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Come diventare scrittori oggi, di Andrea Mucciolo

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Il colloquio

di Andrea Mucciolo (www.andreamucciolo.com) e Federica Selvaggini (www.federicaselvaggini.it - www.albaletteraria.beepworld.it)

Racconto scritto a quattro mani

Il primo colloquio di Laura, per il miraggio di un impiego fisso. La tensione, la speranza, la volontà di emergere, una propria vita indipendente da quella dei suoi genitori; una sicurezza economica. Appena 18 anni, è già la voglia di avere una vita per proprio conto, di allontanarsi da casa, come tanti altri giovani in questo paese. Laura guardò l’orologio, le tre e mezza, un buon orario, tutto il tempo per fare il colloquio e di andare poi, con tutta tranquillità, a cena col suo ragazzo, il quale si trovava dal suo medico di famiglia, non molto distante da dove ora si trovava Laura e che, non appena si fosse liberato, sarebbe passato a prenderla. Un lavoro già agognato da tempo, che le avrebbe permesso di avere una vera casa, non quella nella quale viveva ora, dividendo la sua stanza con due fratelli più piccoli, Marcello, di 12 anni, e Marco, di 8. Una ragazza con la sua vita privata, il suo bisogno di intimità, il semplice desiderio di parlare d’amore al telefono con Fabio, senza sopportare le puerili e stupide battute dei suoi fratelli. La voglia di avere tante cose belle, di potersi comprare almeno una volta nella vita un vero profumo, in profumeria, e non tra gli scaffali di un supermercato. Tutto si sarebbe giocato con questo impiego, uno dei pochi annunci che non richiedeva, tra i requisiti obbligatori, una laurea e nemmeno un diploma, cose che Laura non aveva. Un annuncio un po’ strano, in effetti, diverso dai soliti:

Cercasi ragazze molto socievoli, esuberanti, motivate a dare una svolta alla loro vita, senza pregiudizi e prive di ogni ristrettezza mentale, per lavoro molto remunerativo e per nulla faticoso. .... ore pasti. Chiedere di Luana.

Laura era molto sensibile, una ragazza dolce, con tanto bisogno di essere capita, apprezzata dagli altri. Poteva offrire molto a chi le avesse dimostrato amicizia e affetto, ma non sopportava che qualcuno si rivolgesse a lei in maniera sgarbata o con un tono di voce troppo severo. Era una ragazza troppo sensibile. Laura si guardò intorno, nel piccolo salottino dove aspettava di essere chiamata. Poltrone di pelle, tavolino in qualche legno pregiato, tende rosse, molto elegante. Falsi d’autore di: Gaugin, Klimt, Picasso e Andy Warhol. Ottime riproduzioni, Laura era molto appassionata d’arte e, se solo avesse avuto qualche soldo, avrebbe anche dipinto, magari il suo ragazzo, come primo quadro. Le tre e quarantacinque. Non c’era nessuno a questo colloquio, solo lei, ma ancora non si decidevano a chiamarla. Era un bel villino, quello dove Laura si trovava, risalente all’Italia umbertina, con stemmi di vario genere sui portoni e altre rifiniture artistiche oggi non più di moda. La porta principale si aprì ed entrò un uomo sulla quarantina, leggermente sovrappeso,  con un sigaro in bocca. L’uomo guardò solo un attimo Laura, senza salutarla, poi la sua attenzione fu diretta sulla procace segretaria che corse ad accoglierlo. I due si scambiarono un veloce ma intenso bacio sulla bocca, poi il nuovo arrivato, Stefano, come la ragazza procace l’aveva chiamato, accennò appena nella direzione di Laura e domandò alla segretaria: “E’ lei per il colloquio?”. Alla risposta affermativa della sua segretaria, l’uomo si diresse verso Laura, stese la mano destra e disse a voce molto alta e con un gran sorriso:

“Piacere, Stefano”.
“Piacere, Laura”, replicò Laura, finalmente con la tensione un po’ allentata.
“Solo un attimo per sistemarmi e sono da lei”, dichiarò Stefano.
“Grazie, faccia pure con comodo”, rispose Laura, oramai tranquilla e priva di tutta le tensione provata fino a poco fa. Dopo nemmeno due minuti, riemerse la sensuale segretaria:


