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Restaurant “Le Petit Breton”

di Matteo Lorenzi



Il ristorante francese ‘Le petit breton’ era più di un simbolo per la città,era una gloria,un istituzione. In ogni salotto d’alta società ,alla fine di ogni riunione d’affari si finiva sempre per parlare del ‘le petit breton’ frequentato assiduamente dalla crema di tutta la provincia. Fra i clienti più affezionati spiccava la contessa Manichetti Zorzi Fustella di Roccovergano riconoscibile per la sua tipica deambulazione ondeggiante tendente leggermente al ricurvo ma non troppo,nella fattispecie il ricurvo causato dall’assiduo indossare pesantissime collane. Il marito,Pierluigi Carugati, soleva invece svaccarsi in posizioni atipiche sulle sedie trapuntate del locale e simpatizzare sciorinando frasi infarcite di volgarità e turpiloqui assortiti.
Durante uno dei tanti salotti nella villa privata del ministro Zavetti,la coppia intrattenne gli ospiti raccontando il pranzo del quale avevano beneficiato quello stesso pomeriggio al ‘le petit breton’.
VERSIONE NOBILE: Francois ci ha accolto con la consueta gentilezza che sempre lo contraddistingue mostrandoci il menù à la carte ed avendo l’accuratezza di segnalarci dei voul-au-vent ai fegatini di pollo come antipasto. Infatti abbiamo deciso di assaggiarli perché il maitre sa quali sono le esigenze ed i gusti di ogni singolo cliente.
VERSIONE REALE: Francois, dopo aver ritirato l’ordinazione,ordina al vice capo cuoco,Vincenzo da Caserta.
"Uè Vincè! Sbatti nei piatti un paio di quei voul-au-vent prima che vadano a male e falli portare a quel deficiente e alla moglie con il lampadario al collo del tavolo 48".
VERSIONE NOBILE:Non c’è che dire,la scelta è risultata azzeccata, erano proprio ottimi. Dopo aver gustato l’antipasto abbiamo ordinato un risotto al cuore di noci ed uvetta sultanina ed un consommé con julienne di verdure primaverili.
VERSIONE REALE:Il capo cuoco Spartaco ‘er tajagole’ Giovetti,ex ergastolano in libertà vigilata grazie ad un corso di recupero per disadattati e pregiudicati da inserire nel modo del lavoro,comanda la preparazione del risotto a Vincenzo il casertano. L’apprendista cuoco (un ragazzo di nome Ambrogio con le mani tutte tagliuzzate e ricoperte di fasciature color rosso porpora, reduce da furibonde battaglie intraprese con la pelatura ed il taglio di tuberi vari ) si occupa del condimento del risotto. Non avendo idea di come rompere le noci, visto che ha dei moncherini fasciati al posto delle estremità,si lava la fronte per questioni igieniche,appoggia la noce fra il muro e la sua testa ed inizia a premere con forza progressiva.
Nel frattempo il terzo cuoco,Sisto,un meccanico di Rivolta d’Adda con sei figli a carico al quale hanno chiuso l’officina per evasione fiscale,inizia a preparare il consommé ordinando ad Ambrogio di tagliuzzargli le verdure fini fini.
Spartaco Giovetti controlla gironzolando per la cucina con in bocca l’inseparabile Alfa senza filtro e Ambrogio,che non riesce a spaccare le noci,chiede al lavapiatti filippino di dargli dei leggeri colpetti sulla nuca,anch’essi con forza progressiva.
Vincenzo il casertano si lamenta. Le noci e l’uvetta non sono pronte e andrebbero unite al riso;Spartaco si arrabbia ed imprecando inavvertitamente gli parte il cicciotto dell’Alfa che va a finire nella friggitrice che, essendo piena di olio bollente, causa un principio d’incendio.Ambrogio spacca le noci sulle piastrelle del pavimento con sapiente uso dei piedi e fa tagliare le verdure al lavapiatti filippino che si diverte molto e gli giura fedeltà. Spartaco tenta di domare l’incendio fra bestemmie in romanesco e utensili vari mentre Vincenzo il casertano inizia ad urlare perché le noci non arrivano.Le formiche cuciniere,abituate da generazioni a sopravvivere in ambienti ostili, escono da sotto i mobili e con un blitz perfettamente programmato rubano le noci e si rifugiano nei formicai.
