Pietro G. Pantaleo

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alibi

Alibi

bagliori

Bagliori

eros

Eros

Pietro g. pantaleo nasce sotto il segno dell’acquario nel 1956 a palese – marina di modugno, che dal 1928 è passata sotto bari (una punta di ironia!!). nel 1989 conosce il pittore salentino graziano miglietta con il quale scaturisce un’amicizia artistica e dalla frequentazione della sua bottega, pantaleo, matura una profonda attrazione per il suo gesto pittorico. nello stesso anno dà vita insieme al miglietta e ad altri pittori al centro d’arte 89, crogiolo di attività artistiche a cui aderiscono ben presto in tanti. nel 1996 si dedica al recupero architettonico di un frantoio ipogeo in grotta di tufo che diventa la galleria espositiva del centro d’arte 89. in quel luogo ricco di storia e di suggestive atmosfere ha avuto inizio il nuovo percorso comunicativo che attraverso un gesto ininterrotto continua a mostrarci con colori e forme la spiritualità dell’arte di pantaleo, a cui piace confrontarsi e misurarsi come actionpainter per sperimentare, sorprendere, provocare, lasciare un ricordo.
nel marzo del 1996 partecipa con l’accademia di belle arti di catanzaro ed in particolare con gli artisti toni ferro, giancarlo riconosciuto, sofia m. quirini, lucia rotundo, graziella misticò, a “spazio dedicato all’arte” a bari, curato da ester milano. collettiva in occasione della prima edizione del salone dell’alimentazione mediterranea alla fiera del levante.
in occasione dei xiii giochi del mediterraneo di giugno 1997 a bari, realizza il documentario “in loco qui dicitur arenarum” - un benvenuto agli ospiti stranieri ed organizza la 1ª edizione di “in contemporanea atleti & artisti” – estemporanea a premi. partecipa alla fondazione del movimento artistico-letterario “arte reale” di cui fanno parte tra gli altri i decani dell’arte barese giuseppe signorile e michele ardito. il 1998 è un’annata doc, il suo amico concittadino vittorio cavaliere lo invita “artisticamente parlando” ad alcuni incontri di enogastronomia nei quali conosce silvano formigli, claudio riolo, alessandro masnaghetti, walter bera, andreas merz ai quali consegna un oggetto artistico a tema. alla continua ricerca della “galleria che non c’è” in luglio pantaleo sfida la pigrizia della gente con l’installazione-viaggio “athanor” che ha inizio alle 22,00 e prosegue per tutta la notte di una torrida giornata estiva, con partecipazione diretta e individuale dei visitatori, proprio dentro l’opera. il “tam tam” mediatico attira molti curiosi e la novità artistica viene salutata con interesse da giornalisti e critica, nonché dall’intervento scientifico del prof. pietro de giacomo dell’università di bari. nel 1999 indice ed organizza “palese arte 99” – manifestazione all’aperto di arte contemporanea e “messaggi in bottiglia” – concorso per brevi componimenti racchiusi in bottiglia. nel 2000 riceve dall’associazione articolo 13 cittadino del mondo di noci, l’attestato di benemerenza “artista cittadino del mondo”. nel 2001 inizia una collaborazione artistica con il pittore egiziano osman salah aldin osman e il musicista algerino abbes boufrioua. nello stesso anno in occasione di “educarte: arte dall’infanzia” realizza il percorso allegorico “athanor” versione per bambini. nel 2002 partecipa alla 3a. biennale internazionale di pittura – città di sanremo organizzata dalla “fondazione filippo e mirella salesi”. presenta la sua prima monografia “frammenti” presso lo spazio vallisa di bari curata dal critico vito caiati. realizza il manifesto del convegno internazionale park world tour 2002. nel 2003 sotto la consulenza critica di alvaro spagnesi organizza “dinamici orizzonti: l’arte proprio dietro l’angolo” a cui partecipano tra gli altri artisti come amantonico, di renzo, granito, ruggiero, russo, fanelli, vierli, vino, falotico. nel 2004 presenta la monografia “frammenti eros…i” nel palazzo comunale di tricase e realizza il manifesto per la puglia film commission in occasione dello stage sulle tecniche di narrazione e di produzione filmica condotto da pippo mezzapesa e antonella gaeta – vincitori del premio david di donatello 2004. nel 2005 partecipa per la sezione arte al congresso internazionale di arte e scienza “renaissance ii for the third millenium” presidente onorario il governatore della california john vasconcellos (predecessore di a. schwarzenegger). presenta presso la galleria d’arte “01” di barletta la mostra “present tense” e prosegue presso “alibi divino wine bar” in bari la presentazione della monografia frammenti eros..i. i ragazzi della s.m. aldo moro di santo spirito realizzano il libro d’arte “pietro g. pantaleo:un actionpainter nel iii millennio”. nel 2006 interviene a tricase (le) come ospite alla seconda edizione del salento international film festival” accanto ad a. bini - produttore di pier p. pasolini, c. rambaldi e joaquim de almeira. dal 2007 con il titolo “eros, pathos, caòs” inizia un nuovo percorso attraverso i drammi che attanagliano la popolazione mondiale proponendosi come messaggero di pace e integrazione sociale. nel chiostro della fabbrica di san domenico a molfetta pantaleo sottolinea gli aspetti principali della passione volano della ri-progettazione dei comportamenti umani. a carosino – città del vino, ospite nel castello comunale, nel recente aprile, è stato iniziato, per il 2008 con il titolo “ex – metamorfosi”, l’itinerario che toccherà altre località ed interesserà altri eventi con il chiaro obiettivo di far riflettere sulla condizione di straniero: dal caòs l’armonia. a maggio presso le agricole alberto longo inaugura la mostra rossofreddo. partecipa a noicattaro (ba) presso il palazzo della cultura alla collettiva “le mille e una……puglia” di cui è stato realizzato un cd con il patrocinio della fondazione cassa di risparmio di puglia. espone caòs pannello interattivo proposto a chi volesse lasciare un proprio scritto come writers (220x320 circa) sulla tematica, alla biennale degli artisti del mediterraneo a bari presso la fiera del levante.