“Può entrare, il signor Stefano è pronto per il suo colloquio”.
“Sì, grazie”.
Laura entrò nell’ufficio di Stefano, un bell’ufficio, con una luce di quelle che non ti fanno male agli occhi, un ufficio molto ben curato, con una caraffa d’acqua sulla scrivania, una bottiglia di Chivas e ben sei bicchieri, tre da liquore e tre per l’acqua. “Laura, prego, accomodati, posso darti del tu?”
“Ma certo, facciamo come gli inglesi che si danno sempre del tu!”, fece Laura, per sciogliere il ghiaccio, approfittando del fatto che l’uomo era molto simpatico e affabile.
“Eh? ah, sì, certo! Ti dà fastidio se fumo?”.
“No, prego, fai pure”.
“Bene, allora Laura, non voglio farti perdere tempo”, l’uomo si sistemò nella grande poltrona girevole nera, gettò per due secondi lo sguardo su un foglio appoggiato sulla sua scrivania, quindi ritornò con lo sguardo verso Laura, “allora, dicevo, Laura, dall’annuncio non si capiva ovviamente molto, poiché abbiamo deciso che tutti i dettagli è sempre meglio darli di persona, perché crediamo prima di tutto nel lato umano, e riteniamo che non siano solo le capacità tecniche a rendere un candidato ideale per noi, ma anche, e soprattutto, i suoi aspetti prettamente personali, i suoi ideali e il suo modo di rapportarsi con gli altri”. L’uomo fece una breve pausa. Laura era proprio felice, sentiva che si sarebbe trovata bene a lavorare con Stefano, non importava che tipo di mansione avrebbe dovuto svolgere, già sentiva di aver trovato la motivazione necessaria a svolgere bene qualsiasi tipo di lavoro. L’uomo riprese:
“Il nostro lavoro, in buona sostanza, consiste nell’aiutare le persone, offrendo loro servizi che siano sempre eccellenti, ecco perché spesso assumiamo nuove persone, affinché la nostra offerta sia sempre all’altezza delle aspettative dei nostri clienti,  siamo una delle poche aziende italiane che non conosce mai crisi!”. L’uomo spense il suo sigaro dopo un’ultima boccata, quindi proseguì, “E, Laura, bada bene che noi mettiamo tutti i nostri lavoratori in regola, e fin da subito: contributi, ferie, malattia, tutto quanto, e non facciamo prove lunghe mesi sfruttando i lavoratori, a noi basta un giorno, e ci rendiamo subito conto se il candidato è idoneo o meno. Anche lo stipendio è molto elevato".
“Ma esattamente, scusa se ti interrompo Stefano, in cosa consisterebbe il mio lavoro? Lo so che nell’annuncio non veniva richiesto né laurea né diploma, ma io ho soltanto la terza media, nemmeno so usare il computer…”. Stefano alzò il palmo della mano destra verso Laura, scuotendo appena la testa: “Laura, lascia perdere, non farti condizionare, ti parlo come fossi tuo padre, l’età ce l’ho anche, eh eh, questo è quello che ti hanno sempre fatto credere tutti quanti, che solo le persone che hanno studiato siano intelligenti, in grado di fare grandi cose, beh, la vuoi sapere un cosa? Secondo me sono loro i più stupidi di tutti, credono di essere questo cazzo invece non valgono una cicca di sigaretta spenta, insomma, gente che ha studiato anni, sgobbato sui libri, perso decimi di vista per poi ritrovarsi con una laurea in giurisprudenza che sai cosa ci fanno? Beh, lasciamo stare. Tu hai tante doti Laura, io l’ho subito capito, sei una ragazza che vuole emergere, che vuole avere una propria vita, che vuole essere libera”. Laura ora provava ammirazione per quest’uomo, e volentieri si sarebbe ricacciata in bocca la sua stupida domanda.
“Guarda, se stiamo qui a disquisire su questo e su quell’altro e alla fiducia che bisogna avere in se stessi perdiamo tempo io e te, Laura, la cosa migliore è che tu veda da sola di che lavoro si tratta, e sono sicuro che capirai al volo, sì, credo tu sia la persona che stavamo cercando, priva di pregiudizi, disposta a qualcosa di nuovo, di esaltante, tu non sei di certo una persona nata per faticare, per sporcarsi le mani, una ragazza dolce, bella e delicata come te, Laura, merita molto, ma molto di più. Ovviamente il lavoro dovrà piacere prima di tutto a te, qui nessuno ti obbliga a fare qualcosa che non è di tuo gradimento. Ma vieni con me, che ti mostro subito il tuo lavoro.”

