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I volti della vita

di Sergio Mario Faletti

 

 

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Marvin era un fallito.Carol, sua moglie, lo definiva così ogni qualvolta lui dimostrava di non essere all’altezza di qualcosa.In pratica, Fallito era il suo nome.La vita famigliare era un disastro.Carol se n’era uscita con la scoperta di divorziare.Marvin dal canto suo non poteva biasimarla, anche se era certo che l’idea fosse nata dalla mente di sua madre.Ricordava il giorno in cui l’aveva presentato ai suoi.Avevano mugugnato qualcosa riguardo alla statura Per non parlare del grande parcheggio che aveva in testa.Marvin aveva sentito, ma non l’aveva dato a vedere.E le telefonate della suocera?Bastava rispondesse Marv perché lei le sbattesse la cornetta in faccia.Sapeva per certo che quel mollusco non avrebbe detto né A né Ba.Anche la sua vita sessuale era finita da tempo..Marvin si chiese se Carol avesse acquistato un libro dal titolo 1000 modi per evitare il sesso, tante erano le scuse che gli spiattellava ogni volta.I suoi compagni di lavoro lo prendevano in giro per ogni sua parola o comportamento. Marvin non aveva niente che non andasse.Era solo un fallito. Non aveva il coraggio di ribattere, Mai.Il suo incarico in fabbrica era di tenere puliti i reparti con un grosso aspirapolvere. Fallito.
“Ehi Marvin!Che ne diresti di andare al luna park stasera?”Una pacca sulla spalla lo risvegliò dal torpore in cui stava piombando.Il continuo vibrare dell’aspiratore era forte abbastanza da farlo addormentare.
“Ciao Bob…che fai fuori del tuo reparto?”
“Lo squalo non è in zona e ho pensato di farti una visitina.Allora che ne dici?”
“Non credo sia una buona idea..Carol…”

“Carol?Ma se sappiamo tutti che di mercoledì esce con le sue amiche.E poi, guardiamoci in faccia.Non credo che le importerebbe molto, no?”Gli diede una gomitata nel fianco.
“Ma come…”
“Al diavolo!Vengo a prenderti alle nove.Fatti trovare!”
Marvin si fermò a guardare l’uomo che si allontanava.Alto biondo, una muscolatura invidiabile.Un uomo sicuro di sé.Con i capelli.
Carol uscì di corsa quando le sue amiche suonarono il clacson della decappottabile.Non salutò Marvin.E lui non si accorse neppure che fosse uscita.Poco dopo suono il campanello.
“Bob….e Charlie e George…..Non dovevamo andarci noi due?Voglio dire.Non vorrei essere di troppo e….”
“Ho pensato che ci saremmo divertiti di più, no?”Lanciò un’occhiata ai compari che sogghignarono come il gatto e la volpe davanti a Pinocchio.Marvin scrollò le spalle e uscì chiudendo la porta.
Il luna park era gremito di persone.Odori, urla, grida.Gente che dall’ottovolante spalancava occhi e bocca in attesa che l’adrenalina facesse il suo dovere.E bambini che correvano per fare la fila con i genitori.
“Non fa per me, ragazzi, io me ne vado a casa….”
“Ma sei pazzo?Andiamo….Perché non ti fai leggere la mano?”
“La mano?Non credo a queste cose”.
“Avanti…”I tre lo presero sottobraccio e lo trascinarono fino alla tenda di Darma la maga.

 

