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Il delitto perfetto di Mario

di Giancarlo D'amato

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Mario Balvano era curvo sulla scrivania, riempiva modelli fiscali tutto il giorno senza sbagliarne uno, era sempre sorridente, ma il suo sorriso si trasformava in un ghigno distorto quasi un’espressione di rabbia, sgomento, sofferenza nelle pareti di casa.
Tale sofferenza, era dovuta dalla presenza della sua compagna, sempre triste, sempre complessata da qualcosa, sempre in una sorta di sfiducia in tutto e in tutti.
Mario ogni sera irrigava le gote con le sue lacrime silenziose ma cariche di impotenza di fronte alla tristezza della compagna.
Una sera Mario, si trovava in un bar del centro, con il suo vecchio amico Luca, che usualmente eccedeva con l’alcol, stando in uno stato pietoso, ma quella sera non lo era! Era lucido e si sentiva un maestro di vita, diceva a tutti che il vero sorriso nella vita si ha quando la vita è finita, quando il nostro corpo si lascia andare come un pupazzo di gomma, come un oggetto ormai usato pronto per essere buttato. Nella testa di Mario iniziò a nascere un pensiero, un pensiero a cuoi lui non voleva pensare ma gli rosicchiava il cervello fino a non fargli pensare ad altro. Nel bollire di questo suo pensiero, si ricordò di un vecchio film, che aveva visto con la sua amata, quando erano giovani e sorridenti, e gli venne a galla nella mente il cianuro che il protagonista utilizzava per togliersi la vita simulando un’ infarto. Mario non riusciva più a frenare questo suo pensiero, tanto che si era procurato il veleno. Aveva progettato tutto, la compagna usciva di casa sempre in fretta perché, anche se faceva la contabile, non amministrava mai bene il tempo, poche gocce di quel liquido nel suo tè mattutino preso in fretta gli avrebbe ridato il sorriso spegnendola per sempre mentre affannosamente raggiungeva il suo ufficio. Una mattina il nostro amico, dopo aver ascoltato per più di metà nottata le lamentele della compagna, sentendosi impotente nel non poterla rassicurare dalle sue continue ansie, decise di farla ridere per sempre. Era tutto così semplice, si alzò prima di lei mise tre gocce del fatale liquido nel bicchiere utilizzato di solito da lei per il tè e si rimise a dormire. Il nostro amico aveva il turno di pomeriggio quel giorno e aveva tutto il tempo per dormire, ma uno strillo proveniente dalle scale del palazzo lo svegliò :”è morta è morta” senti gridare. Dopo un lungo respiro andò sul pianerottolo a controllare, vide lei distesa, l’arsenico aveva fatto effetto mentre scendeva le scale, era tutto perfetto, sembrava una caduta finita male, se esiste il delitto perfetto il nostro amico c’era riuscito. L’autobulanza venne ma visto la situazione poteva solo aspettare la polizia e un medico per verbalizzare il decesso. Nell’attesa Mario iniziò a capire che c’era qualcosa che gli sfuggiva dal controllo… il bicchiere, dove era finito il bicchiere del te!!!
Il nostro amico senti l´ansia crescere dentro di se, quell´ansia che aveva sempre visto negli occhi di lei e che aveva sempre odiato.
Corse freneticamente verso il suo appartamento, ma una volta entrato fece cadere un cigno di cristallo a cui lei teneva tanto.
Mario incominciò a pensare dove poteva riacquistarlo per poterlo rimpiazzare prima che lei se ne sarebbe accorta ma un pensiero annebbia gli altri: lei non vedrà il cigno rotto, lei non vedrà più nulla, lei ora è solo un pupazzo di gomma!
Vide il bicchiere pieno per un terzo, riflettette su ciò che aveva fatto, realizzò che lui non poteva più sorridere, non sapeva se in quel bicchiere c´era tanto cianuro da farlo ridere per sempre.
Mario aveva sempre amato la vita, non voleva andare via, ma non sapeva se vivere senza sorriso è vivere! Nel palazzo si sentivano le radio della polizia, il rumore si faceva sempre più vicino, Mario senti i passi ormai nell’appartamento guardò il bicchiere non sapeva se voleva che la dose presente in quella miscela fosse letale, non sapeva se voleva vivere senza di lei, chiuse gli occhi e ingoiò.Non sentendo l’effetto dell’arsenico si sentì realizzato per la prima volta aveva fatto un qualcosa di perfetto, impeccabile! Quando i poliziotti entrarono nella stanza Mario sorrideva, era tra le pareti domestiche e sorrideva, come non aveva fatto mai era divenuto anche lui un pupazzo di gomma. Non si scoprì mai la verità. Per l’ opinione pubblica Mario era morto di crepacuore, e mentre stava sulla soglia dell’aldilà aveva visto la sua lei sorridergli e lui le aveva ricambiato il sorriso rimanendo in quella posizione per sempre.

 

Commenti

 

lino giusti - Domenica, 10 Agosto, 2008 alle ore 17:40:52

commento: è un racconto grottesco che mi ha incuriosito e fatto amare il genere.