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Nessun impero da conquistare, di Christian Valentini

 

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Nessun impero da conquistare

 

 

Nessun mistero da rivelare,

nessun impero da conquistare,

solo un sogno che scopriamo,

un sogno dove non voliamo

 

più su ogni mare, ogni pianura, ogni montagna,

un sogno dove ci sei tu, mia dolce compagna

senza pensieri tristi in testa.

L’incubo è laggiù, e là resta.

 

Lo sappiamo tutti che il mondo va così,

lo sappiamo tutti che al padrone

puoi solo dir di si,

anche se è un gran ladrone.

Ma il pane a casa lo devi pur portare,

a casa devi pur mangiare.

 

Quindi nessun mondo migliore

Da fare con la rivoluzione,

nessun cammino migliore

da fare con persone di una sola stagione.

È dentro di te che riscopri la certezza

Di saper distinguere il vento dalla brezza,

l’amore dalla tenerezza.

 

Non c’è più nessun veleno,

è ritornato il sereno…

 

 

Spezza il rigido confine

 

Guardati dentro più spesso

Senza distinzioni e voglia di possesso,

è là che troverai il nuovo mondo,

guardati dentro nel profondo.

 

La vita per caso non è venuta,

un’emozione al sole è svenuta

ma non morta freddamente.

Io non sono indifferente.

 

È dentro di noi

Che ritroviamo il cammino,

è dentro te che puoi

riafferrare il tuo destino.

 

Ritroviamo la consapevolezza,

l’amore per la vita all’aria aperta,

scoprendo quella felicità

sinonimo di libertà.

 

Niente tradimenti e gelosie,

ma immaginazioni non più solo mie.

Spezza il rigido confine,

la vita non avrà mai fine

 

 

La vita può tornare

 

Voler custodire

Quello che pensi tu,

è prezioso,

è unico.

Non condividerlo

Con gli altri,

lo sfalderanno,

lo smembreranno,

lo daranno in pasto

al mondo.

Il tuo pensiero

È l’unica verità

Che puoi ascoltare.

Vai in fondo

Conoscendoti meglio,

tu sei come il mare,

crei la vita

che può ritornare.

 

 

Commenti

 

Emanuela - Mercoledi, 23 Aprile, 2008 alle ore 10:47:47

commento: La realizzazione di sè non necessariamente comporta lo sfruttamento dell'altro. Anzi, a volte il nostro bene dipende da quello dei nostri compagni e della realtà che ci circonda..Non bisogna solo manifestare per la pace: bisogna testimoniarla, riverarla attraverso le nostre azioni e il nostro impegno nella vita di tutti i giorni. Non sempre l'introspezione (se non è accompagnata dal confronto con l'esterno) ci porta alla vera consapevolezza del proprio io. E se l'eterno ritorno fosse solo un modo per chiudere gli occhi e la bocca di fronte alla realtà, che è fatta di uomini, di idee, di continui cambiamenti?!!!   

 

emanuela - Domenica, 20 Aprile, 2008 alle ore 21:33:37

commento: Quindi anke nelle tue prime poesie, ad esempio "scaglie di sangue al vento"(versi pari),esprimi una  raggiunta pace interiore?! Avverto una profonda inquietudine soprattutto in quelle poesie; anche se nelle ultime esprimi una tregua della ricerca, come se tu avessi trovato delle risposte...  Una di queste è l'introspezione o il sogno come fuga dalla realtà, vero?!