Laura e Stefano si avviarono verso un piccolo ascensore. ‘Che villa grande’, pensò Laura, ‘addirittura un ascensore interno’.
Una volta dentro l’ascensore, l’uomo premette sulla pulsantiera il tasto – 2, poi, guardando Laura ancora sorridente, ma non per molto, sorrise anche lui,  comunicando: “Siamo organizzati”, e annuì contento e convinto verso se stesso.
Giunsero in un corridoio poco illuminato, nel quale c’era solo una porta, in fondo, porta verso la quale Stefano condusse Laura.
“Coma mai lavorate sottoterra?”, chiese Laura, ancora sorridendo, ma per poco.
“La riservatezza è la prima regola”, replicò Stefano, col suo sorriso da guancia a guancia.

La stanza dove Laura entrò con Stefano era arredata con gusto, ma funzionale all’uso d’ufficio. Scaffalature per raccogliere materiale d’archivio, libri di consultazione, un paio di poltrone e una scrivania. Gli angoli della stanza erano in ombra, perché l’unica luce proveniva da una grande lampada con il paralume, posata sulla scrivania.
Laura ne ebbe una buona impressione e si sentì subito gratificata.
“Ecco, vedi Laura, il lavoro che dovrai svolgere è semplice, ma nello stesso tempo di responsabilità” – disse Stefano accompagnando le sue parole con il consueto sorriso.
“Sono impaziente di sapere di cosa di tratta”- rispose Laura sempre più incuriosita.
“Dovrai ricopiare dei nomi su questo quaderno” – disse Stefano indicando la scrivania in mogano nero su cui faceva bella mostra di sé un registro di grandi dimensioni.
“Tutto qui?“, disse Laura sorpresa.
“Tutto qui…", rispose Stefano sorridendole "e se accetti il lavoro, potrai iniziare subito”.
“Sì, d’accordo, accetto il lavoro” , rispose Laura entusiasta, sedendo sulla poltroncina davanti alla scrivania.
“Come ti dicevo, tu non dovrai fare altro che copiare dalla lista i nomi e gli indirizzi di queste persone. Mi raccomando, prenditi tutto il tempo che ti occorre, importante è che tu sia precisa. Se dimostrerai di corrispondere alle nostre aspettative potremo decidere di affidarti anche altri incarichi.
“Ah, dimenticavo, se avessi qualche necessità, nella stanza accanto troverai i servizi e alcuni distributori automatici di generi vari. Potrai servirtene liberamente, non poniamo limiti di consumazione ai nostri impiegati”, affermò Stefano accompagnando le sue parole con il consueto sorriso da guancia a guancia.
“Grazie, sei molto gentile” , rispose Laura.
“Ora ti lascio lavorare. Se ti farà piacere, ci vedremo più tardi”, disse Stefano richiudendosi la porta alle spalle.
“Pronto mamma… Sì, ho accettato. Non ti preoccupare, sono persone per bene e il lavoro è molto semplice… dovrò ricopiare una lista di nomi”. Dall’altro capo del telefono la mamma non mancò di sciorinare a Laura le solite raccomandazioni a cui la ragazza non diede il benché minimo peso; finita la conversazione ripose il cellulare nello zaino e si dispose a iniziare il suo lavoro.
Laura non si rese conto del trascorrere del tempo fino a quando la suoneria del suo cellulare le ricordò che erano ormai trascorse alcune ore da che aveva cominciato a lavorare.
La mamma, durante la breve conversazione telefonica, le aveva domandato se si fosse informata sul motivo per cui avesse dovuto ricopiare quei nomi, ma lei le aveva risposto evasivamente. In realtà si era dimenticata di chiedere a Stefano informazioni anche a proposito del compenso che avrebbe percepito per il suo lavoro.
Ricordando solo quello che le aveva detto a proposito delle bevande e degli snack, uscì nel corridoio.
Quell’andito poco illuminato, che aveva percorso in compagnia di Stefano per raggiungere il suo ufficio, le appariva ora diverso.
Laura sarebbe stata pronta a scommettere di aver visto una sola porta, la sua appunto, invece con sorpresa si accorgeva ora che quel corridoio aveva porte su entrambi i lati.
Su ognuna delle porte era stato applicato, con del nastro adesivo, un foglio con segnata una cifra.
Bussò alla n. 276.045.200.459.
“Avanti”, si sentì rispondere da dietro l’uscio.
“Buona sera, io sono Laura”, disse la ragazza rivolgendosi al giovane piuttosto grassoccio, con capelli e occhi castani intento nel suo stesso lavoro di ricopiatura.
“Ciao, mi chiamo Andrea, sono contento di vederti”, rispose il giovane con tono di voce bonario.
“Sono stata assunta da poco e volevo dare un’occhiata in giro”, continuò Laura quasi a volersi scusare della sua curiosità.
“Hai fatto benissimo, anche io ho fatto come te. Sono andato un po’ in giro. E sai cosa ho scoperto? Siamo in tanti qui. Tutte le stanze che hai visto nel corridoio sono occupate", disse il giovane. Il suo volto ostentava un’espressione divertita che Laura giudicò inadeguata alla circostanza.
