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Regalo di Natale

di Sandro Spanu

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Roma, 24 Dicembre 2050

“Ciao nonna Barbara, come stai?”
“Oh, stella mia sono contenta che tu sei venuta a trascorrere questo Santo Natale    proprio con me!”
“Anch’io sono felice, sai mamma e papà sono a Cortina, mentre Gaia è a Milano con il suo ragazzo”.
“Vedrai cara nipotina passeremo un buon Natale, io sento che per me sarà l’ultimo, sono vecchia ed ho tanti dolori. Ma tu hai parcheggiato la tua navetta car-wing? Sai io ho una paura folle di quelle macchinette volanti!”
“Si, nonna Barbara, ho parcheggiato bene, ma ora sdraiati e riposati, io intanto preparo qualcosa per il cenone, ho portato del salmone ed una bottarga fenomenale quasi introvabile; poi più tardi il video star system ci collegherà con mamma e papà così potrai salutarli! Inoltre tra poco ci sarà l’apertura della Porta Santa per l’anno giubilare; sai questo Papa, Giovanni xxv, o meglio il Papa giallo, è molto simpatico e cordiale; vero nonna? Dai nonnina fammi un sorriso!”
“Eh, bella Adriana, vorrei tanto, ma su abbracciami forte forte nipotina mia!”
“Dai nonna, ora non piangere se no vado via eh? Dai, ora stenditi.
Ecco così! Ma cosa leggevi? Quanto è vecchio questo libro, avrà trenta anni almeno!”
“Oh no! Ne ha cinquanta; uscì a Novembre del duemila, l’autore Alessandro Aspun era il mio grande…”Segreti e misteri” che successo!”
Dal libro cadde una fotografia.
“E questa foto? Quanto è vecchia, oh, ma questa sei tu, ma questo non è nonno Beppe, chi è?”.
Barbara si fece scura in volto.
“Quello è Alessandro Aspun, l’autore di questo libro, era Dicembre duemila, pochi giorni prima che…in ogni caso non avevo ancora conosciuto tuo nonno Giuseppe; che tempi, beata gioventù…poi è una storia triste, non la ho mai raccontata a nessuno, neanche a tuo nonno Giuseppe!”

 

 

“Nonna sto morendo dalla curiosità, voglio sapere dai nonnina, non dirò nulla a nessuno, sarà il nostro segreto!”
“Ma è la notte di Natale, questa non è una bella storia. E’ una storia incredibile ed angosciosa che io ho sempre cercato di dimenticare… forse ora che sento la morte vicina mi farà bene riviverla e raccontarla; ma non stasera, domani mattina Adriana, questa notte no, questa notte è solo nostra!”
Il silenzio le circondava morbido e quieto, ma al contempo inquietante e misterioso; come se qualcosa d’inenarribile fosse stato in procinto di sortire da un lungo segreto durato oltre mezzo secolo.

Barbara si addormentò quasi subito ed Adriana rimase sola.
Ormai cominciava ad abituarsi a restare sola; la solitudine per lei non era un disagio, anzi; Adriana adorava gli interminabili silenzi e quelle emozioni che provava le teneva tutte per se e non amava esternarle a nessuno.
Ora non aveva voglia di dormire, perciò decise di andersene fuori nel terrazzo a contemplare il cielo della città eterna.
Il cielo stellato era bellissimo ed evocava in Adriana ricordi perduti.
Tutte le stelle erano al loro posto, immobili e assolutamente indifferenti alle vicissitudini umane.
Roma si apprestava a vivere un altro Natale.
Fervevano gli ultimi preparativi e la gente sembrava elettrizzata, ma al contempo preoccupata per quanto stava accadendo sul pianeta Marte a causa dei diritti minerari degli asteroidi.
Quanto era cambiata quella città negli ultimi trent’anni!
Adriana, che si era accomodata su una vecchia sedia, riusciva a vedere buona parte della città caput mundi.

