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O' tu, di Alessandro Gibiino

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O’tu
O’tu giovane piangente,
di sussurrati amori.
Di un vento pungente
Osservando quel cimitero di cuori.
Malinconico pagliaccio genuflesso
sui seni di Maria chieder scusa
di vecchi errori suonati in cornamusa
nei lunghi capelli amare
addormentandosi nella sua guancia
veder lei volare
pesando il mio cuore in bilance.
O’tu giovane camminate
narratore  triste di strade
vedendo gente evitandoti
parlasti all’amore sotto la rugiada,
senza più lei moristi nell’istante
della notte scura abbandonandoti.
In voci sentite ma non vedute
Corrono veloci dal core tuo
fin sopra al cielo azzurro
forti emozioni senti, avute
nel non sentire più sussurro
della sua voce melliflua.
Il cuor tuo viver sol costretto,
dopo omini venuti nei tuoi sogni,
veder un sospiro nel ciel.
Di lacrime d’angelo poverel
Diceva quella donna in dialetto
“becchignae te t’ei me a diti”nell’incarogni.
Talmente tanto che fu il fulmine
Nell’accecarmi i sentimenti
Di rabbia malvagia.