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Venezuela - un mondo d'acqua - racconto di viaggio

di Tacimba

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venezuela

 

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Voglio cominciare questa nuova avventura con un brindisi. Un brindisi a questo meraviglioso paese, ed il luogo migliore per farlo è sicuramente nell’ acqua, perché questo paese ne è pieno. Trovi acqua ovunque e sotto le sue forme più svariate, con colori di tante tonalità diverse. Si va dalle calme e verdi smeraldo dell’ arcipelago di Los Roques, passando per quelle marroni spinte da correnti invisibili dei tanti fiumi, alle potentissime cascate dove gli spruzzi bianchi arrivano a centinaia di metri e a quella, spesso a catinella, che cade dal cielo. Sull’ acqua si vive, ci si lava, si lavora, la storia passa per i fiumi e per i mari. Un viaggio studiato da casa. Studiato in maniera da poter toccare una parte dei punti più interessanti per noi. Qualche giorno di relax in spiagge paradisiache a Los Roques, in canoa sulle tracce di Alejandro de Humboldt lungo il fiume Autana nella zona Amazzonica, a caccia del delfino rosa nel delta dell’ Orinoco, su per le rapidi per raggiungere il Salto Angel, la cascata più alta al mondo e poi….Visto posti veramente affascinanti e conosciuto tante brave persone. Comincia una nuova avventura, il mio amico Daniel, spagnolo, conosciuto in viaggio, l’ ha definita una Aventura Puta Madre , prossimamente si capirà il perché.

 

 

 

mare spiagge venezuela


Dopo due giorni passati nella giungla urbana di Caracas, in mezzo a traffico, clacson strimpellanti a qualsiasi ora della giornata, musica a volume da discoteca praticamente ovunque e stando attenti a non farci sdraiare da autobus sfreccianti, ci guardiamo in faccia e, senza neanche parlarci, ci dirigiamo a comprare il biglietto aereo per scappare e andare in paradiso. Basta circa un’ ora di volo per essere catapultati in bambinaun oceano prima profondo e impetuoso per poi diventare così placido e trasparente appena si scontra con le bianchissime spiagge o le tante barriere coralline che formano l’ arcipelago di Los Roques. Sono oltre 140 tra isolotti di corallo, di sola sabbia disabitate e l’ isola di Gran Roque. La più grande e la più abitata. Scendendo con l’ aereo sembra veramente di atterrare sulla spiaggia. D’ altra parte la pista si trova proprio di fianco alla spiaggia col suo porticciolo da dove partono le barche per le altre isole. In tanti, in giornata, partono da Caracas per farsi un po’ di mare e rientrano alla sera, normale come prendere la macchina, mentre questo per noi è stato un arrivo inaspettato e molto entusiasmante. Andiamo in sala d’ attesa, una tettoia di paglia proprio sulla spiaggia, ci portano i bagagli e via, andiamo a cercare una posada. Una cosa ci colpisce immediatamente, appena indiosspente le eliche dell’ aereo, un grande silenzio, non ci sono autobus sfreccianti, nessuna macchina, nessun rumore, solo il vento e le onde. Camminiamo sulla sabbia, tutto il paesino è stato costruito sulla sabbia. Non esistono strade asfaltate, le abitazioni sono solo di un piano, coloratissime, case delle bambole color pastello, curatissime bomboniere di fiori all’ ombra di altissimi alberi. Una piccola piazzetta, chiaramente sempre di sabbia, ci fa capire che siamo nel centro. Centro per modo di dire, in dieci minuti a piedi si gira tutto il paese. Camminare con le scarpe ci mette a disagio, via tutto, ci immergiamo completamente nell’ atmosfera rilassante di questo incredibile paradiso. La prima cosa che ci viene in mente è quella di trasferirci qui. Tanti Italiani lo hanno già fatto, la maggior parte delle posada sono di connazionali. E perché noi no? Forse perché non abbiamo ancora trovato il posto ideale in cui vivere, forse perché la vita bisogna viverla viaggiando, per conoscere, imparare a vivere, imparare a viaggiare, e forse un giorno, molto lontano, il vero paradiso lo troveremo.
Questa volta viaggio da solo. E’ arrivato il momento di movimentare il viaggio. Prendo un autobus da Caracas. Si parte alle otto di sera e in circa quindici ore si arriva a Puerto Ayacucho, nella regione di Amazonas, al confine con la Colombia. Dopo oltre un’ ora di traffico cittadino, l’ autobus esce dalla città. Cambia il panorama, colline verdi prendono il posto alle squallide case delle periferie. Presto viene buio, tra un film e l’ altro, chiaramente a volume altissimo, riesco a fare qualche sonnellino. Poi il sonno prende il sopravvento e comincio a sognare. Sogno di essere in viaggio, in autobus, in un paese a me ancora sconosciuto, sogno di andare in contro ad una nuova avventura, mi sembra di essere sdraiato in un sedile di autobus ma allo stesso tempo di andare in barca. Un rumore fortissimo mi sveglia all’ improvviso, sono catene di ferro che sbattono sul pavimento del battello. Allora non stavo sognando. Stiamo guadando il rio Apure su un’ enorme chiatta piena di camion, autobus e gente a piedi che si trasferisce da una sponda all’ altra. E’ uno dei tanti guadi che si attraversano per arrivare a destinazione. Belle occasioni per sgranchirsi le gambe e per scambiare quattro chiacchiere con i compagni di viaggio. Qualche acquazzone movimenta ulteriormente il viaggio e, dopo circa quindici ore sono a destinazione. Trovata una sistemazione, mi incontro con Victor Emanuel che mi aiuta a organizzare una escursione lungo il rio Autana in canoa. Mi unisco ad altri tre ragazzi venezuelani ed uno spagnolo. Prepariamo l’ attrezzatura, cucina da campo, viveri e tanta birra, carichiamo tutto sulla jeep ed il mattino seguente all’ alba ci dirigiamo al porto di Samariapo da dove si parte con la canoa. Un’ atmosfera incredibile, un continuo brulicare di persone indaffarate a caricare e scaricare merci, a contrattare, passeggeri in attesa della loro canoa impazientiti per il cronico ritardo. Scene di vita normale, e in mezzo a tutto questo ci sono anch’io, partecipe di una normale giornata in un normale porto di un normale fiume in una normale regione, l’ Amazzonia.