 

 

 

I palazzi formavano gruppi di vari edifici collegati tra loro da tunnel pedonali sopraelevati. Ogni gruppo era protetto da una gigantesca copertura trasparente sopra i quali erano parcheggiate centinaia di navette car-wing.
In mezzo ai gruppi di palazzi, correvano i tunnel della metropolitana linea W.
Visti da quell’altezza i tunnel formavano una complicata ragnatela di tubi trasparenti.
Lo sguardo di Adriana si fermò sulla sua nuova car-wing, ed i pensieri volarono inevitabilmente a sua nonna Barbara.
“Si sarà svegliata?” si chiese mentre rientrava nell’abitazione.
La curiosità di conoscere quella vecchia storia la stava divorando, ma doveva stare alla regola che la nonna gli aveva imposto.
Per un attimo ipotizzò di tornare subito alla carica.
“No, meglio di no, aspetterò domani, eppoi è quasi mezzonotte”.
Barbara dormiva ancora ed Adriana le rimboccò la coperta.
“Buon Natale nonnina, tanti auguri!”disse a bassa voce, poi uscì dalla camera e si diresse nel salone dove il video star system l’avrebbe collegata ai suoi genitori per il consueto scambio di auguri.

Più tardi, ancora il pensiero di quella vecchia storia la fece entrare, quasi senza volerlo nella camera della nonna.
Barbara si stava agitando nel letto ed Adriana pensò che la nonna non stesse ancora dormendo. Ma all’improvviso, si rese conto che stava accadendo qualcosa di strano.
Era come se il  cervello della nonna si stesse “svuotando” e che tutti i suoi pensieri cominciassero a fluttuare liberamente nella camera.
Ad Adriana sembrava quasi di vederli i pensieri della nonnina: erano come fili sottilissimi che uscivano dal suo cervello e serpeggiando lentamente nell’aria, si univano a formare una tela leggerissima.
La tela crebbe e cominciò ad ondeggiare come una bandiera al vento.

 

 

 

Poi, continuando a crescere, si chiuse su se stessa e si trasformò in una palla.
Ora non sembrava più una bandiera, ma una sfera di cristallo.
Adriana viveva una sensazione stupenda.
La sfera divenne sempre più grande fino ad inglobare anche Adriana.
Dentro alla sfera i pensieri di Barbara si intrecciavano e si scioglievano velocemente, prima formando e poi disfacendo, in rapida successione, strane figure tridimensionali.
“Sta sognando!” pensò Adriana sempre più meravigliata ed affascinata.
“Ed io, io sono dentro a uno dei suoi sogni, è fantastico! Che fantastico regalo di Natale, è una esperienza stupenda, grazie nonnina!”
Decine di figure bizzarre- cavalli, rettili, pesci, uccelli e tanti altri animali, alcuni reali ed altri, probabilmente, fantastici si esibivano attorno ad Adriana in una incredibile danza. Volteggiando nell’aria le figure si trasformavano le une nelle altre; ad un certo punto tutte le figure si mischiavano tra loro, confondendosi in una specie di nuvola grigiastra. La nuvola si divise in tante nuvolette e da una di queste fuoriuscì una specie di nastro scuro che, allungandosi, cominciò a serpeggiare in quel cielo nuvoloso. Il nastro si avvolse a spirale alcune volte e, deformandosi in alcuni punti assunse una forma che ricordava un viso giovane e femminile.
Non le assomigliava molto, ma Adriana era certa, che in quel ritratto di donna, Barbara stava immaginando se stessa da giovane.
Le sembianze del viso mutarono lentamente aspetto fino a divenire più chiare e più nitide: non c’erano più dubbi era proprio Barbara.
Intanto, l’altra porzione del nastro, che si era avvolta a spirale accanto al viso di donna, si deformò a sua volta e assunse le fattezze di un giovane uomo.
Adesso i visi erano immobili e, pur così frammentati, avevano i lineamenti netti e abbastanza riconoscibili.
La donna era Barbara ed Adriana non aveva più dubbi. E l’uomo non poteva che essere lui: il suo amato e misterioso Alessandro Aspun.

