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Come diventare scrittori oggi, di Andrea Mucciolo
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di Pierfrancesco Mitrotti
12 giugno 1984 Era mattina. Come tutti i giorni mi stavo preparando per andare a scuola. Era il 12° spostamento che io e la mia famiglia intraprendevamo nel giro di 2 mesi. Mio padre era una archeologo sempre in cerca di qualcosa da scoprire. Io avevo la sua stessa passione ma non voleva mai portarmi con lui, soprattutto in quel periodo, in cui mi ripeteva sempre “qualcosa di caldo sta per capitare”. A quelle parole di mio padre fremevo dalla voglia di viaggiare ed esplorare qualsiasi angolo di questo mondo per scoprirlo ed ammirarlo. Purtroppo in quella vecchia scuola di Manhattan non si studiava la storia come desideravo ma il minimo dovevo pur saperlo. Quella mattina ero più eccitato del previsto poiché dovevamo visitare la piccola città della scienza presente nella 14° rispetto alla mia via di casa. Era la città delle popolazioni egiziane. Mi avevano sempre affascinato quelle strane e misteriose popolazioni come anche gli aztechi, e speravo in qualche modo che un qualsiasi giorno fossi riuscito a scoprire il mistero delle piramidi egizie. Il pullman era passato come al solito con 5 minuti di ritardo. In fretta e furia presi un panino e lo misi nella sacca e correndo come un corridore mi precipitai agli sportelli del pullman. Controllai con attenzione se tutto il necessario per questa gita era presente nello zaino: macchina fotografica, quaderno degli appunti e uno per gli schizzi. Arrivati ci fermammo ad una panchina di quella meravigliosa città. Ci rinfrescammo e dopo un quarto d’ ora varcammo le porte di ciò che più amavo. Miniature di piramidi e piccoli omini di argilla simulavano come potesse essere la vita egiziana. Di nascosto mi avvicinai ad un cartello con la scritta “non sostare o varcare l’ area circostante”. Ma per me era come se quel cartello nemmeno esistesse. Passai sotto e caddi in un dirupo. Ero sveglio. Lo schianto con la parete sottostante non mi aveva provocato nessuna frattura o ferita. Mi ritrovavo in una stanza buia e oscura. Faceva piuttosto caldo, anzi era quasi insopportabile. Cercai una via d’ uscita e volsi il capo su per vedere se ci fosse una luce del dirupo,. Niente era buio, niente via d’ uscita. Forse dovevo passare il resto della mia vita la sotto chissà dove al buio ed al caldo. Improvvisamente aprii una porta, trovata attraverso una piccola torcia che mi ero portato appresso. Ero in Egitto. Quella terra che per tanti anni avevo amato e sperato con tutto il mio cuore. Forse era solo un sogno ma sogno o no mi trovavo li, in una terra che solo nei miei sogni potevo immaginare. Mi ero subito reso conto che il tempo in cui il mio ipotetico sogno era sicuramente il passato poiché il posto non era circondato da alcun hotel o guide turistiche. Lì finalmente avrei potuto forse scoprire le realtà di un mondo agli esseri umani fino ad oggi sconosciuto. Fortunatamente il popolo che abitava quella terra anche se parlasse una lingua a me del tutto estranea, lo capivo comunque. Era un’ emozione troppo grande quella che in quei momenti stavo provando. Lì mi spiegarono come facessero a costruire quelle magnifiche sculture che erano le piramidi, e oltre a questo mi rivelarono tutti i più strani segreti che l’ uomo fino ad oggi ha solo sfiorato. Il mio viaggio durò circa 2 mesi. Avevo scoperto ciò che solo fino a quel momento potevo immaginare. Naturalmente non posso certo rivelarvi tutti i segreti che ho scoperto in quel tempo in questo vecchio diario. Oggi ho ottanta anni e sono l’ unico uomo al mondo che abbia mai scoperto il segreto delle piramidi d’ Egitto.
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