Beppe

di Marco Raiti

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" BEPPE "
II balletto di Beppe (I Parte)

Beppe… arrancava sul carobio*, cercando, con i pochi "barlumi di lucidità che gli rimanevano, di giungere il più presto possibile a casa.
Le gambe gli tremavano, e, su tre passi che faceva, solo di uno avanzava.
La visibilità era scarsa, data la tarda ora e la carente illuminazione del
carobio, ciò, portava dei grossi problemi a Beppe, che, in preda ad uno stato pietoso, aveva bisogno di concentrarsi il più possibile per cercare di focalizzare bene le cose, poiché lo sguardo gli ballava terribilmente.
L’aria era piuttosto umida in quanto ci si trovava in una buia notte di
dicembre, ma non faceva molto freddo, giacché, in quel grazioso paese, ci pensava il mare a mitigare i rigori dell’inverno.
A rendere più cupo l’ambiente contribuiva un cielo completamente coperto senza l’ombra di una stella o il mite bagliore della luna.
In quel solitario panorama, nella quiete della notte, l’unica cosa in movimento che si poteva notare era il buffo balletto di Beppe.
Chiunque gli fosse passato vicino in quel momento avrebbe sentito un puzzo di alcool misto a sporcizia tale da allontanarsene il più rapidamente possibile.
Ma lasciamo per un poco Beppe intento ai suoi sforzi a tentare di raggiungere casa e prodighiamoci piuttosto per scoprire chi fosse il poveretto.

* Forma dialettale per indicare un piccolo vicolo all’interno di un borgo. A Genova carruggio.

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" BEPPE "
Chi era Beppe (II Parte)

Beppe era il personaggio più famoso del paese, più conosciuto di Carter*, Fanfani o Andreotti, non che fosse una gran personalità, anzi, tutt'altro.
Quando, nelle sere d'inverno, non presentando la zona molte altre prospettive,le persone del paese si riunivano al bar per discutere di calcio, di politica o di qualsiasi altro argomento non tralasciavano, specialmente i più giovani, di raccontare l'ultima avventura di Beppe.
La narrazione era sempre contornata da rumorose sghignazzate e molti sogghigni, e, certe volte, da tentativi più o meno riusciti di comiche rappresentazioni mimiche che raffiguravano Beppe nelle sue disavventure.
Ma Beppe non era solo il pretesto per passare un'ora la sera in allegria, egli rappresentava anche un simbolo della morale paesana; infatti, quando qualcuno alzava il gomito prendendosi una grossa sbornia, sovente un amico era solito ammonirlo dicendogli: " Attento! .... se continui così diventerai come Beppe ".
Non vi era insulto più grande nel paese che essere paragonati a Beppe.
Beppe aveva superato ormai da un pezzo la quarantina, anche se, per quel dannato vizio, dimostrava molti più anni. Ma nessuno, tra i giovani, si era mai preoccupato di sapere se fosse sempre stato così, nessuno di loro si era mai chiesto se un tempo Beppe potesse essere stato un uomo normale, magari un giovane più o meno brillante come quelli del paese.

* Il racconto è stato scritto nel 1983. Il riferimento a di popolarità a Carter, Fanfani, Andreotti è conforme al periodo.

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" BEPPE "
Chi era Beppe (II Parte)

Gli altri, i più anziani e i suoi coetanei, non amavano parlare del suo passato, parlare di lui come qualcosa di serio, preferivano che egli rimanesse il simbolo dello scherno, l'ubriacone del paese.
C'era qualcuno però che ricordava un Beppe diverso, un giovane brillante colto ed intelligente, insomma, tutto l'opposto del Beppe attuale.
Aveva lasciato il paese per una diecina d'anni e quando era tornato, non era più lo stesso, si diceva che aveva avuto una grossa delusione, da allora aveva cominciato a bere e non si era più ripreso.
Ma quando qualcuno, rarissime volte, iniziava a raccontare questa storia, era subito messo a tacere con frasi del genere: " No.... non è possibile non ci credo, ma lo vedi com'é adesso ".
L'incredulità sfociava subito in burla e riaffioravano immediatamente le battute di scherno su Beppe e le sue disavventure ed egli si riappropriava prontamente della sua figura di vecchio ubriacone, semmai ne fosse stato svestito anche solo per un momento.
Cosicché anche chi si era prodigato per difendere almeno la reputazione del passato di Beppe desisteva alleandosi immediatamente alla beffa degli altri.

