Menù principale

Racconti

Poesie

Pittori

Sculture

Musicisti e cantanti

Foto e fotografi

Fumetti

Dio e la fede

 

Consigli per scrittori

Consigli per gli aspiranti scrittori

Grammatica italiana

Agenzie letterarie

Case editrici per autori esordienti

 

 

Chissà perché la gente

di Luca Eusepi

Guarda il profilo

 

Cammini:
“chissà perché la gente”, borbottava la signora, mentre la bara bianca veniva calata nella piccola tomba.
Andai al bar ordinando un amaro forte e deciso.
Tornando a casa mi fermai più volte a fare spesa, comprando del buon vino, con cui avrei cucinato il pesce.
Ornella fu puntuale, e la cena fantastica come i suoi occhi. Facemmo l’amore avvinghiati come due selvaggi per tutta la notte. La mattina mi svegliai vicino al suo viso chiaro e limpido, privo d’angosce e frustrazioni, esatto contrario di quello che il mio lavoro mi propinava ogni giorno.
Mi vestii lento e controvoglia, con un gran peso allo stomaco e l’angoscia di tornare a sorridere come un bambino.
Avevo due giorni di permesso, e con la macchina fotografica, mi allontanai da quella città piena di smog, per cercare la pace della montagna.
La baita reggeva bene
Ho sempre avuto un debole per i rifugi di legno.
Comprarne uno sei anni fa, era stata una mossa ben congegniata.
La sera arrivava lenta ed il fuoco scoppiettava dandomi quel senso di tranquillità che solo in mezzo a quella vegetazione riesco ad ottenere.
La mia mano faceva roteare il bicchiere sferico, l’odore di brandy mi entrava nelle narici, assaporavo ogni attimo ed i pensieri volavano nella stanza, riempiendo lo chalet di anime vaganti.
Lo scandalo di questi ultimi giorni, mi aveva fatto decidere, non potevo più permettermi certe cose.
Cosa fare?, mi domandavo frenetico, guardavo le pareti di pietra, per cercare delle risposte appese come quadri.
Al mio posto, forse molti sarebbero rimasti, ma in quel momento la mia vita stava cambiando, decisi in fretta di non forzare le cose, di lasciare che tutto volgesse per il verso in cui voleva. Mi vestii, le carte di credito del mio conto svizzero erano sfavillanti, i documenti falsi sembravano sorridere.
Quando chiusi la porta di quella baita, chiudevo la porta della mia vita per aprirne un’altra forse tragica, o forse bellissima.
Arrivai nell’isola, la mattina del seguente fuso orario.
Mi misi al sole, scaldandomi come un rettile per molte ore, stanco ed assonnato.
I soldi erano molti, non potevo lamentarmi, le cose erano andate male, ma ora ero ricco e felice, in un paradiso che pochi conoscono.
Mangiavo frutta, e prendevo sole.
Passarono otto anni, molti per dimenticare, ma a volte la memoria può anche tornare.

Era un bel giorno, l’aria diventava meno umida, preannunciando che il caldo almeno in quelle ore sarebbe stato più clemente. I molti turisti erano ansiosi di vedere le bellezze marine, e Giulio sorrise guardando quegli occhi emozionati.
Avrebbero fatto un’immersione sotto costa di facile andamento e poco profonda.
Il gommone tagliava le onde, arrivando veloce nel punto prescelto.
Uno ad uno, tutto l’equipaggio indossò l’attrezzatura.
Giulio passava calmo, controllando che tutti eseguissero le sue istruzioni.
Arrivò ad un giovane, con gli occhi vitrei e rossi.
Il suo aspetto lo inquitave, avrebbe pensato dopo.
Non badò nemmeno alle sue mani incandescenti, e al fumo che evaporò, quando quel corpo tocco la superficie dell’acqua.
L’immersione ebbe inizio.
L’oceano, duro, assassino e bellissimo.
Questo è, quando ti immergi sapendo che sotto c’è l’abisso.
Tu non ci potrai arrivare mai.
Ti limiti a toccare la punta della montagna d’acqua, credendo che questo può bastare.
Giulio guidava il gruppo.
Il ragazzo strano li nuotava vicino, le bellezze marine colorate brillavano agli occhi.
L’acqua era calda, la temperatura stava salendo in modo vertiginoso, i pesci si allontanavano.
Giulio si fermò immediatamente, incrociò le braccia, con i pollici rivolti in alto. Tutti capirono che l’immersione era finita.
I turisti risalendo nella barca guardarono senza capire.
Giulio si tolse il gav in fretta, si girò il giovane era alla fine del naviglio, li corse incontro, a meno di 40 centimetri un pugno poderoso fece criccare le mascelle del giovane.
Giulio fermo ed immobile disse urlando “cosa fa uno dei servitori dell’enigmatico, in queste acque?, dimmi bastardo...”, i turisti guardavano adesso il giovane, che pulendosi il sangue dalla bocca si rialzava con fatica.