Entrarono.L’aria era intrisa di un odore amarognolo, qualcosa di simile a tabacco scadente.La donna era seduta su una poltrona di velluto davanti ad un tavolino,sul quale c’era la tipica sfera di cristallo, che alla prima occhiata di Marvin sembrò una boccia per pesci capovolta.Lo spinsero avanti e i tre lo lasciarono solo con la maga.Marvin tentò di seguirli, ma una voce lo fermò.
“Perché vuoi seguire i tuoi amici?Tu sei diverso da loro.Saranno anche migliori di te in tutti i campi ma tu hai un animo diverso.E ti considerano un fallito…”
A quella parola Marvin si voltò verso di lei.La donna era vecchia.Sicuramente superava gli ottanta, ma la sua voce era ancora ferma.
“Tu come sai queste cose?Te l’hanno detto loro, eh?E’ un incontro preparato….”
“No.Loro non sanno che tua moglie vuole il divorzio, ma io sì”.Allibito dalle sue parole Marvin si sedette sulla sedia davanti al tavolino.La donna sulla poltrona sembrava dominare su di lui.Si sentiva ancora più piccolo.
“Hai trentacinque anni.Tua moglie ti considera un fallito.E tu cosa fai per migliorare?Niente.Posso darti un filtro che la farà cadere ai tuoi piedi….”
“Non credo a queste baggianate”si alzò.Era evidente , gli rodeva che gli avesse dato del fallito.
“Non mi piace che si mettano in dubbio le mie capacità.Molti deridono Darma.Ma nessuno si rende conto dei miei poteri magici fino a quando non lo scoprono da soli.Anche tu te ne accorgerai.Ricorda:la vita non ha solo un volto…..
Marvin uscì.Fuori i suoi amici lo accolsero con una fragorosa risata.Sorrise,incapace di reagire e tornò a casa a piedi.
Una splendida giornata di sole.Carol dormiva ancora.Era tornata alle due, quando Marvin era già nel mondo dei sogni da qualche ora.La sveglia digitale entrò in funzione e Marvin la bloccò prima che potesse svegliare la consorte.Infilò le ciabatte.Si grattò la pancia e dopo un lungo sbadiglio andò in bagno.Quando vide il volto allo specchio ebbe un sussulto.Si voltò.Dietro di lui non c’era nessuno, eppure la testa attaccata alle sue spalle non era la sua.Dove era finita la pista d’atterraggio?Dove era la sua espressione da cane bastonato?Il volto riflesso nello specchio non era il suo…...
Non era il suo.Per quanto si sforzasse di credere che stesse sognando, per quanto pensasse d’essere ubriaco e per quanto chissà che altro, quel volto non era il suo.Non aveva niente del suo volto.I pochi capelli rimasti erano neri.Quelli erano castani.Il naso aquilino non c’era più e le orecchie a sventola sostituite da qualcosa che rasentava la perfezione.E i suoi occhi?Sguardo magnetico grigio azzurro. Si accasciò contro il water,colto da una vertigine.Sua moglie nel frattempo stava bussando insistentemente alla porta.
“Ma vai al diavolo!Ti sei addormentato lì dentro?”
Si risvegliò.Chiuse a chiave.
“Non mi sento bene.Usa l’altro bagno…..”
La sentì borbottare mentre si allontanava.Si aggrappò al lavandino e si sollevò lentamente.Il volto non era il suo.Ma come poteva credere una cosa simile?Era sconvolto.Non riusciva a darsi una risposta.Si sedette in un angolo con le mani sul volto.Era come se durante la notte qualcuno avesse compiuto un’operazione di plastica facciale.Rise.Cercò sotto il collo il confine tra la vera faccia e la maschera che sicuramente i suoi amici gli avevano applicato in qualche modo.Nessun confine.Nessuna maschera.
“Devo rimanere calmo.Devo raccogliere i pensieri.Fino a ieri sera ero ancora me stesso, poi sono andato al luna park, ho parlato con la maga, me ne sono andato e…..”Spalancò gli occhi.Ricordò la frase che Darma gli aveva detto prima che uscisse dalla tenda: la vita non ha solo un volto.
“Non può essere.La magia non esiste.Non può essere accaduto veramente.Quella donna mi ha fatto un incantesimo…..” .
Aprì la porta.Quando fu certo che Carol non fosse nella stanza si vestì in fretta e uscì dalla finestra.Non perse tempo a togliere l’auto dal garage.Corse il più in fretta possibile.Raggiunse dopo venti minuti di corsa il luogo dove il luna park era accampato fino la sera prima.La milza gli stava esplodendo, ma sembrava non rendersene conto.Arrivato sul ponte guardò di sotto.Il luna park aveva levato le tende.
“No…”Si appoggiò al parapetto.Non aveva più un volto riconoscibile.Come avrebbe spiegato tutto questo a Carol, agli amici.Per non parlare dei problemi che ne sarebbero conseguiti.Le foto delle tessere di riconoscimento.Come avrebbe spiegato la cosa alle autorità?La soluzione più logica: rifare le foto, ma prima voleva capire bene cosa gli fosse accaduto.Tornò a casa.Carol era al lavoro.Prelevò qualche soldo dalla cassa comune.Scrisse un breve messaggio alla moglie e uscì.Non poteva certo mostrarsi a Carol con quella faccia.Non gli avrebbe mai creduto.Nessuno gli avrebbe mai creduto, ma doveva almeno provarci.

