Carlo Cammarota

La pittura di Carlo Cammarota è, a prima vista, sicuramente spiazzante, lascia sconcertati. Tuttavia, ci si rende ben presto conto che Cammarota non fa parte di quella cerchia di artisti che amano scioccare il pubblico per il solo gusto di farlo, al contrario, i dipinti di questo pittore non sono che una rappresentazione grottesca e pungente delle nostre paure, manie, ansie quotidiane della nostra vita, ma anche delle piccole gioie da cui possiamo trarre giovamento. Cammarota spinge al massimo un'allegoria che permette all'artista di entrare nei sentimenti più reconditi dell'essere umano, senza finti perbenismi o restrizioni di sorta, e il risultato è sorprendente, e in un attimo passiamo dallo "sbigottimento" iniziale ad una profonda ammirazione per questo artista, che sa scendere nel profondo dell'uomo, ne coglie il male di vivere, ma dà lui anche una spinta a risorgere, perché il pittore sa tramutare emozioni corrosive in ironia, alle volte sfiorando un velato umorismo che ci fa increspare appena gli angoli della bocca, quanto basta per lasciare sempre socchiusa la porta della speranza. Tuttavia, la pittura di Carlo Cammarota è assai eterogenea, più di quanto possiate credere. In questa pagina, vi ho potuto dare solo un piccolo assagio, per cui vi rimando al suo sito nonchè al suo spazio personale su flickr.com

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Acrilico su tela - cm 81 x 51

Nevicata Porta Palazzo

Il frigorifero
Acrilico su tela - cm 120 x 100

Fuga in una notte di luna
Acrilico su tela - cm 100 x 100

Acrilico su tela - cm 200 x 200 Il ragazzo timido

Vecchia casa Lecce-Torino P.N.

Autoritratto con anguria
Acrilico su tela - cm 50 x 60

Acrilico su tela - cm 100 x 200

Carlo Cammarota nasce a Campobasso da genitori napoletani il 29/11/1949.

Dopo il diploma di scuola commerciale consegue il diploma di disegnatore meccanico, scoprendo così la sua predisposizione al disegno e alla pittura. Dopo aver esercitato vari mestieri in alcune città d'Italia, approda a Torino come operaio Fiat. Ma il periodo è breve e tormentato e di nuovo svolge qualche lavoro come venditore di enciclopedie, di pubblicità e addirittura giocando d'azzardo. Comincia così una vita bohemien vagabondando tra le rive del Pò e tra gli ultimi residui di verde, fotografando ponti e acque torbide eseguendo poi numerosi pastelli e chine.

Passa anche ore al manicomio di Collegno ad osservare facce e gesti dei ricoverati di cui esegue alcuni ritratti. Sono quindi i disperati che il pittore frequenta. Nello stesso tempo però consulta freneticamente cataloghi e monografie assimilando tecniche, colori e sentimenti.

La sua opera quindi nasce da un confronto estenuante tra diverse culture, verificandola sullo stile dell'antica pittura italiana. Comincia a partecipare a concorsi di pittura, ma ne scopre ben presto i limiti. Rare esposizioni collettive poco soddisfacenti e alcune mostre annuali alla Promotrice delle Belle Arti al Valentino. Decide quindi di scrollarsi di dosso questa dipendenza esponendo in spazi alternativi creandosi una clientela privata che ancora fedelmente segue la sua evoluzione artistica.

Ultimamente si diletta a fare da comparsa negli sceneggiati della tv (Le cinque giornate di Milano, Mafalda di Savoia).