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Madre di un altro pianeta

di Sergio Mario Faletti

 

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“Capitano Wells.Ho trovato questa lettera sulla mia scrivania.Cosa significa?”

“Esattamente quello che c’è scritto sergente Randall :lei è rimosso dall’incarico di pilota:troppe noie negli ultimi giorni.Sembra quasi che commetta errori di proposito.Non ho intenzione di permetterle di schiantare l’astronave con tutto l’equipaggio su qualche pianeta deserto.E’ tutto.Le sue nuove mansioni riguardano gli approvvigionamenti.Da ora”.

L’uomo uscì furioso,lasciando la donna sul ponte di comando.La missione era importante.E non poteva tralasciare nulla.Quando sarebbero arrivati a destinazione avrebbe riflettuto se reintegrare o no il subalterno.Il viaggio proseguì indisturbato per alcuni giorni.Ma all’improvviso,un guasto in sala macchine spostò il baricentro della nave facendola precipitare nel buio.

 

L’oggetto infuocato attraversò il cielo stellato.Una scia rosso fuoco  rimase sospesa per qualche secondo,poi si spense nella notte.E subito dopo un fragore destò l’intera foresta.Varie specie di animali fuggirono via.Una nube  bianca si sollevò,ma non c’era fuoco.Poi tornò il silenzio.Pochi minuti dopo giunsero sul posto decine di veicoli,che illuminarono la zona a giorno,grazie a dei dispositivi luminosi posti sul tettuccio.Armi non convenzionali vennero spianate pronte a far fuoco e decine di persone in tuta da combattimento erano allineate dietro mezzi militari.Da uno di essi scese  quello che doveva essere il superiore in grado.Teneva tra i denti una specie di sigaro verde e sbuffava fumo verdastro ad ogni respiro.indossava una divisa militare da combattimento e un berretto di foggia inusitata.

Urlò qualcosa che poteva somigliare ad un ordine,infatti una truppa di soldati si avvicinò al punto dove si sollevava ancora il fumo.Cautamente i sei militari scrutarono il luogo.Un cenno e il capo annuì.Altre truppe compreso il capo si avvicinarono al punto d’impatto.Un bagliore proveniva tra il fumo bianco,ma non vi era cenno di vita.Ai loro occhi si presentò un oggetto enorme.Lucente e costruito forse in metallo.Era ancora incandescente.Sulla fiancata ,un simbolo,forse una bandiera e alcune lettere.Il militare tolse il berretto.La sua testa era gonfia e coperta di bolle.E al centro della fronte spiccava un simbolo indecifrabile.E i suoi occhi erano simili a quelli di un felino.Ringhiò,mettendo in mostra una fila di denti affilati.Ordinò il recupero dell’oggetto  e subito i militari si misero al lavoro.

 

Nello stesso istante,un essere alieno correva tra gli alberi della foresta sconosciuta terrorizzato.Aveva fatto in tempo a lasciare la navetta prima che arrivassero i nativi.E il suo equipaggio era morto nell’impatto.Non sapeva se considerare fortuna o sfortuna il fatto che lei fosse sopravvissuta.Si trovava in un mondo sconosciuto e forse ostile.Ora,tutto ciò che le interessava era trovare rifugio per riordinare le idee.Raggiunse un picco,nascosto da alberi altissimi.Il cielo stellato non era abbastanza luminoso per metterla in mostra,ma all’orizzonte vedeva la punta di una luna piena che presto avrebbe illuminato a giorno tutta la zona.Entrò in un anfratto e si coprì con dei rami secchi.in lontananza udiva le voci incomprensibili dei militari e il rumore di macchinari che stavano certamente estraendo la navetta dal terreno.In men che non si dica perse i sensi e si risvegliò solo il giorno dopo.

