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Achille Elio Stanziano, autore del romanzo "Obiettivo San Diego" concede una piccola intervista per i lettori di Galassia Arte:

 

 

Salve Sig. Achille, grazie della sua disponibilità all’intervista:

 

Grazie a voi per l’attenzione che mi dedicate.

 

Lei è un ingegnere, ha lavorato nell’industria aeronautica e si è occupato delle più evolute tecnologie militari e civili: come e perché le è scattata la molla di scrivere romanzi?

 

Solitudine. Tempi da riempire quando sei in una città lontana ed hai già visto tutto quello che c’era da vedere ed è sabato e non hai voglia di andare in giro da solo. Al computer, magari guardando il mare dalla finestra, si affollano accanto a te i tuoi personaggi. Che si muovono, parlano, interagiscono tra loro come fossero dotati di vita propria. E non sei più solo, hai tutto il tempo del mondo, ed arrivi alle sei e te ne accorgi perché il sole tramonta e ti ricordi che non hai mangiato nulla dal mattino, da quando ti sei seduto lì.

Nasce così, poi lo razionalizzi, crei un metodo per utilizzare tutti i piccoli tempi morti che hai, magari in aereo, od in aeroporto, tra un volo e l’altro. Certo, scrivi delle cose che sai, che conosci; San Diego nasce, anche, dalla sfida intellettuale di inventare un colpo che superi tutti i controlli, che conosci bene, pensando a tutte le possibilità e le alternative.

Poi, quando davvero trovi uno che te lo pubblica, il libro, dai una botta di freno e semplifichi un po’: hai visto mai che qualcuno ti copi?

Penso a come si deve essere sentito Tom Clancy (sono genuflesso: si vede?) l’11 settembre. Nel suo <<Potere Esecutivo>> del 1966, un aereo, nelle mani di un terrorista kamikaze, veniva mandato a schiantarsi sul Campidoglio, a Washington, durante la cerimonia di insediamento del nuovo Presidente…..

 

Da anni lei si occupa di intellingence e lavora a Tel Aviv. Da questo osservatorio privilegiato, che opinione si è fatto riguardo la drammatica situazione in cui da anni versa il Medio Oriente?

 

Il guaio del M.O. si chiama petrolio.

E’ così che una terra arida e poverissima diventa opulenta e ricchissima. E diventa pure l’ombelico del mondo.

Il posto da dove fluisce l’Energia.

A Yalta, spartendosi il Pianeta, i 4 Grandi si distrassero un attimo. Oppure nessuno fu abbastanza forte da metterci le mani sopra. Ci spedirono gli Ebrei sopravvissuti a Hitler. Fu una buona idea, da molti punti di vista. Si piazzarono lì dei noti rompiballe, con cui l’Europa civile aveva un debito altissimo, e, visto che vi abbiamo regalato una Patria, ce la date pure un’occhiata a quei pozzi lì vicino?

Ooops! Ma c’erano i Palestinesi, in Palestina, o no? Cosa vuoi che importi! Quattro poveracci con uno straccio in testa…

Oggi i sei milioni e mezzo di Israeliani hanno un reddito procapite di circa 20.000 $ dollari all’anno, compreso il milione di Palestinesi mussulmani che vivono dentro i suoi confini. I Palestinesi, che vivono nei Territori dell’Autorità Palestinese (da cui Israele si è ritirata nel 2005) hanno un reddito di 1100 $ dollari/anno. Quindi, non sono solo poveri: sono al limite della sopravvivenza.

Nessuno meglio degli Ebrei sa che gli Olocausti, come mezzo di controllo demografico, non funzionano. D’altro canto, anche i Mussulmani hanno sperimentato, in Kossovo, che le Pulizie Etniche sono un fiasco, in tal senso. Quindi escludo che davvero, tutti gli Israeliani o i Mussulmani vogliano reciprocamente sterminarsi. Semplicemente, non funziona.

La vita di tutti i giorni, in Palestina, è costellata di piccoli e grandi accordi tra palestinesi ed Israeliani.

