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Il poeta può essere di tutto: può essere un depresso, un pazzo, persino uno stronzo, ma non potrà mai essere un pauroso, perché la poesia è anzitutto coraggio. Il coraggio di vomitare i propri sentimenti di fronte al mondo, scordandosi del timore di essere giudicati per quello che si è veramente. (Andrea Mucciolo)

 




Poesie in rilievo:


poesie sulla vita


www.poesiaalgiorno.blogspot.com

Grande portale che propone, aggiornandosi continuamente, le frasi belle pił famose della storia, pensate da scrittori, personaggi dello spettacolo e della politica. Un ricco database delle pił belle frasi mai scritte.

NOI DUE

Restiamo qui,
nel meraviglioso amplesso
dei nostri corpi.
Restiamo qui,
fermi ad aspettare
il trapasso
che santifichi per l’eternità
la nostra unione.


CAPRIOLE DI SORRISI

Vorrei vivere in un sogno,
che non duri
il frammento illusorio
di una notte,
ma persista
nel duro marmo
di un'intera vita,
scavalchi il muro
dei tramonti dell'anima.
Capriole di sorrisi
abbattono
spasimo del cuore.

 


ARRIVERAI

Reiterando
deboli illusioni,
non ho acqua né vento
per mandar via
attimi di marmo.
Ho firmato
preso accordi
senza sentire
l’altra controparte.
Ma ti aspetterò
al crepuscolo
tra abeti curvi
e il corvo che si danna,
mentre la resina
curerà malvagiamente
le mie ferite.
E arriverai
senza carne né ossa
soltanto il soffio
della tua lontana eternità.


I GRANDI NON SANNO

I grandi non sanno
che i bambini diventano grandi
al ritmo degli amori finiti.
I bambini
diventano grandi
quando gli adulti
sono in cerca di amanti,
quando la sera
una riunione non c’è,
ma l’unione fredda
estemporanea
di due corpi caldi.

Per i bambini
un mondo non c’è,
l’hanno inghiottito
senza fame
gli Imperatori della Menzogna.


IN FONDO UNA LUCE

Visi dilaniati
da anni
di parole simulate,
scaldati
dall’ingegnosa luce
dell’ipocrisia.
Anime
non più avvezze
al calore di una voce.
Nell’albero
in fondo alla pineta,
tra ombre di esseri trapassati
sorge
il caduco raggio della vita.



LE TEORIE DELL'AMICIZIA

Le teorie dell’amicizia
sono fili intrecciati,
tra cuori pittati
da una sospettosa attesa.
Le teorie dell’amicizia
sbuffano candele stanche,
refolo di un ricordo,
agitato.
Le teorie dell’amicizia
si spargono taciturne,
tra filari
di affetti dissipati,
nell’animo fattosi cruento.
Ricordo passato
perché nascondi al futuro
e menti al presente?



ÀNCORA

Un angelo non sei tu,
ma quell’indulgente fascio di luce
che al mattino intiepidisce
la punta dell’anima.
Un angelo ora non c’è
perché sarà
nel crogiolarsi
dell’eternità.
Un angelo verrà,
ma non sarai tu
e alla vita getterò
la mia àncora di felicità.



AMORE DI SETA

Amore di seta
asciuga le lacrime
di un’anima debole,
con gli occhi uccisi
da un cuore d’amianto.
Amore di seta
rinasce
dall’umiliazione,
nutre l’anima
dà la vita
annulla
il pogrom degli spiriti solitari.
Amore
non è seta
ma un ruvido fazzoletto,
che volteggia
sul perpetuo moto dell’umanità.


SOLE DI MEZZANOTTE

Non ho colpa
se sono prigioniero
tra cielo e mare
e nel ricordo
inveisco
alla luce beffarda.
Forse le nuvole
trasporteranno via
questo mio astio.
E nel rancoroso
sole
allo Zenit,
tracannerò il fiele
di quella benevolenza
svaporata nel marcio
delle stagioni dell’uomo.
Ma verrà giù
la pioggia
e sarai lì,
nuda,
con un sorriso
che sarà il sole
di mezzanotte.