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Chi era Beppe (II Parte)

Beppe aveva una sorella che la gente del paese era solita commiserare sentitamente per il non desiderabile destino di avere un simile fratello.
Ella cercava di badare a Beppe fin oltre le proprie possibilità, essendo anche sposata e madre di due simpatici bambini e, in quella situazione, non era certo facile trovare il tempo da dedicare al fratello che, in quelle condizioni, esigeva una cura maggiore di un bambino.
Senza di lei Beppe sarebbe certamente morto di fame, ella, infatti, gli
portava spesso, una o due volte al giorno, un piatto di minestra che preparava in più o del formaggio o della frutta.
Ma mai soldi perché se li sarebbe andati subito a spendere in liquori,
come faceva ogniqualvolta riceveva quella misera pensione della quale non si conosceva la motivazione.
Quando la gente vedeva la sorella recarsi a casa sua, era solita esclamare: " Povera donna! .... Quante preoccupazioni gli dà ".
Il cognato non ne voleva nemmeno sentir parlare di Beppe, era il suo disonore, la sua vergogna e quella dei suoi figli e, naturalmente, non lo aveva mai minimamente sfiorato il pensiero di poterlo accogliere in casa a vivere con loro.

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" BEPPE "
Nella villa di Bibollaro (III Parte)

Intanto nella villa di Bibollaro la festa andava pian piano spengendosi.
La gente si annoiava, occorreva trovare qualcosa di nuovo, di diverso, di più eccitante delle solite banali feste. E vero che il più delle volte queste feste si trasformavano in orge, ma ormai erano venute a noia anche quelle. Sesso, sempre sesso, erano stufi anche di quello.
Angelo se ne stava lì seduto annoiato come tutti, reggendo svogliatamente il suo bicchiere di scotch e cercando di trovare quell'idea brillante che avrebbe ravvivato la serata. Pensava e, con fare stanco, ogni tanto sorseggiava il whisky. Ma niente, non riusciva a trovare quel qualcosa di originale.
In quel clima di noia Carlo esultò all’improvviso dicendo: "Ho trovato! Ho trovato! " E, continuando a gridare, mostrò una rivoltella che stringeva sulla mano destra. Anche gli altri, un po’ stupiti e un poco incuriositi, gli fecero cerchio intorno chiedendogli di cosa stesse parlando.
Prontamente egli rispose di aver trovato il modo per rendere più eccitante la serata e continuò spiegando: " è semplicissimo, si mette una cartuccia nel tamburo ". Così dicendo aprì la pistola in posizione di carica e ne introdusse una munizione che aveva estratto dalla tasca della giacca. " Poi si chiude, si fa girare velocemente il tamburo e… si prova la sorte! ".
Concluse puntandosi la rivoltella alla tempia, volendo dare, con tale gesto, un senso più teatrale alla spiegazione della sua trovata.

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" BEPPE "
Nella villa di Bibollaro (III parte )

Gli altri all'inizio rimasero un po’ perplessi. Poi qualcuno avrebbe quasi quasi voluto provare quella strana sensazione di pericolo. Ma la posta in gioco era troppo alta e, tra di loro, non vi erano certo esempi di grande coraggio…
Cosicché, dopo un primo momento di smarrimento, lo smontarono subito dicendogli: " Pirla, ma che cavolo vai a cercare ". La storia sembrava finita lì.

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" BEPPE "
Bravate nella notte (IV Parte)

Ad un certo punto, visto il completo fallimento della festa, decisero di fare un giro in macchina nella palese speranza di trovare l'emozione che avrebbe trasformato quella noiosissima serata.
Salirono sulle loro lussuose auto sportive. Angelo sulla sua Maserati con Sandra, Carlo sulla sua Porche. Sandro si mise alla testa del convoglio con la sua potente Ferrari insieme a Lilli. Via via seguirono dietro tutti gli altri.
Sfrecciarono lungo le strade quasi solitarie, data la tarda ora, costeggiando il bellissimo mar ligure.
Percorsero parecchi chilometri, finché giunsero in un paesino. Qui imboccarono una strada a senso unico nel senso inverso da quello indicato e avanzarono per quasi un chilometro a velocità sostenuta. Fortunatamente, più per gli altri che per loro, non incontrarono alcun veicolo. Così la bravata sembrava avere avuto lieto fine.
Ad un certo punto, Sandro, che era rimasto alla testa del gruppo, virò improvvisamente in un carobio ( tipico vicolo dei sobborghi liguri in cui è severamente vietato la circolazione di qualsiasi veicolo) con una manovra abile e fortunata, poiché la larghezza del piccolo vicolo non era molto più grande della potente automobile.
Lo seguirono gli altri con manovre altrettanto spericolate.
Il gruppo di macchine si avviò a forte velocità su per quella stradina
che percorre il cuore del paese circondata com'è da vecchie e basse case.