I raggi del sole filtrarono nell’anfratto e la ragazza si svegliò.A carponi,raggiunse il bordo del picco e si distese a terra.Scrutò il luogo dove era avvenuto l’impatto e vide una grande fossa  di terra smossa.La navetta era stata spostata,ma non c’era nessuno.Si sedette,appoggiandosi alla parete di roccia.Il sole tendeva all’arancio ed era molto tenue,ma caldo.Estrasse dalla tasca del giubbotto una barretta di cioccolato e la assaporò chiudendo gli occhi.Nella sua mente si affollarono immagini degli ultimi giorni.La partenza da Cape Canaveral,il viaggio a velocità luce,il guasto e l’atterraggio di fortuna.E ora si trovava sola,senza sapere che fare.La missione era fallita.A quell’ora avrebbe dovuto trovarsi sui Deneb 7 con il suo equipaggio per colonizzare il satellite .Finì la barretta e guardò giù.La ripida discesa portava ad un sentiero e in lontananza,oltre la foresta,poteva scorgere delle costruzioni.non poteva certo finire lassù i suoi giorni.Era un militare addestrato e avrebbe fatto tutto il possibile per riprendere la navetta e andarsene da lì.Controllò la pistola.Era carica e funzionanate e il kit da guerra si trovava ancora al suo posto,all’interno del giubbotto.Prese la decisione e cominciò la discesa,dirigendosi verso il sentiero.si chiese poi se non fosse stato meglio aspettare la notte,ma scrollò le spalle.Non voleva aspettare oltre.e poi aveva già percorso un bel tratto di strada.Poteva vedere bene le costruzioni ora.erano fatte di acciaio e pietra,forse qualcosa di simile al cemento,ma non ne era certa.erano disposte a casaccio.E a quanto pare non c’era un centro del villaggio,una piazzo o altro,ma erano abitazioni costruite senza un progetto urbanistico definito.I tetti erano piani,coperti da uno strato scuro,forse catrame o simile e le finestre erano rigorosamente ovali,senza vetro,ma dotate di una specie di anta pieghevole posta su un lato.Vide gente per le vie.gente abbastanza simile ai terrestri,,non fosse per quelle grosse teste coperte di bolle e quei denti affilati.Per il resto poteva forse mischiarsi a loro,coprendosi la testa e la divisa,giusto per avere modo di capire dove diavolo fosse atterrata.Vide biancheria stesa sul retro di una abitazione.Furtivamente staccò un lungo telo di stoffa blu e se lo avvolse in testa,facendolo scorrere giù fin dove arrivava.Tirò un lungo sospiro e si mescolò alla folla.Come aveva sospettato,nessuno fece caso a lei.Doveva solo stare attenta a non scoprirsi.Nell’aria c’era un forte odore di carne bruciata.Udiva parole incomprensibili.Se solo avesse avuto il traduttore  a portata di mano,forse avrebbe trovato la lingua del posto e avrebbe avuto una possibilità in più per capire dove fosse e….Si fermò.vide arrivare dalla direzione opposta alla sua un gruppo di militari armati.A quanto pare la  gente del villaggio provava soggezione nei loro confronti perché si scostavano e portavano via i bimbi dalla strada, lasciando agio agli uomini.e nei loro occhi aveva visto il terrore.Lei fece lo stesso e si appiattì contro una delle abitazioni.I militari la superarono ,ma uno si fermò.Borbottò qualcosa e allungò la mano.La ragazza stava già mettendo mano alla pistola,quando si accorse che il militare aveva puntato ad un cesto di frutta sul davanzale accanto a lei.Sgranocchiò il frutto mentre proseguiva la marcia.Vide una vecchia agitare il pugno inveendo verso di lui,che stava sghignazzando ,mentre sputava un seme.La vecchia non smise di urlare al militare,che ad un certo punto si fermò,mentre il resto del gruppo proseguiva la marcia.L’uomo raggiunse la vecchia con aria di sfida.Il popolo,terrorizzato rimase a guardare.Il militare prese la vecchia per un braccio e la obbligò a inginocchiarsi.

“Afnana’!”urlò e lo urlò una seconda volta.La donna scrollò il capo e l’uomo urlò di nuovo.Poi la ragazza vide la vecchia allungare la lingua  verso gli stivali del militare per pulirglieli,ma prima che potesse farlo,la ragazza fu addosso all’uomo.Con due colpi ben assestati lo tramortì e prese possesso anche della strana pistola che aveva nella cintola.Si udì un crack,quando gli rigirò la testa in due sensi.Il militare crollò a terra senza vita.La vecchia sorrise e ringraziò la ragazza,ma subito dopo scappò via,imitata dal resto della gente.La ragazza rimase anora un secondo lì,ma prima che potesse decidere dove andare,la vecchia tornò,la prese per la mano e la trascinò dentro la sua abitazione.tutte le finestre vennero chiuse e le strade divennero deserte.Nel buio dell’abitazione,la ragazza udì le urla dei compagni del militare che erano tornati,incuriositi dalla sua assenza.Risuonò  qualcosa che poteva essere un allarme.Subito dopo giunse sul posto l’uomo che aveva guidato le operazioni di recupero della navetta.Una dopo l’altra,le case venivano aperte e perquisite.Le fragili porte cadevano dagli infissi sotto i colpi dei militari.Gli abitanti spinti fuori e il povero arredamento fatto a pezzi.Due ore dopo,il gruppetto di  uomini armati se ne andò deluso,portandosi dietro il corpo del compagno.Risuonò la minaccia verso gli abitanti del villaggio.Chiunque fosse stato trovato a dare aiuto ad alieni sarebbe stato ucciso nella pubblica piazza.