 

vulcano venezuela

 


E’ strano pensare che fino a qualche giorno fa ero ancora in Italia, sveglia alle 7.30, alle 9 in ufficio in giacca e cravatta, con la mia macchina, i miei colleghi, gli amici, a casa sul mio divano con il mio computer, una giornata tipica, mentre ora sto navigando con una canoa di legno lungo un fiume immenso, vestito acquacome un vero esploratore, con delle persone ancora sconosciute con le quali passerò quattro giorni in un posto assolutamente diverso. In fondo è proprio quello che cercavo! Ci lasciamo alle spalle il porto di Samariapo, dobbiamo navigare circa sei ore per arrivare al primo campo per la notte e da dove cominceremo l’ ascesa al Cerro Autana. Oscar, la nostra guida e cocinero, ci spiega meglio il viaggio che affronteremo, e per festeggiare stappiamo il primo birrino. Si crea subito un’ atmosfera bellissima, ci troviamo tutti molto d’ accordo, condividiamo le scelte e l’ organizzazione del viaggio. Immediatamente siamo amici, come se avessimo già viaggiato insieme altre volte. Sono quelle sensazioni inspiegabili che capitano poche volte nella vita, e capitano per caso, nel luogo giusto ed al momento giusto e perché si è predisposti particolarmente ad accettare tutto quello che ti sta intorno con molta semplicità, non come nella vita di tutti i giorni. Il viaggio è tranquillo, man mano che ci addentriamo nella Amazonas, il fiume si restringe, la vegetazione è padrona, ogni tanto incrociamo altre canoe dei pochi abitanti della zona e approfittiamo per fare conoscenza, la curiosità è sempre tanta, e comprare un po’ di frutta. Sosta vicino ad una bella cascata per rinfrescarci e pranzare e via si riparte sotto un acquazzone, breve ma intenso, evento che si ripeterà più volte, anche così forte da costringerci a fermarci per svuotare la canoa. Lungo il viaggio spesso stiamo tutti in silenzio, un po’ per il rumore del motore, fastidioso ed allo stesso tempo indispensabile, ma soprattutto perché eravamo concentrati a guardarci intorno. Acqua, tanta acqua, a volte marrone, verde, azzurra come il cielo con le sue bianche nuvole che si rispecchiano così nitidamente che non capisco più se stiamo navigando in cielo o in fiume. Mi fa ritornare alla realtà quella linea verde, infinita, di vegetazione, che sta proprio a metà tra l’ acqua e il cielo. Guardo anche i miei compagni di viaggio, noto in loro uno sguardo pieno di soddisfazione, carichi di adrenalina, orgogliosi di poter vivere un grande momento. Arriviamo al campo. I primi ad accoglierci sono, come sempre, i bambini, che fanno a gara fra di loro per aiutarci a scaricare l’ attrezzatura. Sistemato tutto, siamo pronti per risalire in canoa, questa volta a remi e molto piccola, dovevamo stare molto fermi per non imbarcare acqua. Siamo nella stagione delle piogge, il fiume esondato ci permette di entrare con la canoa in mezzo alla foresta per un bel pezzo, finchè non siamo costretti a scendere, e camminare sulle radici degli alberi, in mezzo a che cosa non si capisce, con l’ acqua marrone e poco invitante fino alla vita. Una serpiente! Muchachos, cuidados, hay una serpiente que està pasando por aqui! Lo vediamo, è molto vicino! Eugenio, la nostra guida, con un semplice movimento del suo machete, accompagna via il serpente. Era della famiglia dell’ Anaconda, ma non così grande come siamo abituati a vederla nei film. Ci guardiamo in faccia. Che sensazione. Dapprima un brivido di paura, poi quel brivido di avventura, quella sensazione strana, forse indecifrabile, che fa parte di un viaggio, quell’ attimo di vita intensa, così diverso. In quel momento, Daniel disse: Hey, muchachos, esta es una Aventura Puta Madre!!!, vamos adelante!