 

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" BEPPE "
L'idea di Angelo (V Parte)

Ad un tratto Sandro frenò bruscamente avendo visto un'ombra in mezzo alla stradicciola. Carlo, che lo seguiva, non poté fare a meno di tamponarlo.
Sandro, ripresosi dopo un primo momento di smarrimento, fu preso da un violento attacco d'ira e scese dalla macchina per cercare di capire chi fosse il deficiente che gli aveva fatto provocare l'incidente.
Era il nostro Beppe che avevamo lasciato nel suo penoso rientro a casa.
Beppe non si era neppure reso conto di quel che era successo e rimaneva lì, in piedi, dondolando terribilmente sulle gambe e fissando il giovane che lo inveiva con uno sguardo perdutamente assente; accennando un sorriso che gli conferiva un'espressione da perfetto cretino.
Mentre Sandro continuava ad imprecare ed ad insultare il vecchio, che peraltro non sembrava prendersela ( in realtà non riusciva a comprendere una parola di quello che gli stava dicendo ), Angelo scese rapidamente dalla vettura e si diresse verso i due litiganti gridando eccitatissimo: " Ho trovato, mi è venuta un'idea stupenda ".
Sandro smise di gridare e lo guardò con espressione interrogativa. Ma Angelo, prima che l'altro potesse dire qualcosa, sempre con fare eccitato, aggiunse: " Carica il vecchio in macchina e andiamo tutti a casa di Carlo ". Sandro rimase un po’ perplesso, non gli andava l'idea di far salire sulla sua Ferrari quel vecchio sporco e puzzolente, ma prima che avesse finito di pensare, vide Angelo correre verso la propria macchina.  Al che decise di fare come gli aveva detto l’amico. In fondo Angelo era famoso per la sua fantasia ed era probabile che avesse avuto l'intuizione giusta per divertirsi un po’.

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" BEPPE "
Scena madre di Angelo (VI Parte)

Giunti a casa di Carlo, tutti attendevano spiegazioni da Angelo, ed egli, indicando Beppe, cominciò dicendo: " Costui è un uomo di coraggio! … ed ora ci mostrerà quanto vale".
Si erano messi tutti a sedere con le gambe incrociate sul bellissimo tappeto persiano che ricopriva quasi interamente il pavimento.  Seguivano, divertiti ed incuriositi, il succedersi degli eventi dalla parola di Angelo che, con grande teatralità, si mostrava degno della parte di primo attore.
Continuando la commedia, Angelo chiamò Carlo, si fece dare la pistola a tamburo e tre proiettili. Caricò la pistola con i tre proiettili e, rivolgendosi a Beppe, gli disse: " Ora ci mostrerai il tuo valore e il tuo sprezzo per la vita terrena, … tanto la vita per tè deve valere ben poco! " Pronunciò l'ultima frase con tono diverso dalla solita enfasi teatrale con cui stava recitando il suo capolavoro, ma piuttosto con un tono sprezzante ed aspro che fece scoppiare la platea in una fragorosa risata. Poi fece girare velocemente il tamburo, pose la pistola in mano di Beppe e gliela portò in modo da puntare la canna contro la tempia del vecchio. Continuando nella sua farsa aggiunse: " Ma noi ti paghiamo. Non sia mai detto che tu faccia qualcosa per noi gratis. Perché tu ci mostri il tuo grande coraggio noi ti pagheremo molto bene, …vero ragazzi ?! "
A quella domanda risposero tutti in coro di sì.

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" BEPPE "
Scena madre di Angelo (VI Parte)