eros pathos caos
presentazione di ilaria de zio

al centro di tutto il percorso artistico di pantaleo c’è sempre l’uomo; ad interessarlo non sono le espressioni del suo volto o l’armonia e l’equilibrio del suo corpo; ciò su cui si focalizza la sua attenzione sono le reazioni della mente e della coscienza dell’essere umano ad ogni tipo di stimolazione esterna, le sue emozioni e i suoi istinti più profondi, dolci o distruttivi che siano.
pantaleo già dal 1998, con l’installazione “athanor” ha intrapreso il viaggio all’interno della coscienza, nel 2002 con “frammenti” ha prestato attenzione al processo dell’identificazione, nel 2004 con “frammenti eros…i” è entrato nel “proibito” censurato mondo della trasgressione, oggi l’artista affronta un altro viaggio nell’universo uomo, invitando tutti ad accompagnarlo in questo cammino, realmente e fisicamente, per quella sua convinzione che l’arte debba essere vissuta da tutti; che il fruitore da spettatore debba tramutarsi in parte attiva del processo creativo.
con questa mostra pantaleo tocca tre aspetti fondamentali nella vita terrena di ogni uomo: l’eros, ossia il dialogo che si instaura tra conscio e inconscio, nei suoi desideri più intimi; il pathos, il comportamento ed il rapporto uomo/donna, di coppia e collettivo, e il caos, quella sensazione di vertigine che si avverte di fronte a queste due forze immense prima di raggiungere sempre attraverso esse la consapevolezza e l’armonia.
questo viaggio coraggioso può quindi essere considerato un’allegoria della vita, un viaggio mentale che culmina nella conoscenza, come un processo alchemico (termine che si incontra spesso quando si parla delle opere di pantaleo) che conduce ad un mutamento di stato, un processo di cui però il nostro artista, alchimista dispettoso, non ci mostra il risultato finale. si ferma al penultimo stadio e compiere il passo successivo tocca ad ognuno di noi.
nelle opere di pantaleo, inoltre, emerge prepotente il senso del tempo e della memoria. la tela, superficie piana, diventa lo spazio cerebrale nel quale si accumulano ricordi, esperienze, sensazioni, dalle più semplici e quotidiane alle più universali. per mostrare al meglio il trascorrere lento del tempo, egli si serve della carta stampata, in quanto già notizia, già riflessione, già pensiero edotto, scolpito, ricercato, processo produttivo polimaterico già manipolato; una pubblicità lascia il posto ad un articolo di giornale, che cede il passo ad un’altra pubblicità. una stratificazione intensa proprio come accade nella memoria, alla quale basta un colore, un’immagine, una forma a risvegliare una sensazione o a far rivivere un ricordo. lo stesso meccanismo che intrappola i frammenti di pantaleo.
la “filiera” della reminiscenza mnemonica parte dall’eros. per omero l’eros rappresentava quell’attrazione irresistibile che due persone sentono uno verso l’altro e che può indurle a perdere la ragione o alla distruzione. nulla a che vedere quindi con il putto alato che prende il nome di cupido e con il romanticismo; si tratta di una forza primordiale profonda, pericolosa, potente, si tratta del desiderio anche morboso.
pantaleo affronta questo argomento utilizzando un piccolo formato dall’apparenza innocua.
un formato che fa pensare alle pagine di un diario segreto in cui appunti, frasi scritte a mano e stralci di poesie, conducono in una dimensione intima e privata, sensazione sottolineata anche dai piccoli spazi che racchiudono tutto, dall’immaginato, al cerebrale, al desiderato, al soppresso, al represso.
ad uno sguardo più attento però, ci si accorge che un velo di colore “tenta” in modo maldestro di coprire e tenere nascosti pensieri inconfessabili che si mescolano a ricordi segreti che parlano di corpi, di labbra socchiuse, di possesso.
emergono dalle sabbie mobili giallastre corpi di donne disponibili, sirene invitanti e frasi shock che non alludono ma dichiarano le intenzioni di un uomo vivo, che anela ……..
costantemente in bilico tra lussuria e pudore, tra hard e soft, ascoltiamo i pensieri di un uomo che comunica solo attraverso il bisbiglio.
e’ probabile che tra tutte le opere realizzate queste pagine siano le più potenti proprio perché sussurrate!
