Menù principale

Racconti

Poesie

Pittori

Sculture

Musicisti e cantanti

Foto e fotografi

Fumetti

Dio e la fede

 

Consigli per scrittori

Consigli per gli aspiranti scrittori

Grammatica italiana

Agenzie letterarie

Case editrici per autori esordienti

 

 

Uno Jedi su Dagobah


di Giacomo Rosada

Guarda il profilo

 

Il piccolo Maestro Jedi Yoda sedeva ai piedi di una grossa quercia, poco distante dal piccolo torrente pantanoso vicino al quale aveva costruito la propria semplice casetta di fango, eretta in modo da confondersi quasi del tutto con l’ ambiente locale. Yoda si trovava ormai da un anno sul remoto Dagobah, un pianeta del Margine Esterno della Galassia, dove né la Repubblica e nemmeno l’ Impero erano mai stati prima. Un mondo del genere non aveva infatti nulla da offrire, ed era in più fin troppo lontano dagli ultimi centri abitati periferici dell’ autonomo Margine Esterno. Persino nelle memorie dell’ enciclopedico Archivio Jedi, i più perfetti forzieri della conoscenza storica e geospaziale galattica, appariva come uno dei molti pianeti anonimi praticamente conosciuti solo di nome. A lui era apparso il nascondiglio ideale, il luogo più adatto dove trascorrere inosservato e in segreto la propria vita, senza che i Sith percepissero la sua presenza.
Il piccolo Maestro sedeva a gambe incrociate tra le radici possenti della quercia, il suo bastone di gimer era appoggiato poco lontano. Da qualche minuto era in meditazione, parlava alla Forza Vivente, l’ energia legata al momento presente, e che univa tutti gli esseri.
Tempi oscuri questi sono per la Galassia. stava dicendo con il pensiero Anakin Skywalker il Prescelto era. Potente Jedi era lui. Potente Jedi. Ma un errore io ho commesso quando il suo addestramento permesso ho.
La Forza gli rispose. No, non era esattamente la Forza, ma un antico amico e potente Jedi che aveva perso da quattordici anni, e che aveva trovato il modo di unirsi alla Forza mantenendo la propria essenza autonoma. Qui Gon Jinn.
Non hai commesso alcun errore, Maestro Yoda. Hai piuttosto permesso alla profezia di compiersi. gli rispose.
Troppo sicuro io non ne sono, Maestro Qui Gon. sostenne Yoda La profezia diceva che il giovane Skywalker i Sith distrutto avrebbe, ma così stato non è. L’ Ordine degli Jedi crollato è, l’ Imperatore maggior potere di prima ha.
Qui Gon, in vita discepolo del conte Dooku, altro grande Cavaliere che aveva abbandonato i compagni Jedi in favore del Signore Oscuro, rispose:
Cerca dentro di te, Yoda. L’ Ordine degli Jedi era già da lungo tempo in decadenza. Il suo potere nella Forza era svanito, la sua autorità morale si era resa discutibile. Da anni era caduto vittima della superbia e dell’ orgoglio. Troppo cieco era diventato per garantire pace e giustizia nella Galassia. E la Repubblica, da parte sua, era troppo corrotta, paralizzata dalla burocrazia. Questi due schieramenti erano fin troppo insensibili ai bisogni della gente. La profezia sostiene che Anakin riporterà equilibrio nella Forza, e il massacro degli Jedi è parte dell’ azione che è tenuto a compiere. Il suo compito è solamente iniziato. Non si è ancora concluso.
Yoda assunse un’ aria accigliata. Davvero non capiva. Si, sapeva da tempo che il Lato Oscuro della Forza avesse indebolito il potere degli Jedi, così come era sempre stato cosciente delle arie che tiravano all’ interno della Repubblica, ma non pensava che il futuro della Forza dipendesse da un terribile e totale olocausto di Jedi. Così come non pensava che la conversione di Anakin e la nascita di Darth Vader facessero parte di un preciso disegno della Forza stessa.
