![]() |
Come pubblicare un libro, di Andrea Mucciolo
Come cercare un editore e far conoscere la vostra opera
|
Recensione a cura di Andrea Mucciolo
Questa autrice mi ha riportato alla mente i versi di un poeta inglese, Brian Patten, dove nella sua poesia "Party piece", scrive: Let's stay here / Now this place has emptied / And make gentle pornography with one another [...]. Brian va contro ogni logica poetica romantica, e scrive di fare "una gentile pornografia insieme", dove questa gentile pornografia implica un rapporto sessuale lussurioso, sfrenato, senza inibizioni, ma al tempo stesso "dolce", poiché accompagnato da un sentimento di amore. Così è questa promettente poetessa, la quale ci propone metafore nuove e forti. Le poesie non hanno titolo, ma sono identificate da un numero, quasi a voler ribadire in maniera ancora più netta e ufficiale il distacco dalle regole, oppure l'impossibilità di canalizzare una infinità di pensieri ed emozioni all'interno di una sola parola, attraverso un titolo stigmatizzato e mendace, fuorviante. Sunshine non cerca parole, sputa su carta quelle che ha dentro, quelle che le sono state infilate magari contro il suo volere, penetrando nelle sue ferite aperte. Poi cerca di trovare una logica a tutto questo, ma non sempre la trova, e allora si affida al materiale, ai sentimenti più grezzi che possiamo sentirci in corpo. L'autrice funge da medium, diventa uno strumento sensibile che, senza inibizioni, ci conduce all'interno di un Io senza orpelli, senza decorazioni, nudo e crudo come la vita. Ci mette davanti alla pura anatomia, in cui ogni cosa si guarda reale, spogliata da tutti gli sfavillanti dèi dell'apparire. In un materialismo che diventa poesia, poiché ci risveglia dai nostri torpori e non si fa scrupolo di farci vedere il sangue che scorre nelle vene e le reali sembianze del muscolo cardiaco. E da questa nuova ottica nasce una forma poetica che non è ostile al sentimento né alla esaltazione dei sensi, solamente ci chiede di sporcarci la mani di terra, di annusarla, di portarcela al volto, e di non guardarla soltanto attraverso un disegno. La vera vita, questo sporcasi di tutta l'umanità che ci circonda, eccola qui: Rapita / da un'orda di rom balcanici, / che ballano, / cantano, / flettono sinuose fisarmoniche. / La loro fobia / è il mio sogno. Sunshine descrivere rabbia, conflitto col mondo e il tentativo (perché tale rimane) di trovare collocazione al suo Ego, una dimora stabile dei propri sentimenti. Delusioni e frustrazioni sono forse un pretesto per raggiungere una vetta descrittiva che non si cura minimamente di apparire gradevole. Faggio fa la reporter, non inventa nulla, ma è abile nel catturare sguardi, sfumature e vite private che, come fotogrammi, le sono passate davanti agli occhi, impedendole di vedersi allo specchio per troppo a lungo. E allora ecco che a volte l'autrice urla, ci conficca nella testa il suo incessante desiderio di evadere, di sublimare laddove niente è come prima e nessuno vuole imitare qualcun altro. Consigliato Andrea Mucciolo 16 - 01 - 2011
|
|||||||
| Sito realizzato da Andrea Mucciolo |