il labirinto dell’evocazione spirituale attraversa il pathos, una intensa carica emotiva. ricalcando alcuni concetti aristotelici, pantaleo ci pone di fronte alle espressioni, verbali e visive, del pathos (il terrore, la pietà, l’ethos, il logos, la sofferenza e l’emozione), dimostrandoci come l’emozione costituisca la pasta stessa dell’uomo, e come ogni processo conoscitivo e ogni verità abbiano alla base il sentimento. in queste tele vengono affrontati temi di interesse sociale che invitano l’osservatore ad agire, a prendere posizione, ad intervenire, attraverso quella poetica del frammento già accennata in precedenza.
anche in questo caso pantaleo ci pone di fronte a delle provocazioni a cui ognuno di noi è chiamato a dare un senso; per farlo basta lasciarsi guidare dall’istinto e dare ascolto alle emozioni. alcuni esempi: nell’emozione la vecchia pellicola fotografica, lo spartito musicale, la richiesta di una canzone e la coppia stretta in un abbraccio fanno pensare ad un ricordo, un incontro amoroso avvenuto in passato e che, forse un po’ accartocciato e ingiallito, emerge dall’oblio; nella pietà si chiama in causa la compassione che spinge a partecipare al dolore degli altri, un cucciolo a cui portare soccorso, bambini che imparano il gusto del gioco in una città distrutta dalla guerra; due occhi indagatori ci guardano e giudicano il nostro operato: facciamo abbastanza?
a voi l’artista lascia spazi e atmosfere per scavare nella memoria alla ricerca di un evento felice o tragico che emerge e che lascia riflettere.
tutte queste emozioni /sensazioni vengono sempre delimitate in un reticolo, una metafora urbanistica della metropoli e della società in cui, freneticamente ma anche freddamente, ci muoviamo; pantaleo spiega che tutto ciò che ci circonda è rappresentato con spigoli e angoli vivi, dalle strade ai marciapiedi, dalle finestre alle porte, riquadri che indicano un limite, il limite di ogni essere vivente, la cui libertà dovrebbe finire quando inizia quella altrui.
inesorabilmente si giunge al caos, massa informe, confusa, di tutti gli elementi della natura, progenie dell’intero sistema cosmico. nella sua opera (200 cm x 300 cm circa) pantaleo apre il vaso di pandora e ci mostra le infinite rappresentazioni della vita dell’uomo sulla terra, una sorta di istantanea della società moderna in cui rileva tutto il bene e il male che promana da essa. ancora una volta, egli manipola, riutilizza, la carta stampata per raccontarci quello che siamo stati e di conseguenza quello che siamo oggi.
attraverso un intenso stratificarsi, quasi senza fine, di pagine, emerge vivo il senso della memoria privata e collettiva, del singolo individuo come dell’intera megalopoli. appaiono, tra i colori riversati nel caos, ingranaggi come metafora di un sistema di produzione delle incoerenze e della retorica.
due ruote dentate, come due grandi bocche, macinano tutto, sono le fauci della storia che da sempre ingoiano ogni istante della vita dell’uomo e confermano che gli avvenimenti sono concatenati, ciò che è stato ieri si ripercuote sul presente che a sua volta condizionerà il futuro.
anche la più insignificante azione commessa oggi da ognuno di noi avrà conseguenze significative nel futuro, è il cosiddetto effetto farfalla che avvolge e coinvolge il genere umano, artefice, oggi, della vita di chi verrà domani.
effetto farfalla è anche il nome di un gruppo musicale; pantaleo con un sottile sincronismo rende universale il suo messaggio affidando la sua creatività artistica alle onde sonore delle melodie mediterranee e come con la speranza del vaso di pandora suggerisce ai potenti della terra, ma anche a tutti gli altri esseri umani, il mezzo per superare il caos: l’armonia.
le forti emozioni che le arti sanno suscitare, coinvolgono l’uomo in una trasformazione intima, profonda, creativa; si tratta di un processo alchemico che tramuta il caos in conoscenza, consapevolezza e conciliazione interiore.
attraverso le emozioni, e quindi il pathos e l’eros, il caos diventa armonia.
questo nostro viaggio si interrompe prima di raggiungere il traguardo perché pantaleo ci indica soltanto la strada da percorrere, lasciando ad ognuno di noi la voglia di compiere l’ultimo miglio prendendo coscienza di essere parte attiva nel processo artistico.