“Sei già andata a prenderti qualcosa da mangiare? Dovresti farlo, ogni tanto è necessario staccare un po’ dal lavoro”, disse il giovane guardandola fissamente negli occhi, quasi a voler cercare nel suo sguardo la certezza che avrebbe accolto le sue parole con il massimo della serietà.
“Effettivamente ero diretta là!”, rispose Laura.
“Tanto che ti trovi, perché non vai a conoscere anche gli altri? Qualcuno potresti anche trovarlo simpatico. Ciao. Buona visita”, rispose il giovane distogliendo frettolosamente lo sguardo da Laura e rimettendosi al lavoro.
Laura non sapeva bene definire il suo stato d’animo. Non era paura quella che avvertiva, ma un lieve fastidio.
Infondo non aveva domandato molti ragguagli a Stefano e adesso sentiva il peso della sua faciloneria.
“Sei stata come sempre troppo superficiale”, sicuramente le avrebbe rimproverato la mamma.
Ma a diciotto anni è giusto essere superficiali. A trent’anni avrebbe messo la testa a posto. Si sarebbe “inquadrata”, come dicevano ghignando i suoi amici.
La macchinetta delle vivande offriva prodotti particolarmente accattivanti. Non era certo quella della scuola… solo schifezze!”, ridacchiò tra sé.
Solo quando fu vicina ad una delle distributrici automatiche avvertì una presenza alle sue spalle.
“Ciao, sei venuta a prendere un po’ di rifornimenti?”, disse una giovane donna con i capelli neri, uscita dall’ombra come un fantasma. Il suo sguardo appariva vuoto e i suoi gesti erano perfettamente controllati.
A Laura ci volle un po’ di tempo per mettere a fuoco la situazione.
“Ciao, sono Laura, sei stata assunta anche tu oggi?”, nonostante la sorpresa per quell’incontro inaspettato, Laura cercò di non dimostrare la sua ansietà.
La donna la guardò di sotto le ciglia con un’aria sospettosa.
“No, sono qui da qualche tempo!”, rispose in maniera quasi brusca.
“Belle queste macchinette!”, disse Laura indicando le innumerevoli distributrici automatiche.
“Sono piaciute anche a te? Ti sorprenderai… non c’è solo roba da mangiare. Distribuiscono anche vestiti, cellulari, computer, gioielli, profumi e ogni genere di cosa tu possa desiderare…”, disse la donna sorridendole come Stefano, da guancia a guancia.
“Magnifico! Posso prenderlo?”, esclamò Laura, adocchiando una lussuosa confezione di profumo. Proprio quello che aveva sempre desiderato.
“Certo, Stefano non ti ha detto che puoi prendere tutto quello che vuoi? Cosa aspetti? Approfittane, è tutto a disposizione”, la incoraggiò la giovane donna.
La mente di Laura vagò da un pensiero all’altro prima di decidersi a premere il bottone che le avrebbe fornito il suo oggetto del desiderio.
“Ok. Non ho bisogno d’altro”, sospirò Laura con le mani  ingombre di ogni cosa.
“Mi sembra che tu abbia accaparrato un bel po’ di cose… Ma hai fatto bene. Anche a me piace farlo” – disse la giovane donna dai capelli neri. Nella sua voce Laura ravvisò una lieve ironia.
Laura restò in silenzio qualche istante. Anche la giovane donna fece altrettanto.
“Ciao, torno al mio lavoro!”, disse Laura voltandole le spalle. Quella donna nonostante fosse stata gentile non le era piaciuta.
Laura consumò la sua pizza, la sua insalata, bevve a profusione una serie di succhi dai colori e dai sapori più variati. Trovò molto gustosa anche la torta al cioccolato.
Aveva preso cibo in abbondanza. Sapeva che non lo avrebbe mangiato tutto ma, non aveva saputo resistere al piacere di appropriarsi di quelle leccornie e non aveva sentito alcun rimorso quando le aveva in buona parte scaraventate nella pattumiera.
Con rinnovato vigore si immerse ancora una volta nel suo lavoro di ricopiatura.
Ebbe solo un lieve trasalimento allorché sentì bussare alla porta.
“Avanti”, disse Laura con la voce titubante.
“Laura, sei ancora qui?”, sulla soglia della stanza c’era Stefano che la guardava con un’aria perplessa.
“Sì”, replicò Laura un po’ confusa.
“Vuoi dirmi che non sei andata a casa ieri sera?”, esclamò Stefano con un tono di voce  tra l’ironico e il divertito.
“Ma, non so, no, sono andata e tornata…”, Laura era confusa. Nella testa un turbinio di pensieri. Cosa era successo? Possibile che non si fosse accorta del trascorrere del tempo? Come mai i suoi parenti non l’avevano cercata. Era sicura che il suo cellulare non avesse squillato. Istintivamente lo estrasse dallo zaino. Era chiuso. Provò a riaprirlo. Il telefono si era scaricato.
“Non ti preoccupare, capita di non rendersi conto del trascorrere del tempo! Anche a me è capitato di sovente. Certo, a volte si rischia di perdere di vista le cose importanti, ma forse è giusto non dare importanza a troppe cose…! Ciao, io torno al mio lavoro. Ci vediamo più tardi”. Stefano si richiuse la porta alle spalle, esibendo il consueto sorriso da guancia a guancia.
“Quando avrò finito di copiare questi ultimi indirizzi, andrò a casa”, disse Laura sbuffando, tradendo una certa apprensione.  Riprese la penna in mano e continuò a compilare la lista dei nomi con date e indirizzi.

