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Oltre la cortina del tempo, di Michele Muzi

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ADAMO

 

Se ne sta

con gli occhi grandi

a fissare

oltre la finestra

il movimento che lento

misura

palmo dopo palmo

il fluire incessante

delle gocce…

si stira per attimi

raccogliendo

strati di cielo

caldamente infranti...

le sapienti ginocchia

oltre il confine degli anni

posate e nude

lo addormentano…

singulti lontani

come di leve meccaniche

turbano

il ronzio del suo riposo

che flaccido

si spalma

nel vespro inutile

nella battaglia finita

oltre il cumulo delle ceneri

del camino.

 

 

AMORE ANARCHICO

 

Il coccodrillo onanista

se ne sta disteso

comodo

tra le pieghe di un piacere

blasfemo e guasto.

Slacciato il panciotto

fa vibrare le corde

corrotte

della sua chitarra

oltre lo sterno.

Sibilando freme

e conta le piume

della gallina

chiusa nel suo pollaio…

una mosca vola

pallida

e noiosa

oltre la cortina di ferro

sognando

la libellula

che sotto le palme dei caraibi

sonnecchiando

sfida l’ozio

delle catene.

Amore anarchico

putrescente delle birre

andate…

sfatto

dalle serate non vinte

della luce

dei coriandoli di vita

che a fili

inzuppano gli asciugamani.

 

 

BREVE LA NOTTE

 

Breve la notte

incalza

segnando con lunghi tratti rossi

l’incedere tentennante

di mille bicchieri in fila

che fragorosi

danzano

tintinnandomi dietro…

le gambe lunghe incombono

lievi

sulle artistiche folle

immaginate nei refrain…

il sorriso di certi attimi

la festa nel cuore

lo stordimento eccessivo

e bukowschiano…

le tremila sigarette che

sinuose

danzano impalpabili

nei portacenere del cuore…

una chitarra

strampalatamente argentina

risuona al riverbero

del bandoneon de la boca

che

chiusi gli occhi

mi sembra di abitare

da un millennio…

questo mi porto dentro

di te

che vivi

che pulsi

nei meandri

delle mie più inaccessibili

verità…

nei solai

interminabili e confusi

dove le mie ragioni

volgono alla verità.

 

 

CRAVATTE E CHIODI

 

Tu

col tatuaggio di serpente

che atteggi mosse

e contro mosse

al fianco della rossa

conosci la strada?

La polvere oltre la collina

e le case

e le disperazioni

che mischiano

il sangue dei cazzotti

con l’amore

dei baci della mamma?

Tu

con la moto cromata

e lucida

hai vissuto la menzogna

per il pane?

gli occhi infossati

e rossi

degli ubriaconi

con il sacchetto vuoto

delle bottiglie…

la noia

delle puttane

a 10 dollari a botta?

Tu che vesti

la cravatta

oltre la notte

vorresti il mio muso

ma lo pagherai

coi lividi

che la vita

oltre la notte

ti riserva…

 

INVERNO

 

Con suono greve

ed insulso

l’aletta metallica salta

gaudente agli occhi

frizzando

accanto al cilindro

che sapiente coniglio

ha posato sul tavolo.

Or ora lieti

scorrono secondi

interminabili

come martellate

sulla porta di casa

e lenta si sgretola

la scatola delle sorprese

fradicia di ricordi

consunti

ed infreddoliti…

le foglie cadono

dalle mensole riverniciate di nuovo

blandendo

i nudi peli che il gatto

flaccido lascia

stirandosi pigramente…

mentre solo

ed in mutande

canto quel vivo motivo austero

che la radio che ho in testa

non smette mai

di suonare.

 

MUSCOLO CARDIACO

 

Il mio cuore

oltre la cortina

schiacciato e perso

dove la nebbia supera

la noia del mio maestro.

A chi

se non alle lampadine

appena accese

brinderò nel corso

della notte

che geme sotto le lenzuola

della puttana ad ore

che legge

i miei pensieri

più nascosti?

La strada

sotto la macchina da scrivere

pulsa lenta

dondolansi, femmina lasciva

tra i fiumi delle bionde

che spente

sorridono fasulle.

Piscia il cane

del primario

incrociando i suoi pensieri

alle zampe molli

mentre

accattone nel mondo

vago affacciato al mio vetro

mentre contemplo

la bottiglia

e la vita.

Tutto si mischia

in un tourbillon

di frenesie

di elettricità epatiche

che nane

distruggono

le tremende

vibrazioni

del mio muscolo cardiaco.

 

 

SOLITUDINE

 

La strada di casa

umida della pioggia

ricalca la nausea

ed il fastidio

della lentezza del tempo..

precisi colpi

ed opposte emozioni

come siringhe lievi

disturbano i miei periodi

di assenza.

Coperto da mille fotogrammi

muto

distraggo le mie effettività

mistificando

e maledicendo

la ruota che

lenta

non smette di girare.

Nere lampadine

nelle mie sere

e sigarette

consumate di nascosto

dietro la porta…

misero calore

per un vecchio sentimentale

dalla mano ruvida e

graziosa…

misera consolazione

per troppe minestre non riscaldate

ai bordi di stufe

che pigre

non suoneranno mai.

 

 

Commenti

 

giggettini - Martedi, 8 Aprile, 2008 alle ore 08:53:35

commento: i nostri figli saranno orgogliosi di avere un babbo geniale e sensibile come te.......ma la prima ad essere orgogliosa di te sono io...in ogni attimo ed in ogni respiro...TI AMO....