Bar Marina

di Massimo Acciai

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Marina dietro il banco aveva occhi di gatto sonnacchioso. Da innumerevoli cicli karmici versava carburante scuro per studenti e lavoratori in tazzine di plastica, distributore svogliato di liquidi motivazionali. Sognava di andarsene, di portare altrove i suoi venticinque anni, ma restava.

Come me.

Quella mattina avevo la bocca amara e le dita gelate. Avevo sognato troppo quella notte e l’aria di gennaio mi aveva rubato alle calde coperte per un lavoro che non amavo. Fuori c’era tempesta e quel buio irreale di certe mattine invernali che mette addosso un non so che di fatale ed eroico.

Il futuro è dalla tua parte… andiamocene!

Una scritta nel cesso del fast food dove vado ad ingurgitare proteine e carboidrati nella pausa pranzo; perché mi sono svegliato con questo slogan in testa?

Spingo la porta a vetri del bar e m’immergo nel calore palpabile della caverna neolitica del ventunesimo secolo. Vorrei cancellare con il bianchetto quella gente grigia, spenta, stupida e avere Marina tutta per me. Ci sono giorni in cui il mondo assomiglia a una giostra abbandonata.

Non è la prima volta che il pensiero mi combina strani scherzi, ma è pur bello baloccarsi con un progetto impossibile, rigirarselo tra le dita della mente come uno stecchino da denti. Mi capitò talvolta in serate estive, quando la giornata andava a chiudersi sotto cieli sereni al tramonto, e in pomeriggi primaverili, col profumo di cipressi in fiore dietro il solito odore di fritto e di smog oltre la porta a vetri.

Là c’è il capufficio che lavora frenetico alla propria gastrite, i telefoni che squillano e reclamano attenzioni gelose di fidanzati aziendali, il fax vomita notule e preventivi, il computer attende con pazienza la collega in bagno ad espletare un bisogno urgente di libertà, i bicchieri sporchi e le lattine accartocciate nel cestino della carta. Là c’è l’irrequieto affaccendarsi verso la fine. Un giorno, molte mattine fa, un iguanodonte atterrava una preda azzannandola al collo coriaceo, spezzandone le scaglie e lacerandone i tessuti molli. Un giorno, tra molte mattine, un essere senza nome atterrerà una preda azzannandola al collo coriaceo, spezzandone le scaglie e lacerandone i tessuti molli.

Il futuro…

A volte vorrei cancellare un passato inesistente.

Appoggio i gomiti sul banco di finto marmo e guardo Marina. Lei mi sorride in segno di stanco saluto. Il sibilo familiare del vapore nel bricco. Mi ricordo di un amore sognato, di lei che torna da me, dagli oceani stellari dove l’orizzonte del tempo rende possibile il Ritorno, di lei che mi sorride e mi getta le braccia al collo. Lei che si fa piccola ed io che la metto in un thermos e me la nascondo in una tasca segreta e calda del cappotto.

… è dalla nostra parte…

Mi volto dall’altra parte, verso il manifesto dei cinema. Danno un film d’avventura all’Odeon, un vecchio classico color cioccolato, restaurato e rimasterizzato, ambientato in qualche luogo esotico mai esistito. Ci potremo mai andare insieme un giorno? Al cinema, intendo. No, persino andare all’Odeon è impensabile. Io ho il mio computer che mi attende di là in ufficio, lei la sua macchina per il caffè. Siamo entrambi schiavi delle macchine e dello stipendio; semplici risorse.

… andiamocene!

No, non si può, cara Marina, anche se mai come in questo momento sento chiaramente che lo vorresti anche tu. Dobbiamo rimanere qui a raccogliere il coraggio e combattere, non si può disertare dalla vita se non rinunciando alla vita stessa, e il prezzo sarebbe troppo alto.

Tu mi guardi e cominci a prepararmi il solito caffè. Sembra quasi che hai indovinato i miei pensieri.


Massimo Acciai