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Lettere Marziane, di "Ubik"


Mi svegliai all’improvviso, come da un sonno profondo, qualcuno mi disse che un giorno ebbi la fortuna di nascere e di trovarmi su un pianeta (cosa che appresi dopo anni di permanenza in questo luogo e in questo tempo, ma inizialmente ero all’oscuro di tutto… Mi sentivo un estraneo, su un pianeta a me nuovo) chiamato Terra. I ricordi riempivano le giornate degli abitanti di questo pianeta, sembrava che tutti sapessero dove stavano andando e cosa facessero; per me era tutto una novità, non sapevo da dove venivo e per quale astruso motivo mi trovassi in questo luogo oscuro e cupo regolato da leggi e norme che faticavo a comprendere.
Vagavo senza meta, in solitudine, osservavo gli uomini che sfilavano veloci sotto i miei occhi scrutatori. Non ebbi alcun contatto, i primi tempi, con gli abitanti di questo pianeta, faticavo a cogliere le loro abitudini, mi incuriosivano i loro pensieri, che come un brusio di sottofondo riempivano i miei sensi.
Osservandomi allo specchio riflettei che la mia immagine era uguale alla loro, ma solo in apparenza, mi scrutai a fondo e trovai la mia anima diversa dalla loro: non provavo né odio né dolore, solo inquietudine per la lunga permanenza in questo stato d’incoscienza. Questi sono i miei primi ricordi, i miei primi passi, e scoprii che da dove venivo io regnava il silenzio, condizione che ben presto si allontanò da me. Ci vollero molti anni, prima che mi si riaffacciasse alla coscienza la mia vera natura, che iniziava a corrompersi, a desiderare, da quando ebbi anch’io il dono della memoria, che mi perseguitò per anni. La situazione era questa, o rimanere nell’isolamento, oppure buttarsi nella mischia e confondersi con gli altri per non sentirsi un alieno. Iniziai a viaggiare in lungo e in largo, visitai paesi dalle molte lingue e usanze, scoprii che non c’era un qualcosa di simile che unisse i popoli, non sapevo decidermi su quale fosse la gente più simile a me. Non passava giorno in cui mi domandassi chi fossi e per quale motivo, o sciagura, mi svegliai a guardare quello che ora non posso ignorare.
Lessi molti libri e appresi che l’uomo, da quando ha avuto il dono del raziocinio, si è posto domande sulla sua vera natura ed ancora aspetta una risposta. Quindi nella sostanza non ero diverso dai più, e ciò mi confortava, in questo liquido scorrere del tempo. L’uomo ha rinchiuso tutto il suo scibile in categorie ben precise, conformemente a queste, vive e agisce.
Mi sembra di ricordare di aver letto che con la volontà l’uomo può agire liberamente e decidere sull’esito degli eventi, ma quanto è difficile far coincidere le imprescrutabili leggi del cosmo con la volontà umana.
Perché lettere marziane? Ormai l’uomo non si domanda più chi è, dove sta andando o tornando, assorbito totalmente dal vivere quotidiano, giorni e notti si susseguono senza sosta e il fermarsi porterebbe spaesamento, sofferenza, forse inutile per i più, ma c’è un popolo di temerari che ancora si pone certe domande e sa che prima o poi le risposte arriveranno, basta porsi le giuste domande.