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Giovanni Gut - Senza mai fermarsi - Sef - (Società - Editrice Fiorentina)

Recensione a cura di Andrea Mucciolo

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Giovanni Gut è maestro di delicatezza, assiduo ricercatore del sentimento e della bellezza. Canta l'amore, ma Giovanni Gut - Senza mai fermarsi - Sef - Società - Editrice Fiorentinadi un genere particolare, che non rappresenta una pura passione ma piuttosto quella elevazione dei nostri sensi che possiamo trovare in un volto di donna, in un quadro, oppure nel cielo mentre viene abbandonato dal sole: Un occhio gonfio di lacrime, / è il cielo che il sole lentamente abbandona. / Confusi contorni, / di nubi e terra, di prati e fiumi. / Nel brivido della bellezza che osserva, / la natura trema.
La scrittura di Giovanni Gut è lineare seppur profondamente rifinita, elegante, superiore. Il poeta sembra porsi delle domande, pare alla continua ricerca di risposte che gli permetteranno forse di raggiungere quella comprensione del passato, della natura e dei sentimenti che tanto agogna: Parigi / desiderio d bellezza / da compiersi altrove. La poetica di Gut è un incessante respiro, semplice, vitale, mai forzato ma sempre pronto ad offrirci versi caratterizzati da impegno, limatura è amore per la poesia. La grazia è elemento comune di questi versi, ed è questo che sorprende maggiormente: l'autore non sembra voler "osare", non pare avere intenzione di uscire dai classici canoni della poesia; non ci dà l'impressione di aver messo in essere un personalissimo stile, eppure, questi componimenti hanno una straordinaria forza, non appaiono per nulla banali né sterili. E, forse, proprio in questo risiede la bravura di Giovanni, ovvero, nella capacità di proporre al lettore una lettura interessante senza escogitare pensieri arzigogolati, senza voler necessariamente stupire con parole e metafore incomprensibili. No, Gut sa bene che la poesia deve anzitutto comunicare, e per far questo il linguaggio deve essere semplice, come i contenuti altrettanto comprensibili. Ma l'autore è altresì conscio, con la stessa evidenza, che il verso deve creare sogno e magia per il lettore, ad ogni giro di pagina, e in questo riesce benissimo, anche quando affronta quel più o meno velato erotismo a cui ogni poesia d'amore deve, in un modo o nell'altro, far rifermento: Dolcemente le lenzuola, / si alzano e si abbassano, / disegnando il tuo respiro. Tanta carica erotica in parole assolutamente "pulite", candide come le lenzuola di due complici d'amore. Alcune delle poesie presenti in questa raccolta appaiono un po' troppo prolisse, anche se non meno cariche di pathos rispetto a quelle più concise e dirette, nelle quali l'autore riesce meglio ad esternare tutta l'energia poetica in suo possesso. La grazia, / che non oso guardare, / la dolcezza, / che temo sfiorare, / nel tuo volto, / che mi insegna ad amare.

Giovanni Gut non "inventa" parole: sa usare con maestria quelle che già esistono, creando accostamenti gradevoli e intelligenti. Si nota, infatti, una evidente estrazione letteraria di questo poeta, un background culturale che gli consente di tramutare i propri pensieri in versi scorrevoli ma caratterizzati sempre da una buona letterarietà.

Il fruscio dei tuoi capelli castani, / che danzano sulle tue eleganti spalle, / come le spighe che il vento accarezza, / è la musica dei tuoi sentimenti.

Andrea Mucciolo 16 - 01 - 2011

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