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Proprio adesso e altre poesie, di Simone Veltroni

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Propio adesso

Per chi ho da vivere
Adesso che muori
Che te ne vai
Senza mantenere la promessa
Di lasciare a me l’onore di precederti
Propio adesso che le idee sono atterrate stanche di voli,
Esauste,
Non più innocenti
Che i sogni d’amore sono evaporati dal cuore
Lasciandolo secco
E le rughe mi nascondono il bel volto e gli occhi
Tristi
Non ci incontreremo più la notte a chiederci perché siamo
Insonni
Resterò solo
Nelle decisioni
Nei malumori
Stanco di lavoro
Di
Un lavoro stanco
Propio ora che il sole stà tramontando, Babbo,
Guarda
Oltre la finestra
Di là del giardino
E Retro i tetti
Guarda più
In là delle colline,
Dove c’è tutta quella luce
Non vedi anche tu Babbo,
Babbo?


Jana

Il rosa, il turchese,
il verde più tenero,
del fior non ancor nato,
io questo vedo
fra gli occhi tuoi
abbellir la mente,
e d'ambizioni fremo,
lambir col tocco l'immagine tua
ma,
l'eclissi temo,
come il dito
l'icona nell'acque incrina,
freno l'impeto mio
di tenerezze smodato
e come il tramontano,
che l'afa placa
e la pioggia annuncia,
così sbuca l'oscuro sentimento
che per mano
sempre s'accompagna
all'ingenua felicità d'averti,
all'estro mio illuso,
in giovamento eterno.

Gramigna

Gli occhi improvvisi,
e l'ampia bocca che ride,
di suon cattivi fiata,
inquieti lemmi
che pungenti cadon
severi in petto
e striscian sinuosi
giù le secche coste,
come gelati germogli
radicar voglion menzogne
nella sapiente e rassegnata carne.
A niente servì
il tempo passare,
come levigate pietre
i cuor ristanno,
in me,
che abbandonato han,
da immemore tempo,
le truppe dell'orgoglio,
gli antichi confini,
trovan, i duri motti,
la lor perfetta meta,
ed io dunque,
che pur rilutto
la lor crudeltà subisco,
il velen che induce
il torpor dell'amor proprio
suggo.

 

Su di un prato

Star vorrei
su di un prato,
alla notte
a mirar le stelle
e riposar la schiena e il capo,
col vento lieve fra i capelli buffettare
e ’l denso odor dei tigli
forte inalare
disteso nell’ombra profonda blu del cielo
dove muovon soavi
fra i cirri
le passate speranze
dove il tuo rapido scintillar d’occhi
nelle cadenti stelle
riveder potrei
tra trilli e gorgheggi
il tuo riso
riecheggiar
lontano
all’orizzonte
di pallido rosa
albeggiar godrei
ma son qui costretto
tra fradice lenzuola
dal neon abbagliato
in attesa d’esser maneggiato
od’anche rimproverato
e so che mai più ristar potrò
su di un prato
alla notte…


Notte mattina

La memoria insonne perseguita la sua coda
Divora la notte le sue stelle, una ad una
Nel silenzio ascolto la mia pena
Spina tormentosa
D'aguzza solitudine
Neppur tu lenir potresti
Il disagio mio
Ma sol a Dio piacendo
Di sollevarmi è dato.
Peso gli anni,
Ne conto le gioie,
Di riccioli d'oro
Cortili e
Pane e pomodoro
La Mamma che ride
Lucciole
E moscondoro
Ma ecco
Già sento la brezza lieve scavalcar la notte,
Con guizzi ondular le bianche lenzuola
A rianimar la mano stanca
A illuminar di pallido rosa
L'umile stanza,
La mia fronte
Gode ora di nuovo tepore
E il pensier mio
Che si trascina
Fra inganno e dolore
Lento riprende il cammino
Di veglia al sole
Senz’altra langura
Né animo ultore.

 

Serena

Si colora di blu
L’immenso cielo
A fin del giorno
Quando lampe d’ogni color
S’accendono
Su chioschi e colonne
E la fretta si fa leggera
È un bel momento
Di calma provvisione
Anche se piove e tira vento
Ognuno sa quel che vuole
E non è tardi
E non è presto
Ma è giusto il tempo

 

Via da me

Cosa vuoi ancor da me
che gli occhi ho perso
nel vederti a un altro
Che mi han legato mani e piedi
per le funeste seti
Cosa cerchi più da me
che neppure il tempo
Sa ormai di me
Vuoi forse rosicchiar viva quel che della mia slavata carne
ancor rimane appesa alle maladorne osse?
Non è lì che abita il mio seviziato amor
Famelica persecutrice
lascia il mio spettro meditar
di darsi morte
Che della vita che fu
Prigioniero
non riesce ancor
a liberar
Di te malato
Il mio pensiero