Allora Angelo continuò: " Allora ragazzi, mostriamogli la nostra prodigalità. Siamo in ventidue, tiriamo fuori tutti il libretto degli assegni e ciascuno ne firmi uno per il valore di cinquanta milioni , per una somma totale superiore al miliardo ".
Infine, Angelo, con l'atteggiamento solenne di chi vuoi tenere l'arringa
conclusiva, disse: " Ascoltami bene vecchio, come tu hai visto, io ho caricato la pistola con tre proiettili e, come tu forse già sai, il tamburo di questa pistola ha sei colpi, per cui, tu, schiacciando quel grilletto, hai cinquanta probabilità di vivere e diventare ricco e cinquanta di morire!. Ora sta a tè e al tuo coraggio decidere ".
Lo sguardo di Beppe non appariva più molto assente e sulle sue labbra era scomparso quello stupido sorriso. Egli, di fronte a quella grottesca situazione e molto per effetto di essa, andava pian piano riacquistando la sua lucidità.
Ora riusciva a comprendere quasi completamente il discorso del giovane. Angelo, che aveva notato un'espressione diversa negli occhi di Beppe, disse di nuovo: " Ma forse tu non ti fidi di noi, ci consideri degli imbroglioni e pensi che non potrai mai incassare gli assegni. Ragazzi il vecchio è malfidato.
Allora tiriamo fuori tutti i gioielli e gli oggetti di valore e posiamoli qui
per terra ."
Il folto tappeto che ricopriva il pavimento venne coperto da un lucente tesoro formato da collane, braccialetti, portasigarette d'oro e altri oggetti di grande valore.

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II dramma di Beppe (VII Parte)

Beppe aveva riacquistato tutta la sua lucidità. Ora era pienamente cosciente di ciò che gli stava succedendo. Fissò ad uno ad uno tutti quei giovani. Sentiva che li odiava come mai aveva odiato in vita sua. Cosa valeva per loro la vita umana se erano disposti a tanto per godere di un'emozione così crudele. Loro compravano una vita, pagavano, e su questo non aveva dubbi, era sicuro che avrebbero rispettato le regole del crudele gioco senza barare.
Primo perché il loro spietato cinismo non presupponeva anche la loro scorrettezza.Secondo perché il tesoro riversato sul tappeto aveva un valore irrisorio confrontato alle loro ricchezze.
Ma la ragione che più lo convinceva della sua tesi era basata su una precisasensazione che Beppe sentiva intensamente.
In quella stanza, dopo la farsa di Angelo, si era creata una strana atmosfera e ciascuno dei presenti si sentiva indissolubilmente legato al proprio ruolo e avrebbe svolto perfettamente la propria parte fino in fondo, nell'evolversi di un dramma che aveva come regista il destino.
Il cervello di Beppe lavorava molto velocemente come da molto tempo non succedeva più. Così lesto forse non lo era stato mai.
Il cinismo di quei giovani lo disgustava, ma forse, pensò, avevano ragione loro, cosa poteva aspettarsi dalla vita un vecchio ubriacone come lui. Forse questa era l'occasione che gli offriva il destino.

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II dramma di Beppe (VII Parte)

Sul tappeto era riversato un tesoro di grosso valore con cui avrebbe potuto costruirsi una nuova vita, smettere di bere, dimenticare Anna. Anna… era per lei che aveva cominciato a bere. Lui l'amava e non voleva farlo, non voleva ucciderla.
La rivedeva bella, con i capelli che le scendevano sulle spalle.
Poi, quella sera, la lite. La discussione degenerava sempre più. La gelosia e l'orgoglio lo riempivano d'ira e gli annebbiavano la mente.
Poi lui la colpì.
Dopo, la fuga, la paura, l'angoscia e il rimorso. Scappava sempre,senza sapere dove andare, senza sapere che era da se stesso che fuggiva. Poi, il rifugio nell'alcool. Ah sì ! l'alcool era un buon rimedio, faceva dimenticare tutto. Scomparivano anche i rimorsi.
Così lui era diventato Beppe, l'ubriacone del paese che tutti deridevano.

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II dramma di Beppe (VII Parte)

Ma ora si trovava in quella strana situazione e doveva decidere.
Molti brividi gli attraversavano tutto il corpo e la sua mente era impregnata di sudore, ma il suo cervello non si fermava un istante.
Pensava a sua sorella, che era stata così paziente con lui, ai suoi nipotini, li avrebbe potuti aiutare premendo quel grilletto, se il colpo c'era si sarebbero liberati di lui, d'un peso, d'una vergogna. Se invece andava bene avrebbe potuto trasformare anche le loro vite.
Le ragioni per schiacciare quel grilletto erano molte e valide, ma sull'altro piatto della bilancia c'era la paura, la giusta paura di un uomo di fronte alla morte.
Non ho mai saputo se Beppe schiacciò quel grilletto, lascio a voi una libera interpretazione sulla fine della storia, a me interessava solo descrivere l'intenso dramma interiore che provò Beppe in quella curiosa e tragica situazione creata dal destino.

Fine

Marco Raiti