La barca arrivò alla riva in poco tempo, “gli spiriti” del passato stavano tornando.
Cercavo di nascondermi, ma non potevo fare nulla.
La presenza di quel servitore non mi aveva certo lasciato illeso.
Seduto in riva al mare, pensavo con ansia, la mia mente vagava.
Volando con il pensiero tornai alla mia città, quando le guardie nere bussando alla mia porta avevano chiesto di seguirle.
L’enigmatico!.
La sua casa, fuori città, era una villa artisticamente nota.
“Diventa mio, e ti renderò ricco”, mi aveva detto.
Pensai a quelle parole, e bevendo un cocktail alla frutta mi feci cullare dalla brezza marina.

Può un uomo liberarsi da certi vincoli, la forza dell’enigmatico è stabile fino a questo punto.
Giulio non lo sapeva, nella sua “intelligenza giovanile”, aveva creduto facile, fuggire in isole lontane.
Si era lasciato il mondo alle spalle, vivendo come un uomo libero per molti anni.
Godeva felice del sole delle spiagge.
Faceva immersioni.
Qualcosa stava cambiando.
Quando si svegliò la mattina presto una tenebra sagoma lo salutò in lontananza.
Forse rideva.

“Saluti neri”, mi disse quello sporco messaggero.
Non risposi, ero disgustato, il sapore del rum, non aveva abbandonato ancora la mia bocca.
“Cosa vuoi?”, risposi brusco, mentre il vento palpeggiava la faccia, entrandomi in bocca.
“Il mio signore ti cerca da tempo”, mentre parlava un ghigno uscì dalla sua bocca.
“I patti erano chiari”, guardavo la sua pelle rugosa come pietra, scorgendo un unico punto rosso, la sua bocca.
“Cos’è un patto?, il mio signore ha offerte interessanti per te, strinse i denti aprendo la bocca.
Con quel gesto mi fece capire che avremmo parlato poi, si dileguò nel nulla lasciando aperta in modo stupito la mia bocca.

Sono molte le volte che un uomo è attratto dal male.
Il male è ricchezza, potenza.
Ti fa sentire bene.
E così uno ci casca.
Ti trovi pieno dei tuoi incubi, non sai come uscirne.
Fai come Giulio, che prende il telefono e chiama la sua vecchia vita:
“Ciao, sono...”
“So benissimo chi sei, ricordi? sono tua madre”
“E’ bello risentirti”
“Hai un bel coraggio dopo 8 anni”
“Sai come vanno certe cose, cerca di capirmi”
“Dove sei?”
“Sto tornando a casa”
“Tuo padre è morto di dolore”
“Dovevo andarmene, lo sai”
“Torna!”...

Nell’aereo l’aria era irrespirabile, mi guardavo intorno e mi sentivo spaesato.
Non avevo voglia di entrare ancora nella vita che mi ero lasciato alle spalle.
Pensavo di morire felice, in un isola.
Adesso rivedevo invece l’aeroporto, ed un taxi che avevo chiamato per tornare a casa.

Che atmosfera pazza, tranquilla e piacevole.
Questo è ritornare a casa e dormire nel letto di sempre.