 

“Bob?Sono Marvin…”
“Ehi Marvin, sono in ritardo per il lavoro.Che vuoi?”
“Non andare al lavoro.Devo vederti..”
“Che c’è Marvin.Ti sento agitato.Tua moglie ti ha cacciato da casa?”
“Non fare l’idiota.Ti aspetto al parco vicino a casa mia….”
“Ma…”Interruppe la comunicazione.Bob Bates Scrollò le spalle.Era incuriosito.Marvin non era amico di nessuno, era troppo diverso da loro perché potesse esserlo.Era goffo, imbranato e chi più ne ha più ne metta.Raggiunse il parco.Sceso dalla macchina passò davanti a Marvin seduto su una panchina.
“Che idiota.Mi ha dato appuntamento e non si fa trovare…”
Stava per rimontare in auto quando si sentì chiamare.
“Bob….”
“Marvin..dove sei?”Si guardò intorno.L’unica persona era quella seduta sulla panchina.
“Bob.Sono qui davanti a te…….”
“Cos’è..uno scherzo?Ti sei messo una maschera e lenti colorate?Se è per questo che mi hai….”
“Stai zitto e ascoltami bene…..”
L’autorità nella sua voce lo zittì.Mai nella sua vita Marvin aveva usato quel tono e Bob lo sapeva.Gli spiegò l’accaduto.Bob si sedette esterrefatto.
“Non riesco a crederci.E’ una storia da fantascienza.Non posso credere una cosa simile…..”
“Credici.Ci sto facendo l’abitudine anch’io….Per quanto possa sembrare impossibile, sono io, Marvin”.
“E che farai ora?”
“Ci devo pensare.Starò lontano per un po’.”
“Be’, io non so niente, okay?E poi chi mi crederebbe?”
“Già….be’ ora vado.Devo riunire i pensieri e decidere il da farsi…Grazie per avermi ascoltato”.
I due si salutarono.Bob Bates lo osservò mentre si allontanava a piedi.Non riusciva a crederci.Quel giorno non andò al lavoro, ma si ubriacò in un bar di periferia.

“Carol?Sono Marvin…..”
“Marvin, Si può sapere dove diavolo sei sparito?Sono due giorni che non ti fai vivo, anche se devo dire che non mi dispiace affatto…”
“Ora chiudi quella ciabatta e ascoltami…”
Carol ammutolì.Il tono della voce di Marvin era cambiato.Deciso e fermo.Una novità.
Le raccontò tutto.Lei riattaccò il telefono.Lui richiamò e lei gli diede del pazzo.E riattaccò.
“Brutta stronza.Nessuno mi sbatte il telefono in faccia!”
Raggiunse casa pochi minuti dopo.Spalancò la porta e si trovò di fronte Carol e sua madre.
“Mio Dio!Un ladro.Chiama la polizia, Carol!”
Strappò il cavo del telefono dalla parete.
“Sono io!Non volevi credermi al telefono e così mi sono mostrato.Ci credi adesso?Sono vittima di un incantesimo, che tu ci voglia credere o no!”
La madre di Carol lo stava osservando con paura e incredulità.Una sola parola:pazzo.Ma dentro di sé sentiva che si trattava di Marvin.La statura era la sua, ma il volto, i movimenti, il modo di fare e il tono della voce, dicevano il contrario.Ma era Marvin.
“M-Marvin?”
“Sì.sì.Marvin.Sono io.Adesso smettetela di ripetere il mio nome e ascoltatemi bene…..”
Le due donne si zittirono e si sedettero in modo automatico al tavolo della cucina.Carol mancò di poco la sedia ma riuscì a non cadere.Marvin raccontò l’accaduto.E quando ebbe finito le due donne stavano ancora a bocca aperta.
“La volete finire di far prendere aria ai denti?Sono Marvin.Marvin: M A R V I N!Maaaaaaaaaarvin!Adesso tu, cara dolce suocera ti togli dalle palle perché voglio scambiare due parole in privato con mia moglie okay?”
Solo fino al giorno prima la donna lo avrebbe schiaffeggiato a quelle parole ma ora scappò a gambe levate.Carol non riusciva a sollevarsi dalla sedia.
“Marvin…io….”
“Be’?Non ci credi ancora?Ma posso capirti, io….”
“Voglio fare l’amore…..”
Ci fu un attimo di silenzio.Poi Marvin la prese li sul tavolo.Carol raggiunse il paradiso.O così disse lei urlandolo a squarciagola.Si ritrovarono dopo l’amore accovacciati contro il frigorifero.Carol si accomodò i capelli scarmigliati.
“E’ stato…..indescrivibile…Ed io che avevo intenzione di separarmi..Ecco io...Ti ho trovato estremamente eccitante quando ti sei arrabbiato.Non ti avevo mai sentito parlare così.E devo dire che la tua nuova faccia mi ha intrigato non poco….”
“Hai fatto l’amore con un altro……”
“Cosa….”

