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I luoghi delle triplici cinte, di Marisa Uberti e Giulio Coluzzi


Vi presentiamo l'ultimo libro edito dalla Eremon Edizioni - per chi si iscrive alla newsletter della casa editrice, è possibile ordinare questo, e tutti gli altri libri in catalogo, col 10% di sconto. Le spese di spedizione sono gratis, quindi a carico dell'editore.

 

Pagine: 320
Carta: usomano
Formato: 15 X 21
Copertina: colore
ISBN: 978-88-89713-11-2
Prezzo: Euro: 19.00



La maggior parte delle persone la conosce come semplice schema di un popolare gioco di pedine (il “filetto”), ed a lungo alla Triplice Cinta è stata attribuita questa mera valenza ludica. La troviamo graffita su numerose rocce rupestri, sui muretti delle chiese antiche e sui gradini di vecchie case di paese. Ma il ritrovamento dello stesso schema nel complesso di graffiti simbolici lasciati su pareti in verticale da alcuni dignitari dell’Ordine Templare, prigionieri nella torre di Chinon, in Francia, apre nuove ipotesi sul suo possibile impiego. E se dietro alla Triplice Cinta fosse racchiusa una conoscenza più antica, una valenza simbolica ed esoterica legata alle caratteristiche dei luoghi e della storia che li ha interessati? Il presente saggio cerca di sviscerare in ogni aspetto la complessa simbologia dietro questo triplici cinteemblema arcaico e per alcuni tratti ancora misterioso. Attraverso una nutrita indagine sul territorio italiano, gli autori hanno censito un gran numero di luoghi in cui è presente la Triplice Cinta, rendendo il testo anche una valida guida pratica. Ogni lettore potrà inoltre diventare un ricercatore attivo, scoprendo e segnalando i luoghi ancora fuori da questo censimento.

In che maniera è stata impostata questa ricerca?

Usando un metodo scientifico comprensivo di quattro punti o percorsi:

a) la raccolta dei dati e la loro analisi;
b) la formulazione di un obiettivo;
c) la pianificazione di uno o più interventi per realizzare l’obiettivo stesso;
d) la valutazione dei risultati ottenuti.

Il punto a) racchiude sia l’acquisizione di una bibliografia specifica relativa al simbolo, visto come elemento ludico attraverso la storia, elemento antropologico, ed elemento esoterico (non accessibile a chiunque), sia la raccolta del maggior numero possibile di dati (nello specifico, di ‘casi’, ovvero di esemplari trovati).

Il punto successivo b), è da intendersi a breve, medio e lungo termine. L’obiettivo a breve/medio termine si sintetizza nel fornire al lettore gli strumenti per conoscere, cercare, trovare ed ‘entrare’ nel soggetto, perché ne venga incuriosito e sia stimolato a proseguire questo censimento. Parallelamente permette a noi di fare la stessa cosa, spronandoci ad esternare una seppur timida chiave di lettura, che rimane comunque un obiettivo a lungo termine (in base a nuove ricerche e/o scoperte).

triplice cinte

Il punto c) si estrinseca nei risultati della Ricerca vera e propria, e si concretizza nel momento in cui provvediamo alla stesura ad uso pubblico di questo Saggio. In un ampio capitolo abbiamo proposto una sorta di ‘guida’ ai luoghi in cui si trova la Triplice Cinta in ambito architettonico (non rupestre), descrivendo le caratteristiche riscontrate, i contesti in cui si trova inserito, impiegando il metodo documentativo, investigando il simbolo nella sua manifestazione reale (cioè come trovato e/o analizzato).
Tutti questi ‘punti’ sono passibili, in ogni momento, di due fondamentali istanze che costituiscono l’ultima fase d): l’autovalutazione, cioè la valutazione del proprio operato, e la valutazione finale, che dovrà rispondere del fatto se siamo riusciti a centrare l’obiettivo. Questo potrete dirlo solamente voi.

triplici cinte

Siamo concordi sul fatto che fare del ‘sensazionalismo’ sarebbe facile e avrebbe probabilmente molta più presa sul lettore che non usare la cautela e la massima correttezza possibile (cosa, quest’ultima, che abbiamo scelto di seguire) laddove mancano – di fatto – prove suffraganti di chi abbia lasciato dietro di sé mute testimonianze come questi graffiti. Il nostro operare ha cercato di essere imparziale, riproponendo quanto abbiamo raccolto in diversi anni di ricerca. Pensiamo che questi triplici quadrati – per qualcuno magici – siano meritevoli di attenzione perché in numerosi casi si presentano al di fuori di qualsiasi ipotesi di semplice passatempo ludico. Su pareti verticali, oppure di dimensioni tanto ridotte da rendere impossibile qualsiasi ‘mossa’ sullo schema o ancora con inscritte croci su pavimenti di chiese, il che renderebbe assai improbabile (oltre che irriverente) il fatto che qualcuno abbia pensato di giocarvi. Perché dunque sono stati tracciati, in tutti questi casi?