Anche Sisto inizia a lamentarsi e mescola il consommé con le sue manone unte d’olio,il tipico olio da meccanico,quello che non viene via neanche col ‘muriatico’, quello che persiste nonostante Sisto non tocchi un motore da più di due anni.
Non ci sono più noci. Neanche in dispensa. Spartaco, il responsabile, spruzza con l’estintore sul cestello della friggitrice e una nevicata invernale imbianca la cucina. L’incendio è domato ma le fiamme hanno fatto in tempo a spaventare Topo Daniele,un ratto stanziale grande come un gatto soriano il quale balza fuori da sotto il mobile-friggitrice ed inizia a scorrazzare terrorizzato fra gusci di noce,gambe di casertano e mobilia varia.
Il lavapiatti filippino consegna le verdure a Sisto il quale le butta nel consommé senza però accorgersi della presenza di un mignolo umano mentre un incredibile frastuono si leva dall’altro lato della cucina; Ambrogio, munito di trapano sta perforando la base del muro per andare a riprendersi le noci nel formicaio. Spartaco,armato di mestolone gigante rincorre Topo Daniele dando una mestolata al secondo ma mancando sempre il ratto; ogni cosa colpita dal mestolo si sfascia e c’è un baccano terrificante , però il consommé è pronto e poco più tardi arrivano anche i condimenti per il risotto duramente conquistati; Ambrogio, per rappresaglia, ha giustiziato mezzo formicaio dimostrando un’inaspettata crudeltà nei metodi e nelle tecniche di esecuzione.
Nel frattempo,Topo Daniele pare impazzito,complice oltre al fuoco anche il terribile rumore delle mestolate che rimbalzano a pochi centimetri da lui ,salta di mobile in mobile con Spartaco costantemente alle costole. Il lavapiatti filippino dissemina la cucina di raffinate trappole orientali tutte eluse dallo scaltrissimo roditore il quale cerca rifugio su un tavolo infarinato. Spartaco da il meglio di se stesso infliggendo ben ventidue colpi in 15 secondi, mancando sempre il bersaglio e sollevando una nube di farina mista aà neve di estintore. La superficie di acciaio del tavolo assume un aspetto lunare con ventidue enormi crateri spruzzati di bianco. Topo Daniele oramai invaso dal terrore e forse attratto dall’odore del formaggio grana spicca un balzo verso il fornello a gas convinto in cuor suo dei propri mezzi reattivi e muscolari (o più verosimilmente calcolando in maniera errata il punto di battuta rispetto alla lunghezza del salto da effettuarsi) e inavvertitamente cade nel consommé. Muore bollito. Sisto ripesca la salma,chiede l’autopsia perché nel frattempo nasce una diatriba con il lavapiatti filippino che rivendica la paternità dell’omicidio rispetto all’errore personale del roditore, prende un manrovescio da Spartaco anche lui invaso da adrenalina post inseguimento, e finalmente i due piatti, perfettamente confezionati vengono consegnati in sala nelle mani di Francois.
VERSIONE NOBILE: Il risotto era veramente divino,per non parlare del brodo! Si sa, i consommé sono un po’ la specialità del ‘breton’, così delicati, ma nello stesso tempo con quel retrogusto pungente, graffiante..un sapore che si sposava perfettamente con il Bordeaux dell’88 che abbiamo stappato per l’occasione.
Per accompagnare i secondi piatti invece,abbiamo gustato un buon vino bianco da abbinarsi alla grigliata mista di pesce ed alla scaloppina di vitello in salsa curry con contorno di patatine fritte.
VERSIONE REALE: Dopo aver accuratamente travasato un barbera da tavola tappo corona del Consorzio Viticoltori Astigiani in un vuoto di bottiglia di Bordeaux dell’88, Francois vola in cucina per comunicare i secondi piatti trovando nel ripostiglio attiguo Spartaco e Sisto il meccanico che giocano a sette e mezzo seduti sopra due cassette di verdura.