ARCOBALENO DI PANNA

Hai sorriso
d’amaranto
e hai chiuso per sempre
il libro da me aperto.
Non ho voglia
di gettarmi
tra cielo e mare,
dove i pensieri
si legano al firmamento,
le lacrime tornano
all’acqua salata
e i ricordi
hanno un sapore amaro.
Se illuminerà
l‘alba
quel punto oscuro,
tra le mani degli angeli
poserò
la cesta dei rimpianti,
mentre un arcobaleno di panna
e miele
e zucchero,
mi guiderà
bonario
tra la fresca erba
che tutto quieta.

 

 

APRI PER ME

Nell’attimo
mi rispecchiai
e tu nascosta
facevi ombra
agli ideali perduti.
Un castello a ridosso del lago
fatto di carte
forse di pensieri
reconditi,
ma io
non metterò
quell’ultima carta.
A te spetterà
il grande onore
del crollo finale,
di ancorarmi al passato.
Apri quel mondo
non darmi le chiavi
non farmi chiudere un sogno.
Sei vita amore morte.


SPICCHIO DI SOLE

Sarà che
non sono più abituato
a quel candido tepore
che di soppiatto
rubava attimi di vita.
Forse ancora una volta
ho messo da parte
uno spicchio di sole,
pensando a successioni
conseguenze
mai avverate.
Terrò da parte
quel guizzo di luce,
che non vada perso
oltre le montagne,
dove la ragione
non è di casa.
Sopravvivi
fioca
tra le pieghe d’un pensiero moribondo.



ANIMA DI SOLE

Anima di sole
goccia dell’eternità
accenderà
pensieri di limbo,
scioglierà
il peccato del mio cuore.
Pitterà
una Pasqua di speranza
tra i sospiri del mio petto,
innalzerà
una terrazza di gioia,
volerà
verso un empireo di beatitudine.
Un’anima di sole
volgerà il suo sguardo
dipanando nuvole di odio,
lambirà
il fantasma di una sofferenza recondita.
Anima
di sole
dolcemente
scalderà
l’inarrestabile ego
del mio battito vitale.
Maturerà nel suo grembo
grappoli di vita.
Mi regalerà
delle perle d’infinito,
annaffiando con la chimera
di un animo limpido,
il campo
dei ricordi stanchi e malati.



RITORNO ALLA FONTE

Un miraggio m’appare
accennato
tra la fitta boscaglia,
dove il sole
non può entrare.
Ricamato
sulla seta pura,
avvolge di pensieri
la tenue entità
ancora
metà umana,
che stanca lambisce
la volta del cielo.
Ma tu,
proprio tu,
che apri l’infinito
crei un nuovo universo
di luce, argento e oro,
tu
mi guiderai
altrove,
dove gli angeli senz’ali
bevono ancora
dalla fonte.

 

AL LARGO

Nudo davanti a te
tuttavia avvolto
nella fragile esistenza.
Da lontano illuminerai
quell’angolo tra i quattro pini,
dove la canicola
avrà forse pietà di me.
Ascolterai di nuovo
il grido molesto
di quella cascata,
dove l’acqua scivola appena
sulle tue labbra,
e non lava via
la tua aridità.
In mare aperto
ti ritroverò,
senza più ripugnanti meduse
a sagomarti da lontano,
e acqua salata
da mandare giù.
E grande ti staglierai
fin laggiù
dove i delfini
non hanno paura.



PENSIERI NUDI

È nudo
il mio pensiero
e lo porto solitario
pronto per lo scherno.
Mentre tu
vesti di seta
il tizzone
del tuo odio mal celato.




DALLE CENERI

Non affosserai
in quel burrone.
Crolleranno
i falsi miti,
tra l’accelerante
disumanità.
Una luce ha spaccato
questa finta oscurità
e dalle ceneri,
luminosa
ti rivedrò,
dove l’orizzonte
non ha mai fine.


