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Il club di mezzanotte

di Letizia Giacopelli

 

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Lee Hall è un sereno paesino della California, sperduto tra Beverly Hills e il deserto, non conta che poche centinaia di anime (sempre considerato che ogni abitante abbia un’anima…), ora assopito sotto le stelle della notte.
Il cono di luce del faro esplora silenziosamente l'oceano, l'ultimo treno che fermava in stazione è già ripartito, dalla centrale elettrica proviene il sonnacchioso ronzio delle macchine e il fiume scorre pacifico nel buio.
Ma non tutti dormono in questa notte rischiarata dalla luce argentea della luna.

Alwin fu il primo ad arrivare.
Girò uno sguardo intorno, ma oltre il desolato paesaggio del cimitero, non vide nulla di nuovo.
Si strinse nelle spalle, si sedette su una panchina di pietra e si chinò per allacciarsi una scarpa da ginnastica. Ma non avrebbe dovuto attendere a lungo, già sentiva voci che si avvicinavano.
"Dai, non dirmi che la ragazza che è venuta stasera non era uno schianto!" stava dicendo Shane con il suo abituale tono beffardo.
"Non l'ho vista bene." si limitò a rispondere Jake
“Ah, con quel abitino nero…” continuò sognante Shane “Troppo castigato, però… peccato!”
“Ciao Alwin.” Jake si sedette accanto al ragazzino e anche Shane stava per sedersi quando vide arrivare la bella Beatrice e si fece da parte.
“Buonasera, signora!” disse indicando con gesto enfatico la panchina per lei.
Beatrice, per nulla impressionata, si accomodò e prese a sistemarsi con aria assorta la sua elegante gonna di crinolina “Buona serata a tutti.” disse dopo un po’, come rendendosi conto solo allora dove fosse e degli sguardi che pesavano su di lei “A chi tocca stasera?”
“A Dean…” rispose Jake.
“E come sempre è in…” iniziò Shane.
"Scusate il ritardo!" esordì Colin arrivando di corsa “Ho fatto il giro largo per non dover passare davanti alla tomba del vecchio Merrill" spiegò cadendo pesantemente a sedere, mentre gli altri si voltarono ad osservare in timoroso silenzio una lapide di marmo bianco su cui la luna accendeva dure scintille, quasi come se l'uomo che vi era sepolto avesse potuto anche da morto manifestare la sua perfidia.
"Oh, state tranquilli!" li rassicurò Shane "Il ritardatario è Dean."
"A chi tocca stasera?" chiese ancora Beatrice.
"Dean!" rispose di nuovo Jake rivolgendole uno sguardo penetrante “Stai iniziando a perdere la memoria?”
“Eh, il tempo passa per tutti, anche per le belle donne…” osservò Shane guardandola con malizia “Per fortuna l’aspetto esteriore non sembra risentirne!”
Beatrice gli rivolse un’occhiataccia “Cosa sarebbe, un complimento o un insulto?”
"Ehi, ragazzi! Salve a tutti!” Dean comparve in mezzo a loro, si sedette sistemandosi sulle ginocchia il suo inseparabile giubbotto di jeans e sfoderò il suo sorriso più angelico.
Alwin ricambiò il sorriso, poi accortosi della sua scarpa slacciata, si chinò a riannodare le stringhe.
"Con comodo, eh!” lo redarguì Shane “Tanto abbiamo un sacco di tempo…”
A quel commento Colin sobbalzò e infilata la mano nel taschino del panciotto, tirò fuori un orologio a cipolla. Il quadrante di vetro era sfondato, ma lui caricò comunque la molla.
“Bè, ci siamo tutti adesso, no? Potremmo cominciare.” disse Beatrice agitandosi sulla panchina “Dean tocca a te.”
“Santo cielo, signora!” l’apostrofò ironico Shane “Come mai tutta questa fretta? Hai un appuntamento galante?”
Beatrice lo ignorò e Alwin sorrise.
“Dunque, per questa sera ho preparato una bella storia di spettri!” esclamò entusiasta Dean.
"Bella fantasia..." commentò amaro Shane.
"Non va bene?” chiese deluso Dean.
Shane gemette, Alwin scosse la testa.
"Non per assecondare Shane" disse Beatrice "Ma potevi trovare qualcosa di più originale..."
