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Quella mattina

di Lorenzo Ghionzoli

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Alle 8 suona la sveglia.Mi devo alzare.
Mi vesto per andare a scuola...che cosa inutile la scuola.
Aspettando l'autobus mi accendo la prima sigaretta della giornata,che schifo di vita.
Vado a scuola sorridente e felice,ma è solo una maschera,in realtà detesto i miei compagni di classe,chiusi in quel loro folle perbenismo,divorati dalla falsità.
Oggi facevano le foto di classe e vedere che tutti i miei "amici" si erano fatti belli per tale evento mi dava il voltastomaco,volevo vomitare su quei loro abiti stirati,su quei volti truccati.
Odio la vita e credo sia inutile affannarsi tanto per mantenerla,dovremmo morire tutti prima o poi.
Ho cercato di togliermi la vita qualche volta,con le lamette,nella vasca ricolma di acqua bollente e schiuma profumata,mentre il mondo,a poche decine di metri,era occupato nella solita e noiosa routine.
In quei momenti di profonda tristezza non vedevo il suicidio come fuga o come ricerca di attenzione,ma semplicemente come l'unica soluzione possibile.
Com'è possibile vivere in un mondo dove genitori stuprano i propri figli,in un mondo dove siamo solo formichine alla mercè di un folle destino?
Mi chiedo queste cose a scuola mentre osservo le labbra dei professori muoversi senza emettere il minimo suono,senza produrre in me il minimo interesse...ormai galleggio nella mia totale apatia.
Poi una mattina è cambiato tutto.
Mentre aspettavo l'autobus mi sono messo a parlare con una ragazza,avrà avuto una ventina d'anni ed era chiaramente una senza tetto.
Aveva i capelli increspati di sporco,i piedi nudi erano segnati di cicatrici e chiazze marroni ma in lei c'era qualcosa di diverso,i suoi occhi erano vivi,erano occhi di una persona prefettamente in pace con se stessa.
Mentre mi parlava della sua vita osservavo le numerose cicatrici che le segnavano i polsi e lei,accorgendosene,non se ne vergognò minimamente e anzi,me ne parlò.
Mi disse che aveva tentato di togliersi la vita perchè si sentiva sola,disse che era come se avesse un macigno sulla schiena,si sentiva soffocata.
Le sue parole mi entrarono in corpo come una scarica elettrica e fecero vacillare le mie certezze sull'inutilità della vita.
Ma più che le sue parole,furono i suoi occhi a sconvolgere definitavamente la mia esistenza,nella lucentezza del suo sguardo ho visto la voglia di vivere,ho sentito il bisogno di esplodere in pura gioia,di correre,correre.
Dopo questa breve ma intensa conversazione ci siamo separati,e da quel momento ho deciso di darmi completamente alla vita.
Quella mattina ho incontrato il mio destino.