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Cosa implica scrivere racconti, in particolare racconti brevi? Andiamo con ordine. Anzitutto, mentre per scrivere un romanzo è necessario che vengano rispettate alcune regole basilari, tipo la perfetta definizione dei personaggi (onde evitare, questo, di trovarsi nella difficoltà di gestire particolari inventati, senza pensarci troppo, sulla loro personalità e storia, proprio nel bel mezzo del romanzo) una struttura della trama che sia consistente e ben delineata, un certo livello di suspense che poi deve quasi necessariamente evolvere in una sorta di colpo di scena finale e soprattutto, il saper coinvolgere il lettore nella lettura di due, trecento, quattrocento e più pagine, evitando che egli scaraventi il libro contro la parete dopo la ventesima pagina.
Nei racconti, invece, tutto questo decade, o meglio, non è più confinato in strette regole, scritte o non scritte, ma viene data la più ampia libertà allo scrittore, che ha modo di esprimere tutto il suo estro creativo in questa illustre forma di arte.
Infatti, nei racconti, proprio grazie alla loro brevità, si ha sia il vantaggio di scrivere senza correre il rischio di perdersi in una trama alle volte troppo arzigogolata, sia quello di sbizzarrirsi in piccoli esperimenti narrativi, i quali, anche nel caso in cui non trovassero un riscontro favorevole nel lettore, difficilmente causeranno l’abbandono della lettura di questi racconti, quando molti di questi sono lunghi appena due o tre pagine soltanto.
Quindi, i racconti sono una sorta di palestra per l’esordiente anche se, va precisato, che proprio la stessa brevità che ne favorisce la lettura, è anche il lato dei racconti che più richiede impegno. Venendo al dunque, se nel romanzo vi sono regole che ne stabiliscono tutti i passaggi o quasi, nello scrivere racconti l’unica regola (la quale è però imprescindibile nonché enormemente importante) è il trasferire negli stessi la massima intensità narrativa, cioè riuscire, proprio perché si hanno poche pagine a disposizione, a convogliare un concetto, un pensiero o diverse emozioni, in un racconto breve che abbia una trama a tutti gli effetti. Nei racconti raramente si possono fare “flashback” se non brevissimi, e il bravo scrittore, riuscirà a delineare i propri personaggi (o anche il solo presente nel racconto) senza ricorrere a lunghe descrizioni, ma giocando su particolari quasi insignificanti ma che colpiranno l’interesse del lettore, anche perché, il modo in cui si leggono i racconti, è certamente ben diverso da quello con cui si affrontano romanzi anche di notevoli dimensioni, a cominciare dal fatto che un racconto si può anche leggere in un’unica volta. Nello scrivere racconti, non bisogna tanto chiedersi come evolvere la trama, che ha ben poche possibilità di farlo, quanto piuttosto all’intensità che questa storia sarà in grado di trasportare. Deve essere un racconto ad effetto, anche su cose apparentemente senza senso. Si possono scrivere racconti su un uomo che perde l’autobus, su un cane che insegue un gatto, su un bambino che ruba un vasetto di marmellata, non c’è limite, non si è condizionati dalla trama che va seguita secondo regole alle volte pedanti e improduttive. L’unico parametro a cui attenersi è dare al racconto una sua forte personalità, che lo renda una piccola perla che si distinguerà in mezzo a migliaia. Spesso nei racconti, si raggiunge una profondità di narrazione che ben difficilmente si sarebbe potuta raggiungere in un romanzo, nel quale magari il concetto base della trama, sarebbe andato disperso nella marea di particolari descrittivi e digressioni varie tipiche dei romanzi. Quindi guai a considerare i racconti una bassa forma narrativa, quasi di scarto, al contrario, i racconti brevi sono un’illustre forma narrativa, resa grande da scrittori che hanno creduto in questo genere e lo hanno portato nel cuore della gente.
Scrivere racconti significa narrare ogni lato della vita, badando più alla poesia che alla tecnica.
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