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Ai confini delle parole -
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A cura di Cinzia D'Antonio
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L’analisi grammaticale o morfologica: è la scomposizione di una frase nei suoi elementi costitutivi, le parole che, in base al significato o alla funzione grammaticale che svolgono, sono ricondotte ad una delle nove categorie grammaticali o parti del discorso e analizzate secondo la loro specifica caratteristica morfologica.
Le nove categorie grammaticali, in cui sono classificate le parole, sono: cinque variabili - articolo, nome, aggettivo, pronome e verbo - e quattro invariabili - avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Per ciascuna parola così classificata l’analisi grammaticale indica tutte le sue caratteristiche morfologiche, cioè la forma: genere, numero, tipo, ecc. per il nome, per l’aggettivo, ecc.; coniugazione, modo, tempo, persona, numero, genere, ecc. per il verbo.
Le cinque categorie variabili si definiscono tali perché possono cambiare la loro terminazione o la loro forma per dar luogo alla flessione e all’accordo grammaticale. La flessione nominale si chiama declinazione, quella verbale coniugazione. Per esempio, perché una frase risulti di facile leggibilità, le varie parti del discorso devono concordare nel genere (maschile, femminile) e nel numero (singolare plurale), come nelle frasi seguenti: il bambin-o biond-o piang-e; le bambin-e biond-e piang-ono.
Nelle parole variabili la parte che rimane immutabile si chiama radice la parte variabile desinenza.
Le quattro categorie invariabili sono così chiamate in quanto, pur essendoci in certi casi forme di modificazione grammaticale (per esempio negli avverbi: bene: benissimo; male: malissimo), esse non sono mai soggette a flessione, di genere, numero, tempo, modi, ecc.
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