sud america

 

Un’ esperienza forte, intensa. Un’ esperienza inaspettata, gioiosa, ma anche imbarazzante. Per noi è difficile accettare che degli sconosciuti entrino in casa nostra, girino per le nostre stanze guardando tranquillamente, con occhi curiosi scrutino tra le nostre cose, e poi se ne vadano tanto velocemente come sono arrivati. Ci troviamo in uno dei tanti canali del Delta dell’ Orinoco, siamo partiti da Tucupita, ovviamente in canoa, bambino indigenocon Richard e Robert, le nostre guide. Avevamo bisogno di fare rifornimento di carburante, il posto più vicino era un villaggio ad appena dieci minuti di navigazione. Richard, che conosce molto bene la zona e conosce alcune famiglie di questo villaggio, ci racconta la storia dei Warao. Sono gli indigeni che vivono da tempi immemorabili questa zona, il popolo –canoa-, così definito per le loro incredibili capacità di ricavare canoe dai tronchi di alberi. Per noi è un’ occasione unica. Ci danno il permesso di scendere dalla nostra imbarcazione ed entrare nelle loro case. Semplici palafitte di legno, aperte lateralmente, senza nulla, solo amache e nell’ angolo cucina qualche tegame. Non parlano spagnolo, ma solo il loro dialetto. Non importa. Non siamo i primi bianchi che vedono, assolutamente no. Ma un certo effetto lo facciamo, soprattutto verso i bambini. Come sempre sono i primi a venirci incontro e ci fanno strada, facendo a gara per portarci nella loro case. E’ bellissimo, è imbarazzante, noi non lo faremo mai! L’ entusiasmo è tanto, in un attimo si crea una bellissima atmosfera, e subito ci sentiamo a nostro agio. Continuiamo a passeggiare, sentendoci un po’ osservati, ogni tanto sentiamo qualche risata, forse per il nostro abbigliamento da pseudo-esploratore. Con una ospitalità a noi sconosciuta veniamo invitati anche da altre famiglie, la lingua ormai non è più un problema, i gesti, gli sguardi sostituiscono le parole. Sono proprio quei gesti e quegli sguardi, che abbiamo ricevuto, che ci rimarranno per sempre impressi nella memoria, non passivamente, al contrario, ma come un insegnamento di vita da seguire tutti i giorni.

 

america venezuela


Ci stiamo lasciando alle spalle un’ altra esperienza fantastica, sta per finire anche questa avventura nel Delta dell’ Orinoco. Sarà però difficile dimenticare i tanti momenti vissuti in compagnia di Richard, espertissimo di questi posti, fonte di tante informazioni, anche ottimo cuoco, a tal punto da mangiare spaghetti all’ amatriciana cotti perfettamente al dente, forestapane fatto da lui al mattino per colazione, ed il tutto con una cucina da campo in mezzo alla foresta, sotto delle tettoie di paglia. Per poi non dimenticare i suoi coca-rum! Robert, il lanchero, con un grande sogno, quello di comprarsi una canoa per portare in giro i turisti. Molto più giovane di noi, già sposato e con un figlio, ci racconta delle sue avventure un po’ biricchine. Quattro giorni in mezzo ad una natura incontaminata, gironzolando in canoa per i tanti canali a visitare gli abitanti della zona, e di notte, nel silenzio più assoluto, a caccia di caimani, illuminando con la torcia i loro occhietti che si accendono di un rosso inquietante, per poi sparire all’ improvviso. Salutiamo i nostri angeli custodi, e continuiamo il nostro viaggio facendo una pausa di due giorni a Ciudad Bolivar per rimetterci in sesto. E’ una città tranquilla, adagiata sul Rio Orinoco, con ancora tanti edifici di epoca coloniale ed il lungo fiume sempre pieno di attività. La nostra prossima meta è la cascata più alta al mondo, il Salto Angel. Il nome potrebbe evocare storie di creature divine, al contrario, deriva da un certo Jimmie Angel, un cercatore d’ oro, che col suo piccolo aereo atterrò in cima dell’ Auyantepui, la montagna da dove inizia la cascata, a quasi 1000 metri di altitudine, e ne rimase bloccato.