“Se io avessi avuto la mia solita faccia non mi avresti degnato di uno sguardo, ma in questo modo è come se tu l’avessi fatto con un altro.Ecco perché l’idea ti ha eccitato….”
“Be’, al diavolo…mi è piaciuto.E tu sei Marvin, no?”Si alzò e raggiunse il bagno.Marvin rimase ancora un po’ contro il frigo, poi andò in giardino.Passò Bob.Lo vide seduto nell’erba.
“Ehi, Marvin…Perché tu sei Marvin, vero?”
“Sì.sì, sono Marvin…”
“Come l’ha presa tua moglie?”
Come in risposta, Carola si affacciò dalla finestra in accappatoio.
“Marv….perché non vieni dentro…ho qualcosa da mostrarti….”Ed ammiccò un sorriso.
Bob sollevò le sopracciglia
“Diavolo.Erano anni che non ti chiamava Marv.E quello sguardo….Oh, merda!Ma non può essere.Tu sei Marvin il fallito, Marvin la caccola, Marvin…”Non finì la frase.Bob cadde a terra colpito dal destro di Marvin.Marvin il fallito, non lo era più.
La vita di Marvin si rivoltò come un guanto.Gli amici non osarono più schernirlo.Sua moglie voleva avere rapporti sessuali almeno quattro volte la settimana.Il suo caporeparto gli assegnò un nuovo incarico.Marvin era al settimo cielo.Non riusciva a crederci.Il musone Marvin ora era sempre sorridente.Sia benedetta quella zingara.Ancora non riusciva a credere che gli avesse fatto un incantesimo.Nel XXI secolo un incantesimo.Al luna park!Non era possibile.Eppure era tutto vero.La pura e semplice verità.Marvin il fallito ora era Marvin il grande.

Carol rientrò dal lavoro in anticipo.Marvin si era preso un giorno di riposo e si stava bevendo una birra ghiacciata in giardino.L’estate era esplosa in tutto il suo splendore e Marvin aveva trascorso gli ultimi mesi da vero vincente.La sua faccia gli permetteva di fare tutto.Niente paure, niente ripensamenti, niente errori, niente di niente.
“Marvin!Ciao tesoro.Sono tornata in fretta per chiederti un favore…..”
“Chiedi e ti sarà dato…..”
“Da ieri c’è il luna park in città.Che ne diresti di farci un salto?”
Luna park.A quel nome Marvin associò Darma la maga e la frase sibillina che pronunciò.E dal giorno dopo Marvin non ebbe più la sua faccia.Forse era arrivato il momento di saperne di più.Marvin voleva sapere la verità.Incantesimo o che altro.
“D’accordo.Stasera Luna park”

Gironzolarono tra le varie attrazioni carichi di zucchero filato e orsetti vinti al tiro al bersaglio.Marvin avvistò la tenda di Darma.Disse a Carol di aspettarlo.Avrebbe fatto in un attimo.Lei sorrise e l’attese guardando la grande ruota illuminata.
“Avanti, Marvin…..”
Marvin si bloccò all’entrata, con ancora la tenda nella mano.La rilasciò e si fece avanti.La donna sembrava ancora più vecchia della scorsa volta.La boccia di vetro era ancora quella.
“Tu ti ricordi di me……”
“Ebbene?Come te la passi con questa nuova faccia?”
“E’ fantastico.La mia vita è cambiata in meglio.Ma com’è stato possibile?Puoi rivelarmelo?”
Darma sogghignò.Lo invitò a sedersi.
“Ricordi cosa ti dissi?”
“Certo.La vita non ha solo un volto….”

Carol lo stava ancora aspettando.Aveva terminato lo zucchero filato e stava divorando quello di Marvin.Una mano le si appoggiò alla spalla.Si voltò.Riconobbe l’anello di Marvin.Riconobbe il vestito di Marvin.Non riconobbe il volto di Marvin.Carol ebbe un capogiro, ma riuscì a mantenere l’equlibrio.Lo zucchero filato che era rimasto le scivolò ai piedi.Marvin aveva un’altra faccia.Non era quella di Marvin il fallito, non era quella di Marvin il grande.Aveva un nuovo volto.Un volto anonimo, come possono essercene tanti. Carol cadde in ginocchio con le lacrime agli occhi.Marvin sollevò i pugni al cielo.E la frase di Darma la maga gli risuonava ancora nella testa: la vita non ha solo un volto.

Fine