VESTITA DI ALBA

Hanno detto
che eri la Morte,
loro che mai
hanno inspirato
la vita.
Hanno reso
più oscuri
quei momenti,
in cui una luce
implorava per entrare.
Ma dalla
labirintica giungla
di selvaggi asfaltati,
tra
anime
catramate,
stremato
tuttavia emergevo.
E soltanto
dal ciliegio fiorito
che audace
boccheggiava,
trovai
la mia chimera.
Ho innalzato
due calici
e ho brindato
in pura solitudine,
al tuo incessante
respiro
di Vera Alba.

ESTASI


Oceano di delizie
dove annegare
un carnevale di sentimenti.
Impeto dei sensi
ebbrezza di un cuore
dilaniato dall’attesa.
Su una lingua d’amore
la tua anima
viene
da me.

TEPORE

Una bambina
vuole toccare il sole.
L’annullamento della bontà
non ha oscurato
il suo paradiso di speranze.
Il drappo dell’orco
non è arrivato
a lambire le ferite
del suo ego.
Bambole piangono
concimano
dove il fiore è esanime.
Rinasceranno arcobaleni
della Nuova Era.
La bambina
non può toccare il sole,
ma tende la mano
e aspetta
che il tepore della vita
la prenda con sé.



FAVOLA

Hai tramutato
il piombo in oro
e hai commutato
l’amore con l’odio.
Nella galassia
ti circondi
di anelli e stelle
mentre io
me ne sto qui
abbracciato
al mio albero.
Schegge di luna
rasentano
la ferita dell’anima.
Tornerà ad ardere
l’oro del passato,
come in una favola
scendendo giù
con un fiocco di neve
a cavallo dell’eternità.

CITTA’ DI RANDAGI

È una città di randagi
la mia,
spiriti raminghi
dimenticati
errano
ondeggiano
come abeti deboli,
con le radici
troppo superficiali
come le robinie.

Pensieri bucati
maledicono
la triste realtà
del cielo plumbeo.

Io sono qui.
Teatro della vita
Nessuno ride
Nessuno ricorda.

Non hai visto
nulla,
perché eri
via
altrove.
Forse sei tornata
appena un attimo
trasportata da un ricordo
penoso,
ma solo
una città di randagi
hai trovato.
Persino i busti
degli antichi
divelti
dal viale
su per quel colle.
Niente più
sguardi dei saggi
ad accigliare
su questa meschinità.
Via anche
i nomadi dell’anima.

Troppo tardi
nessuno mette
più le radici
nella città
dei randagi.

Andrea Mucciolo

VITA DI CRISTALLO


Sarà di cristallo
questa vita,
che non ha valore
ma s’infrange
delicata
come una mano
che non torna più.
Nella notte ossidiana
un fresco canto
illumina la via,
di morte e passione.

Madido
mi intravedo
Forse un sogno
Forse è pazzia.

Le barche
sono ancorate
sul fiume stanco.
Ancora
per un po’.

Che qualcuno
per amor del cielo
mi ricomponga.

E io
solitario
nella incipiente alba,
raccolgo i frammenti
e li porto
a te.


IL MOLO

Sabbia bagnata
non scivola
tra le pieghe
del mio male eclissato.
Acqua salata
aggiunge sapore
a una lacrima mai versata.
Frangenti
chiassosi
senza rispetto
per il silenzio dell’abisso.
Se un piccolo granchio
procede
placido
a miei piedi,
accenno
un sorriso.

L’infinito
mi convocherà
e allora
lo so già
che rivedrò
le barche
lasciare il molo.

NON E’ COSI’

È aria
fresca, quella che esce
dalla tua bocca, e sotto la cappa
del tuo Cupido ingannatore, nemmeno gli angeli
parlano più.
Non sarò né falco
né cardellino, solo la sera
canterò forse, su note cromatiche
che neanche gli stregoni, potranno immaginare.
Lì, a Baghdad, cerca la tua lampada
e rapisci il tuo genio, mentre una notte
senza pace, tortura grilli e lucciole.
Ascolta, allora, il grido di un gabbiano
tentennante di doveri e prose.
È la libertà, che respira.
Sono io.

Andrea Mucciolo


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