In cucina barricati dietro vari elettrodomestici,Vincenzo,Ambrogio ed il lavapiatti filippino giocano alla guerra tirandosi diversi ortaggi ed alimenti assortiti. Vincenzo il casertano, con una bandana in testa , ricavata da una pezza da cucina, lancia una bomba di farina avvolta in pellicola trasparente la quale esplode nelle vicinanze del filippino imbiancando il circondario al grido di "Beccati ‘sto napalm, muso giallo!". Ambrogio avvia i negoziati di pace mentre Spartaco entra correndo ,con in mano la comanda dei secondi e nell’altra una mazzetta da venti euro.La cucina si ricompone.
Sisto il meccanico torna dalle celle frigorifere informando Spartaco che c’è solo un’orata e non si può fare il misto pesce, il capo cuoco va su tutte le furie e spedisce Ambrogio a comprare del pesce in pescheria. Però è domenica ed i negozi non sono aperti.
Nel frattempo Vincenzo il casertano,assorto nella preparazione della scaloppina, non si avvede che da dietro al bancone spunta con passo felpato il filippino armato di forchettone il quale gli trafigge la coscia destra all’urlo di "Colpito!Bastardo Yankee!". Il povero lavapiatti viene cacciato dalla cucina con l’ordine di andare a pescare sulla scogliera almeno due diversi tipi di pesce in tempi brevi.
La cucina è invasa da un mostro. Una pozza viscida e molliccia con all’interno un numero incredibile di bulbi rossi simili a tanti occhi la quale avanza alla forza di dieci centimetri al secondo.
Sono i quindici cartoni da 24 di uova conservati nelle celle frigorifere e ribaltati inavvertitamente da Sisto. Spartaco corre sul mostro (il quale ha ormai assunto vita e pensieri propri) scivolando come un surfista californiano e trova Sisto sdraiato nella cella frigorifera tutto ricoperto di gusci e cartoni ,con la punta delle dita bluastra causa un principio di assideramento. "Se ne è salvato uno per impanare la scaloppina?"
Quando decidono di attaccare il mostro per rimuoverli un occhio egli è già scivolato furtivamente nel tombino di deflusso posto al centro della cucina. Anche Ambrogio parte alla ricerca di un uovo e sparisce uscendo dalla finestra.
Ricerca del pesce: Il filippino si arma di canna da pesca ma in cinque minuti non prende un pesce mentre un vecchietto di fianco a lui ne tira su uno ogni trenta secondi e con aria da rimbambito continua a chiedere che ore sono. Ad ogni aggiornamento risponde "Così presto?" e continua a pescare.
Ricerca dell’uovo: Ambrogio striscia sul selciato come un leopardo cercando di perforare con un trinciapollo la rete metallica che delimita il pollaio, ha un alterco con una faina su chi deve entrare prima,vince la contesa e penetra nel recinto.
Ricerca del pesce: Il vecchio se ne va con 3Kg di pesce domandando che ore sono; il filippino per dispetto gli dice che è mezzanotte. "Così presto?" .Sono passati sette minuti e ha pescato solo un portachiavi con la scritta 'Mazda' e una medusa alla deriva.
Ricerca dell'uovo : Ambrogio, penetrato nel pollaio ha scoperto che non ci sono più uova.La faina in attesa inizia a dare segni di impazienza.
Intanto in cucina, è tutto pronto in attesa dei due; la scaloppina è stata infarinata con neve di estintore mista a farina napalm e le patatine sono già in friggitrice con il ciccotto dell'Alfa di Spartaco.
Arriva per primo il lavapiatti filippino con una collezione di pesci tropicali multicolore fregati all'acquario cittadino dopo pazienti appostamenti.C'è di tutto,pesci gialli,verdi,rossi,blu, a pois e a righe, un piccolo di lamantino nato in cattività ed il raro Anfis Capricornis .Fra i pesci ci sono anche il portachiavi di gomma e la medusa.
