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Il San Remo caduto

di Pino Conte

 

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anche nella nazione dei santi, capita che taluno dei più rinomati, tra gli appartenenti alla celeste categoria, cada in disgrazia. Il festival di San Remo non l'ho visto, ma le righe di commento ad esso, apparse dai blog ai giornali, le ho lette. Il succo, che è uno strano paese la cittadina ligure, anfitrione della gara canora, pari pari quant'è uno strano paese quello che s'estende tutt'intorno, disseminato di televisori accesi -per l’occasione- su Rai Uno, sia all'estremo Nord che al profondo Sud. L'Italia, prima, si fermava per la Nazionale di calcio, e per il Festival; a giudicare dagli ascolti dell'ultimo San Remo, da oggi in avanti si fermerà solo per la Nazionale. L'ambiente della discografia è una fogna, che ammazza il talento; chi ci sopravvive ha altre doti, molto più discutibili dell'attitudine al canto e della bella voce: che i connazionali se ne siano resi conto?, tutto può essere, i miracoli accadono, possibile che il sonnambulo italico si sia svegliato. Episodi come quelli, se non peggiori, di cui riferiscono nelle loro righe i professionisti della carta stampata ed i telespettatori sui blog, sono a conoscenza di chiunque, rilanciati, oltretutto, dalla grancassa continua delle televisioni e delle radio; artisti, produttori, intermediari, papponi e magnaccia vari, insomma, l’intero genere degli addetti ai lavori, non ne esce affatto bene. Sbattute di continuo negli occhi e nelle orecchie dell'italiano, le bassezze consumate nell'ambiente dagli specialisti della canzone e della canzonetta -a qualsiasi titolo siano addetti e qualsiasi siano i lavori-, hanno causato la rottura del classico meccanismo di identificazione, che spingeva il telespettatore, fino a ieri, ad immedesimarsi con il Festival, e con i suoi protagonisti. Altri tempi, quando il fango a palate che si buttano addosso quelli della canzone e dei dischi, senza risparmio e soprattutto senza pietà, restava circoscritto all'ambito stesso; oggi, gli schizzi che saltano fuori ad ogni ora del giorno e della notte, rilanciati senza tregua ad ogni programma, da ogni conduttore, danno fastidio. Causano disaffezione e lontananza. E procurano insofferenza. Che sul palco dell'Ariston e dintorni circolasse gente che non ci sta tanto -o non ci sta più- con la testa, lo sanno cani e porci; ne sono al corrente io stesso, che il Festival della canzone italiana non l'ho mai seguito in vita mia. Puoi essere alla canna del gas anche con le tasche piene di quattrini ed il successo in palmo di mano, questa è la lezione che traggo dall'ultima passerella di campionissimi e campioncini sul palco del teatro Ariston, in base alle notizie ed ai commenti letti tanto su carta quanto sul computer. Non faccio i nomi, non li ricordo e non li associo alle facce; ma che le facce fossero di bronzo, ed i comportamenti da disperati, è chiaro come il sole. Com'erano forti e chiari i fischi all'indirizzo della bambola che proclamava il suo amore in diretta nazionale: che si deve fare per campare. E cito solo un esempio, il primo che mi capita a tiro, del livello cui è sceso il Festival. D’altronde, se il segno scende a picco dappertutto, perché mai la costa ligure dovrebbe restarne immune? Che dire, in definitiva?, che gli ambienti lavorativi sono tutti uguali, che in ogni regione, provincia, città, paese e paesino ci sta la dipendente con le secchiate di trucco in faccia che fa le fusa al capo, capirai la novità. Ma ritrovarsela la sera, dentro il televisore, questo no! A proposito di parole scritte e cantate, e dei relativi comportamenti a supporto,  falsamente strappalacrime (o realmente spaccamaroni, dipende dai punti di vista), sono giunto alla seguente conclusione: di maschietti o femminucce si tratti, una distorsione mentale è una distorsioine mentale; capricci, ticchi e fissazioni non fanno differenze di sesso. Né di portafoglio, o di successo. Dalle altezze cui volo, quelle raso terra, la vedo semplice semplice, ossia che ciascuno i propri dolori e le proprie ferite, li ha, e se li tiene. Punto. Leccarsi i graffi cospargendoli di lacrime, il solo unguento che procuri qualche sollievo dai dolori che essi infliggono, è l’unica cura. Che vale per gli anonimi signor nessuno come per i divi della canzone all’italiana. Prendi quell’altra stella della musica, quella che si “suicida per cantare ed ha per sponsor l’ospedale”, come recitava lei stessa in un suo brano; la sorella ci ha provato, e ci è riuscita, è saltata nel nero e ci è sprofondata, stringendo tra le dita un cocktail di alcool e droghe, a quanto pare. Chi sarà la prossima stella cadente, a spegnersi in fondo al cielo?, bruciata la propria vita, una traiettoria luminosa e veloce, …