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Come diventare scrittori oggi, di Andrea Mucciolo

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Soma 01

di Lorenzo Ghionzoli

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« Mezzo grammo per un riposo di mezza giornata, un grammo per una giornata di vacanza, due grammi per un'escursione nel fantasmagorico Oriente, tre per una oscura eternità nella luna. »


La scritta rossa sembrava ballare sul muro bianco mezzo scrostato.
Quentin era steso sul materasso e osservava la citazione scritta a caratteri cubitali sul soffito,Aldous Huxley aveva creato quelle parole per descrivere la sua droga ne "Il nuovo mondo" e Quentin ogni notte prima di chiudere gli occhi la leggeva e rileggeva,sperando un giorno di sintetizzare una sostanza dagli stessi effetti.
Quentin Marshall era poco più di un ragazzo ma aveva già ambizioni solide e determinazione da vendere,aveva incentrato tutta la sua vita a raggiungere un solo scopo,creare il Soma.
Aveva lasciato la famiglia da un paio d'anni e viveva alla periferia di una grande città con suo fratello John e il loro amico Kevin Doyle,abitavano in un piccolo appartamento di fronte al parco pubblico.
Quentin frequentava il corso di chimica nella vicina università e ogni giorno passava ore davanti al microscopio,testando droghe su droghe sulle bianche cavie che rifletteva inerti nelle loro gabbie sudicie.
John Marshall invece trascorreva maggior parte del suo tempo con l'immancabile bottiglia di qualche alcool stretta ben salda nella mano tremante,era appena tornato da una rissa al mercato e non faceva altro che sussurare offese e imprecazioni mentre si stuzzicava la ferita sanguinante al labbro.Era stato in riformatorio un paio di anni e da quel momento la sua vita girava attorno all'alcool e alla violenza,nei suoi occhi dalla lucentezza folle si intuiva solo in minima parte tutto il male che avrebbe potuto infliggere ad una persona.
Kevin Doyle invece era più tranquillo,a lui bastava avere sempre a portare di mano la polverina bianca e qualcosa su cui tirarla,il resto non contava.Kevin aveva conosciuto Quentin a catechismo e trascorrevano delle ore da ragazzi a discutere sulla religone o sull'esistenza di un qualche paradiso migliore di questa merda quotidiana.
Tiravano avanti con i soldi guadagnati da Quentin allo studio medico,dove svolgeva il ruolo di aiutante,e con gli assegni del padre di Kevin,che ogni tanto si ricordava di avere un figlio e sperava di comprare il suo affetto con sostanziose somme di denaro,denaro sporco.
Una mattina Quentin tornò a casa di corsa urlando di gioia,era riuscito nel suo scopo,creare il Soma.
"Gli esperimenti condotti sulle cavie hanno confermato i risultati dei test chimici,ce l'ho fatta ragazzi,ho dato vita alla droga perfetta."
John e Kevin si alzarono dal vecchio divano e si congratularono con l'amico,chiedendo smaniosi di vedere e provare gli effetti.


Giorno 0


I tre ragazzi andarono nello scantinato e di misero comodi sulle sedie disposte a cerchio intorno ad un tavolo.
Su quel tavolino di vetro riposavano tranquille le tre piccole pasticche,che assomigliavano tanto alle caramelle che da piccoli i tre ragazzi rubavano al mercato e poi dividevano con gli altri componenti del gruppo.
Adesso erano cresciuti,non bastava più l'ebrezza di scappare dal caramellaio,in mezzo alla folla che gridava spaventata alla vista del bastone che l'uomo stringeva nella mano gonfia di rabbia.
Si misero comodi.
"Stiamo per testare una nuova droga,chiamata da me "Soma 01" in onore al grande Aldous Huxley.Non sappiamo che effetti possa avere sulla nostra psiche e che azioni ci possa indurre a fare,speriamo che vada tutto bene,ci vedremo dall'altra parte amici,nel mondo dell'illusione che solo le droghe possono regalare,andiamo..."
Ingoiarono la pasticca e aspettarono con solenne silenzio che arrivasse il momento del caos.
Dopo circa un'ora dall'assunzione i ragazzi iniziarono ad avere delle visioni,Quenti John e Kevin giravano senza meta nella spoglia stanza,osservando ogni piccolo particolare,si muovevano come esploratori improvvisati e soppesavano bene ogni pensiero prima di mutarlo in azione.
Dolori allo stomaco e alla testa,crampi alle gambe...i tanto temuti effetti collaterali iniziavano a farsi sentire e dopo una timida resistenza della mente presero il sopravvento sui ragazzi.
La stanza iniziò a girare vorticosamente,il soffito tremava e i colori si mescolavano in un alternanza casuale di luci fluorescenti,i tre ragazzi erano stesi in terra con le mani sugli occhi,si erano pisciati addosso e tremavano come bambini davanti all'uomo nero.
Poi il nulla.
Il silenzio.
Il buio opprimente.
Aprirono gli occhi.
L'orologio al muro segnava le sei e mezzo.
La stanza era illuminata dal sole mattutino e i ragazzi si alzarono lentamente,come se fossero stati guerrieri di cristallo in un mondo di tempeste.Attenti a non ferirsi con i vetri del tavolo andato in frantumi si avviarono verso l'uscita,senza pronunciar parole,zombie si muovevano e oscillavano ebbri di confusione.