A Obi Wan di addestrare Skywalker permettere non avrei dovuto, Qui Gon. insistette Yoda Troppo giovane lui era, senza esperienza risultava. Tale responsabilità sulle mie spalle ricadere avrebbe dovuto. Più saggio, più logico stato sarebbe. Meno dolorosamente per molti la profezia compiuta si sarebbe.
Con la solita voce sincera e gentile, Qui Gon sostenne:
Obi Wan era testardo, come ti dissi già una volta. Ma aveva un grande potere. Trucidando il Sith che ha ucciso me su Naboo, ha dimostrato di avere il potere necessario per dedicarsi ad Anakin. Ha fatto un buon lavoro con lui, sebbene fosse troppo orgoglioso, e Anakin a sua volta si mostrasse troppo insofferente. Obi Wan è un grande Maestro, e con il figlio di Anakin porterà a termine il compito che la Forza gli ha assegnato.
Yoda sospirò, provando un insieme di intense emozioni. Si, dopo tutto poteva anche accettare l’ ipotesi secondo cui la fine degli Jedi come lui li aveva conosciuti fosse il volere della Forza, in favore di un nuovo Ordine Jedi più potente dell’ antecedente. Ma non era sicuro che i Sith si sarebbero estinti. Non per mano di Anakin, che era morto per mano del mostro, Darth Vader, il cui nome incuteva spavento, e che stava suscitando un crescente terrore in ogni mondo imperiale. Ancora non capiva come questo potesse permettere alla profezia di compiersi: dal Lato Oscuro non vi era mai stato scampo per nessuno. Specialmente per coloro che avevano elevati poteri della Forza.
La Forza è un infinito mistero, amico mio. disse Qui Gon E non si possono comprendere subito tutti i suoi voleri. Il destino di Anakin ci sarà chiaro più avanti. La sua presenza nella Forza è troppo forte perché mi sbagli: lui è tutt’ ora il Prescelto, e al momento opportuno la profezia si compierà. Lui distruggerà i Sith.
Yoda raddrizzò le orecchie appuntite, e rilassandosi sostenne:
Che tu abbia ragione io spero, Maestro Qui Gon. Vedere più avanti di molti Jedi dimostrato più volte tu hai. Ma di una cosa certo io sono: i figli di Skywalker il futuro della Galassia rappresentano.
Esatto. sostenne Qui Gon Se Anakin costituisce le speranze di un più forte equilibrio nella Forza, il piccolo Luke porrà le basi di un nuovo Ordine degli Jedi, mentre sua sorella riporterà la Galassia sotto la luce di una Nuova Repubblica. Quando i tempi saranno maturi, Luke verrà da te, e Darth Vader cederà nuovamente il posto ad Anakin Skywalker, e sarà per sempre la pace.
Yoda aprì gli occhi, e mantenne rilassata la sua espressione sulla faccia rugosa. Si alzò, prese il bastone di gimer e, con calma, si avviò verso la sua casetta, intento a prepararsi uno stufato di radici come cena. In novecento anni di vita e di appartenenza al Cavalierato Jedi, era cosciente di avere ancora molto da imparare dalla Forza. Aveva constatato troppo tardi gli errori suoi e dell’ Ordine, gli stessi che avevano consegnato involontariamente la Galassia a Palpatine. Aveva espresso i suoi dubbi sull’ avvenire di Anakin Skywalker fin dal principio. Era certo che fosse il Prescelto, ma davvero non comprendeva come fosse possibile che il Lato Oscuro avesse preso il sopravvento su di lui, con tutte le conseguenze negative che ne derivavano. Possibile? Aveva tutta l’ aria di una contraddizione bella e buona. Ma Qui Gon era assolutamente certo che un giorno la profezia si sarebbe compiuta come si doveva, che Anakin sarebbe riemerso dalla corazza di Darth Vader, e che i Sith sarebbero scomparsi definitivamente.
