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Mentre il cielo piange

di Fabiana Mercadante

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La pioggia batte furiosa sull'asfalto,la mano livida trema sul volante,
e mentre un tuono squarcia il tuo silenzio,un fioco sussurro oltre la cornetta...ed il mio cielo piange.
Quegli occhi chiari di cui andavi fiero..."blu come il cielo"dicevi a quel tuo amico,
quando stringendomi forte la piccola mano,mi presentavi come la tua bambina.
"Papà!"urlo al ricevitore,e per la foga accelero di scatto,
sei ancora vivo,sento il tuo respiro,ma manca ancora il suono della voce.
Se stai piangendo,se hai paura,se ti consola,almeno un po',il mio pianto,
allora parlami ti prego,perchè sto per annegare.
A questo penso mentre sfreccio,tra le squallide strade del tuo quartiere,
quello che tu hai amato tanto,e ha decretato la tua fine,
quando mamma ,stanca di quello squallore,
ti ha lasciato per un paese migliore.
Adesso afferra la mia mano e non pensare che sia la fine,
smettila di credere che non esista anche per te, un'occasione di redenzione.
Sbagliare è umano,soffrire anche ed i tuoi errori questo lo sanno,
ma se adesso non lo comprendi,condannerai anche me al tuo supplizio.
Perchè a me che hai dato tanto,tutto è sempre sembrato niente,
e ora che la tua vita è appesa a un filo,capisco quanto tu sia importante.
Corro,e la strada vibra...o forse è il mio cuore aritmico che non la smette di vibrare,
e mentre il panico mi infetta,mi sforzo in ogni modo di pensare.
Devo svoltare,ma non so dove e l'impazienza diventa frustrazione.
Al ciglio della strada scorgo un vecchio,è il tuo magazziniere,ma non mi vede.
Ma io che in lui rivedo il tuo viso e il tuo mestiere,non posso fare a meno di singhiozzare,perchè ricordo quando con i miei amici,mi vergognavo di te,chino su un motore.
E tu che ti gonfiavi di orgoglio,davanti ad ogni mio successo,dicevi loro"lei è la mia figlia migliore!"
"Papà ne hai solo una!"rispondevo e maledivo in silenzio il brutto accento,
che così schietto e brusco mi faceva "una di ceto inferiore".
"Papà parlami ti prego..."urlo ancora,e la tua voce finalmente mi risponde.
Ma è fioca,esanime,e senza accento,mentre mi chiedi di tua moglie.
So che il suo pianto avrebbe fatto la differenza,ma il mio ti giuro,è pieno d'amore.
Corro...e ad ogni respiro stanco,vedo i solchi neri sui tuoi polsi.
"La mamma non c'è...ma non lo fare...!"ti imploro illudendomi che non sia troppo tardi.
Biascichi lentamente il mio nome,e un nuovo tuono squarcia il mio dolore,ti parlo ancora,rassicurante,ma la speranza è scivolata via,assieme alla pioggia.
Riecheggia nella mente la sua voce:"Non vali niente!",la frase preferita di mia madre.
E tu così rude e prepotente,le credevi,perchè tutto quello che diceva era troppo importante.
L'acqua lava via il tuo sangue,e tu continui a crederle, impotente.
"Dove sei papà...dimmelo...!"ti supplico ancora e un rantolo strozzato mi risponde.
Il mio singhozzo diventa disperato,pigio l'acceleratore,ma un interferenza spezza il filo della nostra muta conversazione.
Corro,ma provo a richiamare,e l'odioso operatore mi dice che sei irragiungibile…momentaneamente,e mentre il cielo piange, non lo sa lui,che lo sarai per sempre...

 

 

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Commento



 

Commenti

 

Pietro - Martedi, 8 Luglio, 2008 alle ore 16:09:23

commento: La prima sensazione che mi ha dato il racconto è che si tratti di una storia vera. Che sia successo veramente? - Mi sono chiesto - Forse non necessariamente in un'automobile e sotto la pioggia ...
E' difficile iniziare a leggerlo senza arrivare fino in fondo perchè vuoi sapere, vuoi scoprire cosa ci sta dietro: ti prende insomma! Alla fine mi è rimasta un po' di angoscia e il desiderio di saperne di più: conoscere questa figlia, quel padre e la madre. Conoscere la loro vita di tutti i giorni, i dialoghi, immaginarmi gli sguardi, il tono della voce ... E' un soggetto molto interessante perchè fa parte della vita di tanti e in un certo senso mi ritrovo