triplici cinte

Durante questo itinerario nei ‘luoghi della Triplice Cinta’ in Italia incontreremo molti contesti, civili e religiosi, ciascuno con la propria storia e tutti aventi in ‘comune’ la presenza del nostro simbolo, consci che moltissimi siano ancora da censire. Grazie anche a preziose indicazioni di coloro che in modo disinteressato ma preciso, ne hanno segnalate in diversi luoghi della nostra Penisola, è stato possibile creare un ‘database’ di località italiane documentate sia descrittivamente che, in molti casi, iconograficamente. Cogliamo l’occasione di ringraziare di cuore tutti costoro, che verranno di volta in volta citati trattando le singole località e in via subordinata anche tutti gli altri che, ce lo auguriamo, leggendo questo saggio si sentiranno stimolati a focalizzare al massimo la loro attenzione, puntando su quei particolari che spesso sfuggono ad una visita turistica ‘classica’. Non bisogna essere degli ‘specialisti’, chiaramente, per rilevare la presenza del triplice quadrato concentrico ma sicuramente dei ‘ricercatori’ del simbolo sì, perché esso non si offre a chiunque. A volte, infatti, è sotto gli occhi di tutti ma nessuno lo vede, perché non lo sta cercando.

triplice cinta

Il tema che gli autori del libro sono andati ad investigare riguarda la Triplice Cinta, come dice appunto il titolo, che ha in sè un importante interrogativo: un gioco antico o un simbolo sacro? Attraverso un excursus dalla preistoria ai nostri giorni, passando attraverso il medioevo e ai Templari (che con ogni probabilità lo incisero nella cella di prigionia del castello di Chinon), i due autori forniscono con questo saggio un compendio di quanto fino ad oggi si conosce in merito a questo ubiquitario graffito, accompagnato da un nutrito censimento teso ad analizzarlo nel contesto in cui è stato ritrovato: presente su rocce rupestri, su gradini di cattedrali o pozzi, sui parapetti dei chiostri, sull'uscio di abitazioni, su pavimentazioni stradali, in grotte segrete su pareti verticali, all'interno di chiese e campanili e...sul retro di molte scacchiere moderne. Il lavoro prodotto si presta così ad essere anche una valida guida per scoprire e andare a visitare i luoghi della Triplice Cinta in Italia. Una Ricerca che non finisce all'ultima pagina del saggio, tutt'altro: nuovi esemplari vengono continuamente alla luce, trovati dagli autori medesimi o segnalati da persone dotate di quell'indispensabile spirito di osservazione.

Ordina il libro sulle triplici cinte



Prefazione del Dott. Roberto Volterri

Conosco la gentilissima Marisa Uberti da alcuni anni e ho avuto modo di apprezzare in più di un’occasione la sua passione per il ‘mistero’, la sua propensione a cercare di indagare in loco su ogni dettaglio che possa contribuire a render più chiaro, più visibile, più aderente alla realtà il ‘mistero’ su cui ella sta indagando.

Insomma per separare il solito “ si dice che…” da un ben più razionale “ abbiamo appurato che…”. Tutto sommato è un po’ quello che cerco di fare anche io da qualche decennio a questa parte…

Naturalmente la ricerca – nella più ampia accezione del termine – non deve essere fine a sé stessa, ma dovrebbe consentire a chi è in sintonia con il nostro modus cogitandi di fare un piccolo ( a volte fondamentale) passo in avanti per allargare almeno di una ‘frazione di grado’ l’orizzonte percettivo di chi non si accontenta di una realtà fatta dei soliti ritmi quotidiani, oppure, per citare quell’ispirato cantautore che è Farncesco Guccini, “… stare giorni interi a buttar via nel niente solo il niente…”. E così Marisa Uberti ha deciso da tempo di fare, e di far fare, ‘due passi nel mistero’ – felice espressione che ha dato il titolo al suo interessantissimo sito Web – in compagnia di quanti condividano il suo modo di fare ricerca, di vedere il mondo e le ‘anomalie’ che ci circondano da un altro punto di vista, alternativo quanto si vuole ma sempre alla luce di un’attenta osservazione e documentazione dei fatti, delle fonti, di ciò che realmente esiste e non solo di ciò che ci piacerebbe… esistesse.

In questo libro, al suo personalissimo modo di fare ricerca, al suo viaggiare de facto e con la ‘penna’ tra un ‘mistero’ e l’altro, si è aggiunto un altro validissimo ricercatore, Giulio Coluzzi, il quale unisce una sua specifica, universitaria, preparazione culturale, in cui abbondano le ‘Equazioni di Maxwell’ e i ‘misteri’ dell’elettronica ad una sviscerata passione per tutto ciò che – in particolare nello strano mondo del simbolismo legato alle testimonianze archeologiche – appare ‘anomalo’, fuori dagli usuali ( stantii…) schemi culturali. Schemi che spesso affliggono il ricercatore che è interessato ad un mondo che non c’è più, alle idee, agli usi e costumi di chi ci ha preceduti su questo piccolo ‘granello di sabbia’ ruotante intono ad una stella non proprio… di ‘prima grandezza’, insomma al nostro passato. Ricercatore che, però, è contemporaneamente stanco di leggere su riviste ‘di settore’ poco più di quel che ha letto sui libri usati… ai tempi del Liceo. E il suo bel sito Web ‘L’angolo di Hermes’ ne è tangibile testimonianza.