La sola ipotesi lo portava a porsi numerose domande. Com’ era possibile, per esempio, che un aderente al Lato Oscuro potesse tornare al Lato Lucente? Era stato dimostrato che il Lato Oscuro dava più assuefazione di una droga, più lo si sperimentava e più ci si univa ad esso. Continuava a chiedersi se fosse stato realmente saggio addestrare il bambino di Tatooine, quando in realtà la profezia che lo riguardava non precisava se il Prescelto dovesse necessariamente seguire le vie dell’ Ordine. Se solo non si fosse lasciato abbagliare troppo dall’ orgoglio. Quando comprese di essere stato troppo certo della propria autorità, del proprio potere, era già troppo tardi. Come Jedi, e come lui tanti altri, si era preoccupato troppo del futuro, dei possibili futuri, perdendosi nella contemplazione e nella preveggenza, nell’ anticipare, proprio quando gli Jedi sostenevano da ormai mille generazioni che anticipare fosse una distrazione. Qui Gon si era invece sempre preoccupato del presente, e quindi era sempre stato sempre più in sintonia con le forme di vita, aveva saputo interpretare meglio di tutti in più occasioni i voleri della Forza. Ora il piccolo e vecchio Jedi lo capiva alla perfezione: Qui Gon era stato un vero Jedi, il vero Jedi, e proprio in un tempo in cui ormai l’ Ordine era privo della sua autorità morale. In oltre, egli era stato il primo Jedi, fino a quel momento, a mantenere la propria entità spirituale sebbene unito alla Forza. Un fatto davvero strepitoso, il potere più grande ti tutti. Molte volte lo aveva visto con i propri occhi sotto forma di spirito luminoso e trasparente, e durante le prime lezioni gli aveva detto che un simile potere non può essere concesso, ma solo insegnato.
-La vita eterna è il fine ultimo di un Sith- aveva spiegato –Ma non lo potrà mai conseguire, perché si ottiene con l’ umiltà e la compassione verso il prossimo, e non tramite la sete di potere e la prepotenza.
L’ eternità sempre al presente vivremo. sostenne Yoda, che da quando si trovava su Dagobah beneficiava maggiormente degli insegnamenti che tramite la Forza Qui Gon gli impartiva Il futuro sempre in movimento è, in dipendenza dalle azioni presenti esso risulta.
Alla fine si vide costretto ad ammettere la grande verità dell’ insegnamento di Qui Gon: la Forza è un infinito mistero, e non si possono comprendere subito tutti i suoi voleri, meglio risolverli un po’ alla volta. Bisognava piuttosto avere pazienza, mantenere la propria serenità interiore in modo da poter valutare e praticare adeguatamente le risposte alle situazioni di pericolo che ora abbandonavano nella Galassia dell’ Impero dei Sith.
-Devo disimparare quanto appreso io ho- mormorò poco prima di entrare nella propria umile casetta, composta essenzialmente da una sola stanza, nei cui angoli aveva predisposto una cucina, un letto e un piccolo e semplice angolo multiuso –Quando il piccolo Luke adulto sarà, venire da me per apprendere, salutare risulterà per il suo tirocinio. E saggio abbastanza dovrò a lui presentarmi.
Si, pensò. Grazie al venerato e potente Qui Gon avrebbe potuto imparare tutte quelle cose che prima non gli era stato possibile a causa della sua chiusura mentale. Ne avrebbe tratto un grande beneficio, e come lui il giovane Luke, che come suo futuro discepolo aveva la grande responsabilità di addestrare i venturi Jedi.
Le cose di prima passate sono. considerò E farne nascere di nuove ora io devo.
Fu in quell’ attimo che comprese la sua più grande lezione, ciò che Qui Gon, con il suo prematuro sacrificio su Naboo, gli insegnò molto chiaramente.

Giacomo Rosada