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Le felici disavventure dei signori Tonno

di Giacomo Rosada

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Era un bellissimo sabato mattina della stagione primaverile, su di uno dei molti paeselli del Lago Maggiore battevano i primi tiepidi raggi di sole, mentre una fiesta rosso scuro trovava posto nel parcheggio della piazza principale. Dai movimenti dell’ automobile si poteva facilmente dedurre che il conducente fosse indubbiamente pericoloso se messo alla guida. Primo Tonno, il guidatore, era un uomo corpulento, anche se non troppo panciuto, con i capelli grigi e una faccia da luna piena, con il chiaro piacere per l’ abbigliamento fantozziano. Da un paio di settimane si trovava in pensione, ed era noto come un tipo decisamente poco brillante, anzi talmente elementare da apparire un deficiente in piena regola. Al suo fianco vi era la convivente, la signorina Gianna Cervo, di pochi anni più giovane di lui, anche lei di recente in pensione. Come lui, era una donna semplice, un po’ strana, se non addirittura eccentrica, dall’ insolito modo di ragionare. Vivevano nella periferia di Vissaria, un semplice paesello di campagna ai piedi delle montagne del nord Italia.
I due scesero dalla macchina, e respirarono a fondo la piacevole aria fresca del paese in riva al lago, da dove avevano l’ intenzione di partire per una crociera in traghetto, che videro attraccato e in procinto di caricare e scaricare persone.
-Andiamo alla biglietteria- sollecitò con entusiasmo Gianna –Il battello partirà tra poco.
Guardandosi attorno con aria smarrita, e camminando in maniera ridicolmente traballante, Primo bofonchiò rozzamente:
-Ah, si. Il battello…
In pochi istanti, i due conviventi timbrarono i biglietti, salirono sul traghetto, e presero posto su di un bel ponte all’ aperto, dove già molta gente si era accomodata.
-Ricorda anche tu il paese e il posto dove abbiamo parcheggiato- suggerì lei.
Lui annuì, dando occhiate qua e la, mentre il traghetto salpava alla volta delle vastità del lago, che Gianna contemplava affascinata, scambiando di tanto in tanto qualche parola con le persone che aveva vicino, per lo più gente della sua età. Dopo circa quarantacinque minuti di viaggio, i due conviventi scesero sulla terraferma, ormai desiderosi di tornare a casa, dopo però aver fatto l’ acquisto di qualche souvenir da portare a casa. Si misero pertanto a cercare la piazza e la loro automobile, ma Gianna intuì subito che c’ era qualcosa che non andava.
La macchina infatti non c’ era più, e loro sembravano inchiodati li senza speranze. Lasciarono il campo, ed esplorarono il paesello un po’ qui e un po’ li nel tentativo di ritrovare la loro amata fiesta, ma non ebbero successo. Tornati alla piazza, ormai disperati, fermarono il primo vigile che videro passare a piedi, chiamandolo a squarciagola.
-Hanno rubato la nostra macchina, agente- esordì lei gentilmente –E non siamo nemmeno del posto. Ci potrebbe aiutare lei, per cortesia?
Il vigile sorrise cordialmente.
-Ma certo, signora- rispose –Dov’ era posteggiato il mezzo?
-Proprio qui- ribadì Gianna con sicurezza –Siamo appena scesi dal battello, e ci siamo resi conto che la macchina non c’ è più.
Il vigile stava per invitare i due conviventi a seguirlo per sporgere una denuncia, ma Primo, visibilmente innervosito, disse in modo quasi incomprensibile:
-Non hanno rubato solo la macchina…qui vedo che mancano pure la piazza e i negozi…li hanno portati via…
Il vigile si accigliò, e credendo di aver frainteso, domandò:
-Come, prego?
Primo insistette:
-Qui, prima che partissi c’ era una piazza, laggiù ch’ era un supermercato, e qua vicino c’ erano tanti negozietti. Adesso non c’ è più nulla, hanno portato via tutto e messo una piazza nuova…
Il vigile non seppe quale reazione dovesse dimostrare. Non sapeva se fosse uno scherzo, o se quei due fossero usciti da qualche genere di istituto psichiatrico.
-Mi scusi, signore- volle sapere –posso capire il furto di un’ automezzo, ma quello di una piazza è al di là della mia comprensione…
Primo si arrabbiò, e sbottò senza troppo garbo:
-Ma io pago le tasse tutto l’ anno, e mi ritrovo un vigile che non sa dirmi come fanno a rubare i paesi. Incredibile. Lei deve saperlo dire a me facilmente…
Il vigile impallidì, e cadde a terra svenuto, mentre Gianna, allarmata, lo soccorreva, e dai vari punti della piazza accorrevano numerose persone che lo avevano visto accasciarsi.
Poche ore più tardi, i signori Tonno si trovavano alla caserma dei carabinieri, a raccontare l’ accaduto. Mentre il segretario batteva a macchina la deposizione dei due conviventi, il maresciallo, poggiando la schiena sulla sedia, fece un grande sforzo nel non scoppiare a ridere davanti a loro. Domandò:
-Non avete preso in considerazione l’ ipotesi di aver sbagliato paese, signori Tonno?
Gianna guardò torva Primo, che si fece rosso per l’ imbarazzo, provando a rispondere, ma rumoreggiò qualcosa di incomprensibile. Gianna domandò:
-Che cosa possiamo fare per tornare indietro, agente?
-Avete conservato i biglietti?- chiese il comandante.
Gianna scosse la testa, e il carabiniere non riuscì a nascondere il proprio divertimento.
-Sui biglietti poteva essere scritto il nome del vostro paese, signori Tonno- rispose sogghignando –Ma vedo che dovremo provvedere con altri mezzi…
-E come?- domandò Primo.
-Penso che dovremo attraversare tutti i paesi lungo la riva del Lago- rispose il carabiniere -e tutte le loro piazze finchè non avremo individuato la vostra automobile…
Questa volta fu Gianna a svenire, mentre Primo si limitò a fissare il vuoto con aria inebetita. Di certo, in molti non avrebbero dimenticato il loro primo week end da pensionati in quei luoghi di villeggiatura, e nemmeno la loro partenza…

