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Una storia italiana

di Michele Mozzanica

 

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Questa è una storia italiana. Una tipica storia Italiana. Direi anzi una tipica favola italiana, di quelle che a volte accadono. La storia inizia, come tante altre, in una località imprecisata, dove comunque gli inverni sono nebbiosi e le estati secche e calde. In un paese di questa località, in un tempo che non è necessario sapere, viveva un ragazzino di 12-13 anni. Quella domenica, mentre pioveva, il bambino sedeva, da solo, al bar dell'oratorio; piangendo. Il prete, ignaro della causa del pianto, un bel momento gli si avvicinò e gli disse:<< C'è una cosa che risolve tutti i problemi. Vuoi vederla?>> Il ragazzino rispose subito di sì, allora il prete lo accompagnò in un campo verde, lungo e rettangolare. Ai lati del campo c'erano due grossi pali ad H. <<Questo è il rugby. Vieni domani sera e comincia a giocare!>>

Il ragazzino non se lo fece ripetere e la sera dopo entrò negli spogliatoi. E li vide. I suoi compagni, tutti più grandi, d'età e di stazza. Seduto in disparte c'era un vecchio con in testa un cappellino su cui vi era la scritta Coach. Questo si rivolse al nuovo arrivato e disse:<< Perché sei qui?>> un po titubante, con gli occhi pieni di paura, ammirazione e felicità disse :<< Sono qui per risolvere i miei problemi.>>.

Il vecchio sorrise e disse:<< Allora mettiti la divisa e scendi in campo con i tuoi nuovi compagni.>>

Quel giorno corse, in mezzo al fango, corse e si allenò con i compagni, con il freddo e con la fatica. Alla fine era stanco, sporco, sudato e...felice.

Poi la partita. La prima:in panchina.

<<Mister, posso entrare?>> <<Quando sarai pronto.>>

Non entrò. La seconda partita:in panchina.

<<Mister, posso entrare?>> <<Quando sarai pronto.>> era un po deluso, ma sapeva che l'allenatore sapeva quello che faceva. La terza. Panchina.

<<Mister, posso entrare?>> <<Quando sarai pronto.>> .

La quarta, la quinta, la sesta: in panchina. Non chiedeva più di entrare, sapeva, che era troppo debole e l'allenatore lo teneva lì solo perché era la squadra dell'oratorio. Ma lui si allenava, con il freddo, con la pioggia, col fango; si allenava. Senza mai giocare.

La squadra arrivò in semifinale del campionato. Lui non aveva mai giocato. E anche quel giorno partì dalla panchina. Mancavano cinque minuti alla fine. La sua squadra era sotto di 3 punti. L'allenatore lo guardò, occhi negli occhi e gli disse:<< Adesso sei pronto!>>

Entrò in campo. La squadra a trenta metri dalla linea di meta. Mancavano 3 minuti, i metri erano venti. Un minuto, quindici metri. cinque metri, il tempo era scaduto, ultima azione. La palla gli arrivò in mano. Cominciò a correre. gli avversari tentavano di fermarlo ma lui li evitava.

Un metro.

Saltò.

Un avversario lo prese. Cadde. La palla oltre la linea di meta. I piedi...anche.

E tutti i suoi problemi erano risolti.