Dalla guida che ti porta da Gerusalemme a Betlemme (la seconda in territorio palestinese), e scopri che è d’accordo con la guida mussulmana per <<cederti>> come un pacco, al collega mussulmano, od al cementificio palestinese che produce l’80% del cemento che è servito e serve a costruire il muro che separa Israele dai Territori: la mattina i Palestinesi manifestano contro il Muro. Poi arrotolano le bandiere e telefonano a Tel Aviv per avere i volumi di prodotto per il giorno dopo…

Però Hamas (a Gaza) è finanziato dalla Siria e Iran. Considera doveroso lanciare razzi Kassam contro Israele: ne lanciano un paio al giorno. Sono armi rozze, ma efficaci. Uccidono. Il Corano non sarebbe d’accordo: si uccidono anche donne e bambini. Ma i <<saggi>> di Hamas hanno stabilito che anche donne e bambini israeliani, poiché <<occupano>> il territorio palestinese, sono <<obiettivi militari>> quindi via coi Kassam, coi quali non si mira: si spara nel mucchio.

Hezbollah, ai confini col Libano, è un’emanazione diretta dell’Iran, in quanto partito Sciita. Usano i Kassam anche loro, e regalano 10.000 dollari ad ogni famiglia palestinese cui sia andata distrutta la casa nel conflitto. In contanti.

Non sottolineerò l’apporto americano ad Israele: mi limito a dire che Israele dedica il 20 % del PIL alle spese militari. Gli Stati Uniti, nonostante l’Iraq, sono sotto il 5%. L’Italia è al 2,5%. Vogliamo riflettere un solo attimo a quanto il conflitto Palestinese, sia, in realtà, una <<guerra per procura>>? Chi glieli passa i quattrini, ad Israele? E, soprattutto, perché?

Dimenticavo: tutti i dati citati sono presi dal World Factbook della CIA. Quella di Langley, in Virginia, non la Confederazione Italiana Agricoltori.

 

3)“Israele ed Arabi: una pace tecnicamente possibile?” È stato il tema della tavola rotonda delle Fiera del libro di Torino, tenutasi il 9 maggio 2008. Se le è possibile, come risponderebbe in maniera sintetica a questa domanda?

 

Aiutiamoli a vivere. Se vuoi veramente sfamare un uomo non regalargli del pesce: insegnagli a pescare. Smettiamo di far combattere a loro la guerra che non vogliamo combattere noi. Facciamo sì che anche i Palestinesi possano comprarsi il televisore e la macchina, che abbiano voglia, il venerdì, di andare al mare con la ragazza, od allo stadio a vedere la partita. Coi loro soldi, guadagnati commerciando o lavorando la terra, o producendo elettronica, che so? Che essi vedano il vicino come un Fornitore od un Cliente. Non come un bersaglio. Qualunque sia la sua religione. Per una volta, ricordiamoci che poche cose sono più pericolose e letali di ideali perseguiti con pervicace faziosità o di religioni professate con diabolico fanatismo.

 

Che soddisfazione ha avuto dal suo romanzo d’esordio “Obiettivo San Diego” e quali sono i suoi progetti futuri, sia in ambito letterario quanto in quello lavorativo e personale?

 

Alla Fiera del Libro dell’anno scorso, ero allo stand del mio Editore (che Allah lo illumini e lo protegga!). Si avvicinò una signora sulla quarantina, ben vestita, prese San Diego tra le mani, lesse la prima pagina, ci pensò un po’ su, e, oddio!, lo comprò!

So che tanti altri (fortunatamente) l’anno comprato. Ma quella signora fu la prima che vedevo dal vivo. Una vera, reale! Ebbi un brivido: la vecchia <<pizza>> piaceva a qualcuno! Non ad amici o colleghi: vuoi vedere che la leggendaria Natascia Pane aveva ragione?

E, prima ancora, quando mia figlia lesse il manoscritto e disse: <<non male, papà! Proprio non male…>>

Sto per consegnare a Contrappunto il mio secondo romanzo. Una specie di seguito di San Diego, che comincia a Mosca, con un devastante attentato alla stazione della metro sotto il Cremlino…..

Dopo, vorrei pubblicare un libro d’amore. Ho un solido progetto (sono ingegnere, no?) nel cassetto.

La mia esperienza Israeliana volge al termine, come professional. Sono orgoglioso di poter dire <<missione compiuta>>. Si parla ora di un progetto Turchia, o di tornare sul progetto Russia, quello sul quale lavoravo prima di andare in Israele. Vedremo. Non sono più un ragazzino. Magari mia figlia mi vara un <<progetto nipote>> ed io mi dedico a quello….

Achille Elio Stanziano - 9 maggio 2008