 

gabbiani

 

Ci mise undici giorni per tornare alla civiltà, scendendo per ripidissimi dirupi. Non ci sono strade per raggiungere questa zona, bisogna prendere un volo fino a Canaima, che è una via di mezzo tra un villaggio indio e un centro turistico, e poi, chiaramente in canoa, risalire le rapidi del rio Carrao per poi arrivare all’ accampamento ai piedi della cascata. E’ un tragitto entusiasmante, si arriva a destinazione completamente fradici, un po’ per gli schizzi per le continue rapidi con onde potentissime e alte più della nostra canoa, e un po’ per la pioggia che non manca mai da queste parti. Sembra di essere in Jurassic Park, la vegetazione è incredibile, completamente padrona di questa zona. Una delle sue tante particolarità sono le cime piatte delle montagne, chiamate Tepui, difficilissime da raggiungere, se non impossibile, dove si trovano tantissime piante endemiche o ancora sconosciute. Un vero e proprio paradiso terrestre da conservare. Ci dicono che in questa stagione non sarà facile vedere la cima della cascata per via delle nuvole. Siamo fortunati anche questa volta, al nostro arrivo un po’ di vento fa si che il cielo si apra per un momento, rimaniamo a bocca aperta alla vista di questa meraviglia della natura. Sembra che cada direttamente dal cielo, quasi mille metri di acqua bianca, spumeggiante, rumorosa, il suo fragore e i suoi spruzzi arrivano ovunque. E’ una bella immagine per concludere il viaggio. Come sempre, con tanta malinconia, dobbiamo lasciare anche questo affascinante paese, e saranno tante, le belle immagini che ci porteremo per sempre dentro.

 

 

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Commento



 

Commenti

 

marina - Lunedi, 27 Luglio, 2009 alle ore 15:38:37


commento: Dopo aver letto questo articolo a dir poco meraviglioso ed avvincente fino all'inverosimile, ho creduto realmente di trovarmi li' ,nei luoghi descritti.
Io non li' vedrò mai perchè non ho il coraggio di volare...

 

alba - Martedi, 2 Giugno, 2009 alle ore 09:10:43

commento: ciao,le tue foto da sole parlano molto,e penso non ci sia altro da commentare.... inquanto credo che l'emozione di un viaggio sia la cosa più difficile da spiegare  e come chiedere a qualcuno di entrare nella tua anima...... b r a v o  

 

vanessa - Venerdi, 20 Marzo, 2009 alle ore 18:31:58


commento: salve volevo farti i complimenti per il meraviglioso mondo che mi hai fatto conoscere e al quale la sua storia, civiltà e natura incanta anche me. volevo inoltre complimentarmi con te per le meravigliose foto scattate in quel viaggio pazzesco unico neo è che mi sarebbe piaciuto vedere un immagine del salto angel...ma per il resto congratulazioni! con affetto vanessa

 

tacimba - Lunedi, 30 Giugno, 2008 alle ore 11:19:28

commento: Ciao Migi e grazie. A volte mi chiedo se è più pericoloso andare in strada per le nostre città o in mezzo all' Amazzonia? Bisogna aver fiducia in chi ti guida e sperare che....,ciao a presto.

 

Migi - Venerdi, 27 Giugno, 2008 alle ore 11:23:14

commento: Ciao!Innanzitutto bravo! Complimenti e per il testo e per le foto! Non sono affatto d'accordo con Reb, il tuo "impegno" e i tuoi sentimenti sono espressi benissimo...mi fai venir voglia di prendere un aereo, all'istante! Grazie a te ho l'opportunità di "vivere", conoscere nuovi posti. Solo una domanda:è pericoloso il viaggio che hai fatto con la canoa all'interno della foresta amazzonica? Ossia, queste guide ti garantiscono incolumità o è a tuo rischio e pericolo? Capirei tua moglie se non fosse così! Ehehe! Ciaoooooo, alla prossima!

 

Reb - Mercoledi, 25 Giugno, 2008 alle ore 00:18:11

commento: Visto. interessanti mi sembra però di vedere meno impegno rispetto alle foto dell'Africa. Saluti. Reb