iniziando consapevolmente una nuova e coraggiosa esplorazione interiore.

 

x

frammenti di immagini, di parole, di segni, di simboli…”affiches lacerèes” e colore, colore vivace che cerca di coprire, di nascondere, di preservare…………
ecco le opere di pietro g. pantaleo:
l’artista preferisce lasciar intravedere piuttosto che far vedere del tutto, un messaggio è nascosto dietro ciò che si vede appena, opere che agli occhi dei più superficiali sembrano frutto di un casuale e apparente assemblaggio.

egli sembra essersi lasciato ispirare dalle opere di kurt schwitters: artista che ha sviluppato in maniera personale le idee dadaiste e surrealiste. uno dei maggior esponenti della cosiddetta “arte dei detriti”: un’arte che nasce dall’assemblaggio di materiali di scarto, poveri (giornali, biglietti usati, bottoni, pezzi di legno, sassi…) combinati senza un ordine preciso e abbinati a qualche intervento coloristico.
pantaleo, seguendo le orme di questo stravagante pittore, utilizza una tecnica consistente nella realizzazione di oggetti artistici con la lacerazione, a volte profonda, degli “affiches”, presi anche dalla strada, comunque recuperati o riciclati, strappati, sovrapposti e poi appiccicati strato su strato fino a divenire espressione comunicativa.
egli è coerente anche con la poetica di quel movimento artistico-letterario, nato nel 1960 in europa, in contrapposizione al popart americano, e battezzato da pierre restany come nouveau realisme dove nuovi risultano essere appunto gli approcci percettivi del reale.
nella sua tecnica si lascia trasportare dall’evoluzione degli istanti creativi (un work in progress continuo): la sua “fabbricazione” artistica altro non è che la rappresentazione di ciò che già esiste negli spazi della nostra memoria, come un viaggio al centro della coscienza vista questa come luogo di incubazione delle sue ispirazioni, una “cellula di raccolta” di immagini, avvenimenti, ricordi che attraverso una rielaborazione diventano visibili.

