Marmolada, di Gaetano Gulisano

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Eterna ti nomano femmineo monte, supremo ghiacciaio sì dominante, dalla tua vetta sì immacolata in te mi perdo oh mia Marmolada.

Rapito da roccia così marmorina, estasiato  t’ammiro possente regina, dall’alto tu domini questi verdi prati, signora  tu sei delle dolomiti.

Le valli sì eteree e incontaminate , da genti sì forti sono popolate.

Perché t’han violata quegli uomini stolti, che pe’ lor furore adesso son morti? Cessando il candore del tuo bianco manto, bagnandoti con il loro immane pianto.

E gli uomini in pace che t’han profanata e del bianco tuo manto or t’hanno spogliata, come un cancro lento ghiacciaio imponente le genti ti vedono agonizzante.

Allora insorgi mia somma regina, ritorna e ghiacciarti si bella e suprema, richiama a gran voce e senza timore il generale che porta il candore.

Nient’altro ti chiedo mia bella reggina, ritorna sul trono più forte di prima, perchè ti si possa ancora mirare in tutto il tuo candido splendore.

In te io confido oh sovrana mite, che le mie preci siano esaudite, ma ancora t’ammiro signora fatata possente reggina oh mia Marmolada.

 

Gaetano GULISANO