"E’ così tanto tempo che ci ritroviamo qui per passare il tempo a raccontarci qualche storia, che ormai ne sono rimaste poche" osservò Colin con tristezza.
"Bè, anche l'idea di trovarci qui non è proprio originale!" commentò Jake spazzolandosi via dai jeans polvere e terra.
"Certo perchè domani non ci vediamo nella piazzetta del paese?" chiese ironico Shane e Alwin ghignò.
"Adesso esageri! Anche se questo posto inizia ad annoiarmi..." disse Beatrice guardando perplessa le macabre sagome delle lapidi.
"Che ne dite del Garden Stars?" propose Colin indicando il parco poco lontano che sovrastava il paesino scintillante di luci notturne.
"No, quella è roba per sdolcinate coppiette..." disse Shane con una smorfia.
"Bè, Lee Hall non offre molte alternative" ribattè Colin "C'è il parco, il molo, la spiaggia... il resto sono edifici pubblici. Correremo il rischio di imbatterci in qualcuno, qui invece siamo sicuri che non ci disturberanno."
Dean si schiarì la gola "Scusate, ma la mia storia vi interessa ancora?"
"Certo!" rispose Beatrice e sistemandosi più comoda la sua lunga gonna si sollevò un poco rivelando la punta di una scarpetta di seta macchiata di scarlatto.
"E poi qui è molto comodo.” proseguì Colin "Magari possiamo solo cambiare il nostro passatempo."
"Domani porto un mazzo di carte e giochiamo a poker..." propose Jake senza entusiasmo.
"Io faccio il morto!" esclamò subito Shane e Alwin sghignazzò silenziosamente.
Dean si agitò sulla panchina di pietra "Ehm, la mia storia...?"
Beatrice gli rivolse un breve sguardo "Io l’altra notte ho notato una piccola radiolina, dimenticata per terra, laggiù..." indicò un punto impreciso perso nel buio “Se non è stata ancora raccolta, la possiamo prendere noi… e organizziamo una bella festa!”
Alwin sorrise e annuì vigorosamente.
"Ragazzi, la mia storia la volete sentire o no?" domandò Dean alzando un pò la voce.
Colin tirò fuori dal taschino l'orologio a cipolla che si era di nuovo fermato "Ormai è tardi." disse con lieve apprensione. Diede qualche giro di carica alla molla, anche se sapeva bene che era inutile, quindi lo rificcò nel taschino e si alzò offrendo il braccio a Beatrice "Io torno a dormire. Posso avere l'onore di accompagnarvi, signora?"
Beatrice sorrise e si alzò poggiando la mano sul suo braccio "Con piacere!"
Shane roteò gli occhi e Alwin abbassò gli occhi con finto imbarazzo.
"Ma stasera toccava a me raccontare..." disse deluso Dean "Ve ne andate così presto?"
"Su, parlerai domani notte." lo rassicurò Beatrice "Prepara qualcosa di allegro!" sollevò appena un lembo della lunga gonna per non inciamparvi “Passiamo di là… vediamo se c’è ancora questa radiolina…” si allontanò insieme a Colin e le sue parole si persero nella notte come le loro forme.
I ragazzi si attardarono ancora qualche minuto, ma già l'orizzonte si stava schiarendo.
"Bè, questa sera è andata così..." sospirò Dean. Si alzò, prese il suo giubbotto di jeans e se lo gettò sulla spalla mostrando involontariamente degli orribili squarci nel tessuto "Vieni con me?" chiese ad Alwin.
Il ragazzino si alzò, salutò Jake e Shane con ampi cenni della mano poi si allontanò con Dean.
Shane li guardò "Una volta avrei dato non so cosa per sapere com'era morto Alwin. Adesso mi rende solo triste."
Jake fece per ripulirsi ancora i jeans, ma poi lasciò perdere "Tutte le nostre storie sono tristi..." si alzò  e fece un cenno all'amico "Andiamo, prima che canti il gallo."
Shane scosse la testa, si alzò e s'incamminarono senza fretta tra le lapidi del cimitero fino a che le loro alte figure sfumarono a poco a poco, come nebbia che si dissolve.
Su Lee Hall sorse il sole e i suoi caldi raggi arrivarono a scaldare la fredda atmosfera di quel luogo lugubre e desolato.
Gli spettri della notte erano tornati al loro sonno eterno... almeno fino alla notte successiva.

Letizia Giacopelli