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La morte bianca, di Emanuela Nardi

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Ti recavi al lavoro

in un giorno qualunque

nel cielo albeggiava la timida luce

di un sole nascosto

da anni ormai era fisso il tuo posto

nell’ala sud di un capannone

vestito di polvere e bianco cemento

intossicato da veleni, assordito da mille rumori  

I tuoi gesti erano sempre gli stessi

meccanici e indotti come riflessi

Nella fabbrica il tuo corpo era come un automa

ma il cuore altrove batteva per lei

il tuo unico amore:

il senso profondo di ogni affannato respiro

immagine che divora interminabili ore di duro lavoro

e muta in dolce canto le urla infernali delle cisterne

In un attimo un tonfo improvviso: 

l’esplosione potente come un ciclone

ha ridotto a brandelli la tua carne e quel capannone

Mentre il fuoco invadeva i tuoi occhi

il caldo cuore era in pasto alle fiamme

l’ardore dei tuoi sogni d’amore bruciati

si è spento

nell’eterno pallore della morte. 

 

 

Commenti

 

salvorandazzo - Domenica, 8 Giugno, 2008 alle ore 14:17:26

commento: il tuo modo semplice e diretto di scrivere ha fatto sì che i versi si trasformassero in fotogrammi. hai fatto centro, questa poesia è un duro colpo allo sterno.
davvero molto apprezzata.

 

Christian - Lunedi, 21 Aprile, 2008 alle ore 11:02:27

commento: nelle prime poesie la pace interiore c'era ma si stava dissolvendo. nelle ultime poesie essa è stata ritrovata giungendo ad una conclusione: l'uomo si deve sempre rinnovare, deve rinnovare sempre la propria vita per non cadere vittima dei sogni e delle trappole che sono figli del passato, elementi che conducono solo all'alienazione ed alla pazzia. la vita è creazione dell'uomo, quasi come l'eterno ritorno di nietzsche, qui però associato al mare, sinonimo di eterno rinnovamento e di infiniti momenti,al contario del dado concepito da nietzsche, dado che rappresentava il ritorno del sempre uguale. il mio eterno ritorno è il ritorno dello stesso principio ma cn conseguenze diverse. il mare è il principio, le onde le conseguenze, sempre diverse.

 

Christian Sabato, 19 Aprile, 2008 alle ore 18:30:55

commento: lo spazio lasciato tra i versi rappresentava il dispari, cioè il disordine interiore, mentre i versi scritti così, in maniera consona, rappresentano il pari, cioè la pace del cuore