in questo contesto, pantaleo è un esploratore attento che vive intensamente i molteplici e variegati aspetti della vita sociale e immagazzina tutto ciò che lo sorprende, che colpisce la sua immaginazione. egli si lascia trasportare dal quotidiano nel tentativo di sensibilizzare con forti provocazioni segmenti della società su determinati argomenti.
nell’arte di pantaleo nulla è lasciato al caso e le sue scelte consapevoli di immagini sono tese a sollecitare la nostre coscienze!!
noi, osservatori “distratti”, per cogliere la provocazione e per comprendere il messaggio non dobbiamo far altro che scavare dentro di noi e legare fra loro i frammenti che appaiono inizialmente privi di logica e di significato e cercare di interpretare con una personale chiave di lettura ciò su cui l’artista vuol farci riflettere.
l’arte quindi, per pantaleo, è principalmente comunicazione.
un “mezzo” efficace per narrare, esaltare, denunciare e farci prendere consapevolezza!!
pantaleo in maniera egocentrica e provocatoria, dimostra di saper focalizzare con le sue “invenzioni” un argomento e di saper “racchiudere”, con colori e immagini rivisitate, concetti molto complessi.

l’ennesima provocazione del pantaleo “alchimista”: uomo e artista.
una istallazione che vuole concentrare l’attenzione su un tema, purtroppo, ancora attuale.:

chi è lo straniero nella nostra società?

straniero non è soltanto chi, lontano dal suo paese, dalla sua casa, dalla sua famiglia si trova a vivere in una realtà culturalmente diversa dalla sua.
straniero è anche chi nella propria terra d’origine vive la sua condizione di solitudine, interiore e forzata. senza affetti, senza lavoro, senza riferimenti, senza cittadinanza.
i pregiudizi, la paura ma anche la scarsa disponibilità a donare ci portano infatti, troppo spesso, a giudicare ed emarginare coloro che noi (e chi siamo noi??) consideriamo estranei.
non ci rendiamo conto che quell’individuo contro cui puntiamo il dito, forse, è meno straniero di noi…noi che ci aggrappiamo a dei solidi legami magari per la paura di sentirci soli!

la performance opportunamente è studiata per coinvolgere nell’opera artistica tutti noi, occasionali passanti di una piazza, in un supermarket, all’incontro con lo straniero e cercare di invertire il percorso da