Quando la mattina mi svegliai, ero quasi allucinato nel constatare che niente era cambiato.
I mobili di sempre, anche la luce sembrava immutata.
Ascoltai a lungo mia madre, mia sorella.
Andai a visitare anche il vecchio Gnomo.
Stavano tutti bene.
Nessuno aveva dimenticato, e questo mi faceva male.
Male come quando il signore degli Enigmi mi convocò ancora.
Usò uno dei suoi messaggeri per annunciare.
Mia madre era allibita nel vedere uno di quegli sporchi esseri in casa.

Giulio non sapeva cosa fare, e non fece niente.
Come otto anni indietro, si recò in quella villa, bevendo vino e mangiando carne.
In questi momenti ognuno di noi è messo alla prova.
Come prima Giulio si trovava a dover scegliere.
Non sapeva cosa fare.
Decise di prendersi del tempo.
L’enigmistico lo guardò con occhi vitrei, e con un gesto della mano gli disse di allontanarsi.

Tornai a casa con la mente piena di cose strane.
Decisi di uscire, aiuta a pensare.
Cosa!?, a te non va di uscire, perché?
Vuoi rimanere in casa ed immischiarti come chiunque nella mia vita?
Non credere di avere il potere dell’enigmistico.
Sei obbligato a seguire Giulio, altrimenti devi smettere di leggere.

L’aria frizzantina mi pizzicava la faccia.

L’aria. Ci sono tanti tipi di aria:
quella piena d’anidride carbonica,
poi c’è quella che si trova in alto,
l’aria sottoterra,
c’è anche quella sottovuoto, ma quella non è aria, non c’è.
Dopo l’aria viene il vento che mi porta via.
In fondo è sempre l’aria che si mette in viaggio.
Comincia a volare.
E io mi faccio trasportare.
Arrivo in discoteca e in contro tutti i miei vecchi compari.
“Ciao”, mi dice Ornella.
Poi si scansa, perché uno dei messaggeri dell’enigmistico gli passa vicino sporcandogli la giacca.

Ti pulisci.

“Attento”, ma se n’è già andato via.

Giulio si gira, e fa l’amore sui divanetti.
In discoteca non c’è altro posto.

Mio cognato mi offre un drink e io accetto.

Poi torna a casa.
Attraversa un’aria nera, ed i ricordi affluiscono alla mente come gocce di rugiada, un nano gli passa davanti e gli chiede d’accendere. In mano tiene la clava ed indossa l’elmo coòe tutti i nani.
Giulio si addormenta nel suo letto, e pensa alla sua “vecchia vita” nell’isola.

La mattina mia madre mi porta la colazione.
Questo lo ha sempre fatto, tranne che negli ultimi otto anni, uno di questi giorni gli voglio chiedere perché non me l’ha portata in tutti questi anni.
Adesso comunque ha ricominciato a portarla, e mi piace questo.
Mi alzo male e controvoglia.
Affacciandomi alla finestra, vedo uno dei messaggeri dell’enigmistico.
Mi vesto e vado a parlargli.
“Cosa vuoi?”, gli chiedo accendendomi una sigaretta.
“Risposte”, mi dice chiedendomi con la sua mano blu rugosa una sigaretta.
“Ho detto che voglio tempo”, gli rispondo guardando il puntino di fuoco.
“Io sono qui per aspettare, saluti neri”, poi si gira e non mi dice più niente.

Giulio si allontanò piano, pensando e ripensando.
Con la mente vagò fino all’isola, poi con un balzo vide la sua vita, la sua casa, il suo lavoro.
La vecchia vita dell’isola non lo interessava più.

“Avete perso la ragione, maledetto sistema” dico io, seduto sui gradini di questa chiesa ad osservare gli inetti che passano.
Tutti si girano e mi osservano, forse perché sono vestito con una lunga mantella nera.
Una bambina bionda mi viene incontro.
Io faccio una magia e sparisco puf.

Mi alzai la mattina, sapendo di dover lavorare.