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Zanzare succhiasangue

di Giuseppe Costantino Budetta

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Le tre zanzare tigri come una pattuglia di elicotteri Agusta Bell si erano acquattate tra le pieghe della tenda in attesa del notturno blitz. Il corpo nero con bande trasversali bianche su zampe e addome le distingueva dalle comuni consorelle ematofage.
A notte inoltrata la donna tornò a casa. Si fece la doccia con acqua tiepida visto il caldo estivo ed accese l’aria condizionata. Stava in accappatoio davanti allo specchio asciugandosi i capelli con la tovaglia. La zanzara capo appuntò i sensori termici e disse:
“La temperatura del locale si abbassa, segno che la montagna mobile ha acceso i condizionatori dell’aria. Non è un problema. Prepararsi all’attacco non appena l’obiettivo si stenderà sul letto.”
La zanzara capo impartì gli ordini alle compagne sottoposte:
“Tu decolla e volando alla larga, osserva se attorno al letto ci siano congegni termici, acustici o soporiferi anti-zanzara. E tu portati in prossimità dello specchio dove la montagna mobile si sta asciugando. Osserva cogli infrarossi se la sua pelle è giovane o vecchi, se chiara oppure scura. Poi portati sul davanti e osserva il sesso coi recettori del calore. Tra un minuto ritornate alla base e fatemi rapporto. Importante è che vi teniate lontane dai condotti acustici della montagna: se sentirà il vostro ronzio prenderà di certo precauzioni ed addio missione. Dovremo cambiare stabile coi mille rischi mortali che ciò comporta.”
Le due zanzare eseguirono gli ordini. La prima ronzò intorno al letto osservando se c’erano fonti termiche aliene, emissioni di gas nauseante anti – zanzara, piastrine insetticide, o ultrasuoni con frequenza letale o alti tosici sintetici. Sembrava che il campo fosse sgombro da pericoli. La seconda zanzara si portò in prossimità dell’obiettivo ed accese i sensori. Agli infrarossi, rilevò che la montagna era ricoperta da pelle chiara. In base alle emissioni termiche, lo spessore dermico risultò sottile e di giovane tessitura. A livello pettorale la montagna mobile mostrava una forte emissione calorica segno di un intenso metabolismo in profondità. La deduzione era che in quel posto c’erano due colline lattifere, presenti solo nella montagne femmina e dette mammelle. I due in avanscoperta tornarono e fecero rapporto al capo che disse:
“Bene. Aspettiamo che si distenda a letto e prenda sonno. Dai vostri rapporti c’è da pensare che sia una montagna giovane, di sesso femminile, con pelle sottile ed elastica con sottostante flusso sanguigno in abbondanza. I presupposti per la riuscita della incursione notturna e lauto pasto ci sono tutti. Mancano marchingegni anti zanzare, piastrine insetticide o emissioni di DDT. Dobbiamo solo aspettare che si rilassi e prenda sonno.”
    La donna spense la luce e le tre zanzare accesero i sensori all’infrarosso e quelli termici. La zanzara capo squadriglia rilevò che la montagna stava con gli occhi chiusi e con regolare emissione gassosa dalle cavità orale e nasali. Segno che dormiva. Disse:
“Tenersi pronte per il volo. La montagna si è girata di lato. Adesso è il momento. Ricordatevi di tenervi lontani dai cunicoli acustici. Ci sono montagne sensibilissime: percepiscono nel sonno il nostro ronzio e si risvegliano come i giganteschi vulcani. Volate dietro di me e non prendete iniziative senza i miei ordini. Una volta in volo tirate fuori il tubo aspira sangue. Via!”
   Dalla base segreta nelle pieghe della tenda, la squadriglia con un giro ad arco si portò sopra la montagna quiescente. La missione doveva essere rapida e silente, un vero blitz. La zanzara capo iniziò il decollo seguita dalle altre due. La formazione si apprestava al volo radente dalla regione dei piedi. La donna dormiva con il dorso fuori le lenzuola e distesa sul fianco. La zanzara capo disse: “Sorvolare la montagna a bassa quota evitando il capo, in particolare tutta la zona facciale.”
   La dormiente ebbe una contrazione muscolare al collo ed inarcò di poco la testa sul cuscino. La squadriglia stava riprendendo quota. Ma il comandante disse:
“Non è niente. La montagna è quiescente. Solo un breve spasmo dalle profondità. Continuare la missione.”
    Con direzione quasi obliqua, la prima zanzara si posò sulla spalla verso l’attacco del braccio anch’esso in parte denudato. Le altre due atterrate a poca distanza formando una specie di triangolo equilatero. I sensori ebbero rilevato che sotto le loro zampine la montagna conteneva fluidi in abbondanza. Il capo zanzara impartì perentorio gli ordini:
   “Ficcate in profondità il tubo aspira – sangue.”
   Come sonde per il petrolio, le sottili proboscidi perforarono la pelle della dormiente partendo da minuscoli pori, poi spingendo in profondità fino al derma ricco di capillari ematici. Il sangue cominciò ad affluire all’interno delle minuscole zanzaresche cavità gastriche. Sazie e coi serbatoi pieni, decisero per il decollo. Fu sempre la zanzara capo ad impartire l’ordine di decollo e fuga. Disse in tono pacato per evitare allarmismi:
“Tirare i tubi e prendere il volo. Direzione est sud est.”
  Raggiunsero la base nascosta tra le pieghe della tenda e lì si acquattarono per digerire.

 

   La mattina, la giovane si svegliò con sbadiglio, si stirò e tirò le tende. Siede allo specchio: sempre bella, formosa e fresca. Forse aveva l’aria un po’ stanca e fiacco glamour, ma dopo il trucco sarebbe stata fenomenale. Anzi, irresistibile. Andò al cesso. Si era grattata di sfuggita la spalla. Il capo zanzara era stato abile nel dirigere il blitz e evitando zone appariscenti come la faccia, il collo o le braccia.
   A sera di nuovo a letto, ma non da sola. L’amante accarezzandola ebbe notato tre chiazze abbastanza grosse alla spalla destra:
“Le zanzare ti stanno succhiando il sangue. Hai tre grosse chiazze qui. Per l’esattezza tre punture.”
“Per questo che mi veniva di grattarmi alla schiena.”
“Sono tre punture rosse che secondo me si stanno un po’ gonfiando, ma non fartene una fissazione. Te le faccio guarire io a suon di baci.”
 Si era alzata e specchiatasi nuda dopo aver ruotato il dorso allo specchio. Si crucciò:
“Ma guarda queste stronze di zanzare. Ieri notte non ci ho pensato ad accendere la cassetta con le pastiglie. ”
Accese il marchingegno elettrico con incorporata la pastiglia insetticida. Percependo il puzzo le zanzare dissero:
“Ci hanno scoperte. E’ stato quello stronzo che se la chiava.”
Da buon stratega, il capo disse:
“Dobbiamo smammare. Alla svelta, via!“

 

Imprecando, leste uscirono dalla finestra.      

     

F I N E

         

Giuseppe Costantino Budetta