“Forse mamma aveva ragione, avrei dovuto domandare qualcosa in più su questo lavoro. Chissà chi sono queste persone? E a cosa serve questa lista?”. Laura non poteva più nascondere a se stessa la sua inquietudine. Era combattuta tra il desiderio di tornare a casa e la forte attrazione che esercitava su di lei quel lavoro, attrazione che le impediva di abbandonarlo.
Le sembrava di non aver bisogno d’altro che di rimanere lì a svolgere quel lavoro di ricopiatura”.

Continuò ancora ore o forse giorni a trascrivere nomi su nomi, date e indirizzi.

“Palazzo Parsi?”- Improvvisamente, colta da una smania incontrollabile, si mise  a cercare affannosamente nel suo zaino e ne estrasse un ritaglio di giornale.
Sotto la scritta “Cercasi ragazze molto socievoli, esuberanti, motivate a dare una svolta alla loro vita, senza pregiudizi e prive di ogni ristrettezza mentale, per lavoro molto remunerativo e per nulla faticoso. Telefonare al numero 339/7806408 ore pasti”, c’era l’annotazione scritta in fretta da lei stessa: giovedì ore 15.30 Palazzo Parsi n. 14”.


Solo a quel punto Laura Isnardini capì di essersi cacciata in un guaio, un bruttissimo guaio.

Andrea Mucciolo - Federica Selvaggini - 17 maggio 2010