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Presenze, silenzi ed Argentina, di Michele Muzi

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IL MAGO DI AQUILONI

Ti ho pensato
per istanti
indaffarato
tra calcoli,
chiavi e
leve da tirare
Ti ho inventato
a dirigere
sapiente ed accorto
capienti masnade
di operai
sporchi di grasso
e stanchi
tra il sudore
e le bestemmie
della linea della vita.
Ora
i tuoi calcoli
leonardeschi
disegnano
parabole di cielo,
aquiloni
indistruttibili
e
meraviglie
per gli occhi
increduli
e spaesati
di un’imminente amore
che ridipinge
anche per te
un nuovo futuro.

 

LA PROSSIMA

Sdraiato
consumo tra le nuvole
bianche
delle mie bionde
le concezioni
che, stordito
e vacillante
delle frenesie
e delle bramosie
del mio cervello,
pulsano battendo
sotto la pelle.
Si agita il cuore
premendo il costato
mentre
il sangue dentro le vene
sembra
a tratti
fermarsi e fluire
gemere e combattere
in questo pomeriggio
trucidato e sciupato
tra le carte
del giornale delle corse
appallottate
con la disperazione
dell’ultimo
inesorabile
dollaro che
scemo
guardo
sorridente
per la prossima
dannata
bottiglia che
muliebre
mi fissa dalla vetrina
del negozio di fronte.

 

PRESENZE E SILENZI

I fiori sulla finestra
secchi
strillano irriflessivi
la tua presenza
vuota
da corpo eccezionale.
Impiccata
se sta la lampadina
sul soffitto
appena verniciato,
nauseabondo
e malinconico
d’amore perso
sotto la pioggia.
La porta,
appena dischiusa
su ciò che fuori
tremendamente
mi spaventa,
sanguina
delle ultime unghiate
della mia disperazione
che tigre
ogni notte affronto
ormai vecchio e stanco.
La felicità giurata
per l’eternità
stermina insaziabile
le mie ultime volontà
mentre l’angoscia
dell’ultima goccia
vela gli occhi
bagnando
quieta
le labbra
e curiosa
culla
quella linea
grassa ed ininterrotta
che mi congiunge
direttamente
il cervello al cuore.

 

SOLEIL – RICHARD GALLIANO

La scossa
del sincopato
e la carezza
del quasi silenzio
di quelle addizioni
strane
quasi matematiche
ed argentine d’ancia
dove la fantasia
e l’esperienza
si mischiano
sapienti
negli umori
e nelle vibrazioni
della chitarra
pizzicata
che solletica
la schiena
con piacevoli
diapositive oniriche.
Si appoggia
dolcemente
come lusinga
il dolce volgere
del secondo
che
fucina silenziosa
cola
nello spezzarsi
magico del tempo.
Metto da parte
ogni vana gloria
ogni complimento
dichiarandomi
sorridente e
sconfitto.

 

SORTE

Quale biglietto
non d’auguri
mi lascerai
nella cassetta della posta
ora che i miei
cinquant’anni
scivolano come
vino
della migliore
delle bottiglie
che famelico
ho gustato
a brevi sorsi?
Quale pennello
userai ora
per dipingere
quel tramezzo nero
oltre la scrivania
e la macchina da scrivere
che m’ha sfamato
levandomi pietosamente
dalla strada?
Ho interpretato
involontariamente
per te
la disperazione
e la notte
come ho conosciuto
compiutamente
la ragione
dei sentimenti
e le stelle…
Ho conciliato
con la forza delle mie mani
la confusione
per attimi
e la matematica
infallibile
della fantasia.
Ho oltrepassato
impavido
gli schiaffi del freddo
ed i no
muliebri
delle puttane ad ore.
Ho pianto
disperato
la morte dei miei gatti
e la comparsa
nei sogni
dei miei errori,
che m’hanno
perseguitato
come catena al collo,
come urla impietose
e fragili
mentre nudo
ed ubriaco
ho cavalcato la tigre
nella notte di Natale.

 

TANGUERA

Con mossa abile
delle gambe sinuose
per attimi
fa schioccare la corda
della vita
sospesa in aria.
Complica
sistematicamente
il proprio corpo
con le altrui sinuosità
al ritmo
tribale e sincopato
dei maestri
all’angolo.
Si fonde
silente
e passionale
nell’aria
carica d’orgasmo
e d’elettroni
sul filo dell’improvviso
mentre
il rimmel
cola spoglio e
misto alle lacrime
dei ricordi critici
e disarticolati
delle cose andate.
Così procede
saltando sospesa
come aquilone
disinibito
sopra i tetti
osceni
ed i pomeriggi
ricercati
e tristemente persi.
Abbozza un sorriso
complice e puttana
lanciando occhiate
alla folta corte immatura
certa
del desiderio altrui
e delle fatiche
oltre il limite della porta
mentre con passo veloce,
sfiancata
dalla propria voglia d’amore,
si appoggia
sul bancone logoro.
Una smorfia infelice
la coglie per attimi
nostalgica della luce
dei minuti
fragili e deteriorati,
mentre dall’angolo
le mani sapienti
di vecchi artigiani
intonano
per lei
nel buio
una nuova milonga.

 

UBRIACO

La coltre oltre il bicchiere
della ricreazione
del cuore
è
la resurrezione
dei miei sensi
dopo la quinta bottiglia.
Come birilli
sul mio tavolo rigato
stanno
disordinate
e perse
striate del rosso
pieno e maturo
dell’acino
che già è stato.
Bugiarda
questa vita
che mistifica
con l’andamento regolare
dell’elefante
ogni nodo.
Oltre la coltre del bicchiere
sudicio e lacero
delle mille battaglie
onorevolmente perse
colgo
nel silenzio della stanza
la quiete
ed il riposo del soldato
che muto
ascolta la tromba
che lontana
lo incoraggia ancora.

 

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