 

 

 

Adriana sapeva che era un’illusione, ma le due figure, fluttuanti in quel sogno le apparivano straordinariamente reali.
Più che in un sogno le sembrava di essere entrata in un’altra dimensione.
Il nastro sul quale erano raffigurati i lineamenti della coppia era unito alle estramità e si intrecciava in corrispondenza delle fronti.
L’uomo e la donna formavano, così incatenati, un indissolubile binomio.
Erano come un entità duale, come due facce della stessa medaglia.
D’un tratto, la figura femminile mosse la bocca e, con la voce di Barbara, pronunciò dolci parole d’amore: “Amor mio non disperarti, anche se siamo lontani, noi non siamo divisi. Noi siamo una sola persona, siamo due corpi con una sola anima, due universi gemelli. Niente e nessuno potrà mai liberarci da questo ineluttabile e meraviglioso vincolo d’unione”.
Adriana non riusciva a spiegare il perché, ma capì che la scena che stava osservando altro non era che un disegno di volontà che la mente della nonna stava generando in sogno. Lentamente il disegno tridimensionale cominciò ad espandersi.
Crescendo, i due visi le si avvicinarono e, un attimo dopo, si trovò di fronte ingigantito l’occhio dell’uomo.
Per un brevissimo istante le sembrò di scorgere, all’interno del cerchio nero della pupilla, la figura ghignante di un teschio.
Un brivido di paura fece vibrare Adriana, ma l’istante successivo l’occhio l’aveva già oltrepassata, portandosi via il suo lugubre simbolo.
Adriana si ritrovò a fluttuare nel vuoto, in mezzo ad una moltitudine di sfere che diventavano progressivamente più grandi.
Pian piano le sfere iniziarono a svanire e fu travolta da un turbinio di colori che giravano verticosamente attorno a lei e senza che potesse far nulla si sentì trascinare all’interno di quella specie di arcobaleno variopinto.
“Il sogno sta entrando nella sua parte più profonda”pensò tutta elettrizzata.
“Ed io sono diventata parte di esso! ”

 

 

 

Si lasciò trasportare docilmente da quello strano “messaggio” colorato.
Dopo un tempo che non seppe quantificare, si ritrovò in una vallata immersa nel buio della notte. Le stelle filtrate dall’arcobaleno, scintillavano di mille colori.
La magia della vallata era quasi palpabile.
Chiunque si fosse trovato in quel momento nella vallata non avrebbe potuto sfuggire al fascino dei sogni.
Nell’oscurità della notte, appena rischiarita dalle stelle che facevano capolino tra le nuvole, le sembrò di vedere, in mezzo ai primi alberi di un bosco, la figura umana che poco prima aveva identificato per Alessandro Aspun.
Sembrava proprio lui e se ne stava seduto su una grossa radice affiorante.
Adriana si avvicinò. Giunta a pochi passi lo chiamò: “ Alessandro, Alessandro sei tu vero?”. L’uomo si girò lentamente. La ragazza ebbe l’impressione che l’uomo la stesse aspettando e che si stesse rivelando a lei con ricercata lentezza.
Si comportava come si fa quando si vuol fare una sorpresa a qualcuno.
E la sorpresa fu davvero grande, quando si voltò e dalle sue ginocchie emerse la figura della nonna Barbara ringiovanita.
Adriana ebbe un sussulto, perché ora le due figure erano veramente reali e per la prima volta si domandò se quello fosse realmente un sogno.
“Barbara!” gridò “E tu Alessandro non sei morto?”
“Ciao Adriana” disse lui, sorridendo e senza rispondere alla sua domanda aggiunse: come stai?”. Adriana lo guardò attentamente prima di replicare.
Dimostrava la stessa età di quando l’aveva veduto nella fotografia, gli occhi esprimevano una serenità ed una beatitudine immensa, che mai aveva potuto notare in un essere umano.
“Probabilmente”, continuò a pensare Adriana, la figura di fronte a me, è solo frutto della mia immaginazione, appunto un sogno.
Oppure era qualcuno che viveva in un’altra dimensione.
“Non preoccuparti” disse Adriana con distacco “Io sto bene”.