straniero a ex straniero



Ho conosciuto l’opera di pietro pantaleo poco meno di un anno fa, in occasione dell’esposizione personale allestita negli ambienti dell’ente fiera di francavillla fontana. osservando le opere del suo percorso precedente e soprattutto talune appartenenti a quel momento, fase non tanto lontana cronologicamente ma già disuguale se confrontata con quella più recente, mi è parso di percepire l’alacre impegno della maturità artistica dell’autore, in una sorta di determinato “o la va, o la spacca”, make or break; ovvero il tentativo di trovare, picassianamente, ancorché ricercare la sua dimensione stilistica risolutiva.
colori, stesi o sgocciolati, materiali eterocliti, assemblati o incollati, un mischio di tratti gestuali e lacerti figurali lasciavano intendere si trattasse di opere di meta temporanea, necessarie al raggiungimento di più duraturi traguardi estetici. ciò mi è confermato dalla produzione in corso che segue il filone degli ”affiches lacerèes” e segnatamente la serie dei “sette vizi capitali”, improntata alla trascrizione di sue sensazioni ispirate alle debolezze umane, e la neonata serie di cui è capofila indaco. si tratta di opere connotate da istinto cromatico, un aspetto non secondario del non breve percorso artistico del pittore barese, avviato venti anni fa con la frequentazione della bottega di graziano miglietta. scaturisce, io credo, dall’influsso esercitato su di lui dall’artista di san pancrazio salentino e dalle comuni esperienze d’esordio nel gruppo barese “centro d’arte 89” la predisposizione a indagare la materia cromatica, a sperimentare le sue svariate applicazioni e cogliere le suggestioni conseguenti.
in questo suo momento, esigente di conseguire una ben determinata fisionomia stilistica, c'è tutto il carattere della pittura di azione, attenzione esplicitamente ammessa dall’artista - aduso talora all’installazione e alla performance -, carica di segni ma innanzitutto di pastosa sostanza cromatica. aver scelto nelle ultime prestazioni di spingersi ulteriormente nei territori dell’informale quale mezzo espressivo preminente, oltre per che l’intrinseco valore della materia, percepibile subitanea, per le sue potenzialità tattili, per quanto non immediate, non gli ha precluso l’opportunità di accostarvi inserti cartacei di testi, riproduzioni di immagini ritagliate e quant’altro di materiali feriali che, latamente evocativi del neodada o del nouveau réalisme, interagendo con gli effetti cromatici della pittura, amplificano la plasticità materica dei singoli lavori. non intendo considerare questi recuperi di tendenze espressive anni cinquanta-sessanta come un tardivo approccio culturale. pantaleo appartiene a quella nutrita schiera di artisti contemporanei che utilizza indifferentemente forme espressive diverse, commiste per costruire le sue opere. in tal senso quelli osservabili nelle sue sequenze create sono mezzi e linguaggi congeniali a esprimere il senso lirico e simbolico della sua poetica, che aggalla con veemenza sulla superficie luminosa delle composizioni.
nei “vizi capitali”, dove irrompono i colori forti, impostati principalmente sui rossi – almeno dall’ultimo quadriennio - fa avvampare i solidi impasti rutilanti, saturi; dispone, irruente, la sequela di segni fittissimi, pulsanti, ritmicamente combinati. trascrizioni didascaliche completano questo zapping visivo. appare un’inquieta stesura che, pur nella non oggettività, avverto come una realtà a noi nota ma confusa, appartenutaci sebbene indistinta, allontanatasi nel tempo dell’esistenza. affatto nelle sedimentazioni pittorico-materiche pietro pantaleo dichiara chiaramente l'originaria etnia e il tratto caratteristico densamente mediterraneo dei luoghi della memoria; foss’anche il ricordo neppure troppo lontano, mi pare sia questo il contesto di riferimento da cui trae estro per riflettere sulle motivazioni del suo essere artista. il suo tentativo di evolvere verso mete definite si va consolidando, con acquisita padronanza espressiva, nel vivace impianto cromatico delle tele, entro cui dominano quei baleni di indaco, che danno vita alle ultime “cifre” del suo itinerario, i termini più attuali del suo discorso visivo. ancora una volta è alle sollecitazioni del colore che corrisponde la forza appassionata del suo spirito.
l’esito, che potrei definire “poesie cromatiche”, è di una emotività coinvolgente. il paesaggio interiore dell'artista diviene nei suoi quadri valori commisurabili ai sentimenti intimi dell’uomo e all’essenza del vissuto. pietro g. pantaleo muove al traguardo, convinto che esso è prossimamente raggiungibile e solo momentaneo, mentre già oltre intravede lo scalo successivo.
brindisi, 23 settembre 2007
massimo guastella



rossofreddo
di e con pietro g. pantaleo - actionpainter del terzo millennio.
cantine alberto longo 24 e 25 maggio – fino al 15 giugno

