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Historia di uno cuoco lo quale non voleva cucinare se non per necessitate

di Niccolò Matcovich

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Burro latte uova farina. Zucchero cacao sale da cucina. Mescola qua scola di là. Servi porgi assaggia scarta. Gira rigira il fuoco t’ispira. Muovi rimuovi fornelli vapore. Dov’è il mio cappello??? Cerca ricerca piegato stirato. Dov’è il mio cappello??? In testa posato! Sbadato sbadato! Lavoro dannato! Arrosti liquori dolci sapori. Posate salviette tavoli e forchette. Due manzi un pisellino richiesti al tavolino. Fatica, sbiadita, la pasta ti sfiata. Giallo grembiule uova tegame. Lavoro lavoro va tutto a puttane! Colore profumo qui dentro il mio mondo, sapore sudore qui dentro m’affondo. Tutto pieno? Sissignore! E stasera v’è la festa, tira aria di tempesta, cuciniamo in gran baccano, stoccafisso sotto mano. Il sindaco! Il sindaco? Ammazate un bel maiale, che ne mangino un quintale! Preparate un arrostino, fate prima del mattino! Brutto dannato! Scocciato scocciato, in testa rapato, cucina il pelato, ti muoia il palato!
Burro latte uova farina. Zucchero cacao sale da cucina. Basta!!!
È tardi son stanco spossato sq        uassato, riposo riposo col letto mi sposo. Addio a te, e a te, e a te e anche a te. A domani? E chi lo sa?! Se il Signore mi concede ancora un’altra maionese, forse questo pomodoro, sarà nelle mani d’oro. Se la notte ancora antica mi permette la fatica a mandar via questa stanchezza sarà forse giovinezza. Buona notte buona notte, che sia buona veramente! Me ne vado, me ne parto, v’abbandono lentamente. Sono stanco, trasandato, forse ancora un po’ sudato. Il mio carro, il mio cane, la mia cena nel piattone. Buona notte buona notte, me ne vado veramente!  Le campane son già spente dorme il gallo a mezzanotte.
Casa.
Buia buia come il bosco, che contava la mia mamma, quando io giaceva a letto, mentre lei mi carezzava. Ora sono qui da solo, no c’è il cane, e non solo! M’avvicino al tavolino, dove trovo un bel piattone! Vuoto. Vuoto? Mondo boia, mondo infame! La mia fam mi fa crepare! Dove sono le cibarie, i miei grassi, le mie glorie? Ho capito, realizzato, sono stato un po’ viziato, me ne vo’ alla cucina, oh me! La mia vita è come un mulo! Pesa tanto e non s’arresta, il mio stomaco fa festa, la farebbe se di grasso, si riempisse un po’ che spasso! Ecco qui il vecchio frigo, freddo come un ghiaccio antico, morto in mezzo alla tempesta, di cibarie in ogni testa. Prendo questa o forse l’altra, anche questa pare buona! I minuti alla cottura sembran forse un’ora intera! Mamma mia che confusione, la mia testa gira ancora, il mio stomaco fa festa, perché il grasso lo divora! Lo divora con la vista, gli va bene la provvista, ancora meglio se il pancione, si toccasse col tritone! Colazione colazione. Quante volte l’ho sognata? Ma sognata per davvero! Ora dorme il mondo intero. Io non me ne metto a parte, caro frigo dietrofront! E chiudendo lo sportello, con le gambe tutte rotte, buona notte buona notte, sognerò la colazion.

 

Commenti


Anna R. De Santis - Venerdi, 7 Marzo, 2008 alle ore 16:07:05

commento: "Ma io se non metto un pizzico di..." Sei proprio un cuoco. Comunque quel pizzico di amarezza ci sta bene. E' una filastrocca per adulti, infine. Dico filastrocca perchè, mentre la si legge, le frasi prendono un ritmo, come se la si leggesse cantando e danzando nella mente. E' una bella composizione. Ciao!! 

 

Niccolò Matcovich - Mercoledi, 5 Marzo, 2008 alle ore 19:40:35

commento: Rispondo proprio qui, visto che mi è possibile... L'historia nasce da un'idea allegra e spensierata, ma io, se non metto quel pizzico di amarezza o perlomeno introspezione nei miei racconti, non sono molto soddisfatto... Diciamo che senz'altro la solitudine ne è protagonista... E grazie mille per i complimenti!

 

Anna R. De Santis - Mercoledi, 5 Marzo, 2008 alle ore 17:03:34

commento: Se ho ben capito, è come dire che lo "scarparo" sta con le scarpe rotte. E' deliziosa questa historia, allegra, briosa, eppure con un retrogusto un po' amaro: mi pare che quel cuoco sia solo. Questo volevi dire? La solitudine?