Il giorno dopo, alle prime ore di una domenica calda e soleggiata quanto il giorno precedente, Gianna smontò dalla fiesta, e in tono di autorevole raccomandazione disse a Primo:
-Cerca di non mandare a rotoli la casa mentre sono via, eh? Non voglio vedere disastri quando arriverò questa sera.
Primo era infatti un grande pasticcione, gli bastava davvero poco per combinare disastri quasi irreparabili, da cui era estremamente difficile venirne a capo.
-Si, certo- si limitò a rispondere –Cosa vuoi che possa combinare in un giorno…piuttosto vedi di non sperderti tu, per andare dai parenti tuoi.
Gianna lo salutò stizzita, anche perché era ancora stanca dal lungo viaggio di ritorno della sera prima, dopo essere stata scortata insieme a lui dal maresciallo dei carabinieri attraverso tutti i paesi della riva del Lago Maggiore, viaggiando praticamente da un capo all’ altro dello specchio d’ acqua.
Poco dopo entrò alla stazione ferroviaria, e si diresse alla biglietteria, dove richiamò l’ attenzione di un bigliettaio che leggeva distrattamente il giornale.
-Vorrei un biglietto per andare a Torino, signore- disse cortesemente.
Il bigliettaio le domandò:
-Quale classe, signora?
Gianna si accigliò, e rispose:
-Sono nata nel 1941.
Il bigliettaio sorrise gaiamente, e le precisò:
-Gentile signora, non volevo sapere la sua età. Mi dica se vuole viaggiare in prima, in seconda o in terza classe.
Gianna riflettè un po’, e sempre più incuriosita rispose:
-Non so come sia oggi, e nemmeno se abbia importanza o no, ma quando andavo a scuola io si arrivava solo fino alla terza classe, e io ho fatto cinque volte la prima…
Il bigliettaio scoppiò a ridere talmente forte che si piegò in due dalle risate.

Dopo una settimana, Gianna si trovava a casa di un nipote acquisito, Carlo, che l’ aveva invitata a bere un tè, e con cui chiacchierava allegramente di cose di tutti i giorni.
-Primo è riuscito a disattivare la televisione che avevo al piano di sotto- brontolò tenendo tra le mani la tazza –E’ sempre il solito imbranato. E’ davvero un pesce, ora devo comprare una nuova televisione…
Carlo, con il suo proverbiale sorriso, le domandò:
-Sei assicurata, zia?
-Si- rispose lei pensando –Pago l’ assicurazione da vent’ anni.
-Bene- fece il nipote –Aspetta il primo temporale, così potrai chiamare la compagnia assicurativa e farti risarcire il danno.
Gianna ci riflettè un po’ su, e pensò che si trattava di una buona idea.
Alcuni mesi dopo, ai primi di agosto, scoppiò un violento temporale a Vissaria, tanto che i vicini di Primo e Gianna, per telefono, si lamentarono dei numerosi danni agli elettrodomestici cortocircuitati. I signori Tonno, il giorno dopo, andarono alla sede della loro compagnia assicurativa, e consegnarono la documentazione scritta riguardante i danni al televisore, in cui era inclusa la fattura del tecnico chiamato quella stessa mattina per valutare il danno. L’ impiegata la lesse rapidamente, e pagò il danno in questione con denaro liquido.
Gianna era soddisfatta. Tutto sommato si era trattata di una cosa relativamente semplice, mentre Primo sicuramente non sapeva neanche di che cosa si trattasse.
Il giorno dopo, mentre Gianna si trovava in salotto a filare un paio di calze di lana in previsione dell’ inverno, squillò il telefono. Dall’ altro lato della cornetta era l’ agente assicurativo, che in tono ilare e squillante le disse:
-Signora Cervo, le porgo le mie più vive congratulazioni.
Gianna si incuriosì assai:
-Che intende dire, signore? Congratulazioni per cosa?
L’ agente assicurativo rispose:
-Lei è una specie di indovina, di veggente. Nostradamus, ne sono sicuro, non reggerebbe al confronto.
Esasperata, Gianna insistette:
-La prego, mi spieghi che cos’ è accaduto…
L’ assicuratore, ora più serio, le rispose:
-Leggo dalla sua denuncia che il due di agosto scorso le è scoppiata la televisione per via di un temporale. Deduco che lei fosse già preparata all’ evento, visto che nella stessa documentazione lei ha inserito…lo scontrino fiscale della televisione nuova comprata il precedente quindici luglio…
Gianna non seppe che cosa rispondere. Si limitò a posare gli occhi sulla televisione nuova, comprata appena cinque giorni dopo aver buttato via quella precedente.