avete mai sentito parlare dell’effetto farfalla? è l’idea, presente nella teoria del caos, secondo cui piccole variazioni nelle condizioni iniziali possono produrre, attraverso una serie di ripercussioni a catena, grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema, fino al paradosso secondo cui un semplice battito di ali di una farfalla in una parte del mondo potrebbe scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza.
è uno dei principi posti alla base del pensiero pittorico di pietro g. pantaleo, artista barese che ama definirsi un actionpainter e che esporrà e si esibirà nel prossimo weekend presso la cantina di alberto longo in lucera, lungo la strada per pietra m.no, sabato sera alle 20 con la presentazione della mostra e per tutto il giorno di domenica, in coincidenza con la giornata di cantine aperte, con una action painting in pubblico che nasconde una provocatoria sorpresa.
vi conviene cancellare quella smorfia scettica dai vostri volti. infatti il principio di cui parliamo non solo ha affascinato la fantasia di registi cinematografici, ispirando film come l’americano “the butterfly effect”, del 2004, e di scrittori come ray bradbury che gli ha dedicato il racconto “a sound of thunder”, pure trasposto in pellicola nel 2007, ma le sue suggestive implicazioni, tradotte in arte, suonano più o meno come: nulla è frutto del caso, ma ogni gesto, anche quello apparentemente più spontaneo, risponde sempre ad una precedente azione. quindi ogni piccolo movimento determina sempre delle modifiche nella realtà in cui opera, a volte consapevoli, altre meno.
pietro g. pantaleo sin dagli anni ottanta si era dedicato ad una deframmentazione del suo immaginario personale che, trasposto sulla tela, sembrava frutto di un casuale ed apparente assemblaggio di materiali diversi come immagini e scritte tratti da riviste e da reclame pubblicitarie, abbinati a oggetti e materiale riciclato che lo hanno fatto avvicinare alle opere di kurt schwitters, antesignano dei dadaisti e surrealisti o alla popart e, più in particolare, gli sono valsi la collocazione nella scia degli affichistes, come gli europei rotella, hainz, villeglè, dufren.
però mentre nella corrente americana la critica al modello culturale occidentale passava attraverso la raffigurazione dei simboli del consumismo (la lattina di campbell, il logo della coca cola) e dei miti di plastica (su tutti la marilyn monroe moltiplicata all’infinito da warhol), la scelta degli affichistes e di pantaleo di concentrarsi su materiali di scarto e su immagini apparentemente assemblate alla rinfusa cerca di veicolare messaggi molto più profondi, anche perché intervenuti in epoca successiva, di profonda crisi del modello capitalista.
e così al castello d’ayala valva a carosino (ta) nell’aprile scorso il tema dominante della mostra, dal titolo ex, era lo straniero inteso non solo come forestiero, ma anche come estraneamento dell’individuo all’interno della collettività cui appartiene, in forza dei pregiudizi da cui spesso ci si lascia condizionare.
in frammenti eros…i del 2004, l’artista, dopo aver affrontato con l’installazione “athanor” del ’98 il viaggio all’interno della coscienza, e nel 2002 con “frammenti”il processo dell’identificazione, è entrato nel proibito, censurato mondo della trasgressione.
con la personale di lucera intitolata rossofreddo, invece, pantaleo propone una sua personale lettura dei sette vizi capitali, da un lato, e delle possibili modalità di espressione dell’eros e del pathos ma non più e non solo come semplice trasgressione, affiancate da due pannelli lunghi che, richiamando una pellicola cinematografica, accomunano immagini che illustrano la sua personale visione della realtà e dell’uomo. tutti lavori accomunati da una predominanza del colore rosso.
la cosa più sorprendente è che mentre pietro g. pantaleo, nella sua palese, sin dal 2004 virava decisamente sul rosso facendone il tema costante e la dominante di tutti i suoi ultimi lavori, da tutt’altra parte della puglia alberto longo, più o meno nello stesso momento, decideva di intraprendere l’avventurosa esperienza di produttore enologico, del tutto nuova per lui, che lo ha visto in pochi anni affermarsi ai più alti livelli come una della cantine più promettenti. l’ultima sua creatura, che verrà presentata in occasione dell’inaugurazione della mostra non poteva che essere un rosso, benché ottenuto dal nero di troia (che di nero ha solo il nome) e che contrariamente al solito va consumato freddo, il rosso freddo appunto.
c’è ancora qualcuno di voi disposto a sorridere sulla teoria dell’effetto farfalla?

- michele colucci -