 

 

 

Poi continuò: E tu come stai?
“Oh, il luogo dove mi trovo adesso è molto accogliente” fu la sua enigmatica risposta e subito dopo aggiunse: “Presto, molto presto Barbara verrà con me”.
Adriana non riusciva a spiegare il perché, ma qualcosa nel suo sguardo e nella sua voce le suggerirono che quella non era una semplice visione.
Alessandro era veramente innanzi a lei.
Forse non in carne ed ossa ma era li e chissà con quale misterioso espediente, lei era riuscita ad entrare in un’altra dimensione.
Era venuto per portarsi via la nonna,  per ricongiungersi a lei nella pace eterna.
Adriana avrebbe voluto fargli mille domande, ma riuscì solo a dire: “ma tu non eri morto nell’anno del signore del duemila?”
“Tra pochi istanti saprai tutto, ma ora dobbiamo andare e tu ci accompagnerai fino ai confini dell’universo”
“Alessandro, tu sei un sogno?”
“No, io non sono un sogno. Io, sono uno spirito libero, “un’aquila della notte”.
“Vuoi dire che sei morto?”
“Solo il mio corpo è morto: la mente non muore mai. E ora seguimi. Sta per iniziare il viaggio più incredibile ed affascinante che tu abbia mai fatto”.
Barbara sorrideva senza proferire mai alcuna parola.
Senza aggiungere altro, Alessandro si avviò spedito lungo il pendio del monte delle nuvole ed Adriana e Barbara lo seguirono mute ed ubbidienti. I loro piedi erano immobili e sfioravano appena il terreno sottostante.
Non stavano camminando; stavano volando a pochi centimetri dal suolo.
Adriana non riusciva a vedere quasi più nulla; all’improvviso a pochi metri udì uno strano rumore simile ad un battito d’ali, seguito da uno scalpiccio.
Un istante dopo, dalla fitta cortina nebbiosa sbucò fuori un cavallo alato che tanto ricordava ad Adriana la figura di Pegaso.
Alessandro le si avvicinò e disse “ Vieni, Adriana, Pegaso ci accompagnerà, poi ti riporterà direttamente nel tuo mondo!”

 

 

 

Senza dir nulla Alessandro e Barbara salirono in groppa al cavallo alato e tesero un braccio verso Adriana per invitarla a salire.
“Forza sali!” disse con tono imperioso Alessandro.
“O preferisci restare qui!”
“Certo che no!” esclamò Adriana.
Afferrò la mano di Alessandro e lui, con uno strattone deciso, la issò sulla groppa del cavallo alato.Mentre si agrappava alle spalle di Alessandro; Pegaso spiccò il volo e con un elegante battito d’ali uscì dalle nuvole.
Qualche minuto dopo erano lanciati al galoppo, in groppa ad un magico destriero alato, sopra una nera prateria tutta fiorita di stelle.
Involontariamente l’attenzione di Adriana cadde in un’altra zona del cielo stellato.
Vedeva una grande stella arancione che scintillava in maniera irregolare, quasi ritmica; fu allora che Alessandro parlò!
“Quella è la stella di Omphalos, o meglio stella rivelatrice, ora vedrai! E’ giunto il momento che tu conosca la verità!”
La stella divenne quasi trasparente ed al centro di essa apparve come uno schermo che proietteva figure umane.
C’erano tanti ragazzi che ballavano e tra loro, Adriana riconobbe Alessandro e Barbara.
“Quelle che vedi riflesse nella stella, cara Adriana sono immagini del nostro amore, per te sarà come osservare le tappe principali, ecco guarda:è la scena della notte di Capodanno che introduceva al nuovo secolo.
La notte nella quale chiesi a Barbara di sposarmi!
Lei accettò con entusiasmo, eravamo innamorati pazzi, il nostro era un’amore puro, un’amore vero, un’amore unico, un’amore che non temeva ostacoli!”
La stella rifletteva l’immagine dei due ragazzi, che stretti l’uno all’altro si baciavano.
“Poi, che cosa accadde?” chiese Adriana, “che cosa impedì a quel grande amore, quale era il vostro di trionfare?”
“All’improvviso, del tutto inaspettata, irruppe nella mia vita una terribile malattia !”

