Sonny il coniglio

di Tiziano Marzotto

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Originariamente pubblicato su "Il vicenza" il 26 marzo 2007.

 

Il gioco di luci e ombre a forma di scacchiera sul pavimento della mia cella frantuma la tenue speranza che si tratti solamente di un brutto sogno.Tutto è cominciato un maledetto giorno di settembre, quando camminando lungo un sentiero nella boscaglia di Crowly ho incontrato un bel coniglio bianco all’altezza della vecchia quercia secolare chiamata Devil’s Tree. L’animale, accortosi della mia presenza, invece di scappare è balzato in piedi sulle agili zampe posteriori e ha cominciato a guardarmi orgogliosamente come per dire: «Qualche problema amico?» Sorpreso e divertito dall’insolito atteggiamento animale mi sono avvicinato al simpatico coniglio che, per nulla intimorito, con un poderoso balzo è andato ad accovacciarsi paciosamente sulla mia spalla dopo essersi strusciato per bene sul mio collo. Intenerito dal suo atteggiamento così umano ho deciso di adottarlo, incurante del fatto che potesse appartenere a qualcun altro e ho pensato: «Troppo forte questo coniglio, adesso è mio!» L’ho chiamato Sonny e non so perché, un nome che mi piace e basta. Solennemente l’ho informato della mia decisione dicendogli: «Mio caro, il tuo nome è Sonny, ti piace?» Nemmeno il tempo di terminare la frase ch’egli ha cominciato a battere le zampe anteriori in una sorta di impacciato battimano animale, ma lo ha fatto in maniera così umana da indurmi a pensare: «No, non è possibile, questo avrà pure il corpo di un coniglio, ma la sua anima è umana, forse uno spirito reincarnato in un corpo animale per un tortuoso itinerario karmico!» Eccitato per la nuova e straordinaria conoscenza la sera stessa ho portato Sonny alla locanda Dirty Yellow, covo della banda degli Warriors cui orgogliosamente appartengo, anzi ne sono il capo indiscusso. Era una serata particolarmente importante: con i miei compagni dovevamo prendere una decisione dopo lo sgarbo subito il giorno prima dai nostri acerrimi rivali, i fratelli Johnston. Billy, il più piccolo dei fratelli, aveva insidiato una delle nostre donne e pertanto volevamo fargliela pagare a quei bastardi. Appena entrato nella locanda con Sonny in spalla i miei amici sono apparsi parecchio sorpresi e divertiti e mi hanno fatto intendere che ero fuori di testa, ma ben presto anche loro si sono accorti della straordinarietà di Sonny, diventato subito il beniamino della banda. Ma tale deliziosa presenza non mi ha distolto dal tema principale della serata, quindi ad un certo punto ho ringhiato ai miei compagni: «Ragazzi, cosa facciamo con quei bastardi dei Johnston? Rifiliamo loro come al solito una bella razione di sberle e pugni? » La maggior parte dei miei compagni hanno annuito eccitati, ma subito la nostra attenzione è attirata da Sonny che, nel frattempo e non so in che modo, prendeva fra le sue zampe una mazza da baseball in miniatura – souvenir regalato al padrone del locale dalla squadra locale dei Reds Poors - brandendola come per indicarci il modo di trattare i Johnston. Sarà stato per la copiosa birra in corpo o per un improvviso sonno delle nostre coscienze che abbiamo interpretato il gesto di Sonny come l’ordine indiscutibile di un capo divino dalle fattezze provvisoriamente animali. All’indomani, al calar della sera, dotati ognuno di una mazza da Baseball, siamo partiti dal Dirty Yellow diretti al covo dei Johnston, il pub Old Bull, per portare a termine la missione punitiva. Ho guidato la spedizione con la mia spider cabrio color ramarro. Sonny era sul cofano, in piedi, incurante della pericolosa e instabile posizione, come una sorta di Attila alla guida dei nuovi barbari. Arrivati al pub, botte da orbi, ma questa volta ci è scappato il morto. Bob, il più vecchio dei Johnston, ha interrotto la sua breve vita con la testa fracassata. Poi è arrivata la polizia e quindi eccomi qui, nella cella n° 24 del carcere di Crowly, ad arrovellarmi nel mistero se il mio infausto destino sia stato causato dal diabolico coniglio Sonny o dalla mia improvvisa empietà.

Tiziano Marzotto