L’Archeologia è una scienza (molto approssimativa) che studia il passato, ma dovrebbe essere – come anche la Storia – in perenne evoluzione, in relazione a nuove scoperte, ad un nuovo modo di ‘leggere’ le antiche testimonianze lasciate da uomini che, come noi, hanno amato, sofferto, vissuto. Però, dimentica di quanto il Metastasio ebbe a sottolineare, ‘Adeguarsi al tempo è necessaria virtu’, non sempre lo appare…

Dopo queste doverose premesse, veniamo all’argomento del libro: la cosiddetta ‘Triplice Cinta’ e le sue moltissime raffigurazioni sparse qua e là per il nostro Bel Paese. Forse sarà capitato anche al lettore di questo libro di vedere sulle facciate di chiese o di qualche tempio tre quadrati concentrici uniti al centro da una sorta di ‘croce’: è proprio la ‘nostra’ Trlipice Cinta, presente non solo in edifici religiosi più o meno antichi ma anche in antiche vestigia appartenute a civiltà risalenti, ad esempio, all’Età del Bronzo (3500 a.C. - 1200 a.C.), in particolare nel periodo del cosiddetto Bronzo finale. Però è particolarmente in epoca medievale che il simbolo – o qualsiasi cosa esso in realtà rappresenti – trova ampia diffusione soprattutto in alcune cattedrali gotiche (Amiens, ad esempio) e in località ove la presenza dei Poveri Cavalieri di Cristo – i ‘misteriosi’ Templari – sembra aver lasciato indelebili tracce.

Poteva mancare la mitica (forse non troppo…) Atlantide tra le infinite interpretazioni date alla ‘Triplice Cinta’? Ovviamente no e in aiuto di quanti ancora cercano il ‘continente perduto’ giunge opportunamente il ‘Timeo’, opera tra le più ‘citate’ di Platone il quale, riportando le descrizioni della capitale dell’introvabile Regno, ce la fa immaginare proprio con “… tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua…”. Ma la forma – circolare o quadrata che fosse – almeno in questi casi, è un elemento… trascurabile.

Naturalmente le ‘letture’ date al simbolo della Triplice Cinta spaziano da quelle del grande Renè Guenon – per il quale essa rappresenta i tre gradi iniziatici delle scuole esoteriche – a quella dello storico Charbonneau-Lassay, il quale interpreta il quadrato più interno come il Mondo Terrestre, inserito in un quadrato più ampio, identificato come il Mondo del Firmamento, a sua volta inscritto in un altro quadrato – il Mondo Celeste – più ampio e con una valenza simbolica ben superiore perché in esso “… Dio risiede insieme ai puri spiriti…”. Ma c’è anche chi va ben oltre il puro simbolismo esoterico e identifica i tre quadrati concentrici con non meglio identificate ‘linee del campo magnetico trerrestre’, con ‘correnti telluriche’ o addirittura con indicazioni sulla presenza in quel luogo di un fantascientifico ‘varco dimensionale’ (una sorta di ‘Stargate’ molto ante litteram!) presente, per alcuni ricercatori, in una certa località di Barcellona…

Per concludere, il sano principio dell’economia delle cause, il ben noto ‘Rasoio di Occam’ ci costringe ad evidenziare come la Triplice Cinta assomigli in modo inquietante al conosciutissimo ‘gioco del Filetto’ diffuso un po’ ovunque fin dalla metà del II millennio a.C. in quanto presente tra le rovine dell’antica città di Troia, su qualche nave vichinga, sull’acropoli ateniese, in Cina, insomma… in tutto il mondo conosciuto. Ce n’é, in definitiva per tutti i gusti!

L’interessantissimo testo della Uberti e del Coluzzi che vi state accingendo a leggere (suggerisco di non tralasciare una sola pagina, poiché è un libro che… prima non c’era!) vi guiderà efficacemente tra antiche contrade – da Osimo a Cressogno, da Bressanone ad Angera, da Valvisciolo a Trani, insomma in tutta Italia e anche… oltre – alla ricerca di questo strano, esoterico simbolo, magari con nella mente ancora qualche significativo verso del cantautore modenese prima citato…

“… perchè ancora hai molte pagine da aprire
di un libro che ho già letto e che tu devi ancor scoprire,
ma quando capirai che cerchi un libro che non c’è,
allora ti ricorderai di me..."

Roberto Volterri



Brevi biografie degli autori del libro sulla triplice cinta:

 

Marisa Uberti


Giulio Coluzzi