Dopo appena un minuto arriva trafelato Ambrogio con in braccio una gallina alla quale bisbiglia minacciosamente nell'orecchio, il bipede ha lo sguardo fisso ed impaurito; l'animale viene messo vicino al bollitore e sottoposto in questo modo a tortura psicologica.Sisto frigge il pesce mentre Spartaco e Vincenzo il casertano si lavorano la gallina.Dopo qualche infruttuoso tentativo si decide per i metodi gentili:il pennuto viene invitato nello sgabuzzino cercando di crearvi al suo interno l'habitat ideale.Vincenzo fa 'coccodè' al di là della porta mentre Sisto fra una grigliata e l'altra ripara il motorino ad un ragazzo rimasto i panne sul retro del locale.
Finalmente la gallina inizia a covare e mentre Francois viene a lamentarsi per il ritardo l'uovo è fatto! Vincenzo cuoce la scaloppa in salsa curry, Sisto termina la grigliata Mazda e Spartaco sistema tutto in due piatti con le patatine Alfa.Finalmente tutto sembra pronto ma il casertano, nel porgere le scaloppine a Spartaco 'er tajagole', incappa in una vecchia trappola vietcong disseminata ai tempi del Topo Daniele, consistente in un filo di nylon teso fra le gambe di due tavoli.Il piatto sfreccia verso l'alto e si spiaccica sul muro a circa tre metri di altezza,lasciando una chiazza rossa di salsa curry sgocciolare macabramente.La scaloppina lentamente scivola verso il basso, si appoggia sul bordo del fustino di detersivo lavastoviglie, e sotto gli occhi impauriti del personale , vi si accartoccia dentro.
I piatti devono uscire in sala, non c'è più tempo per rifare un'altra volta la pietanza.Spartaco ordina la rimozione della salsa dalla parete ed il lavaggio della scaloppina. Il tutto poi viene fatto scaldare in padella per far sciogliere le scaglie di intonaco della salsa curry staccatesi durante la spatolatura.Il pesce Mazda con la medusa morta di vecchiaia viene messo in forno a scaldare con le patatine Alfa.
Dopo un minuto la scaloppa sembra la réclame di un bagno schiuma, la schiuma fuoriesce dalla padella come in un invitante vasca da bagno, la carne stessa scoppietta e la cucina è piena di bolle di sapone. La fettina viene lavata più volte e rimessa a scaldare mentre il misto pesce Mazda ha assunto uno strano colorito verde-azzurrognolo con riflessi tropicali.
I piatti escono due minuti più tardi, Spartaco e Sisto riprendono il sette e mezzo sfrattando la gallina in malo modo e gli altri tre attuano una recrudescenza della guerra in Vietnam.
VERSIONE NOBILE: Magari aspetti un po' più del necessario, ma ne vale assolutamente la pena, questa è haute cuisine! Abbiamo letteralmente divorato le pietanze e ordinato come dessert due creme caramel, ma questa volta onestamente dobbiamo ammettere che hanno sbagliato. Ci sono caduti sul dolce!Non era buono come le altre volte.Però fino a quel momento avevamo mangiato in maniera così squisita che chiedendo il conto al gentilissimo Francois, abbiamo lasciato una mancetta e ce ne siamo andati soddisfatti, non prima però di essere passati dalla cucina per complimentarci.
VERSIONE REALE: Smaltita la sbornia cronica che quasi sempre lo accompagna, Spartaco Giovetti, visto che aveva finito le uova e che la gallina era già stata giustiziata come spia cambogiana da Ambrogio,esce e paga a sue spese due porzioni di creme caramel al ristorante di fronte consegnandole in sala a Francois.
I due chiedono il conto e Francois va alla cassa. "Fai il conto a quei due idioti e mettigli qualche dieci euro in più, tanto non se ne accorgono.."
I nobili pagano,lasciano una mancia da tredicesima impiegatizia e scendono in cucina per stringere la mano al personale che sta lì, ritto sull' attenti con le mani dietro alla schiena.Davanti a tutti Spartaco ,per l'occorrenza Gerard Jovèe, si spegne l'Alfa sul palmo della mano sinistra mentre con la destra stringe la mano ai clienti ringraziando in un discreto francese velato di trasteverino.

Matteo Lorenzi