Quentin


Quentin passò tutto il giorno successivo seduto nel parco,dalla mattina alla sera stette seduto a osservare gli uccelli che nel cielo sfreccivano e scherzavano tra loro,il ragazzo non sentiva i morsi della fame che lo chiamavano incessantemente,non sobbalzava ai brividi di freddo nella notte umida,non si curava della pioggia che gli scorreva sul volto inespressivo.
Quando finalmente decise di alzarsi dovette compiere uno sforzo incredibile che lo costrinse ad accasciarsi su di un palo,con il fiato corto cercava aiuto nei manichini che gli passavano accanto;alcuni di loro lo indicavano e scuotevano la testa sconsolati,altri ridevano e si allontanavano,fumosi come erano arrivati.
Quentin riuscì ad arrivare fino alla fine del parco e si gettò sul marciapiede sfinito dalla breve camminata,il cuore sembrava impazzito nel petto e adesso la fame mordeva più che mai.
Una volta che il semaforo brillò di verde pallore si avviò verso casa.
Uno squillo lontano.
Un fischio di vento nella tempesta lo colpì.
Il tempo si fermò nell'attesa.
Calde lacrime riflettavano i suoi ricordi d'infanzia e si mescolavano al sangue che scorreva copioso sul volto contratto nel terrore della morte.
Spense le candeline sulla torta e sorrise agli amici.
Chiuse gli occhi.


John


John invece si recò al solito bar e si scolò una bottiglia di rum.
Camminava a fatica per la strada ingombra di rifiuti e seguiva la sua ombra sul muro che gli correva accanto.
Il bar l'aveva cacciato e adesso il ragazzo cercava altre fontane di alcool per immergesi completamente nella sua disperazione,voleva dimenticare quel mondo,quella vita che non regalava mai un momento di gioia.
Si sentiva stanco,non riusciva a camminare.
Salì in macchina e decise di andare al mercato per comprare un altra bottiglia di rum,accese il motore.
Il rumore della freccia...l'odore di smog nell'aria...
Sfrecciava per le strada mentre le palpebre non reggevano allo sforzo,abbassò il finestrino e lasciò che un getto di aria fresca entrasse all'abitacolo...che caldo.
Si tolse la maglietta e se la passò sul corpo brillante di sudore...il cuore gli batteva forte e il respiro usciva a fatica.
Il parco finalmente.
Il mercato era vicino.
Nell'aria salivano grida di bambini che giocavano a pallone,John pensò a quando era più giovane,gli tornò in mente il compleanno di Quentin festeggiato nella casa sull'albero,il loro rifiugio.
Una botta alla macchina.
Cicatrice sul parabrezza rosso.
La macchina sbandò paurosamente e finì nel fossato che separava il parco dalla strada,l'inferno dal paradiso.
In quel purgatorio melmoso la macchina si spense lentamente e il silenzio portò le voci dei passanti.
"Ha investito quel ragazzo" "Starà bene?"
"Il ragazzo non ce l'ha fatta,tiriamo fuori questo bastardo"
Lo sportello si aprì e delle mani di ghiaccio presero John di forza.
Distintivi.
"ancora in gabbia no..."
Con le ultime forze colpì il poliziotto in pieno volto.
Uno squillo lontano.
Due tuoni squarciarono l'aria.
John era ancora in piedi,righe di sangue scorrevano sui pantaloni e morivano nel fango.
Cadde.
"ancora in gabbia no..."
Con un sorriso beffardo disegnato sul volto si girò e guardò gli uccelli che proiettavano allegre ombre sui passanti curiosi.
Chiuse gli occhi.


Kevin


Kevin tornò a casa dopo essersi fermato da una sua amica prostituta,amica d'infanzia.
Quella cazzo di droga non ha funzionato.
La casa era vuota e allora il ragazzo decise di chiamare gli amici per discutere con loro dei miglioramenti da apportare al Soma.
Delle sirene riecheggiarono lungo la via.
Si affacciò componendo il numero degli amici.
I cellulari squillavano a vuoto.
Rumore di spari.
Un dolore lancinante al petto colpì Kevin all'improvviso,gridava come se un ferro lo stesse marchiando di chissà quale peccato...aveva bisogno di una bella tirata.
Arrancò verso l'armadio,lo aprì.
Prese una busta bianca e ne sniffò il contenuto,tutto.
Il cuore pompava al massimo dello sforzo e John si sentì riavere,doveva uscire.
Un gran vociare proveniva dalla strada,quando si affacciò vide due ambulanze affogare in una folla di persone.
"Cazzo è successo?"
Aprì la porta d'ingresso e scese le scale.
Si avviò verso il parco ignorando le volanti della polizia che tornavano veloci verso il dipartimento,sembravano api di ritorno all'alveare,ma stavolta non portavano con loro polline criminale,il giallo nettare era sparso nel fosso,un telo bianco lo ricopriva.
Superò delle panchine.
Il cuore batteva forte,troppo forte.
"cazzo...sto male..."
Nessuno poteva sentire quel sussurro disperato.
Kevin si sedette all'ombra di un grande albero a riprendere fiato.
Sputò sangue.
Si osservò nel riflesso dello stagno vicino e notò della polverina bianca sul proprio naso.
Come quella volta,tanti anni prima,nella casa sull'albero...era il compleanno di Quentin e per farlo ridere Kevin si era messo lo zucchero a velo sotto il naso,facendo finta che fossero baffi...bei ricordi.
Pensando a questo sorrise un ultima volta e lasciò che il dolore prese il sopravvento.
Chiuse gli occhi.


Giorno 0


I tre ragazzi aprirono gli occhi nello scantinato.
L'orologio al muro segnava le sei e mezzo.