquidato il cliente, mi accingo a leggere il bigliettino.
Le prime parole, “Amore mio”, già mi avevano dato un non so che di entusiasmo, quasi una scossa,
Continuando poi, così…
“In questo ultimo anno, sono successe tante cose, il nostro amore è cresciuto come si cresce un figlio, lo si vede nascere, fare i primi versetti, dire le prime paroline, i primi passi.
Il nostro amore è stato così, ma ora………Ora di più, ti aspetto a casa.”.
Il biglietto si interrompeva così.
Io, dal canto mio, preoccupato come non mai, delego la signora Lia a disdire gli ultimi appuntamenti della giornata, e mi dileguo dall’ufficio.
Arrivo sotto casa, il cuore che batteva  a mille all’ora.
Entro, le tapparelle socchiuse davano un non so che di atmosfera tra il tetro ed il surreale.
Stefania era seduta sulla poltrona con dei fogli in mano.
Mi guarda, con l’aria sognante, e mi porge una specie di cartelletta.
Io osservo e lei mi dice “Apri”. Obbedisco.
Apro e vedo delle foto “ecografiche”.
L’adrenalina stava soffocandomi. Avevo capito tutto.
Il suo malessere, le sue continue “disdette” ai pranzi e alle cene.
Era Incinta!
Mi inginocchiai davanti a lei, le appoggiai il mio capo sul ventre.
Lei mi guardava con le lacrime agli occhi. Non so per quanto tempo rimanemmo così, a piangere tutti e due nel silenzio.
Il mio amore aveva dato i suoi frutti. La mia donna aspettava un figlio.
Quel figlio che per me era il “riscatto” alla sofferenza di aver amato..
Stefania mi disse: “Amore è una femmina”. Lì non capii più nulla.
La mia vita era stata ripagata da tutte le sofferenze. Finalmente!! L’amore aveva trionfato sulla cattiveria di chi mi aveva tradito.
Ero l’uomo più felice della terra.
Ora, sono passati due anni dalla nascita di Giulia, e guardarla crescere, vederla sorridere, piena di gioia e serenità, non fa altro che ringiovanire ogni giorno anche me.
L’amore per Stefania è sempre enorme, lei è sempre così buona e ottimista, nelle giornate buie è stata la luce che non c’era.
E’ stata la serenità dentro la tempesta, è stata l’arcobaleno dopo l’uragano.
E’ stata e lo è..
La mia vita è tornata a “vivere” ed ora, sono io a ringraziare il destino per essermi stato avverso anni fa.
Per avermi fatto soffrire, per avermi umiliato, per avermi tolto tutto…
Ora posso finalmente respirare aria pulita, serenità e  felicità
Posso dire di essere stato fortunato, anche nella sfortuna.
Finalmente la vita mi ha ripagato di tutte le fatiche fatte, con una famiglia “serena”  con una tranquillità finanziaria, e soprattutto con l’amore che cercavo da sempre.
Perché l’amore è la vera ragione di vita.
Grazie”destino” grazie  per quel giorno lontano, “che mai avrei voluto vivere” ma,  da quella “tragedia personale” hai voluto farmi incontrare il vero amore.
Quell’amore che tanto avevo cercato, desiderato, e che ora è realtà.

 

 

La storia.

La storia, si svolge, in una piccola città della Romagna, dove un giovane immobiliarista, vede tutto il suo futuro sfumare (la famiglia, i figli, l’amore), insieme alla fuga della moglie infedele e disonesta di sentimenti.
Anche quando sembra che tutto sia perduto, il destino, con un colpo di reni (che si dà il nascituro affacciandosi alla “vita”) riesce a dare “speranza e futuro” a chi (nel nostro caso il protagonista Paolo) pensava di non averne.

Luly

 

 

I protagonisti:

Paolo: L’immobiliarista “tradito” e sfortunato.
Flavia: La moglie infedele.
Mauro: Il fratello di Flavia.
Franco: Fratello di Paolo e amante di Flavia.
Gianluca e Stefano: I figli di Paolo e Flavia.
Stefania: La segretaria di Paolo, nonché sua compagna.
Giulia: La bambina di Paolo e Stefania.
Lia: La segretaria

Ogni riferimento a cose e a persone è puramente casuale.