 

 

 

“Una malattia che si chiamava CANCRO e che solo da pochi anni la medicina terrena è riuscita a sconfiggere. A quel tempo, purtroppo c’era ben poco da fare!
I medici mi diagnosticarono pochi mesi di vita; vane risultarono tutte le chemioterapie varie: era un seminoma maligno con varie metastasi.
In quel periodo Barbara non mi lasciò mai un attimo da solo ed insieme affrontammo con amore e tanta dignità quella terribile malattia”.
Adriana cercò lo sguardo della nonna, che la precedeva seduta nel fantastico cavallo . Barbara osservava le scene proiettate dalla stella senza proferire parola.
Ora, la scena proiettata dalla stella rifletteva le strazianti immagini di un uomo in punto di morte, sdraiato in un letto con accanto la sua donna che gli stringeva forte il polso, mentre alcune lacrime invadevano il suo giovane viso.
“Ecco!” riprese Alessandro, “Il 13 Giugno dell’anno del Signore duemila, si consumò la mia vita terrena! Ora è giunto il momento che tanto ho atteso e tra poco io e tua nonna Barbara torneremo ad essere un binomio indissolubile per l’eternità!”
Ora la stella non proietteva più alcuna immagine; le stelle, erano sempre visibili, ma i disegni sulla volta celeste erano totalmente cambiati.
Erano oramai giunti ai confini dell’universo.
“Una cosa non capisco!” chiese Adriana, “se tu sei morto di chi è il corpo che io vedo?”
“Il corpo che vedi è solo un’illusione. Il mio corpo mortale non esiste più: è stato ridotto in fumo e in cenere, solo la mente non muore mai!”
“E la mente? Cosa significa?”
“Quando il corpo arriva alla fine della sua esistenza, la mente si separa definitivamente dal suo substrato materiale e diventa virtuale. Il momento della morte per la mente, non è che un salto di livello; da quello attuale la mente umana passa al livello magico dell’universo, un livello che è un’altra dimensione!
Ecco, è quanto accadrà a tua nonna tra pochi secondi”

 

 

 

“E quella degli arcani è la seconda dimensione!” intervenne improvvisamente, e con grande sorpresa di Adriana, Pegaso.
“Ma allora anche tu parli!” esclamò Adriana.
“Certo che parlo. Che ti credevi? Dovete scusarmi se mi sono intromesso nella vostra discussione, ma volevo avvertirvi che siamo arrivati al grande buco nero che introduce appunto all’altra dimensione e non è prudente restare qui!”
“Addio Adriana , può darsi che un giorno ci rivedremo!”
Adriana strinse forte a se Alessandro e così fece con la nonna.
“Pegaso ti porterà indietro, cara Adriana, abbi cura di te e ricorda che questa dimensione è avanti di pochi minuti, rispetto al tuo mondo terreno! Addio”
Adriana non capì quello che Alessandro le aveva voluto dire, due lacrime invasero il suo viso, poi tornò in groppa a Pegaso.
Davanti a loro, in mezzo ad un cielo quasi bianco per la quantità di stelle presenti, un immenso vortice di gas e di polvere luminiscente ruotava, lentamente attorno ad un anello luminosissimo.
Inevitabilmente le due figure umane di Alessandro e Barbara furono inghiottite dall’anello di luce.
“YUUUUUUH, tieniti forte Adriana si torna indietro!”

Pian piano,le nuvole e le sfere divennero sempre più diafane fino a sparire nell’oscurità e quando anche Pegaso scomparve, Adriana capì che il sogno era terminato.
Non ebbe tempo di riaversi dalla meraviglia perché, subito dopo che il sogno di Barbara fu svanito, Adriana avvertì una presenza nella camera. Si guardò attorno ma non vide nessuno, oltre la nonna che dormiva beatamente.
Eppure, Adriana aveva la netta sensazione che nella stanza ci fosse qualcun altro, oltre a loro. Barbara bisbigliò qualcosa ed Adriana corse da lei.
“Ciao nipotina, sto morendo sento che me ne sto andando, mi spiace per la storia di Alessandro…stringimi forte piccola, addio e scusami per la storia che non ti ho raccontato…ad…dio…amo…re”.