Marco Minto

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marco minto

Esercitando un forte controllo su una manualità certamente esuberante, Marco Minto comunica la visione di una accattivante e dinamica modalità espressiva, che si presenta come un paesaggio irriconoscibile ripreso dall'alto, seguendo la motivazione di scrittura che mira alla luce, all'ombra, al contrappunto, e che produce linee di confine tra una partitura e l'altra del quadro. I suoi sono lavori che si legano alle vicende dell'arte contemporanea, le cui problematiche e modalità tecniche si radicano in una rivoluzione che parte dal secondo dopoguerra, con la cancellazione della figura non più rappresentabile, dopo il lungo sonno della ragione che aveva connotato le vicende storiche appena trascorse.

Nelle opere di Minto il confine tra la realtà e la forma negata è labile e messo persino in discussione, come se il problema della riconoscibilità sussistesse comunque come memoria frammentata. Il suo cromatismo appartiene a un lirismo informale di grande suggestione, che rivela una cauta sottrazione del reale allo spazio della tela, una sorta di sospensione dell'immagine fra le maglie allusive della trama coloristica. In questo intreccio spaziale di eventi tangibili egli è quanto mai incalzante, poiché conduce l'osservatore al reperimento delle visioni che consegnano all'impressione ottica un percorso mentale ancora in parte riconoscibile. Ogni lavoro di questo artista si manifesta come atto poetico di comunicazione, dove la misura della sua registrazione del reale esorbita lo spazio materiale della tela e quello psicologico della comprensione immediata, lasciando aperte molteplici possibilità interpretative.

In questa nostra contemporanietà dove prevale in arte una concettualità che rifugge dal soggettivismo, Marco Minto persiste in una scelta ancora legata alla partecipazione emotiva, preferendo proiettarsi nei colori di una naturalità ancora possibile.


Andrea Dipré