Una botola nascosta sotto il letto venne sollevata da mani artritiche.La luce entrò illuminando una ragazza.Si issò e si mise a sedere contro la parete della stanza.La vecchia le sorrise e le pose la mano.La ragazza l’accettò.era calda e rugosa.E tendeva all’arancio.

“Grazie…”disse la ragazza.E sorrise a sua volta.La vecchia non era in grado di capire la strana lingua aliena ma poteva immaginarne il significato.

“Worea…..”disse la vecchia,o così parve alla ragazza.e si toccò il petto.era il suo nome.

“Sharon….Sharon Wells..”Anche la ragazza si toccò il petto.Sharon si guardò attorno e spalancò le braccia per poi lasciarle ricadere sui fianchi.Tutto era stato fatto a pezzi dai militari.A causa sua.Worea sorrise di nuovo e scrollò le spalle.Raccolse una sedia e la offrì a Sharon.Si sedettero entrambe con una ciotola di legno piena di un liquido giallognolo.Era fresco e Sharon lo bevve più che volentieri.

Calò la sera e Sharon si era ripresa bene dagli ultimi avvenimenti.Non era ancora in grado di comprendere il linguaggio di Worea,ma a gesti la vecchia le aveva spiegato che la città era caduta in mano ad un certo Fenag,del pianeta esploso anni or sono denominato Uqhg.Con il suo esercito aveva preso possesso del potere politico ed economico della città,riducendo gli abitanti a schiavi.Le donne venivano letteralmente usate per i loro sporchi piaceri e gli uomini servivano per i lavori pesanti e la costruzione di ciò che Fenag chiamava la sua reggia.Sharon sapeva il rischio che la vecchia correva nascondendola nella sua casa,ma ella le fece capire di non preoccuparsi.Era tempo che qualcuno arrivasse.Il dio Kauala aveva deciso e aveva mandato lei.

“Io non sono stata mandata qui.Io dovrei essere altrove….”disse a Worea,che sorrise,come se avesse voluto capire tuttaltro.Sharon rispose al sorriso.Le due poi si coricarono in due brande dure come pietra.Sharon non riuscì a prendere sonno.Si trovava in una situazione alquanto drammatica.Prigioniera su un pianeta alieno,senza modo di comunicare con la Terra,ricercata da un esercito e in compagnia di una donna che parlava una lingua incomprensibile.Tutto ciò la portò a un solo pensiero:la sua navetta.Avrebbe recuperato il traduttore multilingue e se fosse stata in grado anche di recuperare la navetta forse…Ma stava correndo troppo.Decise che avrebbe fatto il possibile per dormire e il giorno dopo,forse con la mente un po’ più fresca avrebbe trovato una soluzione.Dormì,ma fu una notte movimentata,piena di incubi e risvegli improvvisi.Il mattino dopo Worea le aveva preparato la colazione,che Sharon divorò con aria famelica.

“Devo cercare la mia navetta…”le disse aiutandosi con dei gesti.

“Reth hak ashen-lop.Tyasloi….”rispose la vecchia con altrettanti gesti.E sorrise.Quel sorriso sdentato rendeva tutto difficile.Come reagire male ad una donna anziana che sorrideva in quel modo?Diavolo!Sharon era un soldato e...e…ora voleva solo tornare a casa.

“Tornerò…”le disse tenendole le mani.

“Kauala ish defto…Kauala! Kauala!”e la incitò ad andare.A quanto pare la vecchia aveva capito che Sharon sarebbe andata alla reggia,ma per sconfiggere il tiranno.

Prima di uscire Sharon si coprì la testa e gli abiti con una lunga veste datale da Worea.Per strada nessuno le badò.Si avviò verso la collina,dove Worea le aveva indicato la posizione della reggia in costruzione.La zona era costellata di rocce e arbusti.Non fosse stato per la presenza di un cielo verdastro e due lune nel cielo si asrebbe potuto dire di trovarsi sulla cara vecchia Terra.Raggiunse un grosso albero e da lì sbirciò in basso.Centinaia di uomini lavoravano per la costruzione della reggia,frustati a sangue se mostravano solo un soffio di ribellione.Torri immense spiccavano verso il cielo e  un bastione centrale dominava il tutto.Accanto vi erano delle costruzioni più piccole già terminate.E un paio di esse davavno l’idea di essere degli hangar.Hangar che sicuramente ospitavano la sua navetta.E se fosse stata una trappola?Dopotutto Fenag(e collegò ora che potesse essere il tipo con la testa a bolle con il simbolo indecifrabile sulla fronte)sapeva della sua presenza anche se materialmente non l’aveva ancora vista.Ma doveva rischiare comunque.Non poteva certo rimanere nascosta per sempre.Prima o poi l’avrebbero trovata.Controllò la pistola e il kit da guerra:tutto a posto.Si nascose sull’albero.Il fogliame la coprì completamente.Attese la notte per agire.Durante il giorno aveva visto chiaramente l’andirivieni dei militari e verso sera il ritornò a casa degli uomini del villaggio.Ora la reggia dormiva e alcune luci erano ancora accese nelle costruzioni più piccole.Da quanto aveva visto,negli hangar non vi erano uomini.Come un animale notturno in cerca di preda,Sharon si avvicinò all’hangar.Una porta d’acciaio la separava forse dalla fuga,anche se non aveva la minima idea delle condizioni della navetta.Con forza fece scorrere la porta,che risultò essere meno pesante di quanto credesse.L’interno era buio,ma quando i suoi occhi si abituarono riuscì a scorgere la sagoma.La sua navetta era proprio lì,davanti a lei.La sfiorò con le mani,trovò il punto dove si era conficcata nel terreno.In effetti il danno non era grave.Non sembravano esserci aperture nella carlinga .Poteva ripartire.E l’avrebbe fatto.Quel pensiero congelò.Le luci si accesero.Dietro di lei entrarono Fenag,tre uomini armati e, sorpresa!Il sergente Randall,che a quanto pare era vivo e vegeto e dalla parte sbagliata.

“Capitano Wells….Che piacere rivederla…viva….”

“Sergente Randall…solo lei sarebbe stato in grado di passare dalla loro parte….”

“Non ha ancora capito nulla….Io sono con loro fin dalla nostra partenza dalla Terra.I tentativi di sabotaggio da parte mia erano reali,e alla fine ci sono riuscito.L’idea era di far atterrare qui la navetta,ma è andata male e tutto l’equipaggio è morto.Ma non tutto è perduto.Dopotutto lo scopo di portarci qui era soprattutto quello di sfruttare l’utero delle donne terrestri,infatti da ormai molti decenni le donne di Uqhg sono sterili a causa della radioattività del terreno.E lei è ancora viva.E in età  perfetta per portare a termine una gravidanza….”

“Randall!Lei è un verme!Sapeva dell’esistenza di una civiltà aliena.Poteva riferirlo e avremmo fatto in modo di portare loro l’occorrente per permettere di procreare di nuovo!”

“Ma non sarebbe stata la stessa cosa.Avrebbe avuto inizio una nuova colonizzazione.E io non sarei potuto diventare il consigliere del re,qui presente….”

“Ha permesso la morte dell’equipaggio per….”

“Awath kopp lengard!”ordinò Randall e due dei tre uomini portarono via la ragazza.Randall e Fenag si guardarono sorridendo.

Sharon venne gettata in una angusta cella fredda e buia.Una piccola fessura lasciava penetrare una fioca luce.Sharon si sedette contro la parete singhiozzando.Il suo piano era fallito.Sarebbe rimasta lì per sempre.Schiava di un essere alieno e dalla follia di un terrestre.Chiuse gli occhi.Quasi sembrava tutto un sogno se con la mente tornava ai giorni antecedenti la partenza dalla Terra.Nel bosco dietro la sua piccola casetta,accanto al lago.Rivedeva la barca stagliata in quella pianura azzurra e l’aria tiepida sul suo viso pallido.Ma forse era veramente un sogno?Forse stava ancora in riva al lago e tutto questo era forse un brutto sogno?Ma certo!L’idea la risvegliò dal torpore.Toccò il terreno.Era umido e sentiva la luce sul volto.La porta si spalancò.Lei riaprì gli occhi.Un essere mostruoso entrò richiudendo la porta.Sarebbe stata la prima madre aliena su  un pianeta lontano.

 

Commenti

 

fly 39 - Venerdi, 16 Maggio, 2008 alle ore 22:29:16

commento: alcune discordanze "appannano" il racconto.(es. il sole ad anni luce dal pianeta terra...)ma mi sento ugualmente di fare i complimenti x l'impegno.

 

epy - Giovedi, 27 Marzo, 2008 alle ore 15:51:34

commento: poco originale ma scritto benissimo, complimenti!

 

step - Martedi, 25 Marzo, 2008 alle ore 16:10